Istituzioni di tecnologia didattica
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Informazioni su questo libro

Negli ultimi anni le nostre scuole sono state invase dai dispositivi elettronici in maniera a volte indipendente dalla riflessione pedagogica sul loro impatto nei processi di insegnamento e apprendimento. Questo libro parla di strumenti digitali al servizio dell'agire didattico, cercando di evidenziare alcune delle idee chiave a partire dalle quali si può interpretare l'uso di sistemi, metodi e procedure dell'informatica applicati al mondo della scuola. Partendo dunque dal processo di miniaturizzazione della componentistica elettronica, dal quale è derivata l'opportunità di introdurre dispositivi informatici nelle scuole, si esaminano alcuni dei fenomeni di maggiore rilevanza che si sono presentati alla ribalta della riflessione su digitale e didattica, dall'ipertestualità alla multimedialità, dalla reticolarità alla condivisione, discutendone l'impatto, la significatività e la sostenibilità.

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Informazioni

Anno
2018
Print ISBN
9788838245770
eBook ISBN
9788838246432

IV. Reticolarità

In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco. Viviamo in una rete di arabeschi.
Ennio Flaiano, La solitudine del satiro

Telephone
n. An invention of the devil which abrogates some of the advantages of making a disagreeable person keep his distance
Ambrose Bierce, Devil’s dictionary



Un grafo è una struttura matematica discreta costituita da un insieme di elementi che sono chiamati nodi (o anche vertici), che possono essere collegati tra loro da linee che sono dette archi. Dunque, un arco collega una coppia di nodi, che per il fatto di essere collegati sono detti adiacenti. In un grafo generico non è detto che tutte le coppie di nodi siano collegate tra loro; quando questo avviene, si parla di grafo completo. Un grafo può essere orientato o non orientato. È orientato quando lo sono i suoi archi. Un arco è orientato quando è caratterizzato da una direzione: poniamo che i nodi i e j siano adiacenti, allora l’arco tra i e j è orientato se è definita una percorrenza (una freccia da i a j o viceversa), mentre è non orientato se non esiste una direzione privilegiata tra i due nodi.
Questa brevissima introduzione matematica ci serve per affrontare l’argomento di questa sezione, le reti.
Parlare di reti in un testo di tecnologie per la didattica richiamerà probabilmente l’idea di reti di calcolatori; in effetti nel seguito si parlerà di reti di calcolatori, ma anche di reti di testi e di reti di persone.
Un grafo è una struttura adeguata per rappresentare ciascuno dei tre tipi di reti introdotte. Come vedremo, le reti di calcolatori che ci interessano hanno, in prima approssimazione, la struttura di un grafo non orientato: dati due nodi collegati, in genere li possiamo immaginare con una connessione bidirezionale e simmetrica [1] . Le reti di testi, che incontreremo parlando di ipertestualità, sono invece grafi orientati, anche se uno dei pionieri dell’ipertestualità considera abominevole questa implementazione [2] , ritenendo che tra due nodi connessi ci debba essere sempre reciprocità. Le reti di persone che ci interesseranno, le cosiddette reti sociali, sono schematizzabili con entrambi i tipi di grafi: il collegamento tra due nodi adiacenti in Facebook (amicizia) non è orientato, in Twitter sì.
La reticolarità è una proprietà che caratterizza e connota fortemente il digitale degli ultimi decenni, soprattutto dagli anni Novanta in poi, e che ha notevoli ripercussioni anche nel mondo della didattica.
Nei primi capitoli abbiamo trattato il calcolatore come una singola entità. È però vero che negli ultimi anni, per l’appunto come si diceva soprattutto dagli anni Novanta, il panorama informatico è caratterizzato dalla fitta interconnessione dei calcolatori in reti. Non c’è azienda, ormai, che non abbia la propria rete locale, così come non c’è scuola che non abbia i propri calcolatori collegati in rete. E le reti locali sono connesse tra di loro in quella grande Rete che chiamiamo Internet.
Guardando la cosa da un punto di vista diverso, dalla parte dell’utente anziché da quella dei sistemi, non è azzardato immaginare che il Lettore Medio di queste note probabilmente non avrebbe a che fare quotidianamente con il calcolatore se non fosse per via della possibilità di accedere alla Rete per sfruttarne i servizi (ricerca di informazioni, calcolo, memorizzazione, comunicazione, condivisione) per soddisfare bisogni comunicativi che vanno da quelli legati allo studio e al lavoro, a quelli personali e legati all’uso del tempo libero e alla vita di relazione.


[1] Pur nel rispetto delle parti: in una architettura client-server possiamo immaginare che il client sia connesso a ciascun client con un arco bidirezionato, anche se è nella natura stessa di quel tipo di architettura prevedere ruoli diversi per il client, che attraverso il collegamento invierà richieste, e per il server, che userà la connessione per fornire al client i servizi richiesti. Per esempio, nel Web un calcolatore client richiederà al server una certa pagina e il server invierà il file html e gli eventuali annessi e connessi (immagini, fogli stile, ...) che serviranno al browser per rappresentare sullo schermo la pagina stessa.
[2] T.H. Nelson, Embedded markup considered harmful , in «World Wide Web Journal», 2, 4, 1997, p. 134.

1. Reti di calcolatori e Internet

Parlare di reti di calcolatori significa spostarsi dal dominio dell’informatica a quello della disciplina che nasce dall’incontro dell’informatica con le telecomunicazioni, la telematica, che studia le reti di calcolatori e le loro applicazioni.
Quando si parla di reti il pensiero va di solito diretto a Internet e si immaginano grandi reti estese a livello planetario.
In realtà, una rete informatica è un insieme di due o più calcolatori e dispositivi che vengono collegati con l’obiettivo di comunicare e di condividere dati e risorse, sia risorse hardware, come per esempio un disco, sia risorse software, come programmi di calcolo [1] . I singoli elementi della rete sono detti nodi. In termini matematici la rete di calcolatori, come anticipato, è un grafo non orientato, in quanto possiamo convenire che il collegamento tra due nodi sia non orientato, pur rispettando i reciproci ruoli: per esempi, un calcolatore collegato a un disco si servirà in maniera attiva del disco per memorizzare dati e li recupererà all’occorrenza, il disco avrà una funzione passiva rispetto alle richieste del calcolatore.
Dalla definizione si arguisce quindi che, quando si parla di reti, non ci si riferisce necessariamente a grandi insiemi di calcolatori anche molto distanti tra loro (le cosiddette reti geografiche), ma si è in presenza di una rete anche nel caso minimale in cui si connettono tra di loro due sole macchine [2] . Né tantomeno c’è bisogno di scomodare Internet: un’azienda può benissimo avere una rete tra le proprie macchine, senza necessariamente collegarsi a Internet [3] .
In base al loro raggio d’azione, le reti possono essere classificate in reti personali, locali, metropolitane, geografiche, globali [4] .
Quando si connettono due nodi che appartengono a due reti diverse, si determina la nascita di un’unica rete, che è estesa come l’unione delle due reti originarie. È attraverso questo meccanismo di internetworking che, a partire dalla fine degli anni Sessanta, si è giunti alla progressiva costituzione di Internet, una rete di reti di che è comunemente considerata la Rete per eccellenza. Ma la ragion d’essere di Internet sono le reti, che le preesistono e che si connettono tra di loro per definire uno spazio di comunicazione globale, quell’inviluppo di reti che poi noi chiamiamo Internet.
Volendo specificare meglio la definizione di rete, con un dettaglio che ci permetterà poi di agganciare al discorso sulle reti di calcolatori quello di reti di persone, le reti si possono vedere come un insieme di: (1) dispositivi (calcolatori, ma anche stampanti, terminali, eccetera); (2) connessioni (canali di comunicazione come il doppino telefonico, la fibra ottica, i collegamenti satellitari, le dorsali oceaniche per i collegamenti transcontinentali); (3) utenti; (4) software (programmi per la gestione delle comunicazioni, come per esempio quelli per la posta elettronica); (5) protocolli (regole di funzionamento quali FTP o HTTP).
Dei primi due elementi si è già detto. Ma essi descrivono le reti solo dal punto di vista architetturale. Perché le reti prendano vita sono necessari da una parte gli utenti, dall’altra i programmi, cioè quei codici che veicolano e gestiscono i messaggi degli utenti [5] . Per esempio, nella classica operazione di visita di un sito web, un utente dovrà usare uno specifico programma (il browser) per inviare a un altro programma (il server web) ospitato in un certo nodo della Rete un indirizzo digitato nella barra degli indirizzi o attivato attraverso un link; da parte sua, il server per tutta risposta invierà al browser un file html contenente la descrizione di una cosiddetta pagina web, eventualmente corredata da dati ancillari, quali per esempio immagini [6] .
Il quinto elemento, il meno facile da immaginare per l’Utente Medio, è quello dei protocolli, cioè quelle norme e convenzioni che stabiliscono i formati che possono assumere i messaggi e le modalità di colloquio tra i programmi che se li scambiano. I protocolli, quindi, regolano l’invio e la ricezione delle informazioni in rete, consentendo alla comunicazione di avvenire in maniera regolata ed evitando il caos che potrebbe nascere per esempio su una rete come Internet, la cui penetrazione è tale per cui è usata ormai da una persona su due al mondo e dove una persona su cinque ha fatto acquisti online negli ultimi 30 giorni [7] . L’importanza dei protocolli è dunque capitale per il (buon) funzionamento delle reti, ma sfugge agli utenti in quanto, salvo in rari momenti e per aspetti superficiali (per esempio, uso degli indirizzi web ben formati), non sono gli utenti che devono tener conto delle norme di protocollo, quanto piuttosto i programmi che per conto degli utenti dialogano su rete.
Le reti telematiche hanno in sostanza due tipi di funzione: (1) consentono la comunicazione fra più nodi / utenti e (2) permettono la condivisione di risorse.
Dal punto di vista di una scuola o di una università, avere una propria rete rende praticabili varie opzioni didattiche [8] :
(1) si può attrezzare un laboratorio con macchine degli studenti collegate tra loro e a quella del docente: in un ambiente di rete è possibile (i) la comunicazione, (ii) la condivisione di materiali tramite memoria condivisa, (iii) il salvataggio su un disco condiviso, in modo che i materiali si possano conservare e riusare in lezioni successive, (iv) l’uso di software installato su un unico nodo, (v) la proiezione delle proprie schermate da parte del docente sullo schermo di uno studente, di tutta la classe, di gruppi selezionati al bisogno o su telo di proiezione, (vi) la visualizzazione da parte del docente della schermata di uno studente sul proprio monitor, con eventuale proiezione su telo per la condivisione con il resto della classe di situazioni critiche o esemplari, (vii) la presa di controllo remota della macchina di uno studente da parte del docente, per intervenire a risolvere situazioni problematiche o semplicemente per mostrare come procedere in particolari frangenti;
(2) si possono condividere risorse hardware e software, come appena visto per la rete di laboratorio, su tutta la rete di un’istituzione scolastica, per favorire: (i) la condivisione di risorse di hardware, per esempio dischi soggetti a backup periodico automatico gestito dal personale tecnico o plotter per la stampa di disegni tecnici, (ii) la centralizzazione di codici di calcolo particolarmente pesanti dal punto di vista dell’occupazione di memoria, del tempo di elaborazione o della manutenzione, mantenuti su un unico nodo dedicato, (iii) la condivisione di documentazione, (iv) la promozione di lavoro cooperativo;
(3) i possono realizzare scambi di informazioni tramite servizi di comunicazione asincrona come la posta elettronica o i forum;
(4) si possono attivare piattaforme per l’e-learning fruibili su rete locale [9] .
Da un punto di vista pedagogico le evidenze principali sono quelle legate alle opportunità offerte dal lavoro cooperativo, dall’efficacia dell’applicazione immediata in laboratorio degli esempi proposti dal docente, dalla ricchezza di materiali che possono essere resi disponibili [10] . In particolare, vogliamo sottolineare un passaggio del precedente elenco, quello riguardante la proiezione della schermata del computer di uno studente, in maniera che sia visibile da tutta la classe: nelle lezioni laboratoriali di informatica, tanto per fare un esempio, un passaggio del genere è di grande aiuto per arricchire le spiegazioni teoriche con esempi negativi che mostrati “a freddo” sarebbero di scarso interesse e che, presi “in situazione”, stimolano molto di più gli...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Istituzioni di tecnologia didattica
  3. Indice dei contenuti
  4. INTRODUZIONE
  5. I. Digitale e didattica
  6. II. Miniaturizzazione
  7. III. Multimedialità
  8. IV. Reticolarità
  9. V. Inclusività
  10. Bibliografia
  11. Indice dei nomi

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