Montessori dalla A alla Z
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Montessori dalla A alla Z

Lessico della pedagogia di Maria Montessori

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Montessori dalla A alla Z

Lessico della pedagogia di Maria Montessori

Informazioni su questo libro

Nasce il primo dizionario montessoriano: una guida pronta all'uso sui principi, le pratiche e i materiali del più famoso metodo educativo al mondo. In questo libro Battista Quinto Borghi, presidente della Fondazione Montessori Italia, ci guida nell'universo di Maria Montessori, spiegando con chiarezza i concetti fondamentali della sua pedagogia.

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Informazioni

Prima parte
I principi

A

Adattamento

Quando ci accade di trovarci in un ambiente diverso dal nostro cerchiamo, per così dire, di adattarci alla situazione in cui ci troviamo anche se non è per noi abituale. Per un bambino le cose non stanno così. Quando un bambino nasce, si trova calato in un ambiente e la cosa che fa è che lo assorbe in sé: lo fa con gli strumenti che ha a disposizione e con le energie di cui è capace. Le cose che vede e che sente vengono a far parte della sua psiche. Il bambino piccolo assorbe dall’ambiente nel senso che fa sue le cose dell’ambiente, quell’ambiente finisce per forgiare la psiche del bambino perché il bambino, crescendo in un ambiente, struttura la propria psiche in relazione alle caratteristiche dell’ambiente in cui vive e, nel tempo, non se ne distaccherà più. Maria Montessori parla di «memoria vitale» (o memoria della vita) nel senso che, nei primi anni di vita, il bambino costruisce la propria vita psichica sulla base delle (>) Impressioni che riceve dal suo ambiente di vita. Per ambiente non dobbiamo intendere solamente l’ambiente fisico; uno degli esempi più significativi di adattamento è, infatti, quello del linguaggio: il bambino assorbe e fa sue, apprendendole spontaneamente, le peculiari caratteristiche della lingua del luogo, comprese la pronuncia e la costruzione della frase e del periodo, nonostante l’enorme complessità di questo processo (M-09).1
L’adattamento è perciò per M.M. qualcosa che va oltre la ricerca di un equilibrio e non è di certo da confondere con l’«adeguamento» agli standard comportamentali presenti nel contesto. È un processo «creativo» della mente che assorbe l’ambiente allo scopo di auto-costruirsi.
È interessante notare che per M.M. l’adattamento è fondamentale per lo sviluppo e che è un processo naturale in cui è importante non interferire. Non serve perciò adottare metodi particolari ma è importante seguire «la natura umana che si svolge» in modo spontaneo nel bambino. È perciò importante la (>) Libertà del bambino, all’interno di un (>) Ambiente preparato, in cui per libertà si intende la possibilità per il bambino di trovare la propria strada (le proprie soluzioni motorie, comunicative, linguistiche, espressive, ecc.).
Il bambino si adatta dunque all’ambiente secondo proprie regole interiori e dettate dalla natura, nel senso che le assorbe, cioè le interiorizza. Si tratta di un comportamento «locale»: il bambino fa proprie le caratteristiche di un particolare luogo, quello in cui nasce, assorbendo costumi, mentalità e caratteristiche culturali: egli si adatta alla cultura in cui si trova e vive e si identifica con essa. È perciò nell’infanzia che si deposita una determinata cultura, e senza l’infanzia le culture non potrebbero esistere. L’infanzia è un periodo fondamentale della vita e, se si vogliono infondere nuove idee, se si vogliono migliorare le abitudini di un paese, bisogna partire da essa. Essenzialmente da qui deriva l’importanza dell’educazione, che ha il compito di fornire facilitazioni che devono essere messe a disposizione del bambino allo scopo di rendergli più facile l’adattamento all’ambiente (M-37).
M.M. insiste ripetutamente sul fatto che l’adattamento non deve essere imposto dall’adulto. L’adulto ha la pretesa che il bambino si adatti alla vita sociale propria degli adulti e, in questo senso, essi guardano al «bambino futuro» e non al bambino attuale, creando forzature artificiali che sono in contrasto con la natura del bambino. E questo rappresenta un modo per violare la dignità del bambino, non tenere conto che ha una personalità tutta sua che andrebbe rispettata. Il bambino si trova dunque in un ambiente sociale che non lo comprende, non riesce a adattarsi e si trova a essere escluso. Egli, infatti, «non può condurre una vita regolare nel mondo complicato degli adulti…», si sente soffocare e non gli «rimane che una cosa sola: il desiderio intenso di liberarsi il più possibile da tutto e da tutti» (M-23). Solo infatti se il bambino è libero potrà essere, nel domani, un individuo libero e, quindi, non solo pronto per far parte di una società ma anche dotato di strumenti per riconoscere il diritto di tutti e per apprezzare pienamente l’umanità al di fuori di qualsiasi discriminazione e in grado di andare oltre il nazionalismo (M-37).

Adolescente

L’età dell’adolescenza è il terzo «periodo sensibile» (> Periodi sensitivi) dopo quello dell’infanzia (caratterizzato dallo sviluppo sensoriale e dall’amore per la natura) e quello della fanciullezza (caratterizzato dalla comparsa del pensiero astratto e dall’apertura al mondo sociale). È anche una fase caratterizzata da un importante travaglio psicologico dovuto alla transizione dalla mentalità del fanciullo inserito in una famiglia a quello che di lì a poco sarà un uomo che deve vivere nella società. Ha bisogno perciò, da un lato, di sentirsi protetto, dall’altro di «essere messo in grado di comprendere il ruolo di uomo che dovrà svolgere nella società» (M-39).
L’insegnamento in relazione a questa età non dovrebbe limitarsi all’assimilazione di un accumulo di nozioni senza distinzione fra ciò che è importante e ciò che è secondario: si tratterebbe di un insegnamento superficiale che non sarebbe in grado di aiutare l’adolescente a intercettare la complessità tanto dei saperi, quanto del mondo che lo circonda. La scuola secondaria dovrebbe preparare alla vita, aiutando la giovane personalità a prepararsi alle circostanze impreviste.
Questo non significa che debba rinunciare a prepararsi alle professioni intellettuali, ma non deve ridursi esclusivamente a questo sopprimendo la «cultura», e la formazione non dovrebbe essere intesa come una sorta di «somma di discipline» che camminano parallelamente e senza un’integrazione fra loro. Anche il lavoro dell’adolescente che frequenta le scuole superiori non dovrebbe essere «misurato» come se si trattasse di pesare con una bilancia meccanica. Il «brutto voto», più che un incentivo, costituisce sempre un’umiliazione e quindi scoraggia l’adolescente anziché spingerlo ad andare avanti (M-39).

Adulto

M.M. è fortemente critica sulla capacità degli adulti di comprendere i bambini, e di ciò si trovano conferme in molti suoi scritti. Definisce l’adulto «il grande accusato». Il bambino non può crescere in modo libero, come la sua natura vorrebbe, perché l’adulto, che non lo comprende, glielo impedisce. M.M. denuncia un gap profondo fra infanzia ed età adulta. I padri e le madri, e in una parola gli adulti in generale, sono i custodi dei bambini e si sentono perciò per definizione degli educatori, poiché dedicano ai propri figli le loro energie e il loro amore: sono convinti perciò di fare bene, senza tuttavia rendersi conto che le cose non stanno sempre così. Gli adulti commettono infatti errori che non sanno di commettere, perché sono errori inconsci. In altre parole, agiscono basandosi sull’immagine di bambino che hanno in mente (si tratta perciò di un bambino immaginato), senza tuttavia riuscire a viverlo dall’interno e, quindi, a vedere il bambino reale. Occorre perciò modificare l’adulto affinché non metta in pericolo la vita psichica del bambino; egli deve andare alla ricerca del bambino sconosciuto, cercando l’ignoto «che sta nascosto nell’anima del bambino». E per fare questo «occorre che l’adulto trovi in sé l’errore ancora ignoto che gli impedisce di vedere il bambino» (M-09). L’adulto deve superare la propria posizione egocentrica, evitando di considerare il bambino secondo propri parametri che lo portano inevitabilmente a un’incomprensione profonda della vita psichica infantile. Il bambino infatti non è un essere vuoto che l’adulto deve riempire, né un soggetto inerte e incapace. L’adulto non è il «creatore del bambino, ne è semplicemente il custode poiché il bambino si crea da se stesso». Il bambino ha dentro di sé sorprendenti potenzialità che vanno intercettate e sostenute, soprattutto attraverso la preparazione di un ambiente adatto, poiché quando nasce, pur apparentemente inerte, è pronto a funzionare, sia per quanto riguarda le funzioni del corpo che per quanto concerne le funzioni psichiche latenti e, tuttavia, già immediatamente disponibili a esprimersi purché il contesto di vita che gli sta intorno gliene offra la possibilità. Infatti, il bambino non si sviluppa dal nulla ma la sua «vita psichica ha bisogno di una difesa e di un ambiente analoghi agli involucri e ai veli che la natura ha posto intorno all’embrione fisico» (M-09).
M.M. confermerà anche in seguito l’incapacità degli adulti di comprendere il bambino. È per lei evidente che il bambino ama l’adulto, lo ama profondamente, lo cerca, vuole essere accompagnato a letto, vuole mangiare insieme a lui, e così via. Quelli che a volte gli adulti interpretano come (>) Capricci, proprio per la grande sensibilità e per il grande affetto nei loro confronti, possono essere in realtà il tentativo di mettere in atto una difesa profonda verso l’adulto intrusivo. L’adulto infatti «con la continua sorveglianza, con gli ammonimenti ininterrotti, coi suoi comandi arbitrari disturba e impedisce lo sviluppo del bambino». Da qui il desiderio intenso del bambino «di liberarsi il più possibile tutto e da tutti». È questo il motivo per cui quanto più «l’ambiente corrisponderà ai bisogni del bambino, tanto più limitata potrà essere l’attività [dell’adulto]» (M-23).
Il «segreto» dell’infanzia (M.M. scriverà un libro proprio con questo titolo) consiste nella difficoltà dell’adulto a comprendere veramente il bambino. Se l’anatomia ha permesso il nosce te ipsum (conosci te stesso) fisico, per arrivare al nosce te ipsum psichico, l’adulto deve affrontare lo studio del neonato umano: l’umanità adulta deve «conoscere le leggi occulte che guidano lo sviluppo psichico dell’uomo» (M-36). Di conseguenza, anche il bene per l’intera società deve passare dalla scoperta del bambino, ed è in questo senso che «il bambino, che chiude in sé il segreto della nostra natura, divenga il nostro maestro» (M-36). La posizione fortemente critica di M.M. ha avuto il merito di attirare l’attenzione sul bambino, mettendo in luce gli straordinari strumenti che possiede per crescere, purché si trovi nelle condizioni giuste e non incontri intralci e impedimenti. Gli adulti infatti non sempre sono in grado di leggere i segni del bambino e quindi non sempre intercettano i loro messaggi e, di frequente, agiscono inconsapevolmente contro di lui.
In seguito, negli scritti successivi, M.M. confermerà l’incapacità degli adulti di comprendere i bambini aggiungendo altri argomenti. Sarebbe sufficiente tuttavia che anche i genitori si comportassero «secondo natura»: in natura vi sono molti comportamenti virtuosi da cui prendere spunto. Anche presso gli altri mammiferi è possibile osservare comportamenti d’amore delle madri: è tale amore che fa sì che la crescita dei cuccioli sia sana e serena. Su questa linea di riflessione, M.M. rivolge sorprendenti elogi alle madri (M-47a). È l’amore della madre che salva e protegge il bambino, e questo avviene in modo del tutto simile anche in diverse specie animali. L’amore delle madri è qualcosa di molto di più della sopravvivenza del più adatto di cui parla Darwin. L’amore della madre è la garanzia non solo della vita biologica ma anche della vita emotiva e cognitiva del bambino. L’amore delle madri è — quasi sempre — un frutto che nasce spontaneamente con la nascita biologica del bambino: l’amore materno è un dono della «natura».
La posizione di M.M. su questo punto nell’ultimo periodo si ammorbidisce e riconosce che l’incapacità dell’adulto di comprendere il bambino è in qualche modo giustificata, ad esempio, dalle condizioni difficili o dall’educazione a propria volta ricevuta. La sua posizione si avvicina a quella di Rousseau e aggiunge che il problema si può risolvere non, come diceva l’autore dell’Emilio, allontanando il bambino dalla società corrotta, ma aiutando le madri in difficoltà attraverso l’educazione, perché l’amore materno è una forza in sé, è una potenza naturale che non deve andare dispersa. Occorre perciò accompagnare le madri in difficoltà a comportarsi secondo le leggi che la natura ha dettato. «Le madri devono tornare a collaborare con la natura, oppure la scienza deve trovare qualche modo per aiutare e proteggere lo sviluppo psichico del bambino, come ha trovato il modo di aiutarne e proteggerne lo sviluppo fisico» (M-47a).
Dunque, su questo argomento, M.M. modifica gradualmente la propria posizione. Se inizialmente (nel 1909) il genitore era un ostacolo al bambino perché radicalmente incapace di comprenderlo, successivamente (nel 1949) tale incapacità può essere superata da una formazione adeguata. Deve essere chiaro che i genitori non sono i proprietari dei figli. Se prima il bambino si trovava nel grembo della madre, in seguito, dalla nascita in poi, la crescita consisterà in un continuo e progressivo distacco da lei. L’amore che la madre nutre per il bambino deve tradursi in azioni e scelte che variano a seconda dell’età del bambino, ma che devono tuttavia portare gradatamente a quel tipo di relazione in cui è come se il bambino chiedesse: «Aiutami a fare da solo!». In questo senso, la formazione dei genitori e l’educazione delle madri sul trattamento del bambino «devono essere veramente considerati come una questione sociale» (M-49).

Alimentazione

Sono molte le testimonianze degli scritti di M.M. in cui è possibile cogliere il passaggio dalla vocazione medica a quella pedagogica. Inizialmente, quando alla fine del XIX secolo si occupava dei bambini «idioti», si sentiva pienamente un medico che — dopo la scoperta di (>) Itard e di (>) Séguin — si apriva al fronte dell’educazione. Con l’esperienza della Casa dei bambini, però, la situazione si capovolge e la Montessori inizia a considerare preminente la pedagogia rispetto alla medicina: in questo modo reinterpreta, per così dire, il concetto di salute come benessere fisico e psicologico globale, come condizione necessaria per uno sviluppo sano.
Nelle opere montessoriane è possibile riscontrare costantemente la consapevolezza della necessità di un’alleanza virtuosa fra le scienze della natura (ambito nel quale si colloca anche la medicina) e l’humanitas che è in ogni bambino. Il prendersi cura è al centro della pedagogia montessoriana, cura intesa sempre più non come riparazione (come nel caso dei bambini ospedalizzati nel periodo tra il 1898 e il 1900), ma come progettualità educativa finalizzata alla costruzione di un ben-essere che deve riguardare ogni bambino.
M.M. è medico, e osserva i bambini anche da medico. Da qui l’attenzione profonda, fin dall’apertura della prima Casa dei bambini, a quella medicina della salute che caratterizzerà il suo progetto. Non sorprende quindi che si preoccupi, per proteggere lo sviluppo infantile, anche dell’alimentazione dei più piccoli: dal modo di preparare il brodo e le minestre a come e quando somministrare il latte, le uova e la carne, così come per il pane, la frutta e le bevande (M-09). Non sorprende nemmeno che, nella prima edizione del Metodo (M-09), offra indicazioni e dia istruzioni come farebbe un qualsiasi medico pediatra mentre, nella terza edizione (M-26), di fronte agli stessi problemi di denutrizione, il linguaggio muti, portandola a dire: «E infatti le prime Case dei bambini di San Lorenzo furono gremite di piccoli bambini miserabili, che colpirono vivamente i miei occhi di medico. […] Ma non fu possibile [garantire] un’alimentazione adeguata. […] I bambini vissero però in una tale gioia e soddisfazione che, alla fine dell’anno, il colorito dei visi abbelliti e risanati accompagnava lo scintillare degli occhi…» (M-26). È interessante notare come più avanti (siamo sempre in M-26) si troverà poi a sostenere: «Questo criterio [cioè corrispondere ai bisogni profondi dell’animo del bambino] ha fatto pensare a molti che il mio metodo non voglia prendere in sufficiente considerazione l’igiene fisica del bambino. Ma niente è più falso di questo». Nella quinta edizione (M-50) scomparirà l’intero paragrafo, a indicare che ormai questa preoccupazione non le apparteneva più.
Abbiamo dunque una testimonianza del graduale passaggio di M.M. da una concezione basata sul funzionamento fisiologico dell’organismo a una posizione integrata e, potremmo dire oggi, olistica.

Ambiente educativo

Nell’ambiente è nascosto il segreto del bambino. Ed è nell’ambiente che bisogna agire per liberarlo. «Il metodo di osservazione è stabilito su una sola base: cioè che i bambini possano liberamente esprimersi e così rivelarci i bisogni e attit...

Indice dei contenuti

  1. L’autore
  2. In collaborazione con la Fondazione Montessori Italia
  3. Presentazione
  4. Premessa
  5. Prima parte: I principi
  6. Seconda parte: I materiali di sviluppo
  7. Terza parte: Appendici