Un pezzo importante della vita di Marina Premoli è storia recente. Che lo abbia voluto o meno, previsto o meno, la sua storia va a comporre insieme a molte altre la controversa e frammentaria narrazione degli anni di piombo.Ma intorno, prima e dopo, si delinea una figura più complessa, reticente, tormentata, che tenta di riparare a una dolorosa storia familiare; che pare buttarsi a capofitto nella lotta armata per sfuggire alla depressione e all'alcolismo; che inaspettatamente accoglie poi la reclusione con sollievo, come l'ultimo estremo riparo dalla violenza e dall'incalzare ansiogeno degli eventi.In un ordine che non è cronologico, ma scandito da una faticosa ricerca del tempo perduto, i ricordi di un'infanzia dorata si alternano ai momenti più drammatici della clandestinità, mentre ogni tanto si riaffaccia la donna di oggi, tornata con il suo difficile passato nei ranghi della buona società, a conferma del fatto che «i borghesi cascano sempre in piedi».Senza nessuna retorica, lontana dal tono eroico di molte memorie di quegli anni, Marina Premoli sembra cercare, più che una spiegazione, soprattutto la forza per riuscire a dire la sua storia, senza omettere né aggiungere nulla. La scrittura asciutta e schietta non si piega a nessuna tentazione assolutoria, a tratti limitandosi a uno scarno resoconto, altrove accendendosi nella commozione, nello sdegno, nel rimpianto.

- 240 pagine
- Italian
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Questa è già la mia vita
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Addio, del passato!
Addio, del passato bei sogni ridenti,
Le rose del volto già sono pallenti;
L’amore d’Alfredo pur esso mi manca,
Conforto, sostegno dell’anima stanca
Ah, della traviata sorridi al desio;
A lei, deh, perdona; tu accoglila, o Dio,
Or tutto finì.
Le gioie, i dolori tra poco avran fine,
La tomba ai mortali di tutto è confine!
Non lagrima o fiore avrà la mia fossa,
Non croce col nome che copra quest’ossa!
Ah, della traviata sorridi al desio;
A lei, deh, perdona; tu accoglila, o Dio.
Or tutto finì!
(Traviata, ATTO III)
Dopo la penosa trafila di innumerevoli interrogatori, cui seguono lunghissimi processi – Milano, Torino, Roma, Venezia, Parma, Pesaro – arrivo ad accumulare una pena complessiva di oltre venti anni di reclusione.
Passati otto anni, dopo varie richieste, ottengo dal Tribunale di Sorveglianza di Roma il permesso di essere ammessa al «Lavoro all’esterno». Sono felice.
Esco la mattina dal carcere, alle 7,30. Alle 9 devo essere nella sede della Cooperativa di servizi informatici Yes/No (costituita grazie ai pc regalatici dalla Caritas), dove traduco con passione per varie case editrici. Spesso il Tribunale manda i controlli.
Un’ora di uscita per pranzo, nella quale riesco a fare rientrare i giri più incredibili.
Dalle 14 alle 19,30 di nuovo in sede. Alle 21 rientro a Rebibbia.
La sera – con difficoltà – seduta sulla branda, tappi alle orecchie, per escludere la Tv delle compagne di cella, comincio a scrivere. Piccole cose. Per me.
In seguito, con i dovuti tempi, questa misura alternativa alla detenzione viene modificata con quella della «Semilibertà». Gli orari rimangono più o meno uguali.
In parte, per motivi di lavoro, la trascorro a Firenze, dove di giorno presto servizio presso il Cirs, un Centro di riabilitazione di ragazze in difficoltà.
La notte rientro nel carcere fiorentino di Sollicciano.
Alla vigilia di Natale del 1994, il Tribunale di Sorveglianza di Firenze commuterà la pena in «Liberazione condizionale».
Dopo la giornata di lavoro al Cirs, la notte ora rientro presso il Convento di suore francescane in Piazza del Carmine.
Fino alla fine del 1996.
Sogno, 25 ottobre 2016. Non riesco a scrivere guardando le persone dalla finestra. Allora decido di entrare in una casa e guardare dentro. È estate, lascio la bicicletta poggiata contro una bella casa e entro. Mi trovo davanti scale molto ripide. Salgo al quarto piano e trovo una bella camera ordinata, con un bel letto singolo, come il mio ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Il libro
- L'autore
- Questa è già la mia vita
- Una sera
- La cattura
- Il carcere
- Foto
- Genova, tra le macerie
- La nonna materna, Iole
- Orietta
- Roma, il Gianicolo
- Aurelio
- Il Babuino
- La domenica in villa
- Fotogramma controluce
- Il nonno Carlo
- Un salto in avanti: alcol e nebbia
- Cimitero al sole di luglio
- Suore e bambine
- Marina dans le métro
- In vacanza in Italia
- A Bruxelles
- A Londra si parla inglese
- In Italia per sempre
- Come sei bella Roma
- La rabbia
- Ho un ragazzo
- Rifiuto
- L’uscita dai ranghi e l’uscita di testa
- Milano, la prima volta
- Via Sottocorno (per i ferrovieri)
- A Scirocchetto, completamente sciroccata
- «Da sola non può riuscire a smettere»
- Roma: tra i metalmeccanici in corteo
- Milano, la seconda volta
- «Coi socoi, come al tempo de guera!»
- Oh! Che bel castello…
- Mi salva la Costituzione
- Il carcere, la prima volta
- Gli occhiali dell’ideologia
- La formica latitante
- Aliena nella mia città
- La prima rapina
- Clandestina a Roma
- Da villa Felice alla Casilina
- Le notti in treno
- Lo scioglimento
- Una notizia inaspettata
- L’evasione
- La seconda cattura
- I primi otto anni
- Addio, del passato!