Preambolo
Il modo più deludente ma perlomeno onesto di cominciare un libro sul tema dell’intelligenza è quello di avvisare preventivamente il lettore del fatto che non esista una definizione unanimemente condivisa di intelligenza. Secondo lo psicologo statunitense Howard Gardner, ideatore della cosiddetta “teoria delle intelligenze multiple”, non esisterebbe proprio nemmeno una facoltà precisa chiamata intelligenza. Essa sarebbe di fatto una convenzione linguistica attraverso la quale denotiamo abilità mutualmente indipendenti e realizzate da strutture cerebrali differenti. Eppure quello di intelligenza è un concetto che adoperiamo costantemente. Consideriamo alcune persone più intelligenti di altre, diciamo che il nostro cane è intelligente quando capisce al volo i nostri comandi, definiamo intelligenti i nostri telefoni cellulari e i nostri elettrodomestici. Abbiamo sviluppato dei test psicometrici per misurare l’intelligenza. Abbiamo perfino iniziato a produrre abiti, pillole e abitazioni che chiamiamo intelligenti. Per l’intelligenza quindi sembrerebbe valere la stessa massima che Potter Stewart, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, usò nel 1964 parlando di pornografia (sentenza Jacobellis v. Ohio, 378 U.S. 184, 1964), ovvero: non so quale sia la definizione, “ma so cos’è quando la vedo”.
Questo libro si propone un approccio simile. Esso, infatti, prova a ricostruire una brevissima storia delle molteplici manifestazioni dell’intelligenza sul pianeta Terra fino all’esplosione tecnologica dei nostri giorni. Cominceremo il percorso dall’abilità di microorganismi unicellulari di, per dirla col biologo Richard Firn, monitorare il proprio ambiente e innescare processi di sviluppo adeguati alle circostanze del momento. Procederemo poi attraverso vari esempi di manifestazioni dell’intelligenza nel mondo vegetale e animale, per poi arrivare all’intelligenza umana: quella per mezzo della quale siete in grado di avere memorie, ragionare, risolvere problemi, fare calcoli e, da ultimo, leggere questo libro. In particolare, ci soffermeremo sull’abilità umana di creare sistemi tecnologici sempre più complessi per l’elaborazione delle informazioni, alcuni dei quali hanno a loro volta acquisito la capacità di operare in maniera intelligente e meritare, pertanto, l’appellativo di intelligenze artificiali. Infine, prenderemo in esame l’incipiente transizione tecnologica attraverso la quale cervelli e macchine, intelligenze naturali e artificiali, sono ora in procinto di integrarsi in un’unità potenziata che chiameremo Intelligenza2.
Se dovessimo osservarli comparativamente, dunque, cos’hanno in comune un batterio, una medusa, una pianta, una formica, uno scimpanzé, un essere umano, un assistente vocale come Siri e un robot umanoide? Pur assai differenti in sostanza e forma, tutti questi organismi e sistemi tecnologici sono in grado di esibire un comportamento adattativo che varia nel corso del tempo a seconda delle circostanze del momento. Essi, cioè, hanno tutti una capacità (in parte cosciente per l’essere umano e lo scimpanzé, probabilmente interamente inconscia per tutti gli altri) di recepire dati provenienti dall’esterno, interpretarli correttamente, apprendere dall’interazione con questi dati e di utilizzare tale apprendimento per risolvere problemi e raggiungere obiettivi specifici attraverso un adattamento flessibile alle circostanze. Questa abilità basilare è quella che, nelle pagine che seguono, chiameremo intelligenza.
Questo ovviamente non implica che definizioni più restrittive di intelligenza (ad esempio, intelligenza come abilità mentale del pensiero astratto, del ragionamento o come comprensione di idee complesse) siano da buttare. Al contrario, tali definizioni colgono alcuni tratti distintivi dell’intelligenza di alcune specie animali (dell’essere umano in particolare) e, forse, di alcuni sistemi artificiali. Tuttavia, tali abilità poggiano su una facoltà più elementare diffusa in modo pervasivo (seppur in misura differente) attraverso tutto il mondo vivente e trascesa, di recente, oltre i confini del mondo biologico verso un ecosistema digitale in costante espansione. E proprio come Stewart Potter era in grado di riconoscere la pornografia pur senza averne una definizione teorica, anche noi siamo in grado di identificare come “intelligenti” tutti quegli organismi o sistemi artificiali che esibiscono tale facoltà elementare anche se non disponiamo ancora di una definizione unanime di “intelligenza”. Per lo stesso motivo, siamo in grado di identificare come non intelligenti quei sistemi, come sassi o i portaombrelli, che non esibiscono questa facoltà.
Quella dell’intelligenza è una storia rivoluzionaria. Se da qualche parte nell’Universo uno scienziato alieno stesse studiando la storia del nostro pianeta osservandoci a intervalli di qualche milione di anni, certamente il primo quesito che si porrebbe è: come è possibile che da microorganismi elementari che eseguono inconsciamente operazioni binarie all’interno del proprio ambiente si sia arrivati alla costruzione di un mondo urbanizzato in cui miliardi di sistemi intelligenti di tipo biologico e artificiale modificano l’ambiente su scala planetaria, muovono dispositivi su scala interplanetaria, e danno vita a innumerevoli artefatti sintetici? Questo libro avanza l’ipotesi che l’intelligenza sia il leitmotiv di questa serie ravvicinata (dal punto di vista dei tempi geologici) di rivoluzionari cambiamenti.
In questo cammino sulla strada dell’intelligenza, noi esseri umani abbiamo un ruolo privilegiato. Infatti, grazie a centinaia di milioni di anni di evoluzione biologica e svariate migliaia di anni di evoluzione culturale, l’intelligenza umana è riuscita a sviluppare gli strumenti cognitivi e tecnologici per arrivare ad avere coscienza di sé, osservarsi nei suoi funzionamenti e, da qualche tempo a questa parte, sottoporsi a una volontaria ma minuziosa operazione di auto-analisi resa possibile dalle neuroscienze e dalle neurotecnologie. Inoltre, negli ultimi decenni, essa è riuscita a generare ricorsivamente un’altra intelligenza, di tipo artificiale, e ora si appresta a integrarsi a essa. Sebbene Galileo e Copernico ci abbiano dimostrato che noi esseri umani non siamo al centro dell’Universo e Darwin ci abbia rivelato che non siamo al centro del mondo vivente, la nostra specie rimane la più versatile intelligenza creatrice di cui si abbia notizia finora. D’altronde siamo l’unica specie nell’Universo ad aver scritto la Divina Commedia, composto i Concerti Brandeburghesi, inviato sonde su altri pianeti e creato, a nostra volta, altre intelligenze di tipo artificiale con le quali ora operiamo a stretto contatto.
Oggi, la nostra specie si trova a un crocevia epocale. Davanti a noi, infatti, si profila una transizione storica senza precedenti noti nella storia del pianeta: quella nella quale un’intelligenza biologica inizia a utilizzare ricorsivamente un’intelligenza artificiale da lei stessa creata al fine di unirsi a essa e, in tal modo, autopotenziarsi. Cervelli e macchine possono oggi non solo interagire in modo dinamico, ma perfino interfacciarsi bilateralmente per creare un canale di comunicazione diretta. Mentre molti descrivono l’evoluzione dell’intelligenza artificiale in termini competitivi – come un rivale della nostra intelligenza naturale destinato a rubarci il lavoro, rimpiazzarci nelle mansioni quotidiane e sostituirci nelle decisioni più importanti – questo libro delinea uno scenario diverso, di tipo collaborativo: uno in cui intelligenza naturale e intelligenza artificiale possono congiungersi per superare i propri limiti strutturali e, in tal modo, potenziarsi reciprocamente. Affinché questo avvenga, tuttavia, bisognerà attraversare con perizia un mare tumultuoso fatto di enigmi scientifici, problematiche tecniche e grandi quesiti etici e politici.
Per definizione, grandi transizioni epocali comportano grandi cambiamenti giuridici. Cambiamenti che riguardano non soltanto il singolo individuo, ma anche e soprattutto l’intera società all’interno della quale ogni individuo è inscritto. Pertanto, questo libro tenterà sì di ricostruire la nostra storia passata, ma con l’obiettivo di capire meglio il nostro futuro. Se il percorso che ha portato all’origine del cervello e dell’intelligenza umana è stato principalmente una questione di selezione naturale e pressioni ambientali, il futuro davanti a noi dipenderà primariamente dalle decisioni coscienti che prenderemo in quanto società umana. Decisioni che riguarderanno non solo la direzione e il ritmo del progresso tecnologico, ma anche le fondamenta concettuali della nostra vita associata, dell’etica, della politica e del diritto. E che volenti o nolenti ci riguarderanno tutti, nessuno escluso.
capitolo 1
Cellule che pensano: l’intelligenza naturale
«Sembra che la natura abbia costruito l’apparato
della razionalità non solo in cima all’apparato
della regolazione biologica, ma anche a partire da esso e con esso».
Antonio Damasio, L’Errore di Cartesio.
Emozione, ragione e cervello umano, 1995
In uno suo celebre saggio del 1965 intitolato Nuvole e orologi Karl Popper scriveva che «dall’ameba a Einstein c’è soltanto un passo» (Popper 2001, p. 113). Con questa af...