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Pierre Teilhard de Chardin
Geobiologia, geotecnica, neo-cristianesimo
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Informazioni su questo libro
La produzione teorica di Pierre Teilhard de Chardin è vasta e differenziata. Tuttavia è possibile rintracciare in essa la presenza di un nucleo di pensiero che funge da attivatore delle variazioni che la sua proposta teologica e filosofica manifesta nel divenire del proprio sviluppo. Esso è dato dall'intento di dar vita a una revisione del pensiero cattolico che consenta di raccordare la teoria e la pratica cristiana con la visione evolutiva del mondo prodotta dalle moderne scienze della natura, con le trasformazioni della vita umana indotte dall'espansione del sapere tecnico-scientifico, con l'instaurazione di nuovi modelli di organizzazione della società. La proposta di Teilhard ha quindi come asse portante la ricerca di un «congiungimento tra ragione e mistica» che intende mostrare il rapporto esistente tra espansione della razionalità tecnico-scientifica e esperienza cristiana. Prende forma, in tal modo, una figura di cristianesimo che si propone di interagire positivamente con una cultura che pensa la vita umana come realtà non stabilizzata, esposta agli effetti delle mutazioni prodottesi nel corso della storia più recente della «Noosfera». In questo orizzonte filosofico-teologico, la «necessaria rifondazione» della teologia e della spiritualità cristiana, la pratica di una «Nuova Scienza» della natura, la configurazione di una «Nuova Antropologia» capace di leggere non soltanto le scansioni evolutive del passato della vita umana, ma di esibire le linee di fondo dei futuri sviluppi di un'umanità sempre più unificata e potenziata, appaiono come i riferimenti attorno ai quali Teilhard organizza la propria riflessione, sul mondo, sull'uomo, su Dio. L'esigenza di rinnovamento, e la volontà di dar forma a un pensiero che si pone come una sorta di «expeditio in novum», costituiscono, dunque, la pulsione di fondo che governa la sua riflessione teologica, scientifica, antropologica. In essa, accanto a elementi datati, sono reperibili indicazioni capaci di attivare nella Chiesa le energie psichiche e le risorse culturali necessarie per far fronte alle «sfide di un'evangelizzazione rinnovata».
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PhilosophyCategoria
Social Philosophy1. «Soggiorno nel pericolo» e risveglio del pensiero
Il P. d’Ouince, amico e
profondo conoscitore del suo pensiero, sostiene che Teilhard, negli
scritti di questo periodo, rielabora idee già in parte maturate
durante gli anni degli studi di teologia a Or Place (1908-1912)
«negli incontri tra eguali, in cui dei giovani intellettuali si
comunicavano liberamente il risultato delle loro riflessioni
personali»
[1]
. Senza voler negare la
presenza di elementi di continuità con i primissimi passi
dell’elaborazione teorica del nostro autore, il semplice confronto
con la corrispondenza da lui tenuta con i familiari negli anni
degli studi teologici a Or Place
[2]
, mostra con evidenza che
gli anni della permanenza al fronte costituiscono un tempo
privilegiato per la sua maturazione teologico-filosofica. Un tempo
di risveglio e di effervescenza teoretica in cui non si limita a
riformulare quanto acquisito o discusso negli anni della formazione
filosofica, teologica, scientifica
[3]
. Al P. Valensin, che «si
meraviglia che al fronte si possa provare il bisogno di pensare» (J
35), Teilhard fa notare che su di lui «l’effetto del soggiorno nel
pericolo è di
purificare il gusto delle
speculazioni
: l’uomo, ignorando se
avrà un domani o un dopodomani, si attacca ai propri pensieri senza
orgoglio, senza il retropensiero di un avvenire o di una carriera
da intraprendere» (J 35). Al fronte, come scrive alla cugina il 22
gennaio 1916, egli vive «un sussulto di pensiero» (G 114). Avverte
con forza – annota nel diario il 28 febbraio 1916 – «il bisogno di
espansione di un pensiero a lungo compresso» (J 27) che va alla
ricerca di «
un punto
intorno al quale – scrive
– le mie impressioni e le mie visioni, da un anno, sono sorte, si
sono aggirate, si sono unificate» (J 27). Nella dura condizione
della «vita istantanea» tipica del fronte si fa strada in Teilhard
l’esigenza di esplorare e di dar voce alle sue pulsioni psichiche e
teoretiche più proprie. Avverte infatti l’esigenza di pensare in
prima persona, il «vivo bisogno – si legge in una nota di diario
del 28 agosto 1916 – di concorrere (alla maniera di una persona e
non più di un atomo) a qualche grande movimento di pensiero, di
modo di vivere, di progresso. E, in maniera del tutto naturale, mi
trovo riportato davanti agli orizzonti panteistici e cristiani che
sono sempre la forma assunta dalle mie aurore di ideale» (J
26).
Dopo gli anni dell’assorbimento e della ricettività, vissuti
docilmente e diligentemente nel lungo periodo dell’apprendistato
gesuitico in campo filosofico, teologico, scientifico, gettato
nella situazione del fronte, Teilhard impara a guardare la realtà
senza troppi filtri confessionali, ad ascoltare e a dar voce al
proprio vissuto, al proprio modo di sentire, di pensare, di abitare
il mondo. A partire dal reperimento di questa capacità di
elaborazione teorica non scissa dal proprio vissuto, dai propri
dubbi e inquietudini, egli sviluppa un pensiero e uno stile
cristiano non convenzionali, che, nell’incerta situazione del
fronte, sente anche come il proprio «Testamento intellettuale» in
cui travasa la singolarità della propria esperienza di religioso e
di uomo di scienza. Dell’alto tasso di personalizzazione presente
nell’elaborazione teorica portata avanti da Teilhard in questi anni
sono un chiaro segno le digressioni sulle pulsioni psichiche e
sulle passioni teoretiche che spingono la sua ricerca, le formule
«il Mio Evangelo», «il Mio Universo». Quest’ultima espressione è
anche il titolo di un saggio composto nell’aprile 1918, inviato ad
alcuni superiori e amici per fugare perplessità nate in loro dalla
lettura di alcuni suoi scritti. I pensieri maturati sulla linea del
fronte non si limitano, quindi, ad ampliare cose già discusse da
Teilhard con i colleghi di studio. Testimonianza di questo fatto
sono «lo stupore e una certa inquietudine» (XII 295) che i suoi
scritti
[4]
suscitano tra i suoi stessi amici. Accenni presenti in diverse
lettere alla cugina, in note di diario, in qualche saggio, come
anche i cortesi rifiuti opposti dal P. Grandmaison alla
pubblicazione di alcuni articoli di Teilhard su «Études», per il
fatto che in essi circola «un tono che avrebbe scontentato i saggi
e placidi lettori della Rivista» (G 200), mostrano con chiarezza
come il pensiero che il nostro autore va maturando, per lo stile e
per il contenuto non convenzionali che lo caratterizzano, crea
delle perplessità tra i confratelli.
[1]
R. d’Ouince,
Un prophète en procès, 2 vols.,
1: Teilhard de Chardin dans l’Église de son temps,
2: Teilhard de Chardin et l’avenir de la pensée
chrétienne, Aubier-Montaigne, Paris 1970, I, p. 55.
[2]
P. Teilhard de Chardin,
Lettres d’Hastings et de Paris.
1908-1914, Aubier-Montaigne, Paris 1965 (quest’opera verrà
in seguito indicata con la sigla LH).
[3]
Il 20 marzo 1899 Teilhard entra nel noviziato
della Compagnia di Gesù a Aix-en-Provence. Tra l’ottobre 1901 e il
luglio 1905, prima a Laval, poi, in seguito alle «
lois d’éxception» del 1901, a Jersey in Inghilterra,
Teilhard completa la formazione letteraria conseguendo la licenza
in lettere nel 1902. Dal 1902 al 1905, sempre a Jersey, studia
filosofia scolastica. Tra il 1905 e il 1908 è inviato in Egitto, a
Il Cairo, come professore di fisica al Collegio della Santa
Famiglia. Dal 1908 al 1912 compie gli studi di teologia nello
scolasticato di Or Place. Il 14 luglio 1912, con l’esame finale,
Teilhard completa gli studi di teologia. Il 19 luglio 1912 incontra
a Parigi il prof. Marcelin Boule, paleontologo e direttore del
laboratorio di paleontologia del Museo Nazionale di storia
naturale. Boule lo accoglie come collaboratore. Gli affida, poi, lo
studio della collezione dei fossili di carnivori e di primati
rinvenuti nel Quercy. Tra l’ottobre 1912 e il luglio 1914,
Teilhard, in qualità di studente senza obbligo di diploma, segue
vari corsi di sua scelta. Frequenta le lezioni di geologia del
prof. Boussac presso l’Istituto Cattolico di Parigi. Alla Sorbona
segue i corsi di tettonica generale e di geologia del secondario
del prof. Haug. Al Collège de France assiste alle lezioni del prof.
Cayeux sulla litografia dei sedimenti. Frequenta, inoltre, le
lezioni del prof. Joubin all’Istituto di Oceanografia. Di questi
corsi, come scrive nella lettera ai familiari del 12 novembre 1912,
si dichiara «soddisfatto soltanto a metà» (LH 430). Lo interessano
di più, invece, lo studio dei fossili, la lettura di opere
scientifiche di sua scelta, le conversazioni con ricercatori
conosciuti nell’ambiente parigino. Sugli anni della formazione di
Teilhard cfr. C. Cuénot,
Pierre Teilhard de Chardin.
Les grandes étapes de son évolution, Librairie Plon, Paris
1958, pp. 18-37; L. Boros,
Evolutionismus und Spiritualität, in K. Schmitz-Moormann
(Hrsg.),
Teilhard de Chardin in der Diskussion, Wissenschaftliche
Buchgesellschaft, Darmstadt 1986, pp. 358-363; É. Rideau,
La pensée du Père Teilhard de Chardin, Éditions du Seuil,
Paris 1963, pp. 11-41; L. Barjon - P. Leroy,
La carrière scientifique de Pierre Teilhard de Chardin,
Éditions du Rocher, Monaco 1964, pp. 59-68; J. Piveteau,
Le
Père Teilhard de Chardin savant, Fayard, Paris 1964, pp.
23-43; B. de Solages,
Teilhard de Chardin. Temoignage et étude sur le développement
de sa pensée, Édouard Privat Editeur, Toulose 1967, pp. 17-40;
R. d’Ouince,
Un prophète, I, pp. 29-65; U. King,
Towards a New Mysticism.
Teilhard de Chardin and Eastern Religions, Collins, London
1980, pp. 21-28; 37-53; G. Schiwy,
Teilhard de Chardin. Sein leben und seine Zeit, 2 Bde.,
I: 1891-1923, Kösel-Verlag, München 1981, pp. 152-244; M.
Trennert-Helwig,
The Church as the Axis of Convergence in Teilhard
Theology, in «Zygon. Journal of Religion and Science», I,
1995, pp. 75-79; K. Schmitz-Moormann,
Pierre Teilhard de Chardin. Evolution – die Schöpfung
Gottes, Matthias-Grünewald-Verlag, Mainz 1996, pp. 12-19; U.
King,
Spirit of Fire. The life and the vision of Teilhard de
Chardin, Orbis Books, Meryknoll, New York 1996, pp. 14-40; J.
Arnould,
Darwin, Teilhard de Chardin, Cie. L’Église et l’évolution,
Desclée de Brouwer, Paris 1996, pp. 46-53; E. de La Héronnière,
Teilhard de Chardin. Une mystique de la traversée, Albin
Michel, Paris 2003, pp. 18-37; J. Arnould,
Teilhard de Chardin, Perrin, Paris 2005, pp. 27-67; G.H.
Baudry,
Teilhard de Chardin o il ritorno di Dio, tr. it. di E.
Costa, Jaca Book, Milano 2010, pp. 19-46; J.M. Skehan,
Geologie and Grace: Teilhard’s life and achievements, in
K. Duffy (ed.),
Rediscovering Teilhard’s fire, Saint Joseph University
Press, Philadelphia 2010, pp. 207-213.
[4]
Per una presentazione del contenuto dei venti
scritti redatti nel periodo di permanenza al fronte cfr. G.H.
Baudry,
Teilhard de Chardin, pp. 47-101; F. Mantovani,
Dizionario delle opere di Teilhard de Chardin, Il Segno
dei Gabrielli, San Pietro in Cariano (VR) 2006, pp. 15-40.
2. Le patologie del cattolicesimo
In ciò che il gesuita va scrivendo in questi anni appare spesso un senso di fastidio verso il linguaggio e le pratiche del cattolicesimo convenzionale. Egli rileva infatti l’esistenza di vere e proprie « malattie del credente (della fede)» (J 38), sulle quali, come annota nel diario il 19 febbraio 1916, vorrebbe scrivere un saggio. Negli scritti di questi anni, inoltre, sono frequenti i riferimenti alla « crisi del cristianesimo nel mondo» (J 243), alla perdita di terreno dell’« Ideale cristiano (quale lo si espone ordinariamente)» (XII 401), al gretto confessionalismo ritualistico di molti cattolici, a una pratica cristiana autoritaria e sacrificale in cui le uniche attività attribuibili all’uomo sono l’obbedienza e l’espiazione. Così configurata, la religione appare come una sorta di diktat divino in cui prende corpo una tendenza che trasforma la vita di fede in apparato dottrinale, comportamentale, giuridico, che si sovrappone come potenza estrinseca alle dinamiche della vita e dell’esistenza umana (J 379; 388; XII 97). Altra «malattia del credente» diagnosticata da Teilhard è la demondanizzazione del cristianesimo, vale a dire l’instaurarsi di una pratica cristiana ispirata da forme distorte di spiritualità ascetica le quali, sbagliando, si legge in una nota di diario del 17 maggio 1918, si propongono «come ideale di “traversare la vita” restando puri. Come se la vita fosse una cosa cattiva e pericolosa, e non il cammino dell’essere […]. La vita non è fango, ma oro da raffinare […]. Occorre impiegare tutta la potenza della Terra per elevarsi al di sopra della Terra» (J 325).
Confessionalismo ritualistico, estrinsecismo, spiritualismo ascetico e demondanizzante, appaiono però a Teilhard malattie piccole se confrontate con quelle che egli ritiene le due patologie del cattolicesimo coevo più perniciose e devastanti che a suo avviso ne compromettono la possibilità stessa di esistenza.
2.1. Assenza di «coscienza cosmica»
La prima di queste due patologie si riferisce al fatto che il cattolicesimo convenzionale è portatore di un’immagine del mondo improponibile, nella quale non solo il mondo, ma Dio stesso rischia di «apparire più piccolo del reale» (J 279). Si è infatti davanti a un mondo ingenuamente antropocentrico e fissista in cui l’uomo è visto come « imperium in imperio», senza radicamento nei flussi della catena dei viventi. La natura, a sua volta, viene considerata come ordinamento immutabile, prodotto istantaneo dell’atto creatore di un Dio la cui identità è fissata nell’orizzonte tecnomorfo del «Dio operaio» (J 168). Questo regime rappresentativo, in cui persistono schemi mentali tipici di cosmologie che permangono nel paradigma premoderno del «mondo chiuso» [1] , ha ripercussioni devastanti sulla praticabilità di un plausibile linguaggio cristiano su Dio. Infatti, sostiene Teilhard, se non è possibile concepire Cristo «come equivalente al Mondo ( equicosmico), coestensivo all’Universo» (J 304), il cosmo diviene qualcosa di più grande e di più pervasivo del Dio adorato dai cristiani. Egli ritiene, in tal senso, che il cattolicesimo convenzionale offra all’adorazione degli uomini un Dio meno infinito dell’«universo infinito» di Cusano, di Bruno, di Spinoza, o dell’immagine dell’universo elaborata dalla fisica, dalla geologia, dalla paleontologia, e da altre scienze della natura [2] . Per questo, in presenza di un pensiero cattolico incapace di pensare Dio « sub ratione Universi», di prospettare cioè una presentazione del cristianesimo congrua con le nuove immagini dell’universo affermatesi nella filosofia e nelle scienze della natura, Teilhard vede profilarsi la possibilità che la fede cristiana venga soppiantata da forme di religiosità dal tratto panteistico, oppure l’eventualità che il «grande Essere», il nuovo « Dio (finito o no)», che l’universo è divenuto per la modernità, possa eclissare il Dio della tradizione cristiana [3] . Per il cristianesimo è quindi di vitale importanza integrare al proprio interno lo sguardo ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- PIERRE TEILHARD DE CHARDIN
- Indice dei contenuti
- PREFAZIONE
- ABBREVIAZIONI
- I. INTRODUZIONE. LEGGERE TEILHARD SENZA ENCOMI, SENZA DEPRECAZIONI, SENZA ANNESSIONI
- II. 1915-1919: «SUSSULTO DI PENSIERO»
- 1. «Soggiorno nel pericolo» e risveglio del pensiero
- 2. Le patologie del cattolicesimo
- 3. Terapie filosofiche
- 4. Terapia teologica: una «mistica nuova»
- III. 1920-1924: LA «NECESSARIA RIFONDAZIONE» DELLA TEOLOGIA. ESERCIZI DI REVISIONISMO TEOLOGICO
- 1. Creazionismo ed evoluzionismo
- 2. «Pan-cristismo»
- 3. Il peccato originale: una rappresentazione obsoleta
- 4. Cristianesimo e progresso
- 5. La fede cristiana nell’«era della Scienza»
- 6. Per una riforma della spiritualità cattolica
- IV. 1925-1930: NUOVA SCIENZA DELLA NATURA E SPIRITUALITÀ DELL’«AMBIENTE DIVINO»
- 1. «Trasformismo cristiano» e scienza unificata della terra
- 2. L’«Ominizzazione» e l’avvento della «Noosfera»
- 3. Tempo, essere, Dio
- 4. Revisionismo epistemologico
- 5. Progresso tecnico-scientifico ed esistenza cristiana
- V. 1931-1934: «LO SPIRITO DELLA TERRA» E LO «SPIRITO DEL CRISTIANESIMO»
- 1. La nascita del pensiero e l’avvento della terra unificata
- 2. Potenza dell’azione umana e nuovi scenari del pensiero
- 3. La mistica: dal «teatro dell’anima» agli scenari della cosmogenesi
- 4. Potenza dell’umanità «adulta» e riforma dell’esperienza religiosa
- 5. «Cristologia ed Evoluzione»: un esperimento teologico
- 6. Un nuovo ambito di revisionismo teologico: l’ermeneutica della castità
- 7. La fusione tra storia naturale del cosmo e mistica cristiana
- VI. 1935-1937: DALLE SCIENZE DEGLI «ARCHIVI DELLA TERRA» ALLA «SCIENZA DELL’ENERGIA UMANA»
- 1. La «nuova scienza» e la costruzione del futuro dell’evoluzione
- 2. L’«Ultrafisica» e la riforma della teologia e della politica
- 3. Il radicamento del progetto di ricerca sull’«energia umana»
- 4. La «Scienza dell’Energia Umana» e il rovesciamento del materialismo
- 5. Il divenire della «Noosfera» e la fisica dell’«irreversibilità»
- VII. 1938-1940: «PASSI E PASSAGGI» DEL «FENOMENO UMANO»
- 1. Narrazioni epistolari su genesi e struttura di Le Phénomène humain
- 2. Produzioni teoretiche parallele alla stesura di Le Phénomène humain
- 3. «Scienza globale della natura» e riforma del discorso scientifico
- 4. L’evoluzione della «Noosfera» e il «Fenomeno cristiano»
- VIII. 1941-1945: «TEORIA DELLA COMPLESSITÀ», «SECONDA OMINIZZAZIONE», «THÉOLOGIE NOUVELLE». TRE DISPOSITIVI EURISTICI SUL FUTURO DELL’UOMO
- 1. Cultura del progresso e avvento di una «nuova età della Terra».
- 2. L’universo a «tre infiniti» e la rifondazione dell’antropocentrismo
- 3. «Praesentire cum Ecclesia»: suggerimenti per una «Théologie nouvelle»
- 4. L’uomo planetario e la «seconda Ominizzazione»
- IX. 1946-1948: IL «NEO-UMANESIMO» TECNICO-SCIENTIFICO E LA METAMORFOSI DEL CRISTIANESIMO
- 1. Il problema di Dio e i nuovi scenari dell’evoluzione umana
- 2. La tecnica e la «direzione» della sua espansione
- 3. «L’ottavo atto della creazione»
- X. 1949-1951: L’AVVENTO DELL’«ULTRA-UMANO» E IL FUTURO DEL CRISTIANESIMO
- 1. Una nuova figura dell’evoluzione umana: l’«Ultra-umano»
- 2. L’«Ultra-umano» tra rivoluzione scientifica, rivoluzione politica e metamorfosi dell’esperienza religiosa
- 3. L’antropologia ultraumanista e la «virata della teologia»
- XI. 1952-1955: LA «NUOVA ANTROPOLOGIA» E IL «NEO-CRISTIANESIMO»
- 1. La «Nuova Antropologia»: una scienza dell’uomo come «opera da completare»
- 2. Oltre l’episteme declinista: il paradigma della «Nuova Evoluzione»
- 3. L’«antropodinamica» e l’avvento dell’epoca «trans-cristiana»
- 4. Verso il «Neo-Cristianesimo»
- XII. CONCLUSIONE. «PRAESENTIRE CUM ECCLESIA»
- BIBLIOGRAFIA
- INDICE DEI NOMI
- Ringraziamenti
Domande frequenti
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