L'esperienza di insegnamento universitario maturata sino ad oggi mi ha convinto dell'urgenza crescente di elaborare a vantaggio degli studenti opere di institutio, di formazione di base, ancora spesso guardate con sufficienza da parte dell'accademia italiana quale 'genere minore'. In particolare rimango stupito, anche grazie al confronto con il mondo anglosassone, da quanto poco spazio abbiano tuttora nel panorama universitario delle nostre Lettere l'insegnamento e l'apprendimento di tecniche di scrittura argomentativa e, ancor piĂš, di lettura di differente tipo e livello.
In questi anni inoltre ho colto nei miei allievi la richiesta di essere aiutati a maturare non solo nella dimensione del 'sapere', ma anche del 'saper fare', a coniugare cioè la conoscenza di nozioni e modelli teorici con la loro applicazione.
Figlio di queste due esigenze è il presente volume, che vuole disegnare un itinerario, il piÚ possibile semplice e concreto, ispirato ad un blending metodologico tra filologia e critica semiologico-strutturalista, di interpretazione del testo latino e, in particolare, del fenomeno letterario del racconto: ciò giustifica la limitazione parentetica dell'aggettivo 'narrativo' nel titolo.

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Introduzione all'analisi del testo (narrativo) latino
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Capitolo 1
A moâ dâintroduzione:
considerazioni per un metodo di lettura
Comprendere unâopera dâarte qualsiasi (non solo letteraria) significa saperla leggere, cioè interpretarne il messaggio, il significato sotteso al suo significante, al suo complesso ed articolato aspetto formale. Il problema di come leggere sâimpone dunque come prioritario.
La fondazione teorica, seppur sintetica, e la pratica di un metodo di analisi testuale che avvii allâinterpretazione globale del messaggio estetico sono necessari per garantire lâintelligenza dellâautore ed insieme la libertĂ del lettore. Senza ciò non si dĂ giudizio critico, ma superficialitĂ e soggettivismo, si resta prigionieri di un semplicistico âmi piaceâ, o della comoda acquiescenza allâipse dixit, ad un parere altrui consacrato dalla corale venerazione.
Mi sembra opportuno condensare in uno schema, a moâ di introduzione e per amore di chiarezza, lâintero percorso analitico che seguiremo nel confronto con i testi. Lo devo â mutatis mutandis â ad Angelo Marchese (Le strutture della critica letteraria, p. 10):

Il metodo di analisi testuale qui sintetizzato aderisce fondamentalmente ad istanze proprie dello strutturalismo e della semiologia. Nellâappropriarcene e nel tradurlo in prassi di lettura critica ci sarĂ guida â principale, ma non esclusiva, come si vedrĂ â lâopera Introduzione allâanalisi strutturale dei racconti (orig. Parigi 1966) di Roland Barthes, fine linguista e critico letterario francese (m. 1980), ispiratore principale dellâindirizzo critico di interpretazione semiologica del testo narrativo, fiorito specialmente negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Non è questa la sede per impegnarci in approfondimenti di storia della critica che esulerebbero dalla natura e dallo spazio di questo lavoro. Alcune sobrie chiarificazioni terminologiche e relative ad alcune coordinate storiche sono tuttavia necessarie per intendere natura e senso del metodo adottato sopra riassunto, a partire dalla sua indole propriamente âsemiologicaâ.
La scuola semiologica è figlia della linguistica strutturalista, che riconosce in Ferdinand De Saussure (m. 1913) il proprio fondatore e nellâopera di questo Corso di linguistica generale (edita postuma nel 1916) lâespressione dei propri fondamenti teorici. De Saussure attribuisce alla semiologia un campo di studio amplissimo: in quanto âscienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita socialeâ (pp. 26-27) essa si occupa dei segni tout court, siano essi di indole linguistica o di natura non verbale, un campo dâinteresse, questâultimo, che la successiva evoluzione degli studi attribuirĂ ad una disciplina specifica, la semiotica. La semiologia desaussuriana sussume quindi al suo interno la linguistica, disciplina cui compete lâanalisi del segno verbale: un rapporto che Barthes capovolgerĂ , ponendo la semiologia allâinterno e al servizio della linguistica.
Lo strutturalismo, che da De Saussure prende le mosse, si pone come indirizzo di lettura della realtĂ che considera ogni fenomeno storico-culturale un insieme di costanti (che ne formano la struttura durevole e tendenzialmente inalterata) e di variabili. Esso nasce in ambito linguistico per estendersi a campi diversissimi, quali la critica letteraria, artistica e musicale, nonchĂŠ alle ricerche di storia socio-politica ed economica.
Si può dunque a ragione affermare â e cercheremo di dimostrarlo â che la linguistica sutturalista è madre della critica semiologica.
Coerentemente con questo indirizzo inerpretativo lo schema proposto disegna un itinerario mentale di lettura che si muove dallâesterno allâinterno, dalla superficie al centro. Si articola in tre momenti concatenati (denotativo, connotativo-sintagmatico e connotativo-paradigmatico) in cui, grazie allâausilio di strumenti scientifici appropriati, si cerca di cogliere dimensioni diverse e correlate del significato del messaggio letterario, formulato da un emittente e rivolto ad un destinatario.
su questo e sui suoi caratteri linguistici è centrata lâottica interpretativa qui adotatta. Lâopposizione fra sfera denotativa e connotativa da una parte, sintagmatica e paradigmatica dallâaltro sono eloquenti a riguardo.
La distinzione fondamentale fra livello denotativo e connotativo è pertinente infatti a due tipi di significato, definiti dalla linguistica e da questa mutuati dalla critica.
In linguistica il termine âdenotazioneâ definisce il significato di base di un termine, âconnotazioneâ il significato (o i significati) aggiuntivo (o aggiuntivi) di esso, di tipo affettivo o allusivo o evocativo. Ad esempio il termine âmadreâ indica ogni genitore di sesso femminile; âmammaâ invece aggiunge a tale significato unâinnegabile dimensione affettiva.
âDenotazioneâ in ambito di critica letteraria ed artistica in genere circoscrive un livello di significato che concerne la materia informativa dellâopera, il âche cosaâ essa significhi.
La connotazione è un tipo di significato ulteriore e piĂš profondo, espresso dallo stile proprio del messaggio letterario: essa riguarda la forma artistica, intesa quale sintesi di âcomeâ e âper dire cheâ, unitĂ di stile ed âideologiaâ da questo veicolata, intesa nel senso ampio di âsistema tematicoâ dellâopera.
In questa cornice lâinterpretazione del messaggio si articola e specifica in decodificazione (pertinente il livello denotativo), operazione che si avvale dellâausilio delle discipline linguistiche, e decifrazione (che opera a livello connotativo): essa si avvale di strumenti disciplinari quali stilistica e retorica (per la lettura del âcomeâ, dello stile) e dellâuniverso delle scienze piĂš varie di natura storico-filosofica (quanto al âper dire cheâ, dellâideologia), denominate in sintesi âstoria della culturaâ da Marchese.
La distinzione denotativo-connotativo opera efficacemente non solo in rapporto allâanalisi di testi letterari, ma anche in relazione alla lettura di opere figurative. Anzi, la sua feconditĂ appare piĂš evidente se applicata al mondo della pittura, della scultura e â in misura minore â dellâarchitettura.
Un esempio illustrativo di tale efficacia si può cogliere comparando a livello denotativo e connotativo i due dipinti sotto riprodotti.. Esso servirĂ soprattutto a chiarificare la natura e lâimportanza di questo binomio concettuale, in vista della sua esemplificazione in sede di analisi testuale.

Giotto, Dormizione della Vergine (Berlino, Gemälde Galerie)

M. Merisi detto âil Caravaggioâ, Morte della Vergine (Parigi, Louvre)
Il primo quadro è una âdormizione della Vergineâ attribuito a Giotto (nonostante numerosi dubbi siano stati nutriti in passato sul suo carattere autografo), dipinto, con aiuti di bottega, attorno al 1312-13. Si tratta di un dossale da altare in tempera e oro su tavola, destinato forse in origine alla chiesa fiorentina di Ognissanti ed ora conservato presso la Gemälde Galerie di Berlino. Il secondo è un famoso olio su tela del Louvre che si deve alla mano di Michelangelo Merisi: noto come âmorte della Vergineâ, esso fu dipinto dal Caravaggio fra 1605 e 1606. A livello denotativo â vale a dire di âmateriaâ, di âsoggettoâ â i due quadri effigiano entrambi la medesima scena, quella dellâomaggio funebre reso alla salma di Maria dagli apostoli riuniti attorno a lei.
Alla sostanziale uguaglianza denotativa corrisponde una stridente antitesi fra le due opere a livello connotativo, cioè di realizzazione stilistico-formale. Giotto compone attorno al cadavere di Maria â la cui bellezza fisica non appare incrinata dalla morte, ma solo ammantata di un colorito eburneo â una folla solenne e devota, compresa nella preghiera liturgica. I gesti degli apostoli esprimono un dolore contenuto (si veda in particolare la figura di Giovanni, a mani intrecciate e capo chino) o venerazione, evidenziata dalle due figure genuflesse accanto al prezioso catafalco. La scena terrena sâintreccia indissolubilmente alla dimensione ultraterrena: angeli prendono parte allâufficio funebre, presieduto dallo stesso Cristo, che appare ritto al centro, mentre regge tra le braccia una figura di grandezza infantile, simbolo dellâanima della Vergine, rinata alla nuova ed eterna vita. Tutto è avvolto nellâoro di uno...
Table of contents
- Sommario
- Premessa
- Capitolo 1 A moâ dâintroduzione:considerazioni per un metodo di lettura
- Capitolo 2 Analisi denotativa
- Capitolo 3 Analisi connotativo-sintagmatica
- Capitolo 4 Analisi connotativo-paradigmatica
- Bibliografia essenziale
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