Le tecniche del racconto sono diventate strumenti indispensabili per la comunicazione contemporanea. Pensi che lo storytelling sia una disciplina difficile e riservata a chi frequenta scuole di scrittura blasonate? Ti sbagli! Questo libro ti mostrerà come raccontarti nella tua vita quotidiana: personale e professionale. Partendo dalle basi, imparerai – con tantissimi casi pratici – a conoscere metodi, passaggi e strumenti per il tuo racconto.

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Storytelling for dummies
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Business Development1
L’ago e il filo
Immedesimarsi e fare story connection
IN QUESTA PARTE…
Imparerai che per fare storytelling occorre un canvas, un quadro generale fatto di una serie di costanti da tenere presenti.
Scoprirai esattamente che cos’è un racconto di marca, prodotto o vita, per poi applicarlo nella tua realtà personale e professionale quotidiana.
Imparerai come e dove trovare i tuoi racconti e le tue storie.
Entrerai nel vivo del mindset dello storyteller perché, per poter costruire racconti di marca, prodotto o vita, devi pensare narrativamente.
Capitolo 1
Prendere bene le misure. Lo storytelling canvas
IN QUESTO CAPITOLO
“Che storia racconterai alla tua gente?”
Lo storytelling canvas: che cosa ti aspetta
I passaggi chiave preliminari per realizzare il tuo storytelling
Lo storytelling canvas all’opera: “Vivi qui!”
Èuna sera tiepida di settembre. Il Popolo è riunito intorno al fuoco per festeggiare l’arrivo dello straniero. Il mio nome è Antonio de Espejo, esploratore spagnolo, e sono io lo straniero.
Per loro – il Popolo – mancano poche lune al grande fuoco, ma per me corre l’anno 1583 dopo Cristo. Sono arrivato da poco in questa parte di mondo, per conto della Corona. Sono stupito dall’accoglienza che ricevo da queste popolazioni che la mia gente chiama: Hopi. Ma ringrazio Dio che siano ospitali. Mentre ceniamo apprezzo molto il piatto misto di frutta e carne che mi preparano. Mi rinfranca stare con loro. Durante la cena, ho diverse conversazioni, in particolare con il loro capo spirituale, Qaletaqa, nome che tradotto nella nostra lingua significa più o meno: “guardiano della gente”. È alto e magro, sembra docile e mansueto, ma ha occhi taglienti come le spade di Toledo. Parliamo di diverse cose insieme, poi prima di salutarmi mi dice: “Ti abbiamo accolto e trattato come uno di noi. Ricorda: chi racconta le storie governa il mondo. Adesso – quando tornerai a casa – che storia racconterai alla tua gente?”.
“Che storia racconterai alla tua gente?”
Voglio farti i miei complimenti. Ci vuole coraggio per decidere di partire per un viaggio di scoperta e riuscire a tornare a casa. E se stai leggendo questo primo capitolo, vuol dire che la mia premessa non ti ha spaventato: nonostante le difficoltà, sei pronto a diventare un narratore di marca, prodotto e vita.
È una scelta coraggiosa perché non vuoi imparare a narrare per scrivere romanzi. Noi, maledetti e reietti che non frequentiamo le scuole di scrittura, vogliamo raccontare per capire meglio il mondo e usare questa competenza nella nostra vita quotidiana, dallo scrivere un post a fare una foto migliore da mandare in una chat, dall’impostare meglio un CV a costruire una strategia di branding aziendale. Vuoi cercare di capire che storia raccontare alla tua gente. Come Antonio de Espejo ti capita di vivere diverse avventure, ma poi hai sempre il problema di mettere in fila i pezzi e decidere che cosa raccontare, come e a chi.
Bene, allora per prima cosa cercherò di farti uscire dal limbo dei dannati e di delineare con precisione i confini di un mondo, quello dello storytelling per l’appunto, di cui oggi molti parlano, ma di cui pochi conoscono esattamente il significato e, soprattutto, i delicati processi.
Io sarò il tuo Qaletaqa e ti scorterò nei misteri antichi e moderni di questa meravigliosa e segreta scienza. Ti accoglierò nel mio popolo, faremo un viaggio insieme, poi dovrai tornare a casa.
E ricorda: chi racconta storie governa il mondo. Quando sarai tornato, che storia racconterai? Vedrai che questo, nel fare storytelling, sarà uno dei problemi fondamentali. Non tanto per una questione di contenuti, ma di motivazioni e di risorse complessive. Perché raccontare questo e non quest’altro? La narrazione è scelta strategica. Ma ora devi definire la tua tela per decidere cosa racconterai alla tua gente.
Lo storytelling canvas: che cosa ti aspetta
La parola inglese canvas significa semplicemente “tela” e può essere utilizzata in contesti differenti per esprimere particolari concetti o delineare determinati oggetti. Spesso in ambito comunicativo e manageriale la parola “canvas” viene usata come sinonimo di “schema”, proprio perché può ricordare una tela o anche una ragnatela.
Peter Parker ha inventato la sua, una versione sintetica di (ragna) tela. Prima di addentrarci nel mondo dello storytelling dobbiamo fare un po’ i conti con quello che ti aspetta se vuoi raccontarti e con tutto quello che ti mostrerò facendoti da scorta. Per essere sicuri che tu sia pronto a tutto. Perciò, adesso, dobbiamo parlare della tua tela. Eccolo, lo schema decisivo che ti permetterà di cavartela sempre: lo storytelling canvas.
Da “rinnegato” devi diventare primo eroe e questo tipo di canvas ti permetterà di primeggiare tra i grandi. Prima di leggere, scrivere, fare foto, metterti a decidere quale app acquistare per raccontarti, devi infatti riflettere su un piano complessivo di racconto.

Come vedi, il contenuto, cioè il che cosa raccontare, è solo una delle tante questioni da prendere in considerazione. Forse la meno rilevante.

FIGURA 1.1
Lo storytelling canvas: la tela su cui progettare e costruire la propria operazione di storytelling.
Per diventare storyteller, infatti, dovrai fare quanto segue.

Indice dei contenuti
- Cover
- Frontespizio
- Copyright
- L’autore
- A colpo d’occhio
- Indice
- Introduzione
Domande frequenti
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