Fin dai suoi esordi la psicoanalisi si è interessata ai conflitti e la sua storia è legata alle vicissitudini dell'impatto della guerra sui soggetti, nella forma specifica del trauma, nonché alla guerra come modalità del legame sociale.
Questo volume raccoglie i contributi di psicoanalisti che si interrogano su quello che la guerra può insegnare alla psicoanalisi e su cosa la psicoanalisi può dire su di essa, provando a decifrarne le coordinate, e sul posto che essa ha nel discorso, cioè nella civiltà.
La guerra infatti accompagna, e forse determina, lo sviluppo delle civiltà.Le sue forme si modificano e, oggi, essa appare nella forma del "senza limite", conformemente alla modalità predominante nei nostri legami, configurando scenari inediti.
Gli effetti sui soggetti, oggi come ieri, e il modo con cui questi possono essere trattati, sono ciò di cui si occupano gli analisti, orientati da Freud e da Lacan, considerando il trauma un fatto singolare, che non si presta a soluzioni universali, né tantomeno standardizzabili.
Ma è compito degli psicoanalisti anche quello di delineare le coordinate fondamentali del nostro attuale "disagio della civiltà", per poter contribuire alla lettura del posto che la guerra occupa nel nostro tempo, al di là di qualsiasi "facile ricetta" che si vorrebbe risolutiva.

- 320 pagine
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Argomento
PsychologyCategoria
PsychoanalysisINTRODUZIONE ALL’EDIZIONE ITALIANA
Guerre senza limite è un libro prezioso.
Pubblicato nel 2015 in Francia, raccoglie i contributi di un gruppo di psicoanalisti che hanno lavorato sul tema della guerra e della relazione fra la psicoanalisi e la guerra.
Non è un libro prezioso solo per la qualità dei testi che vi compaiono, che gettano una luce inedita su un tema quanto mai attuale: la guerra, il suo impatto – diretto o indiretto – sui soggetti che ne sono toccati, il suo posto nei legami sociali e nella civiltà, in passato e nell’attualità, il mutare delle sue forme e la sua presenza nella nostra contemporaneità.
Lo è anche e soprattutto come testimonianza viva del modo con cui la psicoanalisi orientata dall’insegnamento di Jacques Lacan non indietreggia di fronte alle modalità con cui si tesse il legame sociale contemporaneo, ai suoi effetti sui soggetti, sul loro disagio e sul disagio collettivo.
Non indietreggia in due direzioni distinte, ma collegate fra loro.
Da un lato, sul versante clinico, di fronte all’incontro con il reale, sempre traumatico, che la guerra, le guerre, producono per ogni singolo soggetto, senza volerne trarre delle categorie universali. In un’epoca in cui nella clinica, e soprattutto nella cosiddetta “clinica del trauma”, dominano i protocolli di intervento e le procedure standardizzate, che tolgono la parola al soggetto in favore della valutazione statistica, mediante la quale si giudica la “normalità” o meno dell’eventuale effetto traumatico e della sua supposta “guarigione”, abbiamo qui la testimonianza di un altro modo di affrontare la questione del trauma: un modo che fa posto al soggetto, alla sua parola, alla sua unicità e alla sua soluzione del tutto singolare. Non c’è trauma universale così come non c’è uscita dal trauma che non sia attraverso l’atto creativo del singolo soggetto, che questo avvenga in un’analisi o che avvenga in altra forma, come l’arte e la scrittura.
Dall’altro lato, sul versante della decifrazione del legame sociale contemporaneo, legame sociale in cui la guerra ha un posto di rilievo, come elemento portante della civiltà. Il legame sociale attuale, caratterizzato dal predominio del “senza limite”, trova nella forma contemporanea della guerra una declinazione paradigmatica. La guerra non è più la contrapposizione fra stati, ma è la guerra di tutti contro tutti. Il nemico non è più riconoscibile come colui che veste la divisa di un esercito, ma può essere ovunque, può essere il nostro vicino. Questa logica è quella che porta le nostre civiltà a una segregazione sempre più massiccia, a erigere muri, alla delazione, al sospetto paranoico. Cadute le identità collettive, non resta che l’identità individuale, l’Io che non ne vuole sapere dell’alterità, minaccia costante contro la sua unità, contro la sua sicurezza, contro il suo potere.
Includere la guerra nel discorso, e provare a tracciare le coordinate che, oggi diversamente da ieri, ne costituiscono gli assi portanti e ne fanno uno degli elementi della nostra contemporaneità, ha dunque una cruciale valenza politica.
Si tratta per gli psicoanalisti non già di proporre delle soluzioni, ma piuttosto, di rifiutare attivamente le facili ricette, gli slogan populisti, le illusioni che spingono verso la suggestione di massa o verso l’autoritarismo, derive, queste, alla ribalta nella nostra epoca.
Paola Bolgiani
PRESENTAZIONE
Può sorprendere che gli psicoanalisti si interessino alla guerra.
Tuttavia la psicoanalisi è stata legata alla guerra fin dal momento in cui Freud ha trovato nelle nevrosi di guerra dei dati clinici essenziali. Questo lo ha portato ad abbandonare la tesi secondo la quale la vita psichica è dominata dal principio di piacere e a introdurre il suo al di là. Lo studio delle nevrosi di guerra e dei traumi di guerra non solo gli fece prendere posizione contro i trattamenti inumani e assurdi applicati alle ferite psichiche durante la Prima guerra mondiale, ma gli fece anche misurare per i soggetti la potenza della ripetizione.
Dopo il primo conflitto mondiale, alcuni avevano potuto credere che si potesse farla finita con la guerra. Dopo, non solo c’è stata la seconda, ma anche tutte le altre, locali. Dopo, la guerra non è terminata. È dunque vano mettere in opposizione la supposta barbarie alla civiltà, termine d’altra parte piuttosto obsoleto. È la pace piuttosto ad apparire come un delirio o una vana illusione. Sempre traumatica, l’esperienza delle guerre segna i soggetti che vi sono confrontati. È dunque un laboratorio dello psichismo, dato che non solo la guerra non è terminata, ma si è trasformata, è diventata multipla, diversa. Si sposa con la modernità e le sue forme contemporanee manifestano i tratti di quell’epoca che è la nostra, in questo inizio di xxi secolo: il declino del padre e del nome in favore della cifra, delle funzioni e delle procedure standardizzate; al posto dell’Altro, gli Uni-soli che modificano il concetto stesso di folla e di massa; gli schermi che permettono di vedere tutto; la comunicazione che si svolge istantaneamente attraverso le reti orizzontali…
Dopo Freud, il sapere psicoanalitico si è sviluppato, ci sono state nuove scoperte. L’insegnamento teorico e clinico di Lacan, partendo da una rilettura di Freud, ha prodotto dei passi avanti. Con Jacques-Alain Miller l’orientamento lacaniano ha preso un’ampiezza internazionale. Oggi in psicoanalisi disponiamo di dati nuovi e di strumenti nuovi. Scopo di quest’opera è farli conoscere.
È il risultato di due anni di ricerca in seno alla comunità di lavoro di orientamen...
Indice dei contenuti
- Introduzione all’edizione italiana di Paola Bolgiani
- La guerra d’Algeria: fin nel cortile della ricreazione di Yasmina Picquart
- Tre guerre di Hélène Bonnaud
- 2. Ferite ereditate
- La Guerra di Spagna: l’esilio interiore di Ángela González Delgado
- Il reale traumatico della Shoah di Liora Goder
- 3.Psicoanalisti all’ascolto dei traumi di guerra
- Una missione in Siria di Caroline Leduc
- Debiti di sangue di Bertrand Lahutte
- 4. Uscire dal trauma della guerra con la psicoanalisi
- Avere sette anni sotto la dittatura argentina di Laura Canedo
- La stella gialla di Marie-Hélène Blancard
- Nelle fauci della guerra: lacerazioni di Guy Briole
- 5. Uscire dal trauma della guerra attraverso la scrittura
- L’uomo Kertész nel secolo di Auschwitz di Nathalie Georges-Lambrichs
- Paul Celan: la guerra nella poesia di Myriam Mitelman
- Jean Paulhan: un guerriero notevole di Nathalie Georges-Lambrichs
- 1. Freud: al cuore della guerra, la pulsione
- Un trauma di guerra di Laura Sokolowsky
- Spaventose inquietudini di Guy Briole
- La pace è un delirio di Francis Ratier
- 2. Lacan: la guerra, una modalità di godimento
- Dal patriottismo all’abuso di Bénédicte Jullien
- Guerra, dittatura e regime di godimento nel franchismo di Antoni Vicens
- Il maligno compiacimento di Ruth Yolanda Arciniega
- Prigionieri di guerra:vegliare di notte di Gil Caroz
- Restrepo, o la guerra-sintomo in immagini di Jean-Pierre Klotz
- Hatufim, la guerra femminilizza di Sarah Abitbol
- 3. Modernità: oggetti di guerra
- Occhio di guerra di Gérard Wajcman
- I costi della guerra di Bertrand Lahutte
- Postfazione: il discorso e il reale della guerra di Éric Laurent
- Gli autori
Domande frequenti
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