Transire mare. Con questo titolo il 2° Convegno nazionale di Cultura navale e marittima – CNM2 di Genova ha affrontato, nel 2016, il complesso rapporto tra l’uomo ed il mare nelle sue diverse connotazioni e sfumature. Il mare come confine geografico e legame, come limite da superare e come ambiente con cui confrontarsi per crescere.
Questo è il tema conduttore di una serie di saggi di alto profilo che, presentati durante due giornate di convegno molto denso, sono stati raccolti grazie all’impegno di un nutrito gruppo di specialisti del settore. Questo volume, che non è un semplice resoconto, offre nei diversi settori in cui si articola uno spaccato delle più recenti ricerche, con l’intento di fornire ai lettori strumenti utili per la comprensione e l’approfondimento delle diverse sfaccettature di cui si compone il millenario rapporto tra l’uomo e il mare.

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Atti del 2° convegno nazionale. Cultura navale e marittima transire mare 22-23 settembre 2016
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Atti del 2° convegno nazionale. Cultura navale e marittima transire mare 22-23 settembre 2016
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Informazioni
Argomento
Technology & EngineeringCategoria
Aeronautic & Astronautic EngineeringArcheologia marittima e navale
Chair: Laura Sanna, ATENA CuMaNA
Francesco Tiboni, ATENA Cu.Ma.NA, Univ. Aix-Marseille I, CCJ
Premessa
Il quadro tracciato dalle scoperte e dagli studi di archeologica marittima e navale, in costante implementazione, evidenzia ormai da anni alcuni capisaldi riferibili al processo evolutivo del rapporto tra uomo e mare, condizionato da ragioni culturali forse anche più che da principi tecnologici.
Le scelte dei maestri d’ascia nella costruzione navale, così come degli “architetti” delle strutture sull’acqua, infatti, sono state dettate non solo dagli sviluppi tecnologici, ma anche e soprattutto dalle esigenze determinate da luoghi, ambienti, culture e competenze differenti.
Il risultato è un percorso di sviluppo affatto lineare, che rispecchia la pluralità e varietà dei gruppi umani e il diverso grado di interazione e di ibridazione degli uni con gli altri.
Il prodotto “nave”, in particolare, riflette nella sua storia il variare dell’equilibrio dei rapporti economici e degli scambi di civiltà tra popoli: le soluzioni architettoniche, se da un lato sanciscono la superiorità tecnica di alcuni, attraverso la codificazione e la diffusione di modelli costruttivi, dall’altro però non mancano di mostrare elementi di differenziazione, nei quali si esprime la capacità di reinterpretazione in chiave utilitaristica, oltre che culturale, di ciascuna società.
Nell’antropizzazione degli ambienti litoranei, fluviali e lacustri, poi, così come nell’architettura sull’acqua, si possono riconoscere casi di reciprocità, di prevalenza o di subalternità, più di rado di unicità: gli espedienti tecnici adottati dalle diverse comunità che si affacciano su spazi acquei rispondono del resto alle contingenze ambientali e alle influenze di tradizioni e di abitudini assolutamente peculiari.
Sintetizzare la complessa evoluzione di questo rapporto secolare uomo-acqua dal punto di vista archeologico, pertanto, è un’impresa impossibile, ma descrivere e puntualizzare momenti di cambiamento, passaggi e punti di svolta fondamentali, elementi tecnologici e culturali transitori, durevoli o ricorrenti, è l’impegno profuso dagli autori che si alternano nelle pagine di questa sessione.
I loro contributi, estendendosi nel tempo e nello spazio, delineano un percorso evolutivo basato non solo sul superamento e l’abbandono di soluzioni tecniche a favore di nuove invenzioni, ma anche sulla capacità dell’uomo di riproporre e reinterpretare componenti e accorgimenti, alla luce di situazioni e contesti naturali, insediativi e culturali differenti o mutati nel corso dei secoli.
Se la lettura diacronica, di seguito proposta, di alcune tra le principali scoperte di archeologia navale aiuta a fissare le tappe essenziali dello sviluppo delle capacità nautiche dell’uomo, la persistenza di alcune tipologie costruttive, così come di strumentazioni per la movimentazione di merci e natanti, già note nei secoli addietro o nell’antichità, testimonia la continuità ed insieme la dinamicità del sistema di conoscenze e di acquisizioni esperienziali legato all’ambiente acquatico.
Porre l’accento su alcuni elementi dello skyline delle odierne città portuali italiane o di alcuni paesaggi costieri, ormai così “immersi” tra gli edifici moderni da non essere più tanto leggibili o riconoscibili, è il nostro piccolo contributo alla salvaguardia ed alla divulgazione di una storia lunga e tormentata, che rischia di essere perduta.
Laura SANNA
Atena CuMaNa
Il relitto di Zambratija, Istria, Croazia (XII-X sec. a. J.-C.)
Ida KONCANI UHAČ1, Marko UHAČ2, Giulia BOETTO3
1 Museo Archeologico dell’Istria, Pula, Croazia
2 Ministarstvo Kulture, Uprava za zaštitu kulturne baštine, Konzervatorski Odjel U Puli, Pula, Croazia
3 Aix Marseille Univ, CNRS, Min Culture & Com, CCJ, Aix-en-Provence, Francia
ABSTRACT
La baia di Zambratija, situata nella parte nord-occidentale della penisola dell’Istria (Croazia), si distingue per l’eccezionale presenza di un villaggio palafitticolo che risale all’Eneolitico e di un relitto che rappresenta l’esempio più antico di un’imbarcazione completamente cucita rinvenuta nel Mediterraneo. Il relitto è stato investigato tra il 2008 e il 2013, mentre gli studi post-scavo sono proseguiti fino al 2016. Questo contributo, dopo aver presentato la storia della scoperta e le principali operazioni di scavo e ricerca, offre una sintesi dei principali risultati ottenuti.
1. INTRODUZIONE
La baia di Zambratija, caratterizzata da una costa piuttosto bassa, è situata nella parte nord-occidentale della penisola dell’Istria (45º28’23’’N, 13º30’30’’E) ed è delimitata a sud dalla penisola di Sipar e a nord dalla baia Rossa (Crvena uvala). Ricca di resti archeologici la cui datazione spazia tra la Preistoria e il Medioevo, si distingue per l’eccezionale presenza di un villaggio palafitticolo che risale all’Eneolitico e che giace a una profondità di circa 3 m nella zona nord della baia. Quest’abitato si sviluppa su una superficie di almeno 10000 m2 (Koncani Uhač, 2009a e 2009b; Benjamin et al, 2011; Koncani Uhač, Čuka, 2016).
Figura 1. Localizzazione del relitto e del villaggio palafitticolo nella baia di Zambratija, Istria, Croazia (illustrazione V. Dumas, Aix Marseille Univ, CNRS, Min Culture & Com, CCJ, Aix-en-Provence, Francia).
Il merito della scoperta del relitto va a Christian Petretich, un pescatore e subacqueo locale che, grazie all’interessamento del suo amico Niki Fachin che aveva individuato il villaggio palafitticolo, decise d’informare Ida Koncani Uhač e Marko Uhač che già da qualche tempo svolgevano delle ricerche in questa parte dell’Istria.
Una prima operazione fu dunque organizzata durante l’estate 2008 al fine d’esaminare il fondale nel punto indicato. La prospezione attestò la presenza dei resti lignei di un’imbarcazione costruita secondo la tecnica detta delle “navi cucite”. Si trattava della prima attestazione in Istria di questo genere d’imbarcazione peraltro ben noto per l’epoca romana nell’Adriatico centro-settentrionale[91].
Considerata l’importanza della scoperta, il museo archeologico dell’Istria decise di intraprendere una serie di ricerche sistematiche volte alla conoscenza del relitto e alla protezione del giacimento[92].
2. LE OPERAZIONI DI SCAVO
La prima prospezione del 2008 ha permesso di identificare un’ordinata e cinque tavole di fasciame collegate tra di loro da cuciture (Koncani Uhač, 2009). L’analisi di queste strutture ha reso evidente che il relitto seguiva un orientamento nord-est / sud-ovest ed era coperto da un sottile strato sabbioso e da una prateria di posidonia del Mediterraneo (Posidonia Oceanica).
Tra il 2008 e il 2010, una serie di brevi operazioni archeologiche ha permesso di raccogliere un gran numero di dati sul sito. Innanzi tutto sono stati prelevati dei campioni delle strutture per datare la costruzione dell’imbarcazione e identificare i diversi tipi di legno. Gli elementi architettonici visibili alla superfice della zona investigata (lunghezza 1,5 m, larghezza 80 cm) sono stati misurati e fotografati per costituire un primo dossier scientifico.
Nel 2011, le ricerche sono proseguite su una piccola porzione del relitto al fine di raccogliere il maggior numero possibile di dati sullo stato di conservazione, le dimensioni e le particolarità strutturali dell’imbarcazione (Koncani Uhač, Uhač, 2012 e 2014)....
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Sponsor
- Colophon
- Presentazione
- Introduzioni
- Recupero del patrimonio nautico
- Scienze, tecnologie e robotica in ambiente nautico-marittimo
- Evoluzioni dell’architettura e delle costruzioni navali
- Musei, biblioteche e cultura nautico marittima nell’era del digitale
- Archeologia marittima e navale
- Tradizione innovazione e tendenze nel design navale e nautico
- Storia marittima
- Galleria immagini
Domande frequenti
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