Europa Mediterranea
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Studi di storia moderna e contemporanea in onore di Angelo Sindoni

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Studi di storia moderna e contemporanea in onore di Angelo Sindoni

Informazioni su questo libro

Angelo Sindoni ha studiato nelle Università di Milano statale e di Messina, dove si è laureato con lode in Lettere Moderne (relatore Prof. Alberto Monticone; correlatore Prof. Rosario Villari). Subito dopo, nel 1968, ha vinto una borsa di studio biennale (in Storia contemporanea) presso l'Università di Messina; nel 1970 si è trasferito all'Università di Perugia dove, a partire dal 1972, è stato assistente ordinario di Storia contemporanea. Nel 1985/86 vinceva il concorso a cattedra di prima fascia in Storia moderna e da quell'anno è rimasto incardinato a Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Messina. Sindoni è autore di numerose pubblicazioni scientifiche edite in varie sedi. Tra i libri si ricorda anzitutto Dal riformismo assolutistico al cattolicesimo sociale (2 voll., Edizioni Studium, Roma 1984), un'opera che ha aperto un nuovo filone di indagini, coltivate soprattutto dall'Istituto teologico "G. Guttadauro" di Caltanissetta e dall'operoso Centro Studi "Cammarata" di S. Cataldo, promosso dal compianto arcivescovo Cataldo Naro. Tra i libri da ricordare anche Vito D'Ondes Reggio. La Chiesa, lo Stato, il Mezzogiorno (Studium, Roma 1991), nonché il più il recente Società precapitalistica e modernità in Sicilia (Rubbettino 2013). Tra le relazioni a Convegni si ricorda quella tenuta alla Normale di Pisa nel 1989, in rappresentanza della Sicilia, al Convegno organizzato dall'Associazione degli Storici Europei per il Bicentenario della Rivoluzione francese e quella tenuta all'Università di Roma "Sapienza", Le città italiane (Nord, Sud, Centro) verso l'Unità del Paese, tenuta al Convegno Le città italiane e il processo di unificazione nazionale, in occasione del 150° dell'Unità d'Italia. Ha collaborato con il CNRS francese, con l'École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, con le Università di Valladolid, Cambridge e altri Atenei americani, organizzando vari convegni internazionali. Sindoni ha diretto numerosi progetti di ricerca nazionali ed è stato ideatore e coordinatore del Dottorato di "Storia dell'Europa mediterranea in età moderna e contemporanea". Ha ricoperto anche diversi incarichi di governance accademica, in particolare dal 2008 al 2013 è stato Prorettore dell'Università di Messina, con delega al Patrimonio storico, artistico e bibliotecario.

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Informazioni

Anno
2018
Print ISBN
9788838244629
eBook ISBN
9788838246753
Argomento
Storia

XIII. FRANCESCO GAUDIOSO. Terremoto, paura e morte nella Calabria di fine Settecento

La Calabria «è la regione italiana più sismica per frequenza ed energia dei terremoti (spesso accompagnati da maremoti)» [1] . I notevoli danni causati dai terremoti distruttivi erano «per lo più dovuti a un’edilizia tradizionale povera, priva di manutenzione e indebolita da precedenti danni sismici mal riparati» [2] .

I disastrosi terremoti degli anni 1638, 1659, 1743, 1744 e 1767 (per i quali è stata ipotizzata un’intensità epicentrale oscillante tra l’VIII e l’XI grado della scala Mercalli, Cancani, Sieberg) [3] fecero da preludio alla catastrofe del 1783, una lunga e devastante sequenza sismica, manifestatasi, tra febbraio e marzo, con cinque forti terremoti (con un’intensità massima classificata tra il IX e l’XI grado Mercalli), preceduti e seguiti da oltre 900 scosse minori, «che ebbero effetti cumulativi devastanti» su un territorio molto esteso, quello della Calabria Ulteriore, corrispondente alle odierne province di Catanzaro e Reggio Calabria» [4] . In particolare, delle 949 scosse sismiche susseguitesi nel corso del 1783, quelle «leggere» furono 501 (il 52,8%), le «mediocri» 236 (il 24,9%), le «forti» 175 (il 18,4%), le «molto forti o fortissime» 32 (il 3,4%), le «rovinose o disastrose» 5 (lo 0,5%) [5] . Queste ultime si verificarono nei mesi di febbraio (5, 6, 7) e marzo (1° e 28). Le scosse catastrofiche del febbraio-marzo provocarono in Calabria la morte di circa 30.000 persone (il 10% della popolazione) [6] ed una serie di danni, più o meno gravi, a 384 centri, di cui il 47,4% subì la totale distruzione, il 38,5% fu parzialmente distrutto e il 14,1% interessato da lesioni di lieve entità [7] .
La violenza sismica produsse danni di «una gravità straordinaria», in quanto «gli effetti distruttivi, accompagnati da estesi sconvolgimenti dei suoli e del sistema idrico, interessarono una vasta area comprendente tutta la Calabria meridionale fino oltre lo stretto: furono travolti infatti anche Messina e il suo territorio» [8] . Il «paesaggio offeso dagli scoscendimenti e dalle fratture» (frane, smottamenti, spaccature nei suoli, voragini) faceva da sfondo ad una tragedia umana e ambientale di inaudite e spettacolari proporzioni [9] .

Centinaia di migliaia d’infelici – ha scritto Augusto Placanica – nel giro di pochi attimi, o perirono o furono precipitati nel lutto e nella disperazione; e per molti di essi la stessa catastrofe non fu che l’inizio di un calvario durato mesi e mesi, talora addirittura anni. Anzitutto la paura, il freddo, la fame, il dormire all’addiaccio non cessarono di mordere quella misera umanità dolorante [...]. In fuga dalle loro case rovinate o estratti a pena dalle macerie, gli abitanti cominciarono a vivere «l’Iliade funesta» delle loro disgrazie (locuzione tipica di molti autori-testimoni): quasi tutti erano ridotti a sopravvivere ormai senza più tetto, e solo pochi fortunati ritennero di non doversi muovere [...]. Inizio di un calvario [...]. Ospiti infelici di una terra squassata, attorniati da macerie informi o da resti sconsolati d’incendi, tra il lezzo dei cadaveri e l’orrore delle cataste che ne andavano incenerendo i miseri resti, in mezzo a gente ancora rabbrividente e tutta stonata, i calabresi furono costretti a vivere – per mesi, per anni – in compagnia della paura, della disperazione e della morte [10] .

Per tali ragioni, la terribile e devastante tragedia sismica del 1783 costituisce una cesura di fondamentale importanza per la storia della Calabria del tardo Settecento, i cui effetti, in una regione caratterizzata da periodiche alluvioni, ricorrenti e rovinosi terremoti [11] , si misureranno nel lungo periodo, sino all’altrettanto disastroso sisma del 1908 [12] .
Relativamente agli esiti sociali, economici, scientifici, antropologici e di mentalità religiosa connessi alla catastrofe del 1783, esiste un’ampia (anche se, in alcuni casi, ripetitiva) letteratura [13] , dalle preziose e insostituibili opere prodotte nel corso della contingenza sismica, o nel periodo immediatamente successivo, sino a quelle più recenti, tra le quali l’ampia produzione di Augusto Placanica [14] .
La considerazione che le fonti a tutt’oggi privilegiate per ricostruire i quadri istituzionali, socio-economici, demografici e religiosi, sono costituite da atti e relazioni ufficiali, testimonianze coeve, registrazioni canoniche e visite pastorali, mi ha indotto a volgere una particolare attenzione ad una tipologia documentaria (gli atti notarili, nella fattispecie quelli d’ultima volontà), attraverso la quale è possibile ricostruire gli atteggiamenti di fronte alla morte per terremoto colti attraverso la mediazione notarile e i gesti della pratica testamentaria [15] .
L’utilizzazione della documentazione notarile prodotta in tempo di terremoto costituisce una novità nel panorama della storiografia testamentaria, italiana ed europea [16] . In particolare, la rilevanza interpretativa della fonte notarile consente di gettare luce sul complesso delle motivazioni (patrimoniali, familiari, religiose) che inducevano gli scampati all’evento sismico, nel timore di poter essere colti da morte improvvisa (come in occasione di crisi epidemiche) [17] , a trasmettere ciò che era rimasto del loro asse patrimoniale, ricorrendo a determinate opzioni devolutive e pro anima [18] .
In questa sede vengono presentati i risultati di una lunga e sistematica ricerca condotta sulla pratica notarile nella Piana di Gioia tra il 1780 e il 1799. Nel dettaglio, l’inchiesta ha avuto per oggetto, sulla base della documentazione notarile attualmente conservata presso la Sezione di Archivio di Stato di Palmi, 37 località, interamente distrutte dall’evento sismico e riedificate nello stesso o in altro sito [19] .
Certo, la documentazione notarile è una testimonianza preziosa, in quanto diretta e senza filtri, sui comportamenti e atteggiamenti delle popolazioni colpite dalla tragedia sismica. Ma, per le difficoltà legate alla sua corretta utilizzazione, pone una serie di problemi di natura metodologica [20] . Innanzitutto, data la mole, si deve optare per una campionatura (ristretta ad una comunità o ad un notaio), oppure ricorrere ad uno spoglio sistematico degli atti registrati nei protocolli notarili? Inoltre, bisogna limitare la ricerca al solo anno dell’evento sismico, ovvero ampliare il quadro cronologico al periodo precedente e a quello successivo? Le alternative sono state sciolte nel senso di un’analisi integrale condotta sui protocolli dei notai che esercitarono la professione nel ventennio 1780-1799, e in particolare di quelli che, sopravvissuti al disastro, rogarono nei centri della Piana di Gioia nel corso del 1783: un periodo sufficiente per cogliere tutti gli effetti indotti dal «grande flagello», soprattutto a livello di pratica testamentaria.
Preliminarmente, l’analisi dei contenuti religioso-devozionali degli atti testamentari redatti nel corso del 1783 non può prescindere dall’esame della clientela che si rivolse al notaio nel drammatico frangente. In tal senso, dalla superstite documentazione notarile si rileva che, ad eccezione di sei testatori (tre magnifiche, un sacerdote e due di cui i notai non hanno specificato la condizione socio-professionale), che ricorsero alla stesura degli atti nella forma in scriptis, tutto il resto (96,4%) preferì quella nuncupativa, dettando al notaio le ultime volontà [21] . Dei 168 testatori (il 57,1% maschi e il 42,9% femmine), dodici erano di condizione ecclesiastica (nove sacerdoti o chierici e tre bizzoche), mentre tra i 156 laici (di cui i notai riportarono la condizione socio-professionale) figuravano trentotto magnifici e magnifiche, sedici artigiani, quattro dottori, quattro massari, un notaio, un commerciante. Di particolare interesse, per la congiuntura sismica, è la condizione nella quale versavano i testatori al momento del rogito. A parte dodici testatori in buona salute («seduto/a in una sedia di paglia», «si pose in una sedia a sedere»), tutti gli altri dettarono le loro ultime volontà giacenti a letto, ammalati («coricato/a su di un letticello a terra», «giacente a letto con febre», «infermo e febbricitante»).
La memoria notarile registrata nei protocolli consente, anzitutto, di rilevare le difficoltà ambientali in cui vennero a trovarsi gli abitanti nei mesi immediatamente successivi al catastrofico evento sismico. Così, ad esempio, «nella distrutta città di Palmi», oltre alle perdite umane (797 persone, di cui 384 adulti, 407 infanti e 6 appartenenti al clero regolare) [22] , il «flagello del tremoto» produsse effetti distruttivi sulle abitazioni, a tal punto che la stipula degli atti doveva avvenire nelle baracche dei testatori o dei notai, allestite nei giardini privati o degli enti ecclesiastici, nella «pubblica strada», negli «ortalizi», nelle contrade di S. Maria e della Torre, nei quartieri «delli Muraglia» e dei «canali vecchi». Questi elementi costituiscono una testimonianza diretta delle condizioni di grave disagio in cui furono costretti a vivere i sopravvissuti al «flagello», in ogni caso, senz’altro più fortunati rispetto agli abitanti di altri centri. Mi riferisco, in particolare, a quelli di Oppido, che, colpiti dal terremoto con maggiore violenza (i morti accertati furono 1.198), in seguito alla totale distruzione della città, furono costretti, non senza resistenze [23] , ad abbandonare quel che restava delle proprie case e a trasferirsi (tra il 1783 e il 1791) in un sito distante alcuni chilometri, la contrada Tuba. L’immane tragedia che colpì Oppido sortì i suoi effetti anche sulla pratica testamentaria. Di fatto, tra il 1783 e il 1790, si riscontra un vuoto dell’attività notarile, che fa tutt’uno con quello delle registrazioni canoniche, non rilevate tra il 1783 e il 1784 [24] .
I racconti dei notai sopravvissuti, che, nonostante lo scenario di morte e distruzione, continuarono a svolgere la loro professione [25] , consentono allo storico di effettuare una sorta di visita in diretta delle comunità interessate dall’evento macrosismico. Anzitutto, le annotazioni rapide ed efficaci con cui si descrivevano le condizioni delle località nelle quali i notai offrivano la loro mediazione per raccogliere le volontà ( inter vivos e post mortem) dei disponenti: Iatrinoli («In reliquiis Terrae Jatrinoli»), Polistena («Diruta città»), Melicuccà («Rovina delle case di tutto lo intiero paese»), Sant’Anna («In rure distrutta»), Radicena («Distrutta terra»), San Giorgio («Distrutta città»), Cosoleto («In contrada Cuciurno ubi man...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Europa Mediterranea
  3. Indice dei contenuti
  4. Introduzione
  5. PARTE PRIMA
  6. I. DANILO ZARDIN, I «redolenti fiori» del «sacratissimo sacramento del corpo del nostro redemptor Christo Iesu»: una miscellanea devota del 1498
  7. II. ORAZIO CANCILA. Giovanni III Ventimiglia, Torquato Tasso e il siculo-fiorentino Giulio Gherardi
  8. III. VINCENZO NAYMO. Istituzioni ecclesiastiche e poteri municipali in una diocesi del Regno di Napoli fra Cinque e Settecento
  9. IV. BRUNO PELLEGRINO. L’egemonia del potere vescovile nella configurazione di Lecce, barocca città-chiesa
  10. V. RITA CHIACCHELLA. A proposito di recenti iniziative sull’età barocca
  11. VI. GIUSEPPE CARIDI. I Ruffo di Calabria e la vendita della neve a Messina nel Seicento
  12. VII. GIUSEPPE GULLINO. I provvedimenti della Serenissima in presenza di avverse congiunture
  13. VIII. GIUSEPPE MARIA VISCARDI. La vita religiosa in Abruzzo e nel Mezzogiorno dall'Antico Regime alla Restaurazione
  14. IX. GIUSEPPE POLI. Olivicoltura, uomini e ambiente nella Puglia moderna. «Ci voli fidi puru a chiantari un pedi d’auliva»
  15. X. MIRELLA VERA MAFRICI. La conquista dei Regni di Napoli e di Sicilia (1734-1735) nei carteggi farnesiani e borbonici
  16. XI. ANGELA CARBONE. Itinerari nella storia del lavoro minorile in Italia (sec. XVII-XIX)
  17. XII. GIOVANNA DA MOLIN. Taranto: società e famiglie in una città del Mediterraneo alla metà del Settecento
  18. XIII. FRANCESCO GAUDIOSO. Terremoto, paura e morte nella Calabria di fine Settecento
  19. ​​XIV. ANGELO BIANCHI. Ceti dirigenti e istruzione a Milano e in Lombardia tra età delle Riforme e Restaurazione. Alcune note sul rapporto di Carlo Cattaneo. <<Sull’ulteriore sviluppo della pubblica istruzione (1848)>>
  20. SECONDA PARTE
  21. I. MARIO TOSTI. Il movimento cattolico umbro fra intransigentismo, conciliatorismo e modernismo
  22. II. ALBERTO MONTICONE. La prigionia in Sicilia durante la prima guerra mondiale
  23. III. FRANCESCO MALGERI. Vito Giuseppe Galati. Un intellettuale cattolico e la vicenda del Partito Popolare Italiano in Calabria nel primo dopoguerra
  24. IV. ANTONINO GIUFFRIDA. La rifondazione della Massoneria in Sicilia (XIX sec.). Per una riconsiderazione critica
  25. V. ROBERTO P. VIOLI. Su ’ndrangheta e religione cattolica nella Calabria del primo Novecento
  26. VI. VITTORIO DE MARCO. L’Ente riforma agraria in Sicilia e il ruolo di Arcangelo Cammarata
  27. VII. IVO BIAGIANTI. La Toscana attraverso il “miracolo economico”: dal primato della mezzadria alla piccola e media industria della “Terza Italia”
  28. VIII. MASSIMO NARO «Soci fondatori»: bilanci e prospettive di un anniversario condiviso dai cattolici
  29. IX. MARIO CASELLA. L’Anno Santo del 1950: L’Azione Cattolica e la “Crociata del Grande Ritorno” in Sicilia. Appunti e Documenti
  30. X. LUCIANO TOSI. Alla ricerca di un nuovo modello di sviluppo. Europa e Terzo Mondo alle Nazioni Unite
  31. Tabula Gratulatoria
  32. Indice dei nomi

Domande frequenti

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