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Informazioni su questo libro
In un'epoca come la nostra, in cui il ruolo della donna è venuto ad affermarsi sempre di più anche nella vita pubblica, ci si è completamente dimenticati di quanto l'emancipazione delle donne abbia ricevuto una vera e propria spinta dal Cristianesimo delle origini. L'autrice della presente opera si propone di dimostrare come, fin dalle origini del Cristianesimo, la donna abbia avuto una partecipazione attiva e con pari dignità dell'uomo alla vita stessa delle primissime comunità cristiane, come dimostrato dall'esistenza del diaconato femminile e ricevendo, inoltre, la possibilità di svincolarsi dall'autorità maschile. Significativo esempio è l'affascinante vita della diaconessa Olimpia, personaggio di primo piano nella Chiesa orientale. Fu figura di grande asceta che visse in povertà, donando ai poveri le proprie ricchezze. Personaggio di eccezionale carisma, venne ordinata diaconessa ancor prima dell'età minima permessa; godette di una stima incondizionata da parte dei più grandi teologi e padri della Chiesa a lei contemporanei e seppe tener testa ai potenti della terra, incluso lo stesso imperatore.
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Argomento
Theology & ReligionCategoria
History of Christianity1. Lo schema narrativo nella risposta di Abelardo
A questa richiesta di Eloisa, in accordo con le consorelle del Paracleto, di conoscere a fondo le origini del monachesimo femminile e di avere al contempo una regola scritta per la sua comunità, Abelardo si fa presente con due lettere, ovvero la VII e l’VIII. In realtà si tratta quasi di due scritti a se stanti, che appaiono in forma di brevi trattati, pregevoli innanzitutto per il contenuto, ma altrettanto per la chiarezza e l’organicità dell’esposizione.
Quella di cui intendo parlare è la prima delle due lettere, perché contiene un’importante descrizione del monachesimo femminile in senso ampio e generale, costituendo perciò un documento assai prezioso. Desidero riportare quanto Abelardo scrive poiché è uno dei rari autori che abbiano dedicato alcune importanti pagine alla tematica del monachesimo femminile e che abbiano dimostrato interesse nei suoi confronti. Essa prende il nome di Origine del monachesimo femminile ed è suddivisa in sette sezioni: 1) le radici del monachesimo femminile nel Nuovo Testamento; 2) le donne consacrate nell’età apostolica; 3) i precedenti della monaca cristiana nell’Antico Testamento; 4) la vocazione monastica delle prime diaconesse; 5) grazia e santità della professione religiosa femminile; 6) la figura della vergine nel mondo pagano; 7) la monaca nel pensiero dei Padri della Chiesa.
1.1 La prima sezione della lettera VII di Abelardo
In tutta la lettera VII, fin dalla prima sezione, dal titolo Le radici del monachesimo femminile nel Nuovo Testamento, Abelardo sottolinea con ampiezza di riferimenti l’importanza della donna nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Egli, dopo aver asserito che l’istituto monastico, sia maschile che femminile, ha la sua origine e giustificazione in Cristo «culmine supremo della giustizia e somma di tutti i beni»[1], esamina alcune donne presenti nei racconti evangelici, a partire da Anna, la profetessa vedova, che per ispirazione divina riconosce immediatamente in Gesù il Messia.
Come si vede già dalle primissime righe, in Abelardo non vi è alcuna distinzione di precedenza né di gerarchia fra l’ordine dei monaci e quello delle monache, che trovano entrambi il loro principio formale in Cristo, e che – ugualmente – avevano precorso l’ideale monastico ancor prima dell’incarnazione di Gesù. Abelardo spiega infatti che Cristo è venuto a redimere sia uomini che donne e ha voluto raccogliere entrambi in un’unica comunità, che stabilisse i principi della vita religiosa sia per gli uomini che per le donne e divenisse per tutti un modello da seguire e mettere in pratica.
[1]
Ivi, p. 50.
1.2 La devozione delle donne per Cristo: la testimonianza del Vangelo di Luca
L’autore riporta poi una citazione dal Vangelo di Luca, nella quale viene detto che al seguito di Gesù, oltre agli apostoli e ai discepoli, c’era insieme con sua Madre un gruppo di donne sante, che avevano rinunciato al mondo e ai loro beni per possedere solo Cristo[1], secondo quanto afferma anche il Salmo: «Il Signore, porzione della mia eredità»[2]. In questo modo, spiega Abelardo, le donne di cui parla Luca compivano quello che indica la legge del Signore per tutti coloro che abbandonano il mondo ed entrano a far parte di una comunità religiosa: «Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»[3], parole che ancora una volta Abelardo prende dal Vangelo di Luca.
Inoltre il già citato passo di Luca, (Lc 8, 23), ricorda che le donne furono le sole che provvidero all’aiuto materiale del Signore, poiché solo loro Lo servirono offrendo tutte le loro ricchezze per le sue quotidiane occorrenze e procurandogli tutte le cose di cui aveva necessità.
[1]
Luca, 8, 2-3.
[2]
Salmo 16 (15), 5.
[3]
Luca, 14, 33.
1.3 I privilegi e gli onori concessi da Cristo alle donne
Certamente Gesù, prosegue Abelardo, si comportò con grande umiltà nei confronti dei suoi discepoli: come ci dice il Vangelo di Giovanni, Gesù a tavola lavò i piedi ai suoi discepoli[1], ma «nessun discepolo o altro uomo gli ricambiarono un omaggio simile. Lo fecero.... soltanto le donne, le quali lo aiutarono pure in tutti i suoi bisogni umani»[2]. Marta pensò al cibo e Maria, come dice il Vangelo, unse con unguento prezioso i piedi di Gesù e lo fece con tanta maggiore venerazione quanto più grandi erano state le sue colpe passate[3]. La donna che unse i piedi a Gesù, proclamò in questo modo che egli era Colui nel quale ella credeva e Colui che il profeta aveva preannunciato.
Perché, si domanda Abelardo, il Signore concede questo privilegio alle donne e si dimostra così benigno nei loro confronti? Ma soprattutto, egli si domanda «perché quel sommo Cristo, che “fin dalla concezione era stato unto con tutti gli unguenti dello Spirito Santo”[4], è ora unto da una donna come a essere consacrato con sacramenti corporali Re e Sacerdote, Cristo, cioè unto corporalmente?»[5].
Abelardo non risponde direttamente alla questione, ma sottolinea che agli uomini, nell’Antico e Nuovo Testamento, è stata data la facoltà di consacrare dei simboli come il tempio, l’altare o una pietra, alla donna invece, tramite il gesto di Maria Maddalena, fu concesso di rendere un tale servizio alla Verità stessa, Cristo. «Ella ha compiuto un’azione buona verso di me»[6]. Inoltre – prosegue Abelardo – a ragione si ricorda che la donna versò e non fece cadere delle gocce di unguento sul capo del Signore, esattamente come aveva predetto la sposa nel Cantico dei Cantici: «Aroma che si effonde è il tuo nome»[7]. E la grande quantità di unguento che scese dalla testa fino all’orlo della veste, venne altrettanto profetizzata con queste parole del Salmo: «È come l’olio prezioso sul capo, che discende fin sulla barba, sulla barba di Aronne, che profluisce fino all’orlo della sua veste»[8].
Questo episodio induce Abelardo a fare due considerazioni. Una prima considerazione è di tipo allegorico: all’interno della Chiesa, corpo mistico, il capo, che è Cristo, è stato consacrato da una donna, le membra sono consacrate, tramite il battesimo, da uomini.
Abelardo poi introduce una seconda considerazione ricordando uno scritto di Girolamo, i Commentarioli in Psalmos. Fu una donna che unse per prima i piedi e la testa di Gesù; poi solo dopo la sua morte, prima della sepoltura, due uomini, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, lo cosparsero di aromi[9], secondo quanto afferma il Vangelo di Giovanni[10]. Abelardo rivolge pertanto a Eloisa le seguenti parole:
Considera, dunque, a quale dignità è stata elevata la donna dal momento che Gesù in vita è stato unto due volte, sui piedi e sul capo, ricevendo così da una donna l’unzione sacramentale di Re e Sacerdote. E gli unguenti di mirra e aloe, adoperati per la conservazione dei corpi dei morti, indicano la futura incorruttibilità riservata a tutti gli eletti dopo la risurrezione. I primi unguenti usati dalla donna dimostrano la straordinaria dignità del regno e del sacerdo...
Indice dei contenuti
- Copertina
- MONACHESIMO E DIACONATO FEMMINILE
- Indice dei contenuti
- Il femminile nel monachesimo e nella società: etica del reciproco riconoscimento
- Introduzione
- Capitolo I - L’origine del monachesimo femminile raccontata da Abelardo
- 1. Lo schema narrativo nella risposta di Abelardo
- 1.1 La prima sezione della lettera VII di Abelardo
- 1.2 La devozione delle donne per Cristo: la testimonianza del Vangelo di Luca
- 1.3 I privilegi e gli onori concessi da Cristo alle donne
- 1.4 La fedeltà delle discepole perdura nel momento della Croce
- 1.5 Gesù sceglie di apparire prima alle donne: le saluta con gioia e si fa da loro toccare
- 2. Le prime donne consacrate in età apostolica: un numero che crebbe velocemente
- 2.1 Le testimonianze degli Atti degli Apostoli e di Paolo
- 2.2 Preziose informazioni ricavate dai primi storici della Chiesa
- 3. Le donne dell’antico testamento che precorsero l’ideale monastico cristiano
- 3.1 Donne profetesse: l’esempio di Maria, sorella di Aronne
- 3.2 Altre celebri donne dell’Antico Testamento: esemplari nella vita e nella preghiera
- 4. Vedove e diaconesse nella chiesa antica
- 4.1 Le particolari lodi rivolte alle donne consacrate
- 5. La grazia che si manifesta nella debolezza femminile
- 5.1 La grazia divina è per le donne di tutti i popoli
- 6. Anche i pagani apprezzano e onorano la figura della vergine
- 7. La concezione della castità femminile nei Padri della Chiesa
- 8. Pregio ed originalità dello scritto di Abelardo
- Capitolo II - Le vergini: una scelta di vita "emancipatrice"
- 1. La libertà insita nella castità
- 1.1 Verginità nel mondo pagano: le Vestali
- 1.2 La castità è vanto per gli apologisti
- 1.3 La verginità come rivoluzione del Cristianesimo
- Capitolo III - Il diaconato femminile nella Chiesa antica
- 1. Il diaconato femminile antico: un ministero certamente istituito
- 1.1 Le mansioni affidate alle diaconesse
- 1.2 L'assenza quasi totale di tale ministero in Occidente
- 2. Le testimonianze dei Padri cappadoci sulla figura della diaconessa
- 2.1 Le diaconesse figlie del ministro Terenzio
- 2.2 La parola διάκονος per indicare una vera e propria ministra
- 2.3 Gregorio di Nissa e l’attività direzionale della diaconessa Lampadio
- 2.4 Figure non solo rappresentative
- 3. Testimonianze epigrafiche ed evoluzione del termine
- 3.1 Decisioni dei vari concili in merito all’istituzione delle diaconesse
- 3.2 Provvedimenti di Giustiniano
- 3.3 La fine per le donne di un ministero attivo: il Concilio di Trullo
- 3.4 Le testimonianze di Teodoro Balsamone e Matteo Blastares
- 3.5 Da ministero attivo a puro titolo onorifico
- 4. Il diacono di Febe nel celebre passo paolino
- 4.1 Febe come διάκονος e προστάτις
- 4.2 Le tre diverse possibili interpretazioni
- 4.3 Un argomento trascurato dalla tradizione esegetica
- 4.4 Esempi di traduzione nelle differenti Bibbie Cristiane
- 4.5 I commenti di alcuni scrittori ecclesiastici al passo paolino
- 4.6 Le conclusioni a cui giunge Corrado Marucci
- 4.7 Tentativi progressivi di depauperare il diaconato femminile
- Capitolo IV - Olimpia di Costantinopoli: fonti storiche e agiografiche
- 1. Fonti storiche relative a Olimpia di Costantinopoli
- 1.1 La Vita anonima di Olimpia: testo e osservazioni. Nascita, giovinezza e matrimonio
- 1.2 Traversie per il controllo del patrimonio di Olimpia
- 1.3 La santità di Olimpia e delle innumerevoli donne che la seguirono
- 1.4 Olimpia e le altre donne del monastero: quasi una scuola di diaconesse
- 1.5 L'amicizia e la collaborazione con Giovanni Crisostomo
- 1.6 Proseguimento della comunità fondata da Olimpia dopo la sua morte
- 1.7 Conclusione della Vita
- Capitolo V - La vicenda e il contesto storico dell'attività ecclesiale di Giovanni Crisostomo
- 1. Formazione di Giovanni Crisostomo
- 1.1 Le pesanti ostilità nei confronti del Crisostomo
- 1.2 L’attenzione del vescovo alla vita femminile consacrata
- Capitolo VI - L'epistolario di Giovanni Crisostomo per Olimpia: tra amicizia, collaborazione, fedeltà e servizio
- 1. I differenti e vari livelli dell'epistolario
- 1.1 Due tratti distintivi di Olimpia: attività diaconale e azione caritativa
- 1.2 L'impegno ecclesiale di Olimpia
- 1.3 Il sostegno spirituale del vescovo a Olimpia
- 1.4 I delicati compiti affidati a Olimpia
- 1.5 Olimpia come tramite per mantenere i rapporti affettivi
- Capitolo VII - Lo zelo ecclesiale di Olimpia per il vescovo e la Chiesa
- 1. Le lettere come medicina per guarire i mali dell'anima
- 1.1 Transitorietà della sofferenza umana e il problema dello scandalo
- 1.2 Porre un limite alla propria pena
- 1.3 Olimpia è tornata serena
- 1.4 La donna come protagonista nel contesto ecclesiale
- Capitolo VIII - Il rapporto di amicizia tra Olimpia e il vescovo antiocheno
- 1. Esortazioni e lodi ad Olimpia da parte del Crisostomo
- 1.1 La sincerità dell'amicizia traspare in modo particolare in alcune lettere
- 1.2 Gioia per la vittoria spirituale
- 1.3 Altre tematiche dell'epistolario
- Capitolo IX - La stima nei confronti di Olimpia
- 1. Il combattimento spirituale di Olimpia e il premio che l'attende
- 1.1 Olimpia fortificata nella fede
- 1.2 Valorizzazione del femminile nella prospettiva della fede cristiana
- Capitolo X - Un altro esempio di collaborazione ecclesiale: Olimpia e Gregorio di Nissa
- 1. Il prologo dedicato ad Olimpia
- 1.1 Il prestigio di Olimpia presso le grandi personalità ecclesiali
- 1.2 La profonda conoscenza delle Sacre Scritture e l'autorevolezza spirituale di Olimpia
- Conclusione
- Sigle
- Bibliografia
- 1. Testi
- 2. Studi
- Indice dei nomi
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