Se non è vero, è verosimile:
la costruzione del nemico
fra realtà e rappresentazione
Francesca Veltri
Ne La vita quotidiana come rappresentazione di Goffman la vita sociale viene paragonata a una messa in scena, «opera di gruppi che sono vere e proprie équipes teatrali e che si muovono in uno spazio scenico diviso tra ribalta e retroscena. La posta in gioco è il successo nella presentazione di se stessi». Ogni individuo si sforza di recitare al meglio il proprio ruolo sociale, di rendere convincente la propria interpretazione agli occhi del pubblico.
Dinamiche del genere assumono un’estensione e delle potenzialità inattese sul palcoscenico della politica al momento del passaggio da sudditi a cittadini, quando la Rivoluzione Francese chiederà un’ampia mobilitazione per demolire l’Ancien Régime. Ai primi del Novecento, l’avvento di nuovi mass media (radio, fotografia, cinema) accentuerà il fenomeno, dandogli proporzioni inaudite. Non c’è più bisogno che attori e spettatori siano fisicamente presenti nello stesso ambito territoriale. Goffman, che ne è consapevole, definisce territorio «un qualsiasi spazio che sia delimitato da ostacoli alla percezione», ossia che preveda dei confini non necessariamente concreti: «così i pannelli degli studi radiotelevisivi possono isolare acusticamente un territorio, ma non isolarlo visivamente». L’immagine e la parola possono essere riprodotte e trasmesse a grandi distanze e a grandi masse, divenute per la prima volta nella storia attori politici d’importanza strategica. Il suffragio universale, rompendo il monopolio del potere del notabilato, permette a chiunque sappia offrire al mondo un’efficace presentazione del sé di raggiungere risultati insperati.
Altrettanto essenziale diventa l’abilità di proporre al grande pubblico una convincente categoria del “nemico” contro cui porsi, perché in questo modo tutti gli altri diventano, almeno potenzialmente, “amici” sia del leader di turno che fra di loro. Schmitt e Freund portano agli estremi questo meccanismo, dichiarando come la politica di massa sia, per sua stessa natura, fondata sulla contrapposizione amico/nemico. Secondo questa definizione la funzione della politica «consisterebbe nell’attività di aggregare e difendere gli amici e di disaggregare e combattere i nemici». Prima che ciò possa avvenire è necessaria tuttavia un’attività assai più basilare, quella di identificare “il nemico” (sia esso un individuo o una collettività) e di smascherarne la pericolosità sociale attraverso una rappresentazione efficace, atta a convincere il resto dell’opinione pubblica a mettersi contro di lui.
Secondo Goffman ogni società è «organizzata sul principio che qualsiasi individuo che possieda certe caratteristiche sociali abbia il diritto morale di pretendere che gli altri lo valutino e lo trattino in modo appropriato». L’individuo proietta dunque intorno a sé una definizione della situazione che lo faccia considerare positivamente da coloro che lo circondano. Ciò implica una “richiesta morale” del riconoscimento altrui, basata su un patto di reciproca fiducia. In sostanza, io prometto di essere ciò che appaio, tu lo accetti e ti comporti di conseguenza.
L’intervento di alcuni fattori imprevisti può interrompere questo atto di riconoscimento, smentendo la definizione del soggetto (o del gruppo) per sostituirla con una nega...