L' Alcesti  di Euripide nell'Alcesti secondo Alberto Savinio
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L' Alcesti di Euripide nell'Alcesti secondo Alberto Savinio

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L' Alcesti di Euripide nell'Alcesti secondo Alberto Savinio

Informazioni su questo libro

Sul mito di Alcesti Euripide costruisce un dramma ambiguo, mescolando luoghi tipici della retorica tragica, elementi di marca satiresca, spunti di diatriba filosofica, intensificando l'aspetto paradossale della storia e restituendola come enigma che si condensa nel finale dominato dalla figura della donna velata. Un enigma che ispirerà, nel secondo dopoguerra, anche Alberto Savinio e la sua contestatissima pièce, Alcesti di Samuele, dove il mito s'intreccia alla storia vera di una donna ebrea, suicidatasi per non essere d'intralcio al marito in un'Europa insanguinata dalla follia nazista. Il rapporto fra modello e riscrittura, però, non si risolve in semplice "attualizzazione dell'antico": è un ben più sottile gioco di prossimità e distanziamenti, un dialogo che teorizza il proprio farsi. La tessitura analogica che connette il mito al contemporaneo si rivela spazio complesso e conflittuale, in cui alla narrazione si affianca una contronarrazione, al tragico l'antitragico, al mito la sua dissoluzione: proprio in questo si mostra del resto la profonda affinità di Savinio con Euripide, abile a scovare nei miti tensioni ossimoriche e destabilizzanti. Da entrambi Alcesti è messa in causa come incarnazione di un conflitto fra identità e rappresentazione (assenza e presenza), mentre lo scambio che sostanzia il suo sacrificio viene scandagliato su un piano in cui la dicotomia fra vita e morte si riduce a pura approssimazione. Di qui, dunque, la possibilità di esplorare il classico nel cuore di un Novecento disincantato e contraddittorio, nonché di riattraversare la riflessione saviniana sul teatro, sulla tragedia, sul contemporaneo.

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III. Prospettive euripidee

III.1. «C’è modo e modo di morire».

In Alcesti di Samuele, come già abbiamo detto, lo svelamento del mitologico corre in parallelo alla dissoluzione del tragico. Aspetto, quest’ultimo, che richiede un’analisi più attenta del rapporto Savinio-Euripide e, più avanti, una lettura comparata dei drammi che implicherà, certo, lo sconfinamento in un campo differente e più largo rispetto all’esegesi dell’Alcesti saviniana, sollecitato però, ai fini della nostra analisi, da una molteplicità di ragioni che verranno gradualmente mostrandosi.
Per quanto nel dramma saviniano, almeno a un primo approccio, l’intreccio euripideo sembri risolversi in un palinsesto essenzializzato, salvo il riferimento preciso alla scena del banchetto erculeo, pure, come si è detto all’inizio, è indubbio che la sua composizione sia stata preceduta o accompagnata da una rilettura attenta del dramma greco: ne fa fede la precisione dei dettagli euripidei già riscontrata nel disegno dell’Alceste, nonché una ricognizione nella biblioteca saviniana, presso cui, oltre all’edizione della singola tragedia nella traduzione di Ettore Romagnoli, sono conservati una scelta di tragedie euripidee introdotte e tradotte in francese da Louis Humbert e il già citato volume con traduzione di Felice Bellotti e note di Olindo Guerrini.1 Di certo, questi due ultimi volumi sono stati riferimenti bibliografici per Savinio: della Notice sur Alcesti premessa da Humbert alla sua traduzione, egli riprende ampi brani nel già citato articolo Alcesti seconda del 1946,2 articolo nel quale anche cita testualmente il brano euripideo in cui Eracle si lamenta per l’espressione accigliata del servo3 nella traduzione in versi del Bellotti; ma più ancora, già si è detto, il non esiguo apparato di note del Guerrini fu da Savinio consultato con attenzione, come mostrano i segni di lettura e le brevi annotazioni appuntate sull’ultima pagina del volume.4 Entrambi i volumi propongono una chiave di lettura analoga, e molto tradizionale, di Euripide e di Alcesti: caratterizzano il primo per la distanza dagli altri due tragici, in virtù di una peculiare impronta razionalistico-dissacrante che si mostra nella raffinatezza della dialettica di stampo sofistico operante nei suoi drammi; interpretano la seconda come celebrazione commovente dell’amore coniugale. Se il primo assunto era certo congeniale a Savinio, che proprio su quelle basi aveva rivalutato Euripide staccandosi dal giudizio nietzcheano, più faticoso ci pare inserire il secondo nel contesto della sua riflessione. L’interpretazione saviniana, infatti, seppure parte da quella base, scivola gradualmente in altri territori disegnando con precisione il processo decostruttivo a cui il tragico e l’eroico della morte di Alcesti vengono sottoposti.
Il paradigma dell’offerta di sé come atto di generosità incondizionata che si afferma sublime ed esemplare non è tanto il luogo di Euripide (ben disposto a lasciare in questo eroismo spazi di ambiguità, come vedremo), quanto piuttosto di Platone che, nel Simposio, sia pure per bocca di un Fedro non troppo avvezzo al ragionar sottile, riporta una versione della vicenda mitologica in cui non per l’intervento di Ercole ma per la nobiltà del proprio sentimento Alcesti viene dagli dei rimandata presso i vivi.5 Suggestione che senza dubbio – sulla scorta di Humbert – concorre ad alimentare la riflessione saviniana nello stadio preliminare alla composizione del dramma: Alcesti seconda ancora rievoca un’Alcesti alla quale viene donata una seconda vita «perché un amore nobile e generoso si fa stimare anche dagli dei», e conseguentemente anche una signora Schlee «che voleva tanto bene a suo marito da non reggere al pensiero che la sua qualità di ebrea potesse portargli nocumento» e che perciò «un giorno, zitta zitta, se ne uscì da questa vita». Significativamente l’articolo contiene una lunga citazione dal Simposio e si chiude indirizzandosi agli «dei di Platone»: «Lasciatevi commuovere da questo nuovo e altrettanto sublime sacrificio di una sposa. E come consentiste che Alcesti di Pelia ritornasse a veder brillare la luce del sole, consentite che torni a vedere brillare la luce del sole anche Alcesti di Samuele».6
Non che Savinio ometta di far menzione dell’opera euripidea (l’articolo fornisce anzi indicazioni di carattere tecnico, compreso il fatto che «nella tetralogia di cui essa faceva parte costituiva il dramma satirico»), né manca di caratterizzare già Ercole nei termini con cui lo inserirà n...

Indice dei contenuti

  1. Ringraziamenti
  2. Introduzione
  3. I. Da Alceste ad Alcesti di Samuele
  4. II. La rappresentazione del mito
  5. III. Prospettive euripidee
  6. IV. La corrente del fiume-vita