Qual è lo stato di salute della cooperazione allo sviluppo italiana? A questa e altre domande prova a rispondere L'Italia e la lotta alla povertà nel mondo, un rapporto indipendente con il quale ActionAid offre una valutazione sul mantenimento degli impegni sottoscritti dal nostro Paese a sostegno di iniziative di lotta alla povertà nel mondo. La XVI legislatura è stata caratterizzata da profondi cambiamenti economici; sono stati anni di grandi difficoltà che non hanno risparmiato i Paesi in via di sviluppo, per i quali i margini di crescita si sono ridotti e i progressi nella lotta alla povertà sono stati messi a rischio. Alla fine della legislatura l'Italia si collocherà tra le ultime posizioni nella classifica dei donatori, con un rapporto APS/PIL per il 2012 dello 0, 12%. Una tendenza, questa, da cambiare con decisione: il rilancio del nostro Paese a livello internazionale passa anche dal rispetto di un impegno fondamentale come quello della lotta alla povertà nel mondo.

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L'Italia e la lotta alla povertĂ nel mondo
2008 - 2012: cinque anni vissuti pericolosamente
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L'Italia e la lotta alla povertĂ nel mondo
2008 - 2012: cinque anni vissuti pericolosamente
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Poverty in SociologyIndex
Social SciencesSEZIONE UNO
La Cooperazione italiana nella XVI legislatura
1. Lâavvio della XVI legislatura: un progressivo taglio delle risorse
Nel corso della XV legislatura, governo e Parlamento avevano cercato di rispondere alle raccomandazioni della comunitĂ internazionale, in particolare dellâOCSE, in merito al rilancio della cooperazione italiana: nel 2006 era stato nominato un Viceministro agli Affari Esteri con delega alla cooperazione internazionale e allâAfrica Sub-Sahariana ed era stato avviato un percorso di rifinanziamento della cooperazione. Il governo Berlusconi non ha dato continuitĂ a queste scelte allâinizio della XVI legislatura, che si è aperta nel 2008 senza un chiaro riferimento al ruolo della cooperazione allo sviluppo, dal punto di vista politico e istituzionale. A difesa della cooperazione, sono rimaste alcune dichiarazioni di intenti, come quella raccolta proprio da ActionAid in unâintervista allâallora sottosegretario Alfredo Mantica (PdL), nella quale il senatore sosteneva la necessitĂ di nominare un Viceministro ad hoc. Walter Veltroni, alla guida del Partito Democratico, assicurava lâimpegno a riformare la legge 49 del 1987, a istituire unâagenzia operativa e a incrementare i fondi destinati allâaiuto pubblico allo sviluppo. Anche la Sinistra Arcobaleno indicava la necessitĂ di approvare una nuova legge per la cooperazione; nel programma elettorale dellâUDC si sottolineava la necessitĂ di un maggiore protagonismo italiano nel campo della solidarietĂ internazionale1.
Alla mancanza di una chiara identificazione di una leadership istituzionale per la cooperazione allo sviluppo, si è associato il progressivo taglio delle risorse. La legge finanziaria per il 2009 introduceva una riduzione del 56% per gli aiuti gestiti dal Ministero degli Affari Esteri attraverso la legge 49/87, portando le risorse per la cooperazione a livelli inferiori di quelli toccati nel 1997. Alla guida della presidenza del G8 2009, il Paese si è presentato con appena lo 0,22% del rapporto APS/PIL registrato per il 2008 a fronte di una media europea dello 0,43% e di una media G7 dello 0,26%.
Gli aiuti italiani si sono inoltre contratti complessivamente del 34% rispetto allâanno precedente, valendo solamente lo 0,16% del PIL, meno anche di quanto destinato da Malta e Cipro.
Un altro elemento fondamentale che ha caratterizzato il 2009 è stata lâanalisi dellâOCSE/DAC sullâefficienza dellâintero sistema di cooperazione allo sviluppo2. In presenza di questa forte esposizione pubblica, la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (DGCS) del Ministero degli Affari esteri ha tentato di portare a compimento riforme amministrative avviate in passato: a questo fine è stato costituito un gruppo di lavoro interno per lâefficacia dellâaiuto, aperto anche alla societĂ civile, con lo scopo di accelerare il superamento del ritardo italiano nel recepire alcuni degli indirizzi internazionali che non richiedevano una riforma legislativa. Nella sua analisi, il DAC ha evidenziato come si siano concretizzate solamente alcune raccomandazioni formulate nella precedente revisione del 2004, sottolineando il ritardo della trasformazione amministrativa e dellâiniziativa di riforma legislativa che si è ripetutamente bloccata.
Nel 2010 si è registrata unâulteriore diminuzione per lâaiuto pubblico allo sviluppo italiano, che non superava dello 0,15% del PIL. Per lâEuropa, le stime ufficiali per lâammontare complessivo dellâaiuto nel 2010 indicano un livello dello 0,46% APS/PIL, contrariamente agli impegni presi nel 2005 che prevedevano il raggiungimento 0,56%, facendo scendere il rapporto APS/PIL di un punto percentuale rispetto allâanno precedente. Si tratta di una performance negativa che non può essere giustificata solamente dalla difficile congiuntura economica: lâAPS italiano ha infatti avuto una riduzione superiore a quella della Grecia, con una contrazione percentuale del 31,4% rispetto al 2009.
Oltre a una riduzione effettiva delle risorse dedicate allâaiuto, a peggiorare la performance italiana si aggiunge la tendenza, comune a molti Paesi europei, di gonfiare le loro statistiche sullâaiuto utilizzando una sorta di contabilitĂ creativa che di fatto non apporta alcun trasferimento diretto di risorse nel Paesi in via di sviluppo3.
Nonostante questa cronica discesa sul fronte degli aiuti internazionali, nel settembre 2010 alle Nazioni Unite lâItalia sottoscriveva la Dichiarazione che ribadiva gli impegni ufficiali di assistenza allo sviluppo per raggiungere lâobiettivo dello 0,7 dellâAPS/PIL entro il 20154. Ma a fine 2010 lâItalia era praticamente ancora bloccata ai livelli dâaiuto che si era prefissata di raggiungere per il 20035.
BOX 1
Il Quarto Forum di alto livello sullâefficacia degli aiuti (HLF4)
Lâidea di una declinazione dei principi per un aiuto piĂš efficace prende piede concretamente in seguito alla definizione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio che 191 stati membri dellâONU si sono impegnati a raggiungere per lâanno 2015 con lâapprovazione della Dichiarazione del Millennio delle Nazione Unite del settembre 2000. Con il Forum di alto livello sullâefficacia degli aiuti di Roma nel 2003, promosso sotto impulso dellâOECD/DAC, si dĂ il via ad unâagenda di lavoro su questo tema. A questo evento sono seguiti altri tre appuntamenti internazionali: Parigi nel 2005; Accra nel 2008; nel 2011 Busan, in Corea, dove oltre 3000 delegati si sono riuniti per esaminare i progressi realizzati nellâattuazione dei principi della Dichiarazione di Parigi. Il Quarto Forum quarto forum sullâefficacia degli aiuti (HLF4) ha inaugurato una nuova era nellâimpegno globale per lâefficacia degli aiuti e cooperazione allo sviluppo. Stando ad unâanalisi della societĂ civile6, i principali risultati raggiunti con lâadozione della Partnership di Busan per lâefficacia della cooperazione allo sviluppo (BPD) sono:
⢠lâallargamento dellâagenda dallâefficacia dellâaiuto allâefficacia della cooperazione allo sviluppo, con il quale si sposta il focus da unâagenda piĂš tecnica a unâagenda piĂš inclusiva, politica e basata sui risultati in termini di sviluppo;
⢠il riconoscimento dellâownership7 democratica, come strumento fondamentale nella cooperazione allo sviluppo da implementarsi attraverso partnership inclusive;
⢠la conferma del ruolo chiave della societĂ civile, e della sua indipendenza nel processo di sviluppo, riservandogli un ruolo nei processi decisionali. Inoltre, lâaccordo riconosce i principi di Instanbul e lo schema internazionale per lâefficacia delle ONG, messi a punto dalle stesse organizzazioni non governative;
⢠la trasparenza è uno dei punti di forza di Busan. Gli Stati si sono impegnati ad adottare entro il 2012 standard comuni di trasparenza, con la pubblicazione elettronica periodica consultabile e completa di previsioni sulle risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo;
⢠la creazione di un nuovo sistema di governance globale, la âPartnership globale per lâefficacia della cooperazione allo sviluppoâ (GPEDC) che prende il posto del Gruppo di lavoro sullâefficacia degli aiuti (WP-EFF). La nuova partnership globale include nuovi attori oltre al comitato ocse per lâaiuto, quali lâUNDP, gli attori della cooperazione sud-sud, parlamentari e autoritĂ locali, societĂ civile e settore privato.
Il testo dellâaccordo di Busan può essere visto come un compromesso tra i vecchi e i nuovi attori della cooperazione: le economie emergenti di Cina e Brasile e il settore privato, che hanno partecipato in maniera attiva al processo. Lâaccordo prova a dare una risposta allâesigenza di andare oltre a una cooperazione guidata dai donatori del nord per approdare a un nuovo quadro internazionale piĂš inclusivo di tutti gli attori coinvolti e di tutti i temi dellâagenda della cooperazione allo sviluppo. Dâaltro canto, la partecipazione di nuovi attori ha condotto a risultati di compromesso e a impegni molto limitati su una serie di questioni.
Ci sono alcuni punti critici nel testo di Busan che non rispondono alle proposte avanzate dalla societĂ civile, tra i quali:
⢠la dichiarazione di Busan riafferma gli impegni presi a Parigi e a Accra senza però individuare i motivi della loro limitata implementazione in termini di scadenze e obiettivi. Realizzare gli impegni presi a Busan è essenziale per implementare i quattro principi che sono alla base dellâaccordo e permettono di andare oltre le precedenti dichiarazioni: ownership, focus sui risultati, partnership inclusiva, trasparenza e accountability. La Bdp, dâaltronde, è un patto di natura pienamente volontaria, fatto che depotenzia lo spirito del documento e mette in dubbio la volontĂ politica per la sua implementazione;
⢠tra i principi fondamentali della dichiarazione manca lâownership democratica delle politiche di sviluppo. Lâownerhsip democratica è stata inserita tra le azioni chiave per il raggiungimento dei principi ma la societĂ civile non è riuscita nellâintento di averla tra i princĂŹpi fondamentali. Allo stesso tempo manca un riferimento diretto al dialogo politico tra i diversi portatori di interessi;
⢠pochi passi avanti rispetto allâaccordo di Accra sono stati fatti per lâeliminazione definitiva dellâaiuto legato e per la prevedibilitĂ dei flussi di aiuto. I tentativi di alcuni PVS di includere un impegno per slegare tutto lâaiuto entro il 2013 sono stati bloccati. Per la prevedibilitĂ dei flussi è stato ribadito che i Paesi sono invitati a definire piani di spesa regolari ogni 3-5 anni ma pochi donatori hanno fornito questi piani. Inoltre, mancano disposizioni sullâassistenza tecnica demand driven technical assistance8;
⢠i governi presenti al Forum hanno dichiarato che la frammentazione degli aiuti rimane unâarea problematica della cooperazione allo sviluppo. Nel documento di accordo alla frammentazione e alla diversitĂ sono stati dedicati diversi impegni: maggior coordinamento fra paesi donatori, piĂš deleghe per le rappresentanze sul campo, accordo su linee e principi guida per ridurre la proliferazione dei programmi globali. Non è stato però istituito nessun meccanismo predisposto allâimplementazione di queste misure, che rischiano di rimanere sulla carta;
⢠la Partnership di Busan assegna un ruolo chiave al settore privato, riconoscendo le sue potenzialitĂ in termini di creazione di innovazione e ricchezza, e chiedendo agli Stati di creare un ambiente che faciliti gli investimenti privati. Lâazione del settore privato però non contribuisce automaticamente alla riduzione della povertĂ e a uno sviluppo equo. Per lavorare con i partner privati per la cooperazione allo sviluppo câè bisogno che essi dichiarino lo sradicamento della povertĂ al centro dei loro progetti ed è opportuno che la Partnership globale sviluppi un quadro di riferimento che obblighi le imprese ad essere responsabili e trasparenti;
⢠il modello di sviluppo che sta alla base della Partnership di Busan è quello dello sviluppo guidato dalla âcrescita forte inclusiva e sostenibileâ, e non lo sviluppo basato sui diritti umani. Sebbene i diritti delle donne e il lavoro dignitoso sia...
Table of contents
- Lâitalia e la lotta alla povertĂ nel mondo
- Colophon
- Prefazione
- Introduzione
- Sezione Uno La cooperazione italiana nella XVI legislatura
- Sezione Due Lâidentikit dellâaiuto italiano
- Sezione Tre Approfondimenti
- Conclusioni
- Raccomandazioni
- Lista degli acronimi
- Indice
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