Come mai il leopardo ha le macchie
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Come mai il leopardo ha le macchie

  1. 160 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Come mai il leopardo ha le macchie

Informazioni su questo libro

Perché la balena, che è tanto grande, mangia solo pesci piccoli? E perché il cammello ha la gobba? Perché il rinoceronte ha una pelle così grinzosa? E come mai l'elefante è l'unico animale con un naso tanto lungo? È da domande spontanee come queste, sfuggite a ogni bambino curioso, che nascono le Storie proprio così di Rudyard Kipling. Non per niente sono le sue storie più amate e popolari, dopo Il libro della giungla. A mo' di fiaba, e con uno scilinguagnolo preso a prestito dai bambini, sgrammaticature e vizi compresi, Kipling prova a dare una risposta a quelle semplici domande, inventando spassosi miti delle origini pieni di meraviglia.

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Informazioni

Il cucciolo di elefante
Ai Tempi dei Tempi, Angelo Mio, l’Elefante non aveva proboscide. Aveva solo un naso nerognolo e sporgente, grosso come uno scarpone, che riusciva a dimenare qua e là, ma senza poter afferrare le cose.
C’era però un Elefante – un nuovo Elefante – un Cucciolo di Elefante – che aveva un’inzazziabile curriosità, vale a dire che faceva sempre un mucchio di domande. Viveva in Africa e riempiva tutta quanta l’Africa delle sue inzazziabili curriosità.
Allo zio spilungone, lo Struzzo, chiedeva sempre perché le piume della coda gli crescessero proprio in quel modo, e zio Struzzo, lo spilungone, gliele suonava col suo artiglio bello duro.
Alla zia spilungona, la Giraffa, chiedeva sempre perché la sua pelliccia avesse le macchie, e zia Giraffa, la spilungona, gliele suonava col suo zoccolo bello duro.
Eppure lui aveva sempre un’inzazziabile curriosità! Allo zio grosso, l’Ippopotamo, chiedeva sempre perché avesse gli occhi rossi, e zio Ippopotamo, quello grosso, gliele suonava con la sua zampa bella grossa; e allo zio peloso, il Babbuino, chiedeva sempre perché i meloni avessero proprio quel sapore, e zio Babbuino, quello peloso, gliele suonava con la sua zampa bella pelosa. Eppure lui aveva sempre un’inzazziabile curriosità! Il Cucciolo di Elefante faceva domande su tutto quello che vedeva, sentiva, tastava, odorava e toccava, e gli zii e le zie gliele suonavano. Eppure lui aveva sempre un’inzazziabile curriosità!
Una mattina, nel pieno della Precessione degli Equinozi, questo inzazziabile Cucciolo di Elefante fece una domanda nuova di zecca che non aveva mai fatto: «Che cosa mangia il Coccodrillo?». Tutti allora fecero «Shhh!», ma così forte da mettergli paura, e subito dopo gliele suonarono.
Quando la piantarono, cammina cammina, il Cucciolo di Elefante s’imbatté nell’Uccello Kolokolo, appollaiato nel bel mezzo di un cespuglio-di-spine-vacci-piano, e gli disse: «Mio padre me le ha suonate e mia madre pure; gli zii e le zie me le hanno sempre suonate, per via della mia inzazziabile curriosità; eppure io voglio sapere che cosa mangia il Coccodrillo!».
Allora l’Uccello Kolokolo disse, con un verso malinconico: «Vai al grande Fiume Limpopo, grigio-verde limaccioso, all’ombra delle acacie, e lì lo scoprirai».
Quella mattina stessa, quando degli Equinozi non c’era più traccia – dal momento che la Precessione si era presentata come le precedenti – quell’inzazziabile Cucciolo di Elefante prese con sé cento libbre di banane (di quelle piccole, corte e rosse), cento libbre di canne da zucchero (di quelle lunghe e viola) e diciassette meloni (di quelli duri e verdognoli), e disse ai suoi cari: «Arrivederci. Vado al grande Fiume Limpopo, grigio-verde limaccioso, all’ombra delle acacie, a scoprire che cosa mangia il Coccodrillo». E quelli gliele suonarono un’altra volta per augurargli buona fortuna, anche se lui chiese educatamente che la smettessero.
Poi, un tantino accaldato, ma per niente stupito, si avviò mangiando meloni e gettando le scorze qua e là, visto che non era capace di raccoglierle.
Andò da Grahamstown a Kimberley, da Kimberley a Khama, e da Khama verso est passando da nord, sempre mangiando meloni, finché finalmente arrivò al grande Fiume Limpopo, grigio-verde limaccioso, all’ombra delle acacie, proprio come gli aveva detto l’Uccello Kolokolo.
Ora, Angelo Mio, tu devi sapere e immaginare che prima di quella settimana, di quel giorno, di quell’ora e di quel preciso istante, l’inzazziabile Cucciolo di Elefante non aveva mai visto un Coccodrillo, né sapeva come fosse fatto. Dunque era tutta una questione di inzazziabile curriosità.
La prima cosa che trovò fu un Pitone-Di-Roccia-Bi-Colore attorcigliato su un masso.
«Scusa – disse tutto compito il Cucciolo di Elefante, – hai visto per caso una specie di Coccodrillo, in questi paraggi scivolosi?».
«Se ho visto un Coccodrillo? – disse il Pitone-Di-Roccia-Bi-Colore, con aria terribilmente scocciata. – Cos’altro hai da chiedermi?».
«Scusa – disse il Cucciolo di Elefante, – potresti dirmi per favore che cosa mangia?».
Allora il Pitone-Di-Roccia-Bi-Colore scivolò svelto giù dal masso, e gliele suonò con la sua coda squamosa e scudisciosa.
«Che strano – disse il Cucciolo di Elefante, – mio padre e mia madre, e pure mio zio e mia zia, per non parlare di zio Ippopotamo e di zio Babbuino, tutti quanti me le hanno sempre suonate per via della mia inzazziabile curriosità – ma a quanto pare qui è lo stesso».
E così, salutò garbatamente il Pitone-Di-Roccia-Bi-Colore, lo aiutò a riattorcigliarsi sul masso, e proseguì, un tantino accaldato, ma per niente stupito, mangiando meloni, e gettando le scorze qua e là, visto che non era capace di raccoglierle; finché non inciampò su quello che a lui sembrò un ceppo di legno, proprio sulla riva del grande Fiume Limpopo, grigio-verde limaccioso, all’ombra delle acacie.
In realtà, Angelo Mio, quello non era altro che il Coccodrillo, e il Coccodrillo gli fece l’occhiolino – proprio così!
«Scusa – disse garbatamente il Cucciolo di Elefante, – hai visto per caso un Coccodrillo, in questi paraggi scivolosi?».
Allora il Coccodrillo gli strizzò l’altro occhio e sollevò metà della coda fuori dal fango; al che il Cucciolo di Elefante indietreggiò garbatamente, perché non voleva certo farsele suonare un’altra volta.
«Avvicinati, Piccolo – disse il Coccodrillo. – Perché fai certe domande?».
«Scusa – disse garbatamente il Cucciolo di Elefante, – ma mio padre me le ha già suonate e mia madre pure, per non parlare dello zio spilungone, lo Struzzo, e di zia Giraffa, la spilungona (che scalcia ancora più forte), e di quell’altro grosso grosso, zio Ippopotamo, e dello zio peloso, il Babbuino; me l’ha suonate persino il Pitone-Di-Roccia-Bi-Colore, con la sua coda squamosa e scudisciosa, che sta laggiù in fondo e picchia più forte di tutti; perciò, se non ti dispiace, non mi va di farmele suonare di nuovo».
«Avvicinati, Piccolo – disse il Coccodrillo, – guarda che io sono il Coccodrillo», e per fargli vedere che era proprio lui, cominciò a piangere lacrime-di-coccodrillo.
Allora il Cucciolo di Elefante rimase sbalordito, si sedette tutto trafelato sulla riva e disse: «Ma sei proprio tu! Quello che cerco da giorni e giorni! Mi dici per favore che cosa mangi?».
«Avvicinati, Piccolo – disse il Coccodrillo, – voglio dirtelo all’orecchio».
Allora il Cucciolo di Elefante abbassò la testa vicino al muso muschiato e zannuto del Coccodrillo e il Coccodrillo l’afferrò per il naso, che prima di quella settimana, di quel giorno, di quell’ora e di quel preciso istante non era mai stato più grande di uno scarpone, benché molto più utile.
«Mi sa – disse il Coccodrillo, e lo disse a denti stretti, così, – mi sa che oggi comincio con un Cucciolo di Elefante!».
A queste parole, Angelo Mio, il Cucciolo di Elefante rimase alquanto seccato e strillò, parlando con il naso: «Lasciabi sdare! Bi fai bale!».
Al che, il Pitone-Di-Roccia-Bi-Colore strisciò verso la riva e disse: «Mio giovane amico, se non cominci subito e senza indugi a tirare più forte che puoi, ho idea che quel tuo conoscente col soprabito di pelle svasato (si riferiva al Coccodrillo) ti trascinerà al largo nella corrente prima che tu possa dire A».
I Pitoni-Di-Roccia-Bi-Colore si esprimono sempre così.
Allora il Cucciolo di Elefante si accovacciò, e cominciò a tirare, tirare, tirare, e il suo naso si cominciò ad allungare. Il Coccodrillo intanto si dimenava nell’acqua, che intorbidava con grandi colpi d...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Copyright
  3. Frontespizio
  4. Le storie di Effie
  5. Come mai il leopardo ha le macchie
  6. Come mai la balena ha la gola stretta
  7. Come mai il cammello ha la gobba
  8. Come mai il rinoceronte ha la pelle grinzosa
  9. Il cucciolo di elefante
  10. La tiritera del buon vecchio canguro
  11. L’origine degli armadilli
  12. Indice