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Istituzioni di storia della pedagogia della prima infanzia
Informazioni su questo libro
Il volume intende offrire un itinerario di storia della pedagogia della prima infanzia a partire dall'Antichità classica fino al secondo Novecento, occupandosi dei principali autori che dalla paideia greco-romana fino ai più recenti sviluppi della pedagogia della prima infanzia hanno formulato una riflessione pedagogica attorno ai primi tre anni di vita del fanciullo, con particolare attenzione a cogliere il nesso fra teleologia, antropologia e metodologia e le principali implicazioni di tali dimensioni nel processo di istituzionalizzazione dell'educazione 0-3.
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DidatticaCategoria
Didattica generale1. Lo sviluppo di una paideia nell’antica Grecia
1.1. Omero «educatore» e la nascita dell’areté classica
Una fra le prime figure da mettere a fuoco in un percorso di storia della pedagogia della prima infanzia è rappresentata dal poeta Omero (VIII-VII secolo a.C.), considerato dallo stesso Platone l’«educatore» per eccellenza della Grecia antica, grazie all’opera di trasmissione per iscritto dei modelli di azione e valori (detti anche virtù, o areté) decantati nella tradizione orale degli aedi (= cantori) all’interno dei suoi due principali poemi, l’Iliade e l’Odissea. Questi ultimi hanno contribuito ad offrire uno spaccato del contesto storico-culturale dell’epoca remota cui fanno riferimento (XII-XI secolo a.C.) e, nel contempo, hanno offerto un quadro ideale dell’educazione aristocratica (da aristos = migliore) dei nobili cavalieri e, più in generale, della classe dirigente, l’unica in quel periodo storico ad essere oggetto di una riflessione pedagogica, in quanto l’educazione è intesa come un processo spirituale di formazione di una cultura superiore sorta da un processo di differenziazione sociale dell’umanità [1] . Tale educazione si configura nei termini di una preparazione a 360 gradi dei futuri nobili cavalieri, impegnati come oratori in tempo di pace e guerrieri in tempo di conflitto; essa coinvolge, contemporaneamente, l’ambito tecnico (in quanto il fanciullo è preparato e avviato all’apprendimento della téchne che sovrintende la funzione di cavaliere, attraverso lo sport, i giochi cavallereschi, le arti musicali, il maneggio di armi, ecc.) ed etico (in quanto il medesimo fanciullo è formato ad incarnare un certo ideale di uomo attraverso l’assunzione di uno stile di vita improntato ai valori della gloria, del coraggio, dell’onore) [2].
Per cogliere la pregnanza di un processo educativo così configurato, è opportuno richiamare l’interpretazione dei poemi omerici come contesto didattico formulata da Eric A. Havelock, secondo il quale la narrazione scritta in versi è subordinata al compito di ospitare elementi di carattere educativo, in special modo precetti tradizionali, norme comportamentali e istruzioni di tipo tecnico, stratificatesi fino a quel momento in una storia quasi millenaria narrata oralmente, in cui sussiste un confine piuttosto labile fra il comportamento morale e il comportamento tecnicamente esperto [3].
Le gesta raccontate nei poemi omerici costituiscono una testimonianza narrata della cultura aristocratica della Grecia arcaica, collocata all’interno di un ideale “tempo degli eroi”, che lascia intravedere la struttura politica e sociale di un mondo dominato da un re circondato da una corte di cavalieri e caratterizzato da una netta separazione fra aristocrazia e popolo. Il concetto di areté, incarnato nella figura dell’eroe , si sviluppa all’interno di un humus culturale che ammette esclusivamente una forma di educazione elitaria, cioè “per pochi privilegiati”, “per uomini egregi”, chiamati fin dalla nascita ad eccellere e a distinguersi sopra tutti per gloria, forza, coraggio, zelo, fedeltà, cortesia (soprattutto nei confronti delle donne, in primis della madre). Essi sono pronti ad offrire il loro servizio di corte al sovrano, anche a costo di mettere a repentaglio la propria vita pur di serbare fede al proprio ideale: da qui la connotazione “eroica” di tale areté, che trova il suo massimo compimento nel sacrificio della propria vita da parte del cavaliere.
Sul piano della costruzione di un discorso pedagogico, occorre convenire con Werner Jaeger che al centro della struttura spirituale dell’ideale educativo aristocratico greco vi è l’esempio, incarnato nell’eroe quale idealtipo (cioè modello) di uomo ben formato, in quanto padrone del lógos (cioè del linguaggio e della ragione) e padrone delle proprie azioni. I poemi omerici attestano la presenza di un’alta coscienza educativa nella Grecia arcaica, ove il termine coscienza non va inteso nel senso di coscienza personale (che si svilupperà dal Cristianesimo in avanti), ma di coscienza pubblica, cioè della comunità. Da qui la natura dell’esempio eroico quale paradigma di orientamento della condotta, della vita e del pensiero degli individui in un’epoca storica in cui non esistono ancora leggi codificate, né un pensiero etico sistematico, se non gli usi, costumi e consuetudini tramandate dalla tradizione orale [4].
L’eroe per eccellenza nell’epopea omerica è Achille, figlio della ninfa Teti e di Peleo re di Ftia (Tessaglia). La sua vita è improntata, fin dalla nascita, a realizzare l’ideale di «essere sempre il migliore e mantenersi superiore agli altri», grazie alla sua natura umana che sfocia nel mito, a dimostrazione dell’esistenza di una stretta contiguità fra il valore educativo dell’esempio mitico (legato al carattere “normativo” del mythos) e l’etica aristocratica arcaica. Alcune riproduzioni iconografiche di episodi significativi del mito di Achille, come quelle relative ai suoi primi giorni di vita, possono venire in soccorso rispetto a tale discorso. Gli affreschi settecenteschi di Donato Creti nel ciclo di Marcantonio Collina Sbaraglia mostrano l’immersione di Achille neonato nel fiume Stige da parte della madre Teti che lo trattiene per un tallone (unica parte del suo corpo rimasta vulnerabile) [5], ma anche il suo affidamento da parte delle ancelle di Teti al precettore (= maestro privato) Chirone, il «molto saggio centauro», creatura mitologica metà uomo e metà cavallo, che pur vivendo in uno stato di ferinità ha il compito di educare il futuro eroe all’ areté e alle arti della civiltà umana.
Vale la pena di soffermarsi sulla figura di Chirone, centrale nella vita di diversi eroi della Grecia arcaica: descritto come un centauro vegliardo, che dimora nelle gole boscose e ricche di sorgenti del Pelio (nella regione della Tessaglia), ha rappresentato il «maestro d’eroi per eccellenza». La sua opera educativa avviene al di fuori della famiglia, su esplicita delega, perché Achille al pari di altri piccini chiamati ad incarnare il futuro ruolo di eroe è un «bambino eccezionale», che ha come suoi punti di distinzione una nascita prodigiosa e una trophè (= “cura educativa” nei primi anni di vita) promossa al di fuori di ogni istituzione, compresa la famiglia [6]. Chirone insegna ad Achille lo sport e gli esercizi cavallereschi (caccia, equitazione, giavellotto), l’uso delle armi, le arti cortesi (come suonare la lira), la chirurgia e la farmacopea, dimorando in una grotta fra i monti, dunque in un contesto lontano dalla società umana, in cui la naturalità dell’ambiente fa da pendant alla naturalità dei processi educativi avviati [7]. Il suo operato verrà perfezionato da Fenice, un amico straniero di Peleo, a cui Chirone restituirà la vista.
Fenice costruirà con il piccolo Achille una relazione educativa di profonda intimità, tanto da diventare per lui «una guida nel senso profondo dell’autoeducazione morale» [8], grazie al sentimento paterno sviluppato nei suoi confronti. Sarà lo stesso Fenice ad accompagnare l’ormai giovane Achille al campo di battaglia e nella corte regale, cioè all’avvio della sua vita pubblica. Ed è sempre dalle parole di Fenice, riportate nel IX canto dell’ Iliade, che è possibile apprendere alcuni episodi della prima infanzia di Achille, ricordati dal vegliardo nel tentativo di farlo tornare a combattere contro i troiani, dopo l’ira causata dal rapimento della sua schiava Briseide ad opera di Agamennone: «io ti ho fatto quale tu sei, Achille simile ai numi, ché t’amavo di cuore: e tu non volevi con altri né andare ai banchetti né mangiar nella casa, senza ch’io ti ponessi sopra le mie ginocchia e ti nutrissi di carne, tagliandola, ti dessi del vino. E tu spesso la tunica mi bagnasti sul petto, risputandolo, il vino, nell’infanzia difficile!» [9]. Il futuro eroe, così simile in questi suoi comportamenti a qualsiasi altro infante, viene accudito da Fenice al pari di un figlio, che non ha mai potuto generare a causa di una maledizione degli dei scatenata dall’ira del padre Amintore Ormenide, con la cui amante Fenice è giaciuto per obbedire ad una supplica della madre, sentitasi da lungo tempo trascurata come legittima sposa. «Così ho sofferto per te molte cose, molto ho penato, pensando questo, che i numi non davano vita a mio seme nato da me; di te, Achille simile ai numi, un figlio facevo, perché tu un giorno tenessi lontano da me l’oltraggiosa sventura» [10].
Con queste parole, che richiamano un’infanzia ormai lontana, Fenice cerca di persuadere Achille a combattere, assumendo un ruolo di intermediario nel difficile compito di farlo ravvedere dall’accecamento prodotto dalla sua ira contro la dea Ate. «Ma lo zelo educativo, ingenuamente pratico, del vecchio mondo aristocratico», chiosa Jaeger, «sbocca già qui, nel suo documento più antico e più bello, nella consapevolezza del problema dei limiti di qualsiasi educazione umana» [11]. Achille non presterà ascolto alle parole del suo antico educatore, a dimostrazione di quanto la libertà e l’autonomia di azione possano rappresentare la vetta più alta, ma nel contempo il vincolo con il quale dovrà fare i conti ogni educazione che si pensi come tale. Entrerà in guerra solo più avanti, quando la furia provocata dalla morte dell’amico Patroclo lo spingerà ad armarsi per vendicarlo.
Il contributo offerto dall’ Iliade di Omero nel ricostruire i tratti di una pedagogia della prima infanzia nell’età arcaica è rintracciabile anche nel quadro di vita familiare ricostruito nel VI canto, in cui Omero narra di Ettore che saluta per l’ultima volta Astianatte e la moglie Andromaca, in un contesto di intimità emotiva ed affettiva, in cui si respira il presagio della tragedia e in cui la giovane moglie gioca il duplice ruolo di consorte e madre amorevole, in linea con la concezione della donna presente nell’ areté arcaica, quale «signora della casa» sul piano giuridico e sociale [12]. Ettore, figlio del re di Troia Priamo e fratello di Paride, è impegnato in prima persona nella guerra scatenata dalla coalizione degli Achei a seguito del rapimento di Elena, moglie di Agamennone, da parte di Paride. La moglie lo vorrebbe far desistere, affinché torni ad occuparsi della sua famiglia, ma lui le ricorda quando sarebbe più glorioso morire combattendo - come vorrebbe l’ areté eroica - che ritirarsi da codardo.
«Dunque gli ve...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Istituzioni di storia della pedagogia della prima infanzia
- Indice dei contenuti
- Introduzione
- PARTE PRIMA
- 1. Lo sviluppo di una paideia nell’antica Grecia
- 1.1. Omero «educatore» e la nascita dell’areté classica
- 1.2 La paideia spartana e l’opera di Licurgo
- 1.3 Un breve sguardo alla paideia ateniese
- 1.4 Gli insegnamenti platonici
- 1.5 Aristotele sulla scia di Platone
- 1.6 Dall’ellenismo al De liberis educandis
- 2. La paideia dell’antica Roma
- 2.1 Una storia di esposizione alle origini dell’Urbe
- 2.2 L’educazione della prima infanzia nell’antica paideia romana
- 2.3 I suggerimenti di Quintiliano: al principio dell’educazione vi è l’accortezza
- 3. La nascita della paideia cristiana
- 3.1 Dal lógos che si è fatto carne al sinite parvulos venire ad me
- 3.2 La Didachè: una testimonianza della nascente paideia cristiana
- 3.3 Il Cristo “pedagogo” dei fanciulli cristiani secondo Clemente Alessandrino
- 3.4 San Girolamo fra psicologia infantile e rinnovamento educativo
- 3.5 Agostino e la prima «autobiografia dell’infanzia»
- 4. La paideia occidentale fra Alto e Basso Medioevo
- 4.1 L’alto medioevo, la nascita dei monasteri occidentali e una nuova visione del fanciullo «oblato»
- 4.2 La vita del bambino non oblato nell’alto Medioevo
- 4.3 Dopo l’anno Mille fra fonti iconografiche e divulgazione medica
- 4.4 La “scoperta” di Gesù bambino
- 5. La paideia in età umanistica
- 5.1 Uno sguardo inedito sul bambino e la nascita di una nuova paideia
- 5.2 I primi istituti per neonati e fanciulli abbandonati
- 5.3 Il contributo paideutico di Leon Battista Alberti
- 5.4 L’educazione liberale nell’umanesimo cristiano di Erasmo da Rotterdam
- 5.5 L’educazione della prima infanzia nella precettistica morale di Juan Luis Vives
- 5.6 Michel de Montaigne: dalla critica al pedantismo all’educazione del gentiluomo
- PARTE SECONDA
- 6. La paideia fra Riforma protestante e Rinnovamento cattolico
- 6.1 Un’età di forti cambiamenti
- 6.2 L’opera di Silvio Antoniano: verso una pedagogia dei genitori
- 6.3 Jan Amos Comenio: l’ideale universale di educazione e l’autonomia della pedagogia
- 7. Dall’empirismo di John Locke all’educazione negativa di Jean Jacques Rousseau
- 7.1 La maturazione di un sentimento dell’infanzia
- 7.2 John Locke e l’educazione sensista del futuro gentleman
- 7.3 Fénelon e il ruolo delle impressioni nell’educazione della prima infanzia
- 7.4 L’età dei Lumi e l’avanzata di una nuova sensibilità
- 7.5 La rivoluzione pedagogica dell’Émile di Jean Jacques Rousseau
- 8. Dalla pedagogia della madre alla nascita delle prime istituzioni per la cura e l’educazione infantile
- 8.1 Johann Heinrich Pestalozzi lettore di Rousseau: la madre-gouverneur
- 8.2 Albertine Necker De Saussure: per un’educazione progressiva alternativa a Rousseau
- 8.3 Il contributo della pedagogia del cattolicesimo risorgimentale
- 8.4 La pedagogia dell’infanzia di Friedrich Froebel
- 8.5 L’istituzionalizzazione dell’educazione della seconda infanzia: la nascita delle prime scuole infantili
- 8.6 L’istituzionalizzazione dell’assistenza alla prima infanzia: la nascita delle prime crèche
- 9. Il primo Novecento: fra secolo del fanciullo ed educazione nuova
- 9.1 Il turning point di inizio secolo
- 9.2 Adolphe Ferrière: fra attivismo pedagogico, elan vital e pedagogia rousseauiana
- 9.3 Rudolf Steiner: fra scienza dello spirito ed arte dell’educazione
- 9.4 Maria Montessori: l’educazione come aiuto alla vita
- 9.5 Il caso italiano: la nascita dell’ONMI e l’assistenza all’infanzia come questione politica e propagandistica
- 10. Il secondo Novecento e lo sviluppo di nuove pedagogie della prima infanzia
- 10.1 Fra cultura psicopedagogica e cultura dell’infanzia
- 10.2 Il montessorismo di Adele Costa Gnocchi e la Scuola Assistenza all’Infanzia Montessori
- 10.3 Il contributo delle allieve di Adele Costa Gnocchi: dal Centro Nascita Montessori ai primi asili nido Montessori
- 10.4 Esperienze educative e pedagogie della prima infanzia non montessoriane
- GUARDARE AL PASSATO PER TRACCIARE IL FUTURO
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