Ti amo anima mia
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Ti amo anima mia

Una storia di violenza

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Ti amo anima mia

Una storia di violenza

Informazioni su questo libro

Una storia di amore e di violenza.Una storia d'amore finita male, tra un ragazzo e una ragazza.Dall'incontro di Najaa con Sajmir, che sembra essere l'uomo più importante della sua vita, all'innamoramento più assoluto, al matrimonio, alla quotidianità e ai successivi problemi di gelosie e convivenza.Una lotta estrema tra amore e violenza, con tutte le contraddizioni che esse comportano, fino al momento della verità, quando Najaa apre gli occhi e si accorge della realtà, lui ha un'altra vita e un'altra moglie.Da questo momento inizia la storia fatta di violenza che prosegue con la reale rottura del rapporto, la persecuzione dell'uomo nei confronti di lei, fino alla separazione legale.

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Informazioni


Najaa



Ti amo anima mia

«Të dua shpirti im»
Una storia di violenza



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Indice




Prefazione
Prologo
I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
XI
XII
XIII
XIV
XV
XVI
XVII
XVIII
XIX
XX
Epilogo


Prefazione





Ciao a tutti,
mi chiamo Najaa e quella che segue è la mia storia.
Sono una ragazza che ha subìto violenza, prima psicologica e poi fisica, a seguito di un tormentato amore. Ma sono anche cuore, anima, polmoni...
Sono una ragazza che non ama arrendersi e se ho deciso di non lasciare solo dentro di me le vicissitudini che seguono, è per vari motivi.
Il primo, il più importante, è sicuramente quello terapeutico.
Scrivere mi ha aiutata a esorcizzare il male, nel momento in cui lo sentivo ancora forte e addosso, sopra e dentro la pelle.
Mi ha aiutata a fare chiarezza sulla mia sensibilità, sulle mie paure.
È stato un lavoro di introspezione e di cura e credo pertanto, di poter essere orgogliosa, nell’averlo fatto e nell’essermi finalmente affrontata, nonostante non sia mai una cosa semplice da attuare.
Quello che è arrivato in seguito è stato il valore aggiunto della pubblicazione. Avere avuto questa opportunità, per me, ha significato un’ulteriore motivazione, un passo importante, per potermi in qualche modo avvicinare ad altre donne, sperando di stimolarle a reagire, portarle a riflettere, ad affinare i loro sensi, affinché non si sentano mai inferiori, da buttare via, né tantomeno si lascino rubare il cervello da chi sicuramente non le merita.
Spero con le mie parole di poter arrivare ai vostri cuori e di sentire il vostro calore, in un abbraccio immaginario enorme e solidale.
Guardatevi dentro e amatevi sempre, prima di amare gli altri.
Solo così potrete provare a raggiungere la vostra serenità.
Un grazie anticipato a chi mi leggerà e sosterrà.
Najaa


[email protected]


Prologo





La casa è avvolta dal silenzio. Un insolito, inquietante silenzio.
La TV è accesa ma è come se fosse priva di suoni e diventa impercettibile.
Solo le lancette dell’orologio di vetro irrompono e scandiscono decise i battiti della mia angoscia.
Mi è mancato questo rifugio, eppure, ora che è di nuovo mio, non riesco a viverlo.
Giro per le stanze con gli occhi sbarrati, continuamente all’erta, tremo e fatico a stare ferma. Me l’avevi garantito che saresti stato la mia ombra per sempre, se ti avessi lasciato, e ora la trovo scura e ingiusta incollata sulla mia.
Mi pedina e anche il tuo respiro sul mio collo incombe.
Penetra nelle mura che ingiustamente hai sporcato e le rende vive, una gabbia mobile intorno a me.
La percezione di morire non si dimentica.
Si insidia nelle vene per sempre e ti rende una persona diversa, consapevole che la morte è un rapidissimo secondo e che quello che la precede, se sai che sta per arrivare, è invece qualcosa di interminabile. Una dilaniante tortura.

L’estate è qua fuori. Mi osserva come ad aspettarsi un cenno di gratitudine per essere arrivata.
Ricambio lo sguardo attraverso i vetri, che hanno visto tutto, carichi di dolore, sporchi, e osservo la luce restando inespressiva.
Non riesco a sorridere.
Spargo di sale l’ingresso, poi inizio a bruciare incensi senza aroma.
Voglio che la mia casa mi accolga, che l’aria torni a essere pura, respirabile, che il tuo ricordo svanisca, ma non funziona.
Tutto sa ancora troppo di te e tutte le mie cose sembrano maledette.

Come hai potuto imbrogliarmi così, straniero?

Sei stato indubbiamente molto bravo e all’improvviso sono diventata vecchia. Una ragazza passata e con gli occhi spenti.
Tolgo le nostre foto sotto vetro appese al muro e inevitabilmente continuo a vedere noi.
Il mio vestito a fiori, i sorrisi ingenui, il futuro che non esisteva.
L’assuefazione che avevo di te, delle tue parole, delle tue labbra e non me lo perdono, perché ero cieca mentre abile, muovevi i fili del mio cuore.
Sei stato un Giuda nella mia vita.
Sei entrato piano, poi hai invaso tutto senza rispettare le barriere. Troppo passionale. Lacerante.

Torno a casa oggi, dopo mesi di assenza, ma non sono guarita.
Ho fasce di dolore attorno alle braccia e alle gambe. Schegge di vetro dentro gli occhi.
Mi stendo sul divano, li chiudo e vedo gocce purpuree che dall’alto scendono giù.
Questo accade adesso e si ripete.
Prendo l’aria a piccolissime dosi perché involontariamente il respiro si blocca e ti sento.
Allungo una mano e posso quasi toccarti.
Sei sdraiato anche tu qui ma in maniera scomposta.
Tieni una sigaretta tra l’indice e il medio della mano destra e le finestre chiuse, tanto per farmi un ennesimo dispetto.

La TV ti cerca ma non la guardi.
La mia coperta blu copre un terzo del tuo corpo. È un’abitudine perché in realtà non hai mai freddo.
C’è sporco ovunque: briciole sotto il tappeto, polvere sui mobili e uno sputo di Coca ormai appiccicosa vicino al tavolino di vetro.
Un albero di Natale è ancora all’angolo, vestito con tutti i ninnoli che ho scelto con cura per agghindarlo.
È elegante e malinconico. Scuro dietro ai colori vivi.
Il rosso sa di sangue ora, non sa di festa.
Accanto a esso c’è ancora la cornice doppia che ho decorato per il nostro primo Natale insieme che ci inquadra abbracciati sereni. Siamo accucciati a terra esattamente accanto a quell’abete di plastica.
Buffo è il destino.

Mi alzo, tengo stretto fra le mani lo spray al peperoncino e mi dirigo verso la camera.
Mi tocco il viso, non fa più male, eppure nello specchio le ferite ci sono tutte.
E ci sono anch’io, sul letto enorme, rannicchiata nel terrore sopra a un cuscino.

Non voglio stare più con te.
Per questo sei alienato.
Vuoi ribadire che il padrone sei tu e che io non posso decidere nulla, tantomeno di andarmene.

Accade tutto in un attimo.
Mi ti butti addosso con una forza inverosimile.
Sento le tua dita dentro i miei occhi che premono forte.
La tua mano aperta riesce a prendermi tutta la faccia e la tua violenza a sollevarmi come fossi di polvere.
Credo di provare un grosso dolore ma subito di non accorgermene.
Il cuore va a tremila.
Ne sento i battiti impazziti e temo possa scoppiare, poi mi scaraventi sul letto e chiudi la porta, allora non lo percepisco più.
Tutto diventa una nuvola di strazio. Qualcosa di veramente impossibile da spiegare.

«Ora tu muori! Hai capito? Muori!»

Mi dici questo e lo fai fissandomi con una follia incontrollata.
Forse tremo. Divento pallida e di ghiaccio.
Sento davvero che non uscirò viva da questa stanza.
Ho un terrore mai...

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