La globalizzazione, che caratterizza il nostro tempo, giustifica un senso nuovo della domanda sulla universalizzazione possibile del bene. Nel saggio si affronta il problema tenendo ben conto del significato etico del bene e della sua storia, ma insistendo in particolare sulla forma da esso assunta a partire dall'illuminismo. Da allora il discorso sui diritti umani si è allargato sempre più in quanto intrinsecamente egualitario e universale. Tuttavia una tale diffusione fa riflettere non solo sulla differenza esistente tra fattualità e normatività, ma anche sulle resistenze che essa continua a incontrare in quanto apparente imposizione occidentale. Pertanto si tratta di afferrare, in tutta modestia, i reali ostacoli che si frappongono all'attrattiva ovunque esercitata dal bene nella forma dei diritti dell'uomo.

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Globalizzazione del bene?
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Argomento
Politics & International RelationsCategoria
Ethics & Moral PhilosophyIII.
GLOBALIZZAZIONE DEL BENE
La Grecia antica non era minimamente interessata ad alcuna globalizzazione del bene. Oggetti di rispetto morale reciproco erano solo i cittadini (polites) della propria polis, cioè della propria città, e, al massimo, delle poleis alleate. Perfino nella propria polis non tutti beneficiavano di uguale rispetto morale. Si comprende perfettamente che possedere degli schiavi era cosa ben compatibile con la propria felicità e che lo status e la condizione morale delle donne erano di gran lunga inferiori rispetto agli uomini!
Il filosofo australiano Peter Singer ha osservato nella storia intellettuale dell’Occidente un Expanding Circle, cioè un cerchio in espansione degli esseri che possono richiedere rispetto morale, un cerchio, che a suo avviso ha ormai superato addirittura i limiti della specie umana, includendo anche animali provvisti della capacità di soffrire. A mio avviso Singer ha pienamente ragione a definire questo sviluppo millenario “moral progress”.11
A questo punto dobbiamo arrestarci per fare una distinzione importante, vale a dire quella tra ciò che è fattuale e ciò che è normativo. Sappiamo bene che nel mondo odierno la schiavitù è ancora molto diffusa, anche se è forse proibita dalla legge. Le donne nella maggior parte del mondo sono emarginate o, quanto meno, hanno diritti minori rispetto a quelli degli uomini, per non parlare degli animali in grado di provare sofferenza. Il cerchio in espansione di esseri che meritano identico rispetto morale non descrive, quindi, un fatto del nostro mondo. È piuttosto una norma, un imperativo, che aspetta ancora di essere realizzato universalmente. Ciò che vale per l’expanding circle di Singer, vale anche per le concezioni storiche del bene in generale. Sono tutte proposte normative, solo a volte effettivamente seguite dagli uomini. Più spesso però la realtà morale non corrisponde alle norme. Ognuno di noi, eccetto i pochi santi, fornisce esempi d’incoerenza morale quasi ogni giorno. Per non creare eccessivo imbarazzo, scelgo un esempio del Settecento: Thomas Jefferson, autore principale della “Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti” (1776), si esprimeva così:
Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per sé stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi vi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità.12
Al tempo stesso Jefferson nel corso della sua vita possedette circa 600 schiavi e aveva avuto almeno cinque figli dalla sua schiava Sally Hemmings. Per quanto ne sappiamo, Jefferson – insieme alla maggior parte dei suoi contemporanei – non si è mai accorto dell’ovvia contraddizione tra i suoi ideali illuministici e il suo status di padrone di schiavi, di cui sfruttava il loro lavoro, possibilmente abusandone perfino sessualmente.13 Negli States ci sono voluti quasi due secoli per giungere negli anni Sessanta del secolo scorso all’uguaglianza razziale.
Torniamo all’incoerenza tra gli ideali e la realtà del bene in relazione alla sua globalizzazione. Il primo tentativo di globalizzazione del bene che conosco è l’esortazione di Gesù alla missione che troviamo nel Nuovo Testamento, per esempio nel Vangelo di Matteo (28, 19- 20): “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.” – Si comprende da sé che tutto ciò che Gesù aveva comandato corrisponde al bene. Nel corso dei secoli fino al suo culmine nel XIX secolo la missione cristiana ha assunto forme molto diverse. Quasi tutte hanno avuto in comune l’uso della spada per aumentare la forza di persuasione del bene nella sua versione cristiana, o per meglio dire, nelle sue varie versioni. In quasi tutti i casi, la globalizzazione serviva innanzitutto per giustificare acquisizioni territoriali. Gli esempi della violenta global...
Indice dei contenuti
- Cover
- Bookname
- About the Author
- Title
- Copyright
- Indice
- I. Che cos’è “globalizzazione”?
- II. Che cos’è il bene?
- III. Globalizzazione del bene
- Profilo dell’autore
- Backcover
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