Lampada per i miei passi è la tua parola
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Lampada per i miei passi è la tua parola

Informazioni su questo libro

Le meditazioni di Marco Cè sono un prezioso aiuto per vivere la missione sacerdotale all’interno di una profonda unità interiore che è fonte di gioia autentica pur dentro la concretezza di una vita che può incontrare le inevitabili fatiche di ogni vicenda umana.
Prefazione di Francesco Moraglia, patriarca di Venezia
Postfazione di Fabrizio Favaro, rettore del Seminario Patriarcale di Venezia

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Anno
2018
Print ISBN
9788865126080
eBook ISBN
9788865126554

Pastori secondo il cuore di Dio

di Fabrizio Favaro

Riprendendo il dettato conciliare, l’esortazione apostolica post sinodale di san Giovanni Paolo II Pastores dabo vobis sulla formazione dei sacerdoti nelle circostanze attuali richiama sin dall’inizio la promessa del profeta Geremia: «Vi darò pastori secondo il mio cuore» (3,15). Il documento papale riconosce che questa promessa è compiuta nella persona di Gesù Cristo, il buon Pastore [1] . Il Figlio è il vero e autentico Pastore che Dio ha donato al suo Popolo, colui che offre la vita per le sue pecore e che esse riconoscono e seguono.
L’identità e il ministero dell’adorabile persona del Figlio di Dio, riprendendo l’espressione cara al cardinale Cè, sono la sorgente alla quale guardare per comprendere adeguatamente il sacerdozio ministeriale nella Chiesa. Solo un’attenta meditazione e contemplazione della persona del Signore Gesù permette ai sacerdoti del Nuovo Testamento, coloro ai quali il Signore ha affidato il compito di pascere il gregge di Dio, di essere autentici e significativi ministri di Cristo: essi sono ordinati per il Popolo di Dio e perciò dedicati al suo servizio.
L’esistenza dei sacerdoti è caratterizzata da una radicale relatività: essi sono innanzitutto relativi a Cristo perché chiamati a rendere presente il suo ministero essendo segno della sua presenza. Come Cristo, anche i sacerdoti sono pastori generosi nel senso autentico di essere con tutta la loro vita e il loro ministero segno del Buon Pastore che continua a pascere le sue pecore; ma essi sono anche contemporaneamente relativi al Popolo di Dio perché ordinati per donare la salvezza. L’ordinazione viene conferita in funzione del bisogno della Chiesa di annunciare ed offrire il sacrificio di salvezza.
Come ricordava Benedetto XVI nel 2009 in apertura dell’Anno Sacerdotale il sacerdote è alter Christus perché «profondamente unito al Verbo del Padre, che incarnandosi ha preso la forma di servo, è divenuto servo (cfr. Fil 2,5-11). Il sacerdote è servo di Cristo, nel senso che la sua esistenza, configurata a Cristo ontologicamente, assume un carattere essenzialmente relazionale: egli è in Cristo, per Cristo e con Cristo al servizio degli uomini. Proprio perché appartiene a Cristo, il presbitero è radicalmente al servizio degli uomini: è ministro della loro salvezza, della loro felicità, della loro autentica liberazione» [2] .
Il sacerdote deve appartenere a Cristo e deve assomigliare a lui. Diventa realmente incomprensibile una vita sacerdotale che non nasce e non si custodisca in una intimità feconda con il Figlio di Dio, in un dialogo personale da cuore a cuore. Allo stesso modo non si può comprendere il ministero sacerdotale senza quella diuturna occupazione per la Chiesa e i fedeli. Il sacerdote deve lasciarsi plasmare quotidianamente dal ministero che celebra e vive e deve lasciarsi stancare dalle richieste delle persone che gli sono affidate. Papa Francesco definisce questa come una stanchezza “bella”:


Questa stanchezza in mezzo alla nostra attività è solitamente una grazia che è a portata di mano di tutti noi sacerdoti. Che bella cosa è questa: la gente ama, desidera e ha bisogno dei suoi pastori! Il popolo fedele non ci lascia senza impegno diretto, salvo che uno si nasconda in un ufficio o vada per la città con i vetri oscurati. E questa stanchezza è buona, è una stanchezza sana. È la stanchezza del sacerdote con l’odore delle pecore…, ma con il sorriso di papà che contempla i suoi figli o i suoi nipotini. Niente a che vedere con quelli che sanno di profumi cari e ti guardano da lontano e dall’alto. Siamo gli amici dello Sposo, questa è la nostra gioia. Se Gesù sta pascendo il gregge in mezzo a noi non possiamo essere pastori con la faccia acida, lamentosi, né, ciò che è peggio, pastori annoiati. Odore di pecore e sorriso di padri… Sì, molto stanchi, ma con la gioia di chi ascolta il suo Signore che dice: “Venite, benedetti del Padre mio” (Mt 25,34) [3] .


Il sacerdote cresce nella santità esercitando il ministero. Come ricorda il Concilio Vaticano II: «I presbiteri infatti sono ordinati alla perfezione della vita in forza delle stesse azioni sacre che svolgono quotidianamente» [4] . Tale dinamismo è radice di profonda unità nella vita del presbitero perché il ministero non è altro rispetto alla vita ma è sempre dono totale di sé alla Chiesa in unione con il dono di Gesù Cristo. Quando il sacerdote annuncia la Parola, lui stesso si fa Parola; quando egli celebra i sacramenti è contemporaneamente dono e offerta esistenziale; quando guida il popolo affidatogli è nello stesso tempo pastore e discepolo, capace di stare davanti, in mezzo e dietro ad esso: «A volte si porrà davanti per indicare la strada e sostenere la speranza del popolo, altre volte starà semplicemente in mezzo a tutti con la sua vicinanza semplice e misericordiosa, e in alcune circostanze dovrà camminare dietro al popolo, per aiutare coloro che sono rimasti indietro» [5] .
All’interno di questa ricca prospettiva l’annuncio della Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la missione apostolica che caratterizzano la vita e il ministero sacerdotale non sono solamente compiti da espletare ma via di sempre maggiore somiglianza a Cristo, di intimità con Lui e di intensa offerta personale.
Del cardinale Marco Cè, Patriarca di Venezia dal 1979 al 2002, non possediamo opere complete o testi sistematici che offrano una visione sintetica della vita e del ministero dei presbiteri. Tuttavia abbiamo decine di testi che non nascono formalmente come opera teologica ma manifestano il ricchissimo magistero che ha caratterizzato il lungo ministero episcopale, svolto principalmente nel Patriarcato di Venezia.
Dalla lettura delle circolari che spesso Marco Cè scriveva al clero, delle meditazioni a sacerdoti e seminaristi in occasione di ritiri spirituali, delle omelie per le ordinazioni o altre celebrazioni e di molti altri contributi emerge la completezza della visione teologica del sacerdozio cattolico ma soprattutto l’intensità e la fedeltà di una vita che si è fatta testimonianza e insegnamento autorevole.
Ripercorrendo il suo lungo sacerdozio, il Cardinal Cè amava testimoniare dei “luoghi santi” della sua vita. In una meditazione tenuta in occasione dei Giubilei Sacerdotali del Patriarcato di Venezia nel 2009 egli elenca in particolare l’amore per la Parola di Dio, la fedeltà alla celebrazione eucaristica e la generosità missionaria. Non è difficile riconoscere in filigrana a questo tracciato i tre doni e compiti con i quali il magistero conciliare ha descritto l’esistenza sacerdotale: munus docendi, sanctificandi e pascendi [6] .
Certamente Marco Cè ha offerto molti insegnamenti sulla Parola di Dio. Tuttavia essa più che l’oggetto di un insegnamento era la sorgente abituale alla quale attingeva le sue diverse riflessioni. Più che una parola enunciata era una Parola amata, ascoltata, obbedita, annunciata e vissuta.


I miei luoghi santi sono alcuni testi evangelici le cui parole – anche una sola – sono diventate “grazia” che ha fatto luce nella mia vita. Parole la cui verità è diventata consolazione dello Spirito Santo per continuare il cammino di fedeltà al Signore: Lampada ai miei passi la tua Parola, o Signore, luce sul mio cammino. Amo chiamare questi testi luoghi santi perché in essi la Parola, come nel grembo della Vergine, è diventata per me reale evento di grazia. Grazia di luce e di consolazione [7] .


In questa prospettiva il presbitero è annunciatore della Parola solamente se accetta di esserne prima e contemporaneamente ascoltatore obbediente. Per il ministro della Chiesa la Sacra Scrittura non è materia di lavoro ma sorgente nella quale riconoscere la Parola del Dio vivente. Nelle parole del cardinal Cè si sente riecheggiare quanto il Concilio Vaticano II consegnava alla Chiesa in uno dei numeri centrali del Decreto Presbyterorum ordinis: “Essendo ministri della parola di Dio, essi leggono e ascoltano ogni giorno questa Parola che devono insegnare agli altri e se si sforzano anche di realizzarla in se stessi diventeranno discepoli del Signore sempre più perfetti” [8] .
Nella stessa meditazione già ricordata, Marco Cè presenta l’Eucaristia come «il luogo santo per eccellenza, in cui il Signore è presente nel suo supremo mistero di amore». Egli continua confessando:


Io amo parlare dell’Eucaristia e vorrei parlarne sempre: ma sento con sofferenza l’abisso che corre tra quanto riesco a dire e ciò che vorrei poter dire e non riesco a dire. L’Eucaristia è il dono più grande che Dio ci ha fatto, oltre il quale Lui stesso non può andare, perché nell’Eucaristia il Padre ci dona il Figlio, il Crocifisso glorificato e Gesù ci dona se stesso come cibo. Però non posso non parlarne, perché è il cuore della nostra vita di preti. Io sto celebrando l’...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. La lampada per i miei passi è la tua parola
  3. Indice dei contenuti
  4. Prefazione
  5. Introduzione*
  6. Parola di Dio
  7. L’anima della pastorale è l’annuncio di Cristo morto e risorto*
  8. La Bibbia è viva nella Chiesa*
  9. Ascolta Israele*
  10. Mettere al centro la parola*
  11. Perché siete così paurosi?*
  12. La stagione della semina*
  13. Eucaristia
  14. Eucaristia cuore della Chiesa*
  15. Eucaristia scuola di vita*
  16. L'Ultima Cena: i tre doni di Gesù*
  17. Io sarò con voi*
  18. Vi chiedo solo un pane*
  19. L'eucaristia genera la comunità cristiana*
  20. Il dono della vita è pienezza del servizio*
  21. Il nucleo più intimo*
  22. Fare esperienza di Gesù nel mondo di oggi*
  23. Come figli obbedienti*
  24. Missione
  25. Il Presbiterio nella costruzione della comunità cristiana*
  26. Il dono dei ministri consacrati è segno dell'amore di Dio*
  27. Capire, credere, accogliere contemplare, adorare il Cristo*
  28. Una pastorale più missionaria*
  29. Fedeli alla grazia ricevuta*
  30. La povertà è scelta di libertà*
  31. Dio sarà sempre con noi*
  32. Chi cerchiamo?*
  33. Donarsi nella sequela*
  34. Servire i fratelli testimoniando la nostra fede*
  35. Gettare le reti senza paura*
  36. Pastori secondo il cuore di Dio

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