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Smarrimenti. Heidegger e la fuga nell’erranza nei Quaderni neri
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Smarrimenti. Heidegger e la fuga nell’erranza nei Quaderni neri
Informazioni su questo libro
I primi Quaderni neri di Heidegger, da poco parzialmente disponibili anche in traduzione italiana, ci pongono di fronte a un tragico affresco dell'epoca a loro contemporanea (1931-1948). In questo saggio, Peter Trawny – curatore dell'edizione tedesca dei Quaderni – propone la riflessione sul nesso tra la produzione storica della verità e l'umano errare, insistendo sulla drammatizzazione della storia dell'Essere che si fa storia globale (motivo che attraversa i Quaderni). Il cuore di tenebra della «libertà anarchica» che Trawny attribuisce al pensiero heideggeriano è forse lo scoglio più aspro da superare per accostarsi a questi importanti documenti.
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Informazioni
Argomento
PhilosophyCategoria
Phenomenology in PhilosophySmarrimenti
Heidegger e la fuga nell’erranza
di Peter Trawny
Traduzione di Alessandro Grassi
Di mostruoso vi è molto.
Ma niente è più mostruoso dell’uomo
Friedrich Hölderlin
traduzione del primo stasimo del coro dei vecchi tebani
dall’Antigone di Sofocle
Ma niente è più mostruoso dell’uomo
Friedrich Hölderlin
traduzione del primo stasimo del coro dei vecchi tebani
dall’Antigone di Sofocle
L’Essere stesso è tragico
Martin Heidegger, Riflessioni, XI
Martin Heidegger, Riflessioni, XI
In questa poesia ho tentato di portare al linguaggio
lo scandalo del rifiuto
Paul Celan su Fuga di morte
lo scandalo del rifiuto
Paul Celan su Fuga di morte
Il significato della pubblicazione delle Riflessioni che lo stesso Heidegger chiama Quaderni neri è ancora incerto. Certamente hanno mostrato, in maniera più chiara di quanto fino a quel momento Heidegger stesso avesse pubblicato, che ciò che scrive all’inizio del suo Nietzsche nel 1961, cioè che «il nome del pensatore» «sta a indicare la cosa in questione nel suo pensiero», vale anche per lui: «La cosa in questione, la causa, è in se stessa confronto reciproco»[14]. Heidegger: il nome sta qui per la cosa in questione di questo pensatore, che già sempre era apparsa scandalosa e che ora, con la pubblicazione delle Riflessioni, è diventata un tema ineludibile; una disputa inevitabile per chiunque voglia incontrare il pensiero di Heidegger.
Heidegger non offre alcuna filosofia o alcuna dottrina che potrebbe diventare modello per una scuola filosofica accademica. Lo ha detto lui stesso una volta: «Non ho alcuna etichetta per la mia filosofia, e per l’esattezza perché non ho una mia propria filosofia»[15]. L’assunzione che ci sia una filosofia heideggeriana presuppone che si tratti di una creazione laboriosa e che si manifesti come oggetto in forma di libro o di un’edizione completa delle opere. Ma con il suo motto, «itinerari, non opere»[16], Heidegger ha stabilito il punto di vista corretto. Gli scritti del pensatore sono tentativi aperti. Le stesse creazioni più chiuse come Essere e tempo sono rimaste incompiute.
Questo aspetto emerge anche dalla biografia. Quando esce Essere e tempo, Heidegger ha trentotto anni. Nietzsche a quell’età già lavorava alla prima parte dello Zarathustra. Schelling a trentotto anni aveva già lasciato dietro di sé il tempo delle pubblicazioni. L’idea che nella sua filosofia si tratti di «itinerari, non opere» non è una messa in scena, ma un’appropriata autointerpretazione. Da Heidegger si impara che la filosofia è più un filosofare, sempre più un fare domande che un dare risposte.
Gli itinerari che i pensieri di Heidegger hanno percorso sono oscuri. Ernst Jünger, che non si interessava particolarmente di filosofia, una volta descrisse la «foresta» come «la patria di Heidegger»: «Là lui si sente a casa, nel non ancora percorso e nel sentiero»[17]. Le vie del pensiero portano nell’incerto, nel selvaggio e anche nel pericoloso. Quando nel suo intervento L’essenza della verità – punto di svolta nella sua filosofia all’inizio degli anni Trenta – chiarì in che misura all’evento della verità appartenga anche l’«erranza» (Irre), espresse al meglio la natura del proprio pensiero.
«Nel non ancora percorso», essere «a casa»: probabilmente per questo Jünger si è concentrato sull’incompatibile. Nel suo pensiero, Heidegger voleva sentirsi a casa nell’inospitale? Ammesso che fosse così, questo basta a spiegare che non solo si incamminava quasi senza scampo per dei sentieri interrotti, ma anche che a volte imboccava cattive strade? Questo stesso pensiero non si è forse mosso anche in ambiti in cui non era rimasto nulla da pensare? In cui Heidegger, a modo suo, aveva osato dire ciò che non doveva essere detto? C’è un limite a ciò che c’è da dire per ciò che si può dire?
Il confine sul quale bisogna interrogarsi, in relazione alla pubblicazione delle Riflessioni, non è quello dell’indicibile. Questo era noto a Heidegger, nel XX secolo l’aveva affrontato con parole che non hanno uguali. Quindi non si tratta di tale questione, si tratta molto di più del confine che “separa” il bene dal male; quel «separare il bene e il male» che appartiene al «distinguere» e al «decidere»[18]. Può quindi tale pensiero ignorare questo confine? Può rapportarsi in maniera neutrale a esso e riconoscere il male solo perché appartiene all’Essere? Non è forse Nietzsche il maestro di tutti quelli che hanno osato e osano? Era anche il maestro di Heidegger?
In qualche misura Jünger ha ragione a sottolineare l’opposizione tra la casa e l’inesplorato nel pensiero di Heidegger. Qui comincia la catastrofe che il pensatore della modernità già riconobbe come la modernità stessa. E proprio colui che a volte aveva potuto rappresentare la patria in maniera talmente fredda, così che anche nei suoi caratteri provinciali – o forse proprio in essi – si mostrasse minacciosa, non è stato in grado di riconoscere l’alienazione del xx secolo? La spiegazione dialettica sembra ovvia. Ma nel frattempo abbiamo imparato che il tutto è più complesso. Non solo vediamo come il «pianeta era in fiamme» e che «l’essenza dell’uomo è allo sbando»[19]. Vediamo anche come il pensiero sia fuori di sesto, fuori dai cardini, e come si pieghi di fronte a questo sconvolgimento.
Esso attraversa «la fuga dell’erranza della radura»[20]. Irrnisfuge, “fuga di erranza”, una parola carica di significato, un’invenzione personale, senza allusioni[21]. Irrnis come il luogo, o meglio come la mancanza di luogo nell’erranza (Irre), un paesaggio dello spaesamento, una a-topografia, che si mostra come Fuge, “fuga” o “cardine”, “giuntura”. La giuntura (Fuge) è per Heidegger ciò che congiunge, ciò che permette una struttura (Gefüge). Così aveva detto della «radura strutturata dall’erranza»[22]. Questo termine, “radura” (Lichtung), è il sostantivo per la verità, per l’evento della verità (perché la verità avviene, si verifica). Ciò significa però che una “fuga” (Fuge) dell’“erranza” (Irrnis) – un vagare del pensiero in un paesaggio senza luogo – la “radura”, addirittura costruisce la verità avverantesi, se vogliamo usare un’espressione poco elegante. Com’è possibile?
L’espressione «fuga dell’erranza della radura» – lo sappiamo da Heidegger – sottolinea il genitivo in entrambi i sensi. Non che l’“erranza” dia origine alla “radura” unilateralmente. Come potrebbe prodursi una “radura” dall’“erranza”? Molto di più deriva l’“erranza” dalla “radura”, così come questa definisce la prima. La “radura” è il luogo in cui per la prima volta diventa comprensibile qualcosa come uno spaesamento (ora, per la prima volta, mi riferisco direttamente a Heidegger) o in cui lo spaesamento, la perdita di luogo, chiarisce il significato del luogo così che diventi pensabile l’“erranza” come appartenente alla “radura”.
Fuga dell’erranza. L’an-archia di Heidegger[23]: non avrei scritto questo saggio se non pensassi che il dibattito sul nome di Heidegger si riassuma in questa “fuga dell’erranza” (Irrnisfuge): quel dibattito che è unito al nome di Heidegger e che nel nome di Heidegger è da chiarire filosoficamente. Dato che l’“erranza” dovrebbe definire la “radura”, poiché la “radura” ha bisogno dell’“erranza”, allora il vagare di Heidegger...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Colophon
- Presentazione
- Autore e curatore
- Introduzione
- Smarrimenti Heidegger e la fuga nell’erranza
- Lista dei nomi citati
- Indice
- goWare <e-book> team
- Manifesto di goWare
Domande frequenti
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