"Poesia che scaturisce quasi prepotente dal suo io più profondo, nel quale convivono in ineliminabile conflitto passionalità, spirito riflessivo e anche spirito critico.
Sensazioni, impressioni, pensieri lo aggrediscono da ogni parte senza che egli riesca a sottrarsi alla loro invadenza, sia quando tutto gli appare gioioso, sereno, gradevole e lietamente accettabile, sia quando tutto sembra ammantarsi di una intricata, nemica problematicità.
È un susseguirsi per lui inarrestabile di variegate situazioni umane e psicologiche che difficilmente trovano possibilità di pacifica risoluzione.
Ma proprio qui sta la forza non solo poetica, ma anche razionalmente gratificante della sua meditazione...
Tutto ciò prende corpo e vita in un linguaggio poetico che si snoda ricco di immagini folgoranti, di richiami ora fantasiosi, ora realistici, sempre di icastica efficacia, perché aderisce quasi simpateticamente all'onda dei sentimenti, dei pensieri, dei turbamenti che lo sostanziano e lo innervano."
Eliseo Carraro
Giuseppe Barin è nato a Noale, in provincia di Venezia.
Si è laureato in giurisprudenza a Padova. Ha esercitato la professione di dirigente d'azienda. È sposato, ha tre figlie e cinque nipoti.
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Presagi
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PoetryIL PERCORSO UMANO E POETICO DI GIUSEPPE BARIN
Dopo il corposo volume di poesie che comprende tre raccolte particolarmente significative del suo percorso umano e poetico: “Un’ombra d’ali”, “Le stagioni del cuore”, “Le ferite del dubbio” (2012), Giuseppe Barin presenta questa nuova raccolta “Presagi”, in cui riprende, amplia, approfondisce il suo mondo interiore, il suo modo di mettersi davanti alle cose, alle vicende quotidiane: il suo sguardo ora limpido, ora turbato, ora commosso e appassionato, è stimolato da una inesausta carica sentimentale e da una continua ricerca intellettuale.
Si inoltra così tra i sussulti del vivere quotidiano e ci introduce nei meandri del suo essere uomo, dove si dibattono dubbi e certezze, fede e speranza.
“Colpi d’ala” si alternano a momenti di triste disinganno dinanzi a quello che comunque gli si presenta come un tortuoso e conflittuale itinerario umano.
Ma in esso Barin riesce in ogni modo a liberare la sua fertile fantasia, a impegnare la sua vigile ragione e soprattutto il suo vivace sentimento, offrendoci una poesia densa delle cento espressioni e delle cento sfaccettature della vita di ogni giorno.
Poesia che scaturisce quasi prepotente dal suo io più profondo, nel quale convivono in ineliminabile conflitto passionalità, spirito riflessivo e anche spirito critico.
Sensazioni, impressioni, pensieri lo aggrediscono da ogni parte senza che egli riesca a sottrarsi alla loro invadenza, sia quando tutto gli appare gioioso, sereno, gradevole e lietamente accettabile, sia quando tutto sembra ammantarsi di una intricata, nemica problematicità.
È un susseguirsi per lui inarrestabile di variegate situazioni umane e psicologiche che difficilmente trovano possibilità di pacifica risoluzione.
Ma proprio qui sta la forza non solo poetica, ma anche razionalmente gratificante della sua meditazione.
Basta seguirlo nelle sue “visioni”: pensiamo subito a quella della natura: alberi, campi, sorgere e tramontare del sole, magia delle stagioni, che solo chi è nato e vissuto anche in campagna può capire, gustare, seguire e amare: è una meraviglia che si porta dentro, indelebilmente fissa nella mente, nel cuore.
Barin la rivive quasi con tenerezza infantile, perché ancora lo affascina e lo incanta, con suoni e immagini che riescono a far tacere per un po’ anche i suoi turbamenti esistenziali.
Nella natura riscopre la bellezza che esalta chi la sa ancora “vedere”: “il sole indora i prati e i fiori/ e scalda pensieri d’infinito”.
Ama “il silenzio della luna” i “liberi spazi d’infinito”, la “ridondante voce delle cose”; gli “piace la brughiera di mattina/con la nebbia”.
Per lui “sono prodigio le cose” e “ogni giorno (è) un nuovo giorno”: può così vedere “la carezza del vento sulle foglie”; ascoltare la “gioia allegra” del merlo; ammirare “lo splendore dell’aurora, l’armonia del cielo”.
Questa presenza incantata si insinua continuamente nella sua poesia e in questa presenza egli scopre o accomuna anche gli altri sentimenti.
Sembra non possa esprimerli senza questo mondo di natura, perché le sue immagini diventano il linguaggio stesso dei suoi sentimenti.
Pensiamo infatti al delicatissimo filone sentimentale e poetico dell’amore per la donna, nel quale Barin trova ristoro e pace.
Proprio quando più scruta inquieto l’“avventura della vita”, ne rimane contagiato.
Trova allora incredibili tenerezze e slanci: i suoi versi si fanno puri e rarefatti, con parole e immagini che sfiorano la ricercatezza formale, mentre in realtà sono solo il lucente calore dell’anima.
Per questo si resta presi dalla loro capacità di esprimere e comunicare ciò che può apparire inesprimibile.
“Mi aggredisce la bellezza/della tua passione offerta/su guanciali di dolcezze acerbe/che mi fanno audace amante/di danze e di parole.”
Ed è così: “Voglio ali bianche/per vagare come farfalla/tra le tue rose”.
“Ti attendo/oltre la corsa delle stelle/oltre le orme dei tuoi occhi/che mi danzano dentro”
“Magnifica schiavitù/del gioco di luce/dei tuoi occhi/ove l’anima si rifugia/e si perde serena”.
È un’onda impetuosa d’amore incontenibile: “È il tuo sorriso il lampo/che arpiona i sogni/e inchioda e svena/la fatica di vivere.”
Il turbinio delle immagini ferma sensazioni impagabili in un lettore qualunque, se solo dotato di sensibilità.
“Ti sei tuffata/nel mio mare di silenzio/come goccia di cielo/nel rotolo bianco della vita.”
E ancora: “Esploderà il tuo profumo/perché non è dato/imprigionare la fiamma/o la bellezza di una rosa”.
L’amore diventa luce, gioia, fiducia: non è solo scatenamento di sensualità (che esiste e vibra ardente nel sottofondo delle parole immaginose della poesia), ma è soprattutto volo d’anima che soccorre la mente turbata e le fa dimenticare le irritazioni esistenziali.
Il luccichio delle immagini non si arresta: “È santuario di confidenze/l’ebbrezza dei violini/sulla tua bellezza/da cui bevo/scampoli d’eterno”.
Si potrebbe continuare nelle citazioni: la donna, nella poesia di Barin, è un punto fisso del suo stesso essere uomo e quindi, almeno in parte, anche del suo essere poeta, perché la donna è anche riferimento per molti aspetti decisivo per una risoluzione almeno in parte positiva della sua avventura umana, che non è mai, perciò, solo desolatamente enigmatica, per le sue insorgenti incertezze e le spesso frustranti contraddizioni. Barin, impegnato anche intellettualmente e “filosoficamente”, non può non rilevarne, pur soffrendo, le asperità; gli aspetti bui, le attese non rispettate.
Sa di cozzare inesorabilmente anche contro l’ignoto, contro l’inspiegabile o l’inaccettabile della nostra limitatezza.
Nasce da qui la realistica visione della vita: la sua poesia non è mai perciò un “gioco” intellettualistico o metafisico o pessimistico. È piuttosto una continua constatazione, difficile a volte da accettare, perché sembra arenarsi su “abissi infiniti”.
Tuttavia se sente una voce “che tormenta e sconvolge la mente”, d’altro canto sente pure il “calore di una mano che (gli) sfiora l’anima”.
Sono i poli esistenziali entro i quali scorre tutta la sua vicenda umana e poetica.
Se guardasse solo a quello della cruda realtà che lo circonda, prevarrebbe, freddo e inesorabile, il pessimismo generato dalle tante insondabili oscurità.
Davanti ad esse Barin non chiude mai gli occhi e la mente severa indagatrice.
È un lucido osservatore, uno smaliziato analizzatore delle tante complesse “apparenze”, sempre difficili da decifrare o interpretare nella loro “futilità” o nelle loro tenebrose “nullità” o soprattutto nelle loro terribili incongruità.
Così Barin non si sottrae ai “giorni pregni di domande”, in cui “non è dato indugio alla speranza”.
Lo “morde la ferocia dei fantasmi/che s’insediano nell’anima” e che gli fanno vedere l’avventura della vita “sporca di macerie di ogni verità”, perciò capace di abbattere spesso anche la speranza.
Perfino la notte per lui “ha mani piene di domande/ e vuote di risposte”.
Per questo anche i pensieri “sono nidi di spine” e “la bocca morde l’amarezza/di non possedere almeno/un poco dell’azzurro”.
Dinanzi a questa incontrovertibile e disarmante realtà Barin sente perfino “voglia di piangere” e si domanda, umanamente pensoso, se troverà mai “tregua dal dubbio/ che (gli) scompone l’anima”.
E si lascia allora sfuggire l’amara constatazione: “ma com’è difficile sperare”.
Sì, perché “non trova risposta il deserto/che dimora nel fragore/di violenti gomitoli d’esistenza”.
Infatti riconosce che il suo “tratto di strada” è costituito di “tessere scomposte” che formano, in fondo, solo un “puzzle misterioso”, un “ignoto destino” in cui manca il “respiro della conoscenza”.
A questo punto per Barin, come conclusione o soluzione “logica” delle sue convinzion...
Indice dei contenuti
- IL PERCORSO UMANO E POETICO DI GIUSEPPE BARIN
- MI IMMAGINO FIORE
- VIVE DI APPARENZE IL MONDO
- EPPURE SENTO
- PASSO A PASSO
- NON MI BASTA
- LASCIAMI BRINDARE AL SOLE
- NELL’ANGUSTO RECINTO
- L’UVA DELLA VIGNA DEL SILENZIO
- LA RUOTA DEI MIEI GIORNI
- EREMO SERENO
- ORGOGLIO
- COME CORSA DI ELEFANTI
- È RISTORO L’OMBRA DEI PENSIERI
- È RIDONDANTE LA VOCE DELLE COSE
- VORREI ABITARE LA BELLEZZA
- NON BASTERÀ
- MENZOGNE
- OGNI NUOVA NOTTE
- SOLO L’AMORE
- MI AGGREDISCE LA BELLEZZA
- MI HAI GUIDATO
- INTUIRE
- LUCI
- L’ATTESA
- IN CERCA D’ARMONIA
- NELLA GRANDE LUCE
- QUALE FIORE?
- MAMMA
- DENTRO GLI ANGOLI DELL’ANIMA
- FIORE ROSSO
- GEMME DI VOCI E DI PAROLE
- IL PIANTO DELLA TERRA
- È DIFFICILE SPERARE
- IL GIOCO DELLE GEMME
- SI ASCIUGANO IN FRETTA
- LA VOCE DEL MARE
- MANCIATE DI TRISTEZZA
- PAURA DI AMARE
- INSIEME
- È DUNQUE POSSIBILE?
- TORNATE AD AMARE
- SONO COLPEVOLE
- PRECIPITIAMO
- E IO CONTINUO A CERCARE
- SONO PRODIGIO LE COSE
- MEMORIA DEL MONDO
- NEL GIALLO DEL SOLE
- OGNI GIORNO UN NUOVO GIORNO
- CERCO UN DIO D’AMORE
- FRANA IL TEMPO
- ANCHE
- SENZA PUDORE
- NECESSITÀ E LIMITE
- GEME LA SOLITUDINE
- GOCCE DI LUCE
- C’È BISOGNO DI AMORE
- UNO STRANO PROFUMO
- IN CIMA ALL’ERTA
- VORREI TORNARE INDIETRO
- NON È INUTILE CHIEDERE
- SOTTO LO SGUARDO DI DIO
- NON SO SE BASTI
- SE AVRÒ AMATO
- SONO CHIAMATO
- INVINCIBILE ECO
- È EVANESCENTE APPRODO
- LA VOCE DELL’AMORE
- L’ATTIMO DI UN’ONDA
- QUESTO MARE DA INVENTARE
- È VITA
- INEVITABILI PRESENZE
- NON È DI VOCE D’UOMO
- GERMOGLI
- GRAFFIO DI SPERANZA
- TU RIDI
- VOGLIO ALI
- LO SPLENDORE DELL’AURORA
- IRREFRENABILE AZZURRO
- TI ATTENDO
- MI CADE DENTRO L’ANIMA
- SONO DOLCI
- NON È MAI TRAMONTO
- OCCORRE IL SOLE
- ALLA LUNA
- VOGLIO CANTARE
- TREMA
- DA DOVE VIENE
- L’OLIO DELLE TUE ROSE
- MI BRUCIA
- TI SEI TUFFATA
- VOGLIO FAR GERMOGLIARE
- L’ARIA TREMA DI SILENZIO
- COME CIGNO
- SANTUARIO DI CONFIDENZE
- NON HA GLORIA L’OMBRA
- ORGOGLIOSO PROFILO D’AZZURRO
- INGINOCCHIATO
- LA VERGINITÀ DORATA
- HO NEGLI OCCHI LE STELLE
- LA FALCE CHE PRECEDE IL PANE
- SBADIGLIA LA NOTTE
- INTERROGO LUCCIOLE VAGHE
- NELL’ETERNO CAMINO DELL’ORIZZONTE
- SOGNA, QUEST’ESTATE
- S’AFFACCIANO
- IL CRIVELLO DELLE ORE
- CARICHI DI COSE
- UN UNICO BRIVIDO
- INCURANTI D’OGNI FIORE
- O VERITÀ
- ANIME SEPOLTE
- ESSENZA
- FIAMMA
- LA SPADA DEI GIORNI
- VENTATE DI GRIGIO
- MAZZI DI NOIA
- DIAMANTE DI LUCE
- NON C’È SPADA
- GERMOGLIO
- SON IO COLPEVOLE
- COME IL SOLE
- MANDORLO
- LA LAMA DEI TUOI OCCHI
- NON È INGANNO
- PRENDE DIMORA
- CORPI VENDUTI
- NON SENTO PIÙ
- NELLA MEMORIA
- VACILLA LA VOCE DELLA LUNA
- MI PASSEGGIA NELL’ANIMA
- QUANTE ANIME
- MILLENNI D’ANIMA
- O VERITÀ
- È ANCORA INTATTA LA MEMORIA
- MI È AMICO
- INSIEME L’AZZURRO
- L’ULTIMA LACRIMA
- CONGIUNTI COME MANI
- LA MIA CARAVELLA
- SULLE GINOCCHIA DEL VENTO
- SENZA RUMORE
- TEMPESTA
- IRONICO GENIO DEL MALE
- SOGNO DA SEMPRE
- VOGLIO ANCORA STUPIRMI
- UNA VOCE
- HO AMATO LA VITA
- È ORMAI LOGORA
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