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Principessa pel di topo
e altre 41 fiabe da scoprire
- 272 pagine
- Italian
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Informazioni su questo libro
«C'era una volta un re che aveva tre figlie, e volendo un giorno sapere chi di loro lo amasse di più, le mandò a chiamare. La primogenita rispose che le era caro più di tutto il regno; la seconda disse che le era caro più di tutte le pietre preziose e di tutte le perle del mondo; ma la terza disse che le era più caro del sale…». Inizia così la fiaba che i Grimm intitolarono Principessa Pel di topo, dando vita a un personaggio delle fiabe rimasto a noi sconosciuto. E non è il solo. Ecco perché finalmente, duecento anni dopo la prima comparsa, 42 fiabe col loro corredo di arcolai, castelli, gatti, ranocchi, barbieri, sarti, fabbri, suocere, diavoli, soldati, scarpette, chiavi d'oro e via narrando, vengono alla luce grazie a una preziosa edizione illustrata pensata per celebrare il bicentenario della prima pubblicazione delle fiabe dei Grimm, avvenuta nel 1812. Pochi sanno, infatti, che due secoli fa i celebri fratelli diedero vita a un cantiere di lavoro durato anni, a partire da materiali provenienti dalle fonti più disparate che essi continuarono a trascrivere, rielaborare e selezionare fino al 1857, anno dell'ultima edizione. Nel corso di quasi mezzo secolo, i Grimm pubblicarono ben sette edizioni diverse dei Kinderund Hausmärchen, di cui si è persa memoria poiché l'edizione corrente delle fiabe è quella del 1857. Oggi, grazie al lavoro di uno dei massimi studiosi internazionali della fiaba come Jack Zipes, i lettori italiani possono scoprire alcune delle più belle fiabe scomparse dei Grimm. Accanto a personaggi nuovi, come Pel di topo, troviamo versioni sorprendenti di alcune fiabe tra le più note: da Biancaneve a Raperonzolo, da Barbablù a Pollicino. E a completare l'opera, le superbe illustrazioni appositamente realizzate per questa edizione da Fabian Negrin, capace di cogliere con raffinata originalità lo spirito più autentico che innerva queste fiabe. E chi l'avrebbe mai detto che c'erano ancora così tante storie da scoprire nei cassetti di Wilhelm e Jacob?
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Informazioni
Argomento
LiteratureCategoria
Literature GeneralConoscere le fiabe sconosciute dei Grimm
Introduzione di Jack Zipes
Due secoli fa, nel dicembre del 1812, Jacob e Wilhelm Grimm pubblicarono il primo volume dei loro Kinder- und Hausmärchen, cui seguì nel 1815 un secondo volume. Certo all’epoca i Grimm non potevano immaginare che le loro storie sarebbero diventate le «fiabe» più famose del mondo e che quella loro edizione «pioniera» sarebbe diventata oggetto di celebrazioni e cerimonie in ogni angolo del pianeta tra il 2012 e il 2015.
L’ironia della sorte è che oggi nessuno conosce per davvero le fiabe della prima edizione, poiché i Grimm ne pubblicarono altre sei continuando ad apportare consistenti modifiche, cosicché l’ultima edizione del 1857 ha relativamente poco a che fare con la prima. Nell’arco di tempo che va dal 1812 al 1857 i Grimm espunsero numerose fiabe presenti nella prima edizione, ne sostituirono alcune con nuove o diverse versioni e ne aggiunsero oltre cinquanta; inoltre levarono le note, che pubblicarono in un successivo volume separato, rimaneggiarono prefazioni e introduzioni, diedero alle stampe una piccola edizione illustrata più rivolta ai bambini e alle famiglie, e rifinirono le fiabe fino a farle diventare delle preziose «gemme» letterarie.
Tutto ciò non vuol dire che le fiabe della prima edizione del 1812-15 fossero storie rozze o grossolane non meritevoli della nostra attenzione. Al contrario. Molte di esse appaiono oggi imperdibili rispetto alle loro versioni rivedute, poiché conservano il gusto intenso e genuino della tradizione orale e sono al tempo stesso storie sorprendenti. I Grimm non le avevano ancora «vaccinate» né censurate secondo i principi etici della loro mentalità cristiana e della loro ideologia puritana. Di fatto, all’epoca i due fratelli non avevano ancora imparato appieno ad appropriarsi di quelle storie e a riadattarle. Ecco perché rispettarono le voci degli originari raccontatori o raccoglitori. È bene infatti ricordare che i Grimm non avevano l’abitudine di andare in giro a raccogliere le storie direttamente dai popolani, come sono oggi propensi a credere molti lettori. I Grimm erano due studiosi e filologi straordinariamente brillanti che svolgevano il grosso del lavoro a tavolino. Per la raccolta delle storie orali, dipendevano perciò da svariati informatori. Pur avendo trascritto qualche fiaba che essi stessi avevano raccolto da giovani donne di Kassel e dai popolani del circondario, la maggior parte delle storie le ottennero da amici e colleghi o le ricavarono dai libri. In una prima fase, non alterarono granché le storie che ricevevano, perché erano giovani e inesperti e non avevano abbastanza materiali da comparare. Ed è proprio questo a rendere la prima edizione del 1812-15 così unica e affascinante: le fiabe sconosciute in essa contenute costituiscono un insieme ampio di voci diverse che ci parlano in modo assai più schietto rispetto alle fiabe dell’ultima edizione del 1857. Queste prime fiabe dei Grimm hanno una sincerità che ammalia e offrono una prospettiva inconsueta sui comportamenti umani e sulla nostra cultura – ecco perché è venuto il tempo di conoscere meglio la loro storia.
La storia poco nota della ricerca dei fratelli Grimm
Benché gli studiosi di folklore abbiano una certa familiarità con le biografie e le pratiche di raccolta dei fratelli Grimm, essi non sembrano avere piena contezza di alcuni dati di fatto e continuano a trascurare la circostanza assai rilevante che i Grimm cominciarono un drastico lavoro di modifica delle fiabe subito dopo la pubblicazione della prima edizione, corredata di note critiche. In aggiunta, essi non hanno mai spiegato in che modo i Grimm si siano più o meno «imbattuti» nel folklore, guadagnandosi accidentalmente la fama universale di primissimi raccoglitori di fiabe e racconti popolari.
È curioso che in gioventù ad Hanau, la loro cittadina dell’Assia, Jacob (1785-1863) e Wilhelm (1786-1859) non avessero mai dimostrato un particolare interesse per le fiabe e i racconti popolari. Avviati precocemente agli studi classici, dopo la morte del padre frequentarono il liceo di Kassel per prepararsi agli studi di legge presso l’Università di Marburgo, con l’intento di entrare nella pubblica amministrazione e dare sostegno alla famiglia. Il folklore non rientrava ancora nei loro orizzonti. Il padre, Philip Wilhelm Grimm, magistrato di spicco ad Hanau, era morto all’improvviso nel 1796 lasciando la famiglia numerosa in gravi ristrettezze economiche. Jacob e Wilhelm avevano infatti tre fratelli e una sorella minori, e la madre era dovuta ricorrere all’aiuto di suo padre e dei parenti per mandare avanti la famiglia. Date le loro disagiate condizioni, i Grimm cercarono una compensazione negli studi, ottenendo buoni riconoscimenti tanto a scuola che all’università. La loro ambizione era di seguire diligentemente le orme del padre. Ma non arrivarono mai a intraprendere la carriera di avvocati né di magistrati.
Durante gli anni universitari a Marburgo, dal 1802 al 1806, i Grimm furono ispirati da quello che divenne il loro mentore, Friedrich Carl von Savigny, un giovane professore che aprì loro gli occhi sui risvolti storici, filologici e filosofici del diritto non meno che della letteratura. Fu proprio il suo approccio storico alla giurisprudenza a catturare l’attenzione dei Grimm, la sua convinzione nell’esistenza di un nesso intrinseco tra tutte le manifestazioni culturali del Volk (inteso nella sua interezza di ceppo etnico) e le vicende storiche del medesimo Volk. Savigny insisteva inoltre che l’unico modo per cogliere appieno e comprendere il presente fosse lo studio del passato. Egli sottolineava la necessità di studiare il sistema giuridico con un approccio interdisciplinare, che consentisse di esplorare e cogliere le relazioni sottese agli usi, le credenze, i valori e le leggi di un popolo. Per Savigny – come per i Grimm – la cultura era innanzitutto il patrimonio comune di tutti i membri di un Volk. Negli anni lo studio della cultura germanica si era andato ramificando in diversi ambiti come la religione, la giurisprudenza, la letteratura e via dicendo, e la sua coerenza poteva essere ripristinata soltanto attraverso l’indagine storica. I due fratelli giunsero alla convinzione che la lingua, prima ancora del diritto, fosse in ultima istanza il legame che teneva insieme il popolo tedesco e per questa via arrivarono allo studio della letteratura tedesca antica – pur condividendo i metodi e l’aspirazione di Savigny di diffondere presso il popolo tedesco una maggiore consapevolezza giuridica della comune appartenenza.
I Grimm, da sempre voraci lettori, nell’adolescenza si erano nutriti di romanzi popolari cortesi e durante gli anni universitari cominciarono sempre più a indirizzare i loro studi verso la letteratura antica e medievale. Tuttavia, poiché la letteratura e la filologia non erano discipline riconosciute presso le università tedesche, iniziarono a pensare al mestiere di bibliotecari o all’ipotesi di coltivare autonomamente lo studio della letteratura tedesca. Si misero a collezionare libri antichi, opuscoli, annuari, manoscritti, giornali e a scrivere di letteratura medievale; intrattennero dispute con eccelsi professori e studiosi di antichi testi germanici e nordici; pubblicarono saggi polemici e curarono preziose raccolte di saghe e leggende. Avevano stretto un patto fraterno di restare uniti e lavorare insieme per il resto della vita e insieme coltivarono la passione per il recupero dell’autentico spirito del popolo tedesco attraverso le sue storie. Tuttavia, erano tempi difficili e i loro piani non erano di facile realizzazione.
Nel 1805 l’intera famiglia si era trasferita a Kassel e i due fratelli vivevano sotto il costante assillo dei problemi economici e delle preoccupazioni per il futuro dei fratelli minori. La loro situazione fu ulteriormente aggravata dal divampare delle guerre napoleoniche. Nel 1806 Jacob interruppe gli studi per prestare servizio nella Commissione di guerra dell’Assia. Nel frattempo, Wilhelm riuscì a superare gli esami di Diritto che gli consentirono di entrare nell’amministrazione pubblica e di trovare un impiego presso la Biblioteca reale, sia pure con un magro stipendio. Nel 1807, quando i francesi occuparono Kassel, Jacob perse l’incarico nella Commissione di guerra, ma venne assunto come bibliotecario del nuovo re Girolamo, fratello di Napoleone, salito sul trono della Vestfalia. Nel 1808, nel pieno di tali rivolgimenti, la madre morì e Jacob e Wilhelm dovettero farsi carico in tutto e per tutto di fratelli e sorella. Malgrado la scomparsa della madre e la difficile situazione personale e finanziaria, tra il 1805 e il 1812 i fratelli riuscirono ad affermarsi come studiosi innovatori nel nuovo campo della letteratura e della filologia tedesca – e si badi che i due erano ancora poco più che ventenni.
Grazie a Savigny, che rimase per sempre loro buon amico e mentore, i Grimm fecero due incontri destinati a cambiare la loro vita: nel 1803 conobbero Clemens Brentano, uno dei più ispirati poeti romantici tedeschi, e nel 1806 Achim von Arnim, tra i maggiori narratori romantici del tempo. Questi autori ebbero un grande impatto sui due fratelli, poiché entrambi andavano da tempo raccogliendo vecchi canti, novelle e manoscritti e condividevano il medesimo intento di riportare in vita la letteratura tedesca antica e medievale. Nell’autunno del 1805, von Arnim e Brentano pubblicarono il primo volume di Des Knaben Wunderhorn (Il corno magico del fanciullo), una raccolta di vecchie canzoni popolari tedesche, che avevano intenzione di proseguire in ulteriori volumi. Nel 1807, conoscendo le rare doti dei Grimm come studiosi di letteratura tedesca antica, chiesero il loro contributo per i due volumi conclusivi di Des Knaben Wunderhorn, pubblicati nel 1808 – un contributo rivelatosi poi essenziale. Parallelamente, Brentano li arruolò nella raccolta di racconti popolari, favole e altre storie destinate a un suo nuovo progetto. I Grimm risposero prontamente, raccogliendo storie da vecchi libri e reclutando amici e conoscenti di Kassel e dei dintorni, che fossero in grado di raccontare storie popolari o di reperirne a loro volta. In questa prima fase, i Grimm non riuscirono a dedicare tutte le energie a tale ricerca e non avevano ancora messo a fuoco l’importanza di raccogliere storie popolari. Viceversa, erano completamente assorbiti dall’intento di svelare la «poesia naturale» (Naturpoesie) del popolo tedesco, e la loro ricerca era tutta imperniata sull’esplorazione dell’epica, delle saghe e dei racconti che contenevano quella che essi consideravano la vera essenza del retaggio culturale tedesco. Sotteso al loro lavoro, c’era il potente impulso romantico di indagare e preservare l’apporto del volgo alla cultura tedesca prima che andasse perduta. In tal senso, la loro attività di raccolta di fiabe «germaniche» era un gesto di protesta contro l’occupazione francese, ma anche un gesto di solidarietà con quanti volevano forgiare una nazione tedesca unificata.
Quel che affascinava e spronava i Grimm a concentrarsi sull’antica letteratura tedesca era la convinzione che le forme culturali più pure e spontanee – capaci di tenere insieme la comunità – fossero quelle linguistiche e andassero rintracciate nel passato. Inoltre, essi ritenevano che la letteratura «moderna», per quanto assai ricca, fosse artificiale e dunque incapace di esprimere l’essenza genuina della cultura del Volk che emanava in modo spontaneo dalle esperienze del popolo e lo teneva unito. Nelle lettere, nei saggi e nei libri scritti tra il 1807 e il 1812, i fratelli cominciarono a formulare una visione condivisa delle origini della letteratura, che si basava sulle storie e le leggende e su quella che un tempo era stata l’arte orale. L’obiettivo della loro ricerca di canzoni, racconti, proverbi, leggende popolari e documenti era di scrivere una storia dell’antica Poesie tedesca, capace di dimostrare che la Kunstpoesie (la letteratura colta) non era che un’evoluzione della materia della tradizione popolare e che durante il Rinascimento la Kunstpoesie aveva gradualmente costretto la Naturpoesie (la letteratura spontanea fatta di racconti, leggende ecc.) ad arretrare e a cercare rifugio presso il popolo e la tradizione orale. Nel loro percorso di ricerca, molto precoce fu la consapevolezza di dover preservare le fonti originarie della moderna letteratura tedesca e di svelare il debito o il nesso che legava quest’ultima alla tradizione orale.
Nel 1809, i Grimm avevano ormai accumulato un’ampia mole di fiabe, leggende e altri generi di narrazioni, da cui selezionarono 54 testi che inviarono a Brentano. Egli aveva dichiarato l’intento di un probabile rimaneggiamento dei materiali, lasciandoli liberi di utilizzarli a loro volta. Fu per questo che, prima di spedirgli le fiabe, essi le ricopiarono. Brentano non le utilizzò mai, ma fortunatamente le lasciò nel monastero di Ölenberg in Alsazia. Dico fortunatamente perché i Grimm distrussero quei testi dopo averli utilizzati per la prima edizione dei Kinder- und Hausmärchen, nel 1812. I testi ricopiati di loro pugno per Brentano, ora noti come il manoscritto Ölenberg, furono ritrovati solo nel 1925 e da allora hanno fornito agli studiosi preziose informazioni sul processo di revisione avviato dai Grimm. Tutte le 54 fiabe del manoscritto Ölenberg, in gran parte raccolte da Jacob, furono trasformate per la prima edizione del 1812 in storie accurate e compiute, secondo la concezione filologica e poetica di fiaba popolare posseduta dai Grimm. Bisogna tuttavia notare che la revisione apportata per quella prima edizione fu relativamente blanda, se comparata a quella per le successive edizioni.
Nel 1812, von Arnim, che era forse all’epoca l’amico più intimo di Brentano, andò a trovare i Grimm a Kassel, e sapeva che l’amico poeta non pensava più di utilizzare i loro testi. Sapeva anche che i Grimm avevano impiegato tantissimo tempo a raccogliere ogni sorta di fiabe, leggende e storie di animali, andando ben al di là del nucleo che avevano spedito a Brentano. Per questo li incoraggiò a pubblicare la loro raccolta, che avrebbe rappresentato il loro ideale di «poesia naturale», e li mise anche in contatto con l’editore Georg Andreas Reimer di Berlino. Grazie al consiglio e all’intervento di von Arnim, i Grimm passarono il resto dell’anno a organizzare e a predisporre per la stampa le 86 fiabe che costituirono il primo volume dell’edizione del 1812.
Pur non avendo essi formulato pienamente l’impostazione data al lavoro per la prima edizione, era facile dedurre i principi ispiratori dai loro lavori precedenti. Tuttavia, il primo volume dei Kinder- und Hausmärchen non venne accolto con favore dai critici e dagli amici, che trovarono le fiabe troppo scarne, non abbastanza rifinite per invogliare la lettura dei bambini ed eccessivamente appesantite dalle note critiche. Ma questo non indusse i fratelli a recedere dalla loro originaria concezione filologica e poetica. Malgrado le differenze esistenti tra i due fratelli – tali da portare Wilhelm a optare in seguito per una più drastica revisione delle fiabe in senso poetico –, nella sostanza essi si attennero all’originario principio di recupero delle reliquie del passato. E per constatare la forza di tale principio, basta consultare la loro corrispondenza con von Arnim tra il 1812 e il 1815, anno in cui comparve il secondo volume della prima edizione. Tempo addietro, in una lunghissima lettera del 29 ottobre 1810, Jacob aveva scritto a von Arnim: «Contrariamente a quanto tu credi, sono fermamente convinto che tutte le fiabe della nostra raccolta, senza eccezione alcuna, siano già state raccontate secoli fa in ogni loro dettaglio. Molte cose belle sono andate perdute solo gradualmente. In tal senso, tutte le fiabe sono state fissate tanto tempo fa, pur continuando a circolare in infinite variazioni. Il che vuol dire che non si fissano mai. Tali variazioni somigliano ai molteplici dialetti che a loro volta non dovrebbero mai subire alcuna violazione».
Poi, in un’altra lettera scritta il 28 gennaio 1813, Jacob scriveva a sostegno delle convinzioni di Wilhelm: «La differenza tra le fiabe per bambini e quelle del focolare e il rimprovero che ci viene mosso di aver utilizzato questa combinazione nel nostro titolo è più una questione di lana caprina che di sostanza. Altrimenti bisognerebbe letteralmente allontanare i bambini dal focolare dove sono sempre stati e confinarli in una stanza. Le fiabe per bambini sono mai state davvero concepite e inventate per i bambini? Io non lo credo affatto e non sottoscrivo il principio generale che si debba creare qualcosa di specifico appositamente per loro. Ciò che fa parte delle cognizioni e dei precetti tradizionali da tutti condivisi viene accettato da grandi e piccoli, e quello che i bambini non afferrano e che scivola via dalla loro mente, lo capiranno in seguito quando saranno pronti ad apprenderlo. È così che avviene con ogni vero insegnamento che innesca e illumina tutto ciò che era già presente e noto, a differenza degli insegnamenti che richiedono l’apporto della legna e al contempo della fiamma».
Pur dichiarando nel secondo volume della prima edizione dei Kinder- und Hausmärchen, apparso nel 1815, di voler proseguire il piano del primo volume, i Grimm nella prefazione spiegavano l’importante differenza che c’era a loro avviso tra un libro per bambini e un manuale educativo (Erziehungsbuch): «Pubblicando la nostra raccolta, non volevamo soltanto rendere un servizio alla storia della poesia. Volevamo che la poesia stessa, ben presente nella raccolta, avesse un effetto: quello di dare piacere a chiunque riuscisse a trarne piacere, e in questo modo la nostra raccolta sarebbe diventata di per sé anche un manuale educativo. Qualcuno ha criticato quest’ultimo intento, asserendo che qua e là [nella raccolta] vi sono cose imbarazzanti, che non si addicono ai bambini o che risultano offensive (come le allusioni a certe circostanze e situazioni, contrarie al principio che i bambini non dovrebbero mai sentir parlare del diavolo e di niente di male). Ne consegue che i genitori non dovrebbero sottoporre la raccolta ai loro figli. In certi casi, tale preoccupazione può anche essere condivisibile, e del resto è facile scegliere quali fiabe leggere. Più in generale, ciò non è affatto necessario. Niente è in grado di proteggerci meglio della natura stessa, che lascia crescere certi fiori e certe foglie con un particolare colore e una particolare forma. Chiunque non li consideri di giovamento, né idonei ai propri specifici bisogni, peraltro non necessariamente noti, può anche passare oltre e ignorarli. Ma non può pretendere che i fiori e le foglie prendano un colore e una forma diversi».
Pur essendo attenti al valore educativo della loro raccolta, i Grimm rifuggivano l’idea di rendere le fiabe moralistiche. A loro avviso la moralità era genuina e insita nelle fiabe, e i lettori, giovani e vecchi, potevano trarre insegnamento in modo naturale dalla loro intrinseca poesia. Le interpretazioni dei lettori erano spontanee per via della natura profonda se non divina delle fiabe e, in tal senso, i Grimm consideravano se stessi dei meri coltivatori e la loro raccolta un manuale educativo in grado di fare presa sui lettori – lettori che a loro volta avrebbero tratto linfa dalla lettura di simili reliquie viventi del passato.
Tuttavia, dopo la pubblicazione del secondo volume nel 1815, i Grimm restarono nuovamente delusi dalla ricezione critica. Erano convinti d’essere fraintesi tanto dai recensori che dai lettori. Pur senza abbandonare le loro convinzioni di fondo sulle origini e l’importanza delle fiabe popolari, nella seconda edizione del 1819 si trovano evidenti indizi dell’influsso esercitato dai critici al fine di rendere le fiabe più accessibili a un ampio pubblico e più attente ai bambini in quanto lettori e ascoltatori delle storie. Nella prima edizione le fiabe erano state 156 e nella seconda il numero cresceva fino a 170, senza le lunghe note critiche, che comparvero nel 1822 in un volume separato. Wilhelm fece il grosso delle revisioni e spesso operò dei cambiamenti per attenuare l’evidente crudeltà, eliminare le fiabe potenzialmente offensive per i gusti della borghesia, e ritoccare lo stile in modo da evidenziare la loro dimensione poetica popolare e le virtù originarie. Malgrado le modifiche, era evidente che i Grimm continuavano a enfatizzare l’importanza filologica della raccolta, tesa a dare un apporto decisivo alla comprensione delle origini e dell’evoluzione del linguaggio e della narrazione.
Il recupero del significato delle fiabe sconosciute
Come già detto, la maggior parte dei lettori delle fiabe dei Grimm in tutto il mondo oggi conosce per lo più la settima edizione dei Kinder- und Hausmärchen, pubblicata nel 1857 e considerata l’edizione standard se non definitiva. Tali lettori non hanno neppure contezza del fatto che, a partire dal 1815, si siano susseguite sette edizioni continuamente rivedute e ritoccate, soprattutto da Wilhelm. Né tanto meno sanno che ci fu un’edizione più breve di cinquanta fiabe rivolta ai bambini e alle famiglie, e ripubblicata dieci volte dal 1823 al 1858. Certi critici hanno biasimato i Grimm e persino denigrato la loro opera, per via dell’incessante lavoro di trasformazione delle fiabe orali in storie letterarie, spesso condotta secondo criteri cristiani e puritani. In sostanza, molti studiosi hanno accusato i Grimm di aver ingannato i lettori facendo loro credere che le fiabe fossero uscite direttamente dalla bocca dei popolani e fossero rappresentative di un’autentica tradizione popolare.
Pur essendoci del vero in simili obiezioni, esse appaiono fuorvianti poiché trascurano il fatto che i Grimm operarono sempre in modo trasparente, ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Copyright
- Indice
- Nota dell’editore
- Conoscere le fiabe sconosciute dei Grimm Introduzione di Jack Zipes
- Il principe ranocchio
- Giochi di carte e di birilli
- La mano col coltello
- Raperonzolo
- Il tormento dell’arcolaio
- Il signor Dettofatto
- Come certi bambini si misero a giocare al macellaio
- La Morte e il guardiano d’oche
- Il gatto con gli stivali
- La tovaglia, la sacca, il berretto cannone e il piccolo corno
- Comare Morte
- Le peregrinazioni di Pollicino, figlio di sarto
- Biancaneve
- Gianni lo sciocco
- Il principe cigno
- Come un sarto si fece ricco
- Barbablù
- Urliburlebù
- Il leone del re
- Il giardino d’estate e d’inverno
- La famiglia Okerlo
- Principessa Pel di topo
- Il castello della morte
- Giovanni e Gaspare della Cascata
- La fenice
- Il carpentiere e il tornitore
- Il fabbro e il diavolo
- Le tre sorelle
- La suocera
- Il diavolo con la giacca verde
- Gli animali fedeli
- Le cornacchie
- La luce azzurra
- Lo sfaticato e il lavoratore
- Il nasone
- Il leone e la raganella
- Il soldato e il carpentiere
- Le scarpette che ballarono troppo
- Sposa bianca sposa nera
- Il selvaggio
- Le bambine e la grande fame
- La chiave d’oro
- Note e fonti di Jack Zipes
Domande frequenti
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