Al di là della scelta personale e ormai consolidata da parte dell'Autore, la frammentarietà dello stile contribuisce in questo saggio a rendere le riflessioni sulla bellezza di Franco Rella adatte a restituirle l'indicibilità, l'indefinibilità, l'enigmaticità e la contraddittorietà che vari letterati, artisti e filosofi dell'Ottocento e del Novecento le hanno assegnato. Rella li rilegge selettivamente e riesce così a riproporre non solo una visione della bellezza che va oltre il livello dell'arte solo bella, la quale sconfina nel kitsch, ma a far riscoprire il senso della domanda sulla bellezza anche dopo l'orrore estremo dell'Olocausto. Completano il saggio alcune considerazioni sullo spazio estetico, che si scopre poi essere il luogo del confronto tra il pathos dell'arte con il pathos del pensiero. Questo confronto derivante da un'affinità è riconoscibile in Platone, in Hegel e in Nietzsche.

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Quale bellezza?
Informazioni su questo libro
PARTE PRIMA
QUALE BELLEZZA?
QUALE BELLEZZA?
1.L’immagine prevalente che noi abbiamo della bellezza è legata all’idea dell’armonia, che a sua volta si rifà ad una lunga tradizione che attraversa il medioevo, soprattutto quello che presenta tratti neoplatonici, e arriva con il neoclassicismo fino alle soglie del moderno. È l’idea della bellezza come virtus unitiva. Vale a dire ciò che tiene insieme – risolvendola – la pluralità del reale: che dunque trasforma il mondo in cosmos.
Già con Baudelaire questa idea viene posta in discussione. Baudelaire ne Il pittore della vita moderna parla di un carattere inesorabilmente duplice della bellezza, in cui un’oscura aspirazione all’eternità si unisce all’immediato, al contingente, a ciò che è destinato a perire. La bellezza aspira ad un oltre ed è al contempo segnata dalla caducità e dalla morte.
2.Ma chi ha messo più radicalmente in questione l’idea di bellezza come armonia è stato Dostoevskij. È diventato un luogo comune sostenere che il principe Myškin abbia affermato nell’Idiota che la bellezza salverà il mondo. Dostoevskij, attraverso il principe Myškin, avrebbe dunque affermato che la bellezza salverà il mondo. Di qui si è sviluppata in Russia nei primi decenni del ’900 una teologia della bellezza che si lega a Dostoevskij, e al suo travisamento.
Il tema della salvezza attraverso la bellezza viene sollevato da uno dei personaggi del romanzo, da Ippolìt: “’È vero, principe, che lei ha detto che la ‘bellezza’ salverà il mondo? State a sentire, signori,’ gridò a voce alta rivolgendosi a tutti, ‘il principe sostiene che la bellezza salverà il mondo’ (…). Ma quale bellezza salverà il mondo?”. E aggiunge: “Me l’ha riferita Kolja questa frase”. Ciò che interessa Ippolìt, il giovane morente che si leva contro un mondo che egli vive come una mostruosità irredimibile, è quale “bellezza” – che egli pone tra virgolette – possa salvarlo. “Il principe lo scrutò attentamente ma non rispose”.
Myškin tace. Ha davvero affermato che la bellezza salverà il mondo? Probabilmente sì, se la sua fidanzata, Aglàja, in vista del ricevimento che avrebbe dovuto ufficializzarne la loro unione, gli raccomanda di non parlare della pena di morte e della bellezza che salverà il mondo. È però difficile pensare che Aglàja, e soprattutto Dostoevskij, abbiano potuto dire quale bellezza salverà il mondo, se Myškin fin dall’inizio della vicenda ha affermato che “è difficile valutare la bellezza, e io non ci sono preparato. La bellezza è un enigma”, e se – come abbiamo visto – alla domanda diretta di Ippolìt egli non risponde. Dostoevskij, qui, nell’Idiota, sottolinea e enfatizza il carattere inquietante della bellezza. Infatti, di fronte alla “strana bellezza” di Nastàs’ja, la sorella di Aglàja, Adelaide, guardando una sua fotografia, afferma “con una simile bellezza si può rovesciare il mondo”. Si può distruggere il mondo dunque, e non salvarlo.
E proprio la bellezza di Nastàs’ja porterà la vicenda al tragico. Di fronte alla “strana” e inquietante bellezza di Nastàs’ja il principe abbandona Aglàja, di cui era innamorato, e decide di sposare proprio lei, Nastàs’ja, che lo abbandonerà proprio sulla soglia del matrimonio. Myškin la ritroverà cadavere accanto a Rogožin che di lei era follemente innamorato e che ha dovuto uccidere la sua ossessiva e ossessionante bellezza. Rogožin finirà ai lavori forzati. Myskin precipita nell’idiozia, nel balbettamento, nell’afasia.
Cosa resta dunque, si è chiesto Nietzsche ne La gaia scienza, della bellezza se le si tolgono i veli di dosso. Nulla, oppure il tremendo, come afferma Platone nel Fedro (250d) quando scrive che la bellezza è la manifestazione della verità. Nel mondo ne abbiamo pallide tracce e indizi, ma la sua vista, la visione della sua nudità “susciterebbe terribili amori”. Un paradosso su cui torneremo.
3.L’idiota è del 1869. Dostoevskij riprenderà gli stessi interrogativi e la stessa impossibilità di dare una risposta alla questione della bellezza nei Fratelli Karamazov pubblicato nel 1880 a pochi mesi dalla sua morte. La questione è affidata a Dmitrij, che dei fratelli Karamazov è certamente, si potrebbe dire, quello più umano: “umano e troppo umano”, e che forse per questo è destinato a scontare la pena di una colpa non commessa.
Dmitrij in alcune pagine molto tese si chiede dapprima se la salvezza può venire dalla poesia e dall’arte. “Quando mi capitava di affondare nella vergogna più buia e abbietta (…) allora leggevo sempre la poesia di Cerere e dell’uomo. Mi salvava forse? Mai!”. La poesia, che Dostoevskij cita da Schiller, l’autore dell’Inno alla gioia, non dà salvezza. E come potrebbe darla se essa contiene e manifesta quella bellezza che è imperscrutabile e terribile? Semmai l’arte, appunto, dovrebbe coprire e nascondere la bellezza che, dice Dmitrij, “è una cosa terribile e paurosa. Paurosa, perché indefinibile, e definirla non si può, perché Dio non ci ha dato che enigmi. Qui le due rive si uniscono, qui tutte le contraddizioni coesistono. (...). La cosa paurosa è che la bellezza non solo è terribile, ma è anche un mistero. È qui il luogo in cui Satana lotta con Dio”. Dunque Sodoma e la Madonna, male e bene sono insieme nella bellezza.
La bellezza è dunque terribile. La bellezza è dunque indefinibile.
4.Il Simposio di Platone è il racconto di un banchetto che ha avuto luogo nel 416 a.C. pe...
Indice dei contenuti
- Cover
- Book Name
- Introduction
- Title
- Copyright
- Indice
- Parte Prima Quale bellezza?
- Parte seconda Lo spazio estetico
- Profilo dell’autore
- Backcover
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Informazioni
Editore
OrthotesAnno
2017Argomento
FilosofiaPrint ISBN
9788893140911
Categoria
Arte generaleeBook ISBN
9788893140966
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