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Archivio Storico della Calabria - Nuova Serie - Numero 4
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SEZIONE I - NAPOLEONICA SEZIONE II: REGNO DI NAPOLI E DELLE DUE SICILIE. FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI. SEZIONE III: CALABRIA. FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI. SEZIONE IV: MILETO. FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI. SEZIONE V: MEDITERRANEA. FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI.
ITALIA E SPAGNA
ITALIA. REPUBBLICA DI GENOVA. SEZIONE VI: LE ARTI. FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI. SEZIONE VII: CEFALONIA – Divisione "Acqui". FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI. SEZIONE VIII: I.M.I. (Internati Militari Italiani) - FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI. SEZIONE IX: FONTI E BIBLIOGRAFIA
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Topic
PedagogíaSubtopic
Historia de la educaciónSEZIONE VIII: I.M.I. (Internati Militari Italiani) - FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI.

Introduzione a cura di Giovanni Pititto.
La storiografia italiana è particolarmente carente sulla ‘tipologia’ degli I.M.I. - Internati Militari Italiani e ‘Categorie assimilate ed assimilabili’: i cosiddetti “Schiavi di Hitler”. Se pur presenti gli studi sul fenomeno in via generale, particolarmente settoriali - se non in molti casi carenti o del tutto assenti (rimozione ?) - risultano gli elenchi nominativi. Ma - pur senza voler mancare nei confronti di altri - è del tutto doveroso segnalare che si sottraggono a questa carenza alcune particolarmente encomiabili iniziative che, per la massa dei dati così come per l’impianto straordinariamente scientifico di alcune, offrono livelli particolarmente significativi all’esigenza di sottrarre all’Oblio della Memoria il triste destino degli Schiavi di Hitler.
Di esse - e per particolare merito - si segnalano: Ministero della Difesa: Commissariato “Onorcaduti”; Archivio Segreto Vaticano: “Inter Arma Caritas”; Materiali Generale Acquaviva; Materiali Commissione Vigoni.
“Gli Internati Militari Italiani ”
Scriveva Giorgio Rochat nella prefazione al libro di Avagliano – Palmieri: “La rivendicazione della Resistenza antifascista si è ridotta per decenni al dibattito politico sulla guerra partigiana. Negli ultimi anni registriamo il recupero di una dimensione più ampia. Contiamo la Resistenza contro i tedeschi delle forze armate all’8 settembre. Poi la guerra partigiana e la deportazione politica e razziale nei lager di morte. La partecipazione delle forze armate nazionali alla campagna anglo-americana in Italia. E infine la Resistenza degli IMI (ndr. Internati Militari Italiani) nei lager tedeschi: le centinaia di migliaia di militari che invece della guerra nazifascista scelsero e pagarono la fedeltà alle stellette della patria. Le stellette a cinque punte sul bavero della divisa (piccoli pezzi di metallo povero o un quadratino di stoffa) sono il simbolo tradizionale dei militari italiani. La fedeltà alle stellette fu la motivazione più comune e diretta della grande maggioranza dei 650.000 militari italiani che preferirono la prigionia nei lager tedeschi al passaggio dalla parte nazifascista. Questi 650.000 prigionieri erano degli sconfitti che avevano vissuto il fallimento del regime fascista, la misera fine delle guerre di Mussolini, lo sfacelo delle forze armate all’8 settembre. Tutti avevano ragione di sentirsi traditi dal Re e da Badoglio, che li avevano abbandonati senza ordini agli attacchi tedeschi. Ciò nonostante, una grande maggioranza di questa massa di sbandati preferì la fedeltà alle stellette e la prigionia nei lager”[1].
E Claudio Sommaruga, in: “Una storia affossata:
“Avevano poco più di vent’anni, erano più di 700.000 sparsi per mezza Europa, cintati da filo spinato, sottoposti a fame, malattie, schiavitù, violenza, minaccia delle armi e al lavoro forzato, eppure quasi tutti, soli con la coscienza e abbandonati da tutti, seppero dire per venti mesi NO a Hitler e a Mussolini: 50.000 morirono... gli altri furono ignorati in patria!
“La gelida accoglienza in Patria - Gli IMI, reduci dai Lager, non si sentivano eroi - erano tanti e gli eroi non possono che essere eccezioni - ma erano fieri di aver compiuto fino ai limiti umani il proprio dovere patriottico, leali all’Esercito e allo Stato legalitario.
Ma a guerra finita, il ritorno di questa marea apolitica e traumatizzata di reduci fu accolto con gioia da milioni di mamme, spose, fidanzate, parenti e amici e con imbarazzo generale dagli italiani: con diffidenza dai politici (fascisti e antifascisti, monarchici e repubblicani, resistenti e attendisti, socialcomunisti e laico/cristiani) e con diffidenza e apprensione dalle autorità, tanti più che gli IMI, per venti mesi, erano stati camuffati dalla propaganda repubblichina come ”collaboratori” e, dall’agosto 1944, come “lavoratori liberi” volontari!
Com’erano visti dunque gli IMI ? Per i tedeschi e gl’italiani, nei lager e dopo i lager, gli IMI erano un rebus di difficile soluzione: di fronte ai tedeschi si dichiaravano “soldati leali di Sua Maestà il Re d’Italia” e ripudiavano coraggiosamente la loro gioventù fascista, ma in cuor loro i più giovani, dopo l’abbandono sabaudo / badogliano dell’“8 settembre”, covavano risentimenti verso la monarchia e segrete simpatie repubblicane! Gli italiani del Centro - Nord, ora tendenzialmente repubblicani, vedevano i reduci come relitti di un esercito monarchico, reo d’aver combattuto guerre perse fasciste!
I 560.000 reduci, ex IMI non optanti (l’86%, coi caduti, degli IMI del ‘43), furono accolti da 28 milioni d’italiani (sopra 17 anni) in un’Italia sinistrata e ingarbugliata, irriconoscibile da come la ricordavano e l’avevano sognata, tutta in macerie da ricostruire, come pure gl’italiani e amalgama di quattro Italie trasversali e di uno Stato ibrido, con vecchi apparati e funzionari in transizione da una monarchia a una repubblica, collassato da una guerra calda vinta e già coinvolto in una guerra fredda! Un guazzabuglio che vale la pena di chiarire!
1) Un’Italia monarchica, con forse 5.000.000 milioni d’italiani segretamente monarchici al Centro - Nord e 9.000.000 palesemente monarchici al Sud (per tradizione borbonica e sabauda), questi ultimi indifferenti agli IMI di cui conoscevano ben poco! Per i monarchici, se gli IMI erano i soldati fedeli del Regio Esercito, ora erano pure i testimoni imbarazzanti di guerre fasciste e tanto risentiti, verso il re e Badoglio che li avevano abbandonati e dimenticati, dall’ “8 settembre”, al punto che molti, tanto più i giovani, covavano ora simpatie repubblicane!
2) Un’Italia repubblicana fascista degli ex repubblichini, ostile al re e agli IMI traditori e nemici, con forse quasi 1.500.000 militanti (militari, GNR, “ragazzi di Salò”, ex IMI optanti, nostalgici, congiunti e molti ex prigionieri fascisti, degli Alleati (con l’attenuante di non aver vissuto, in Italia, il post “25 luglio” ).
3) Un’Italia repubblicana partigiana, anch’essa con forse 1,500.000 di militanti (partigiani, gappisti, patrioti, IMI, combattenti del CIL, civili superstiti delle stragi tedesche, ex cittadini delle 17 repubbliche autonome partigiane...). Per i partigiani, “resistenti con le armi”, gli IMI erano i fratelli minori ”resistenti senz’armi” ma anche dei potenziali concorrenti, ben più numerosi e da controllare che non facessero ombra, sulla scena, ai mitici partigiani, politicamente egemoni! Ma gli IMI, coi loro “NO!” fin dall’”8 settembre”, erano i pionieri monarchici della Resi...
Table of contents
- SEZIONE I
- SEZIONE II - REGNO REGNO DI NAPOLI E DELLE DUE SICILIE - FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI.
- SEZIONE III: CALABRIA. FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI.
- SEZIONE IV: MILETO. FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI.
- SEZIONE V: MEDITERRANEA. FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI.
- SEZIONE VI: LE ARTI. FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI.
- SEZIONE VII: CEFALONIA – Divisione “Acqui”. FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI.
- SEZIONE VIII: I.M.I. (Internati Militari Italiani) - FONTI - RASSEGNA STAMPA – RICERCHE – STUDI – SUSSIDI.
- SEZIONE IX: FONTI E BIBLIOGRAFIA – A CURA GIOVANNI PITITTO