Verso una strategia d'uscita: regole o discrezionalità?
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Verso una strategia d'uscita: regole o discrezionalità?

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Verso una strategia d'uscita: regole o discrezionalità?

Informazioni su questo libro

l libro presenta il testo (italiano e inglese) del Discorso Bruno Leoni 2011 tenuto da John B. Taylor a Milano il 7 febbraio 2011. Taylor – tra i più importanti economisti monetari del nostro tempo, noto in particolare al pubblico per la "regola" di politica monetaria che porta il suo nome – si sofferma sull'alternarsi in questi ultimi decenni di politiche discrezionali e di politiche basate su regole generali e astratte. L'economista di Stanford arriva a presentare un vero modello del ciclo "politico-regolatorio" sotteso a questa dinamica.

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Informazioni

Editore
IBL Libri
Anno
2011
eBook ISBN
9788864400549
Argomento
Business
Categoria
Finanza

Verso una strategia d’uscita: regole o discrezionalità?

di John B. Taylor
Desidero innanzitutto ringraziare l’Istituto Bruno Leoni per avermi invitato a tenere il Discorso Bruno Leoni 2011. Sono lieto di aver potuto constatare di persona l’ottimo lavoro dell’Istituto nell’opera di promozione della libertà politica ed economica sotto la guida di Alberto Mingardi. Non sono meno lieto dell’opportunità che ho avuto di conoscere e apprezzare i grandi vini piemontesi e la straordinaria ospitalità della vostra città. E, non ultimo, un ringraziamento a tutti voi per la vostra presenza di stasera.
Questa bellissima sala, la Galleria, così come il resto di Palazzo Clerici, è testimone di una lunga storia. Sapere che il soffitto è stato affrescato da Tiepolo nel 1741, trentacinque anni prima della fondazione del mio paese mi ha invogliato a cercare di saperne di più.
Anche per rispondere alla domanda in materia di strategie d’uscita posta dal titolo di questa conferenza, ossia se dobbiamo imboccare la via delle regole o della discrezionalità, voglio appellarmi alla storia. Mi rifarò, quindi, certamente non al 1741, ma agli anni Sessanta, per illustrarvi la straordinaria storia dell’altalena tra regole e discrezionalità, ossia di una questione che ha sempre rivestito una notevole importanza nella scienza economica e che oggigiorno è particolarmente saliente.
Appunterò la mia attenzione principalmente sugli Stati Uniti. Esaminerò anche le evidenze prodottesi in Europa che suffragano la mia tesi, ma gli Stati Uniti sono il caso che conosco più a fondo e nel quale si possono ravvisare con particolare chiarezza i notevoli avvenimenti storici che possono contribuire, io credo, a capire in quale direzione dovremmo incamminarci oggi.
Se prendete in considerazione l’ultima cinquantina d’anni potete osservare alcune decise tendenze nel modo in cui la politica è oscillata da un maggior grado di discrezionalità e di interventismo, per poi tornare ad una linea maggiormente improntata all’imposizione di regole fisse, e così via. Si è trattato cioè di un ciclo tra regole e discrezionalità politica.
Il periodo degli anni Sessanta e Settanta, ad esempio, è contraddistinto da politiche interventiste, come illustrerò di qui a poco. In quel periodo vi furono numerosi interventi, tanto sul versante fiscale quanto su quello monetario. Negli anni Ottanta e Novanta, viceversa, abbiamo assistito ad una minore propensione al ricorso a politiche interventiste. Per usare la mia espressione, si è trattato di un periodo maggiormente basato sulle regole. Se, infine, volgiamo il nostro sguardo agli ultimi anni (anche se è difficile stabilire esattamente da quale momento iniziare), possiamo constatare un ritorno ad un maggiore interventismo e ad una predilezione per la discrezionalità. Ritengo che sia particolarmente interessante, nell’esaminare tali tendenze, la constatazione che esse sono motivate tanto dalla politica monetaria quanto da quella fiscale. La causa fondamentale, tuttavia, non risiede semplicemente in queste politiche, anche se mi soffermerò su entrambe. L’oscillazione del pendolo ha cause più ampie.
Quando impiego l’espressione “basato su regole” in opposizione a “discrezionale” non intendo necessariamente rifarmi alla distinzione tra i due concetti utilizzata in campo accademico, per quanto essa rivesta una grande importanza nella ricerca. In questa sede non mi riferisco specificamente alla distinzione (occasionalmente desunta dalla teoria dei giochi) tra politiche discrezionali, definite come soluzioni sub-ottimali ad un gioco, e regole, che per definizione ne rappresentano la soluzione ottimale. Anziché avvalermi di questa definizione di natura più tecnica, quando parlerò di politiche discrezionali intenderò semplicemente politiche meno prevedibili, più interventiste e miranti ad una “regolazione fine” dei meccanismi economici, nonché, se volete, a politiche di più breve respiro temporale. Viceversa, le politiche basate su regole tendono ad essere maggiormente prevedibili, più sistematiche nel corso del tempo e a comportare un minor grado di interventismo. Si tratta, come illustrerò tra breve, di una distinzione che emerge chiaramente dai dati disponibili. Potremmo addirittura immaginare, da un punto di vista economico, una variabile X in grado di indicare se una determinata politica sia basata su regole o meno. Valori più alti per X potrebbero rappresentare politiche maggiormente basate su regole, mentre, viceversa, valori più bassi equivarrebbero a politiche più discrezionali. Nel mio intervento tenterò di analizzare le oscillazioni del valore di X nel corso del tempo.
Cercherò di esaminare le cause di tali oscillazioni, ma – aspetto più importante ai fini della mia conferenza odierna – cercherò soprattuto di determinare le loro ripercussioni. È certamente possibile, specialmente nel caso delle politiche fiscali e monetarie, stabilire quale sia il loro effetto sulle condizioni generali dell’economia, esaminando il tasso di disoccupazione, il tasso d’inflazione, la frequenza delle recessioni, la durata delle fasi di espansione. Tutte queste misure di rendimento economico sono fortemente influenzate dal rapporto tra discrezionalità e aderenza alle regole nella condotta delle politiche fiscali e monetarie. Si può immaginare di misurare tale rendimento sulla base di una seconda variabile, diciamo Y. Quello che cercheremo di fare in questa occasione è esaminare in che modo X influenza Y.
È vero che valori elevati di X per politiche basate su regole sono correlati a valori elevati di Y per il rendimento economico? Oppure è vero l’opposto? Osservando le oscillazioni in un verso e nell’altro nel corso del tempo, dovremmo essere in grado di rispondere a questa domanda. Potremmo inoltre chiederci – sulla base di quanto riscontriamo, di tale relazione, delle tendenze osservate – se questo processo possa indicare una particolare strada da imboccare, se volete una strategia d’uscita dal rendimento economico sotto tono degli ultimi anni.
La prima oscillazione negli Stati Uniti si è verificata negli anni Sessanta e Settanta, quando ci siamo spostati in direzione di politiche discrezionali maggiormente interventiste. Talvolta si indica questa svolta con l’espressione “rivoluzione keynesiana”. È certamente vero che questa tendenza ha preso le mosse da Keynes, ma si è imposta concretamente solo negli anni Sessanta, negli Stati Uniti, iniziando con l’Amministrazione Kennedy e rafforzandosi sotto il successore Johnson. Nel 1962 venne redatto un documento per certi versi straordinario, intitolato Economic Report of the President. In esso, illustri economisti facenti parte del Council of Economic Advisers del Presidente difendevano l’idea di interventi di stampo keynesiano, necessari, a loro dire, per mantenere la stabilità dell’economia. I loro ragionamenti risultarono persuasivi e produssero numerosi interventi keynesiani quali il credito d’imposta per gli investimenti, un’addizionale d’imposta, rimborsi temporanei d’imposta e molti altri pacchetti di provvedimenti miranti a “stimolare” l’economia. Ancora negli anni Settanta il governo federale avrebbe continuato a concedere sovvenzioni di stimolo agli stati, affinché essi iniziassero a spendere, a costruire infrastrutture e a mantenere in moto l’economia.
Negli anni Sessanta e Settanta, dunque, abbiamo assistito ad una marcia verso questo genere di politiche interventiste keynesiane contraddistinte da un notevole grado di discrezionalità, che apparivano giustificate da solidi argomenti economici presentati in modo decisamente convincente.
Allo stesso tempo abbiamo assistito ad un fenomeno simile in campo monetario. A quei tempi si stava iniziando a capire la potenza delle politiche monetarie, come aveva sostenuto negli anni Sessanta Milton Friedman. Egli, tuttavia, aveva anche avvertito, in una famosa conferenza tenuta nel 1968 alla American Economic Association, che non si dovrebbe armeggiare troppo con i meccanismi monetari. Il suo consiglio era quello di stabilire alcune norme politiche per la crescita della massa monetaria e di cercare di mantenere la stabilità dell’economia, evitando di ricorrere a una “regolazione fine”. Friedman sosteneva che il tentativo di “mettere a punto” l’economia avrebbe prodotto un aumento dell’inflazione o della disoccupazione, in un ciclo di espansione-recessione, ma i suoi moniti non vennero ascoltati. Gli Stati Uniti, infatti, adottarono una politica monetaria mirante a stimolare l’economia, accrescendo la massa monetaria e, successivamente, riducendola. Il risultato fu che gli anni Settanta si caratterizzarono come un decennio assai turbolento: tanto il tasso d’inflazione quanto quello di disoccupazione raggiunsero valori espressi in due cifre. I tempi, dal punto di vista economico, erano indubbiamente grami, ma l’aspetto che vorrei sottolineare è che in quel periodo erano all’opera politiche economiche interventiste.
È possibile documentare l’esistenza di una politica interventista in svariati modi, come ad esempio con i grafici qui di seguito. Il primo di essi mostra quanto la politica della fine degli anni Sessanta e degli anni Settanta fosse interventista e svincolata da regole. Nel grafico potete osservare un ovale riferito agli anni 1965-1979, che denota il periodo di politiche discrezionali. Il tasso d’interesse di breve termine, negli Stati Uniti detto federal funds rate, è rappresentato dalla linea continua. La linea tratteggiata indica la cosiddetta “Regola di Taylor”, che descrive la risposta sistematica di questo tasso d’interesse alla variazione del tasso d’inflazione e del PIL reale. Il grafico è stato realizzato originariamente dalla Federal Reserv...

Indice dei contenuti

  1. Title page
  2. Prefazione
  3. Foreword
  4. Verso una strategia d’uscita: regole o discrezionalità?
  5. Towards an Exit Strategy: Discretion or Rules?