La spesa sanitaria italiana
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La spesa sanitaria italiana

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Informazioni su questo libro

La spesa sanitaria italiana, in proporzione al Pil, non è sensibilmente superiore alla media dei Paesi dell'Unione Europea. Ciò non significa che la spesa per la sanità sia quella "corretta" in termini assoluti, né che l'impiego delle risorse sia il più efficiente: da una parte, infatti, sono previsti dei futuri aumenti che potrebbero renderla insostenibile nel lungo periodo, dall'altra ci sono ancora dei problemi strutturali che suggeriscono la necessità di nuovi interventi, non limitabili a soli "aggiustamenti" di rotta in termini di finanza pubblica.

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Informazioni

Editore
IBL Libri
Anno
2013
eBook ISBN
9788864401522
Argomento
Business
Categoria
Assicurazioni

Capitolo 1 – Alcuni dati sulla spesa sanitaria

 
1. La spesa sanitaria: livello attuale e andamento nel tempo
Nella prima metà degli anni Novanta la spesa sanitaria italiana (in percentuale del Pil), sia totale che pubblica, ha registrato una riduzione, per poi tornare dal 1995 ai livelli d’inizio decennio e proseguire il percorso di crescita. Il trend anomalo degli anni 1990-1995 è spiegato dalla necessità di mantenere i conti in ordine per entrare nell’euro. L’aumento, nel medesimo periodo, della spesa sanitaria privata suggerisce come tale equilibrio sia stato raggiunto trasferendo oneri sanitari dal pubblico al privato: in assenza di un sistema privato organizzato (attraverso fondi e assicurazioni), questo suggerisce che l’equilibrio potrebbe essere stato ottenuto spostando l’impegno di sostenere i costi sui redditi dei cittadini{2} (per esempio, tramite l’introduzione prima e l’aumento poi dei ticket). Negli anni successivi la spesa sanitaria pubblica e complessiva ha ripreso a crescere, mentre al contrario la componente privata ha mostrato un andamento stabile (Fig. 1).
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2. Incidenza della spesa sanitaria pubblica in Italia e in Europa
Nel 2010 la spesa sanitaria in percentuale sul Pil in Italia (9,3 per cento) era in linea con il valore medio nei Paesi Ocse (8,9 per cento), nell’Europa a 27 Paesi (9 per cento) e nei Paesi dell’Eurozona (9,6 per cento). La spesa sanitaria pubblica (7,4 per cento) era invece un punto percentuale maggiore rispetto ai medesimi gruppi di Paesi (6,5 per cento), e 0,4 punti inferiore alla media dei Paesi Ue15 (7,8 per cento) (Tab. 1). In ogni caso costantemente inferiore rispetto a Paesi con caratteristiche socio-culturali più immediatamente paragonabili con l’Italia (si pensi a Francia, Germania e Regno Unito) (Fig. 2).
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Per quanto riguarda la spesa sanitaria finanziata privatamente, in Italia essa pesa all’incirca due punti di Pil, dato inferiore alla media dell’Europa a 27 e dell’area Ocse (entrambe 2,4 per cento), e ancor più basso rispetto ai Paesi dell’Eurozona (2,7 per cento).
Il grafico seguente, tratto dal rapporto annuale sulla sanità dell’Ocse, Health at a Glance 2012, mostra contemporaneamente l’incidenza della spesa sanitaria pubblica e privata nei Paesi Ocse.
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3. Evoluzione della spesa sanitaria in Italia e in Europa
In Italia come in Europa, l’aumento dell’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil negli ultimi tre anni è chiaramente legato alla contrazione dell’economia europea, che ha fatto seguito alla crisi finanziaria dell’agosto 2007 e ha determinato una diminuzione del denominatore nel rapporto.
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L’andamento del rapporto tra la spesa sanitaria pubblica e il Pil è riportato anche nella Figura 5: in generale, dopo una fase di relativa stabilità della spesa (oscillata tra il 6,1 per cento del Pil e il 5,8 per cento nel decennio 1990-2000, con un picco in discesa al 5,1 per cento negli anni in cui l’Italia è entrata nell’euro), è seguito un periodo di costante crescita, in particolare nel 2008, quando, per effetto della crisi, la riduzione del Pil ha determinato la crescita dell’incidenza della spesa pubblica, che resta comunque inferiore di 1-1,5 punti percentuali a quella di altri Paesi confrontabili come Francia e Germania. Questo andamento rispecchia quello delle crisi passate, nelle quali la quota di spesa sul Pil tendeva ad aumentare durante le fasi di recessione.{3}
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In dettaglio, dal 2006 la spesa sanitaria nominale cresce costantemente, ma a tassi in continua diminuzione e inferiori al 5 per cento – sempre fatta eccezione per il 2008 (Fig. 6). Nel 2011, secondo i pochi dati per ora resi disponibili,{4} la spesa è arrivata a 112 miliardi di euro circa, con una riduzione (che non si registrava dai primi anni Novanta) rispetto all’anno precedente dello 0,6 per cento, in termini assoluti.
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Anche il disavanzo complessivo è in diminuzione: nel 2010 è stato di 2,3 miliardi di euro circa (39 euro pro-capite), ovvero 1 miliardo in meno rispetto a quello dell’anno precedente e al di sotto dei 3 miliardi di euro dopo circa 8 anni.{5}
Prendendo a termine di paragone gli altri Paesi Ocse, la Figura 7 mostra che negli ultimi 10 anni la spesa sanitaria complessiva pro-capite è cresciuta in Italia meno velocemente. Va anche sottolineato che l’Italia è l’unico Paese Ocse ad avere un tasso di crescita del Pil medio annuo negativo.
Tutto questo conferma il giudizio complessivo formulato da Pelissero, per il quale «il problema italiano non è quello di una spesa sanitaria eccessiva, anzi è invece quello di una spesa sanitaria più che moderata in uno Stato con una spesa pubblica complessiva eccessiva».{6}
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Nonostante ciò, nel decennio 2000-2010 all’aumento della spesa pubblica italiana sul Pil (pari al 4,5 per cento), l’incremento della spesa sanitaria (1,61 per cento) ha contribuito in modo rilevante (Tab. 2).{7}
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La crescita è stata così marcata che nel 2010 la spesa sanitaria rappresentava la seconda voce di spesa: 7,59 per cento del Pil, preceduta solo dai servizi sociali, 20,42 per cento (Tab. 3).7 Tale aumento è tuttavia in linea con quelli osservati nei Paesi più immediatamente paragonabili all’Italia: Germania (+ 7,2 per cento), Francia (+8 per cento) e Regno Unito (+8,2 per cento) (Tab. 3).
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Una spesa pubblica relativamente contenuta non deve essere, ovviamente, considerata ipso facto una spesa efficiente. Parimenti, andrebbe forse sfatato il mito per il quale una inferiore spesa sanitaria sia di per sé un obiettivo da perseguirsi: il problema, piuttosto, è di composizione e di qualità della spesa. La sanità non può essere considerata esclusivamente come una componente della spesa pubblica: è anche un settore economico ad alto valore aggiunto, che impiega capitale umano di qualità e coinvolge, in un’economia avanzata, imprese high tech (farmaceutica, biotech) e medium-high tech (diagnostica), operando in stretto contatto con università e centri di ricerca, con significative ripercussioni sull’attrattività di un Paese. Nei prossimi capitoli segnaleremo alcuni fattori di criticità, che dimostrano come il percorso verso una spesa sanitaria meglio ordinata e più virtuosa sia tutto fuorché concluso.
 

Capitolo 2 – Aumenti di spesa e vincoli finanziari

Le previsioni di aumento della spesa sanitaria, in una situazione di finanza pubblica sempre più precaria, richiedono un’attenta e accorta gestione della spesa a causa del vincolo finanziario stringente.
Uno studio del Cerm segnala come nei prossimi 20 anni (2011-2030) la spesa sanitaria potrebbe registrare aumenti tra il 47 per cento e il 75 per cento: nella prima ipotesi, per soddisfare il fabbisogno efficiente o standard, il Fsn dovrebbe aumentare da poco meno di 106 miliardi di euro attuali a oltre 156, ossia l’incidenza sul Pil passerebbe dal 6,76 per cento nel 2011 al 7,7 per cento nel 2030; nella seconda, la variazione sarebbe maggiore agli 80 miliardi di euro, arrivando a superare i 186 miliardi di euro, quasi il 9,2 per cento del Pil.{8}
Parimenti, il Rapporto 2012 della Fondazione Farmafactoring,{9} sulla base delle simulazioni di spesa nel biennio 2012-1014, conferma come la dinamica tendenziale dei costi indicherebbe l’esistenza di fattori strutturali che causerebbero nei prossimi anni una crescita importante e incompatibile con i livelli di finanziamento. Questi lavori assumono, ovviamente, una sostanziale parità dei livelli essenziali di assistenza (Lea, ossia l’insieme delle prestazioni e dei servizi che il Servizio sanitario nazionale deve fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro al pagamento di un ticket). I trend d...

Indice dei contenuti

  1. Titolo pagina
  2. Introduzione
  3. Capitolo 1 - Alcuni dati sulla spesa sanitaria
  4. Capitolo 2 - Aumenti di spesa e vincoli finanziari
  5. Capitolo 3 - Spesa sanitaria privata e spesa pubblica
  6. Capitolo 4 - I sistemi misti
  7. Capitolo 5 - Differenze tra Regioni per livello ed efficienza di spesa e qualità del servizio
  8. Capitolo 6 - La percezione dei cittadini
  9. Capitolo 7 - Tagli e spending review
  10. Capitolo 8 - Una riforma da restaurare
  11. Bibliografia
  12. Nota metodologica
  13. Gli autori

Domande frequenti

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