Come scrivere un bestseller giallo. E vivere ricchi e felici
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Come scrivere un bestseller giallo. E vivere ricchi e felici

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Come scrivere un bestseller giallo. E vivere ricchi e felici

Informazioni su questo libro

Perché negli Stati Uniti si pubblicano ogni anno-best seller che riscuotono successo in tutto il mondo? Perché ci sono migliaia di scuole di scrittura creativa (e centinaia di manuali) che sfornano sempre nuovi talenti che sanno scrivere per il pubblico. Renato Di Lorenzo ha trasferito quelle regole al mercato italiano del libro. Come sostiene Stephen King, uno dei massimi creatori di best seller mondiali, scrivere un romanzo è, tutto sommato, un lavoro come un altro. Che si deve imparare ed esercitare con costanza perché possa dare i suoi frutti. Un mestiere retto da regole abbastanza precise che si possono insegnare, imparare, applicare. Prima regola: "Non cercare l'ispirazione; siediti e scrivi tutti i giorni 2.000 parole". Di Lorenzo ha elaborato un manuale di scrittura creativa dedicato specificatamente al romanzo giallo, ispirandosi alle migliori regole americane ma adattandole alla realtà della cultura e del mercato italiana. I generi, l'idea, il plot, i personaggi, l'incipit, lo sviluppo, il finale. Come impostare il testo, come elaborarlo ed editarlo.

Informazioni

Anno
2011
eBook ISBN
9788895630465

1

Mistery

Si tratta del giallo classico, quello che si conforma al seguente paradigma: c’è un cattivo, l’assassino, che commette uno o più delitti ed è braccato da un altro personaggio, l’eroe, l’investigatore – occasionale o di professione – che assicura il criminale alla giustizia. Se volete, il mistery è un romanzo morale, come lo sono tutti i romanzi che fanno trionfare il bene sul male, e quindi è l’ultimo nato di una lunghissima tradizione.
Ma un mistery – un giallo in genere – viene letto anche per intrattenersi e divertirsi, e l’autore di mistery deve dunque mettersi nelle vesti di un narratore che scrive storie piacevoli a leggersi. Ricordate che un terzo dei libri venduti sono mistery: quindi avete un grande pubblico da intrattenere.
Nell’ambito del mistery si distinguono alcune categorie abbastanza precise, che hanno tre diversi tipi di pubblico.
I romanzi mistery di genere, innanzitutto: quelli venduti soprattutto nelle edicole, di formato tascabile (tipo Giallo Mondadori, per intenderci). In essi “il fuoco” è proprio sul mistero, sull’intrigo, sulla lotta tipo gatto-e-topo che intercorre tra il detective e l’assassino. C’è molta suspense e ci sono elementi che ritroviamo anche nel thriller: bombe a tempo che devono esplodere ma non si sa dove sono, assassini che possono colpire chiunque in qualunque momento ecc. Spesso sono scritti un po’ sopra le righe; gli stessi personaggi, in particolare l’investigatore e il delinquente, sono sopra le righe, con le rispettive caratteristiche volutamente esagerate (pensate al Poirot di Agatha Christie). Il mistery più tipico – in un certo senso il vertice mai più raggiunto dal genere – è costituito dai delitti in una stanza chiusa dall’interno, ambientazione molto in voga negli anni Trenta e Quaranta del Novecento: un mistero apparentemente impossibile da spiegare, di cui fra l’altro è esempio straordinario il primo giallo conosciuto, I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe, scritto nella prima metà dell’Ottocento.
Poi ci sono i romanzi mistery del tipo cosiddetto mainstream. Sono dapprima pubblicati con la rilegatura, e successivamente ne viene prodotta un’edizione economica. Gli elementi sono più o meno quelli del mistery di genere, ma i personaggi sono più raffinati, più sviluppati, meglio definiti: sono più simili alla gente reale, per così dire. Spesso c’è un subplot che non ha niente a che vedere con la trama principale ma che dà spessore alla narrazione: una ex moglie, un figlio piccolo, altre circostanze personali che preoccupano, o comunque occupano, il protagonista. Si potrebbe dire che i mistery mainstream sono storie di personaggi impegnati a risolvere un mistero, mentre i mistery di genere sono soprattutto misteri che vengono risolti da personaggi. I literary misteries, invece, sono molto più vicini alla narrativa di livello. Sono pervasi di una qualità che non si riesce a definire distintamente, ma che si riconosce come poetica. I protagonisti sono spesso brutali fuorilegge, rifiutati dalla società o che agiscono contro la società, ma con motivazioni pesanti, spesse, giustificate dal loro punto di vista.
Qualunque sia il sottogenere, la struttura del mistery è maledettamente simile a quella della letteratura eroica di tutti i tempi.
L’eroe che uccideva il drago – cioè un pericolo terribile per la comunità – e salvava la giovane fanciulla in pericolo nel mistery è sostituito dal detective (in tutte le sue possibili declinazioni), che scopre e sconfigge il cattivo (un pericolo per la comunità) e salva l’innocente (maschio o femmina, giovane o vecchio) minacciato nella sua innocenza e/o nella sua esistenza. L’eroe del mito uccideva l’orco o cercava qualche elisir, il detective fa arrestare il colpevole per far sì che la giustizia trionfi.
Gli antichi eroi e i moderni detective hanno qualità molto simili: coraggio, abnegazione, lealtà, la capacità di sacrificarsi per un ideale, sia che queste qualità le abbia dalla nascita sia che gli vengano facendosi forza nell’ora del pericolo. Non è inappropriato, quando si struttura la propria storia, avere in mente i meccanismi del mito, soprattutto quello noto come il viaggio dell’eroe. Si tratta di una forma che Jung definiva archetipo, cioè ben radicata nel vissuto umano e alla quale qualunque tipo di lettore aderisce immediatamente, identificandosi in essa.
Lo schema di solito si sviluppa in questo modo:
• l’eroe viene chiamato all’avventura, deve mostrare il suo coraggio, normalmente in una missione che gli viene affidata dalla comunità di cui fa parte;
• l’eroe si inoltra in un territorio sconosciuto, dove regnano regole a lui ignote, che impara e che lo mettono alla prova;
• l’eroe incontra vari personaggi archetipici: il guardiano della porta, il saggio, la prostituta infida e la donna-dea, gli aiutanti magici ecc.;
• l’eroe va incontro alla morte, al disfacimento, a una sconfitta (che si spera) momentanea;
• l’eroe rinasce, più forte di prima, e va allo scontro finale con il cattivo;
• l’eroe sconfigge il cattivo;
• l’eroe ritorna vincitore alla sua comunità e viene portato in trionfo. Come bonus avrà l’amore della bella innocente.
Nel mistery moderno il territorio inesplorato sarà un ambiente che il detective non conosce, pieno di trappole e pericoli, il regno del delinquente, che invece ne conosce ogni angolo e ogni trucco. Tuttavia il detective, pur essendo spesso sul punto di essere definitivamente sconfitto, facendo appello al suo coraggio e alla ragione, alla fine farà arrestare il delinquente. Poi tornerà fra i suoi amici e conoscenti (la sua comunità), ricevendone i riconoscimenti e la sua parte di gloria e di eventuali premi.
L’eroe della leggenda usava una spada fatata, filtri, armi sovrumane. Il detective solo in casi particolari (James Bond, ad esempio, che però non è l’eroe di un mistery, ma semmai di un thriller) userà armi tecnologiche: la sua arma più importante sarà sempre il ragionamento. L’idea di fondo di ogni buon mistery è che la ragione è capace sempre di sconfiggere il male.
A questo punto sarà utile avere anche ben presenti le ragioni per le quali un lettore acquista un mistery. Tra le motivazioni, c’è senz’altro il desiderio di essere trasportati in un mondo fittizio, di non pensare per un po’ alla vita quotidiana, ma questo vale per tutti i romanzi.
C’è sicuramente anche il divertimento di tentare di risolvere il mistero prima del detective, impresa che peraltro non riesce quasi mai, nonostante il buon scrittore di mistery dia sempre al lettore tutti gli elementi che ha in mano anche il detective.
Probabilmente, però, nel caso del mistery la motivazione più vera è quella di cercare nella soluzione del giallo una sorta di rassicurazione sul fatto che nella società la giustizia prevale sempre sul male, cosa di cui chiunque dubita seriamente, in particolar modo al giorno d’oggi. Più in dettaglio, le motivazioni che fanno di un mistery un buon mistery, e senza le quali questo genere probabilmente non avrebbe successo, possono riassumersi nelle seguenti:
• l’ammirazione per l’intelligenza e il raziocinio del detective;
• l’identificazione con questo personaggio intelligente e sagace, che farà sentire il lettore più “eroico”, per così dire;
• l’immersione in una storia che avrà tutti i crismi della realtà possibile: qualcosa che può capitare anche al lettore, in qualunque momento;
• l’attesa e la soddisfazione di vedere la giustizia trionfare e il malvagio (diventato l’antagonista anche del lettore) punito.
Da rilevare che nel mistery il mistero da risolvere è sempre, quasi senza eccezioni, un assassinio. A volte può trattarsi di un furto, ma allora deve riguardare un importante furto, tipo quello del Koh-i-Noor, il più grande diamante del mondo, protetto da sistemi di sicurezza (che si credevano) infallibili.
La morte, quindi, è un ingrediente essenziale del mistery, e l’eroe riesce a punire chi ha causato la morte: non è un punto da poco, e va conosciuto da chi scrive gialli. Chi ha provocato la più grande ingiustizia di tutte, la morte, viene punito. E da chi viene punito? Da un personaggio altrettanto mortale, che ha fragilità mortali come il lettore, ma che con il ragionamento e il coraggio ha il successo che si merita.
Di solito il nostro eroe è anche solo, come si sente solo ogni lettore di fronte alle forze immense che governano la sua esistenza e che rischiano a ogni istante di farlo soccombere. È solo ed è – o diventa – duro, ritto, indomito, e fa tutto ciò che fa non tanto per sé – perché, in fondo, nella vicenda ci è stato tirato per i capelli – ma per il bene di qualche innocente debole creatura.
L’eroe? Be’, ultimamente anche l’eroina è entrata prorompente in scena, e con grande successo davvero. Una conseguenza dell’affermarsi della donna in tutte le attività che un tempo erano appannaggio esclusivamente maschile. Attenzione però: la donna-eroe deve avere tutte le caratteristiche dell’uomo-eroe, perché così domanda la scrittura dell’archetipo, ma in più deve mantenere le caratteristiche ineguagliabili dell’essere donna.
Compito a casa
Cinque persone di estrazione sociale diversa si recano il lunedì sera alle 18.00 a una lezione di finanza in un vecchio palazzo del centro storico di Genova. Samuel Monk, uno dei trader leggendari del nostro tempo, è stato invitato a tenere le lezioni. Il mattino successivo la donna delle pulizie trova tutti e cinque gli allievi morti in aula. Non c’è traccia del docente.
Viene chiamato il preside, che a sua volta cerca Sam, il quale cade dalle nuvole: «Io sto benissimo. Ho appena fatto colazione» afferma. Aggiungendo poi: «Ieri sera tutti e cinque i partecipanti al corso sono usciti con me e io ho chiuso a chiave la porta esterna. Non era rimasto nessuno dentro. Ne sono assolutamente certo». «Come mai» chiede il preside «stamattina la donna delle pulizie ha trovato la luce ancora accesa nell’aula?».
Immaginate diverse ipotesi su cosa possa essere successo.

2

Torniamo sull’idea

Da dove viene l’idea? Questa è una delle domande che i miei allievi e i miei lettori mi pongono più di frequente. Proviamo a dare alcune risposte anche se, secondo me, non è un argomento che merita poi tutta questa attenzione. Intanto ricordate che, nello scrivere, vi dovete divertire. Se scrivendo riuscirete a divertire voi stessi, sarà quasi inevitabile che si diverta anche il vostro lettore. Ma se non sarete in grado di divertirvi e di appassionarvi per le storie che raccontate, c’è ben poca probabilità che l’editore prima, e il lettore poi, si inchiodino alle vostre pagine per non lasciarle più fino alla fine del libro. Quindi l’idea di fondo, o il “germe di un’idea”, deve essere qualcosa – quasi sempre un personaggio – che desta il vostro interesse: una donna anziana all’angolo di una strada che suona meravigliosamente bene una fisarmonica, ad esempio. Come è finita a fare quello che fa? Dove vive? Come vive? È obbligata a farlo? È ricattata? Per colpa di una figlia o di un figlio? Ha perso tutto nelle pulizie etniche del Kosovo? Marito trucidato sotto i suoi occhi? Che altro? Oppure si può partire da un’idea più vicina al genere. Patricia Highsmith riferisce che l’idea che ha sviluppato in Sconosciuti in treno era la seguente: due persone si mettono d’accordo per commettere ciascuna un delitto, ma articolato in modo da poter fornire un alibi all’altro. E ancora, l’idea che sempre la scrittrice americana sviluppò in Vicolo cieco era questa: due delitti sono incredibilmente simili, ma le persone che li hanno commessi non si conoscevano.
A volte l’idea non è nuova, ma si tenta piuttosto di rendere in maniera diversa un plot (cioè una trama) che è diventato ormai un cliché. È ancora Patricia Highsmith che riferisce della trama banale usata in Quella dolce follia: un uomo si assicura sulla vita, quindi sparisce, si fa credere morto e infine incassa i soldi dell’assicurazione. Come ha fatto l’autrice a riportare a nuova vita un tema tanto frusto? Spiega che ha immaginato che il mariuolo fosse in realtà un uomo ricchissimo che faceva quel che faceva per puro divertimento e con una vena di psicopatologia.
È chiaro che questi “germi di idea” non sono ancora nulla di definitivo, tanto meno un romanzo: devono essere elaborati, riempiti di particolari… Ad esempio: chi sono i killer? Sono laureati? Cosa faceva il padre? E la madre? Hanno fratelli e sorelle? Come sono i loro rapporti? Dove vivono? Quanto guadagnano? E così via. Si dice che “bisogna mettere la carne attorno agli scheletri”.
In questo processo di immaginazione di una possibile storia è sempre bene partire da pochi elementi molto vividi: un personaggio che ci intriga, una situazione che ci interessa, poche parole di descrizione.
Una vicenda letta sul giornale è in certo senso già una storia. Il caso di Natascha Kampusch, sequestrata a Vienna da un maniaco per tutta la durata della sua adolescenza, non potrebbe essere “cucinata” in un thriller che, di fatto, non riproponga semplicemente che la cronaca reale. La storia è già troppo completa in sé e lo scrittore non riuscirebbe a lavorarci di fantasia per costruirci sopra altro.
Quando si cercano idee, quindi, le si cerca ovunque ma, se le si cerca sui giornali, è molto meglio leggere i piccoli annunci piuttosto che la cronaca. «Vendo camera da letto Luigi Filippo» ci fa domandare chi dormiva in quella camera da letto: un’anziana signora probabilmente; vedova; ricca o povera? Come è morta? È stata uccisa? Perché? Ecc.
Come vedete, quindi, i “germi” possono essere ovunque, e sono “germi” in quanto catturano il nostro interesse e muovono la nostra fantasia a elaborarci sopra.
Come riconosco un buon “germe”, una buona idea per una storia? Non ci sono ricette preconfezionate. In genere, tra i molti spunti che vengono alla mente, qualcuno provoca in noi una particolare eccitazione: ci piace moltissimo soffermarci a pensarlo, a immaginare come svilupparlo, a come farlo evolvere. Ci innamoriamo di un personaggio e ci prende il desiderio di narrarne, di descriverlo, di approfondirlo. Per noi e per il lettore futuro.
Le buone idee, soprattutto, portano incorporate in sé una sorta di atmosfera. Non sono solo singole idee schematiche; ad esempio: lei uccide lui e poi l’ex fidanzata di lui uccide lei. Spesso le buone idee sono anche idee di un ambiente da narrare; quindi, nell’ipotesi fatta, ad esempio, la relazione tra la ex di lui e lui stesso era nata in un ufficio tra le scartoffie e si era conclusa a causa dell’aridità della loro vita, ma questa aridità viene poi riscattata da lei che si mette in caccia dell’assassina di lui e lo vendica: una specie di percorso eroico di una grigia impiegata d’archivio.
Capita però a volte che, continuando a pensarci, abbandoniamo l’idea. Piano piano ci accorgiamo che quel che a prima vista sembrava ottimo è invece banale, ordinario, che “non porta da nessuna parte”: ci viene a noia. In questo caso non ci resta che abbandonarlo.
Ciò che rimane, dopo i nostri ripensamenti, durati magari alcuni mesi, è probabilmente meritevole di essere raccontato.
Spesso si ha la sensazione che le idee non vogliano venire. Nessun panico: è vero per tutti, scrittori affermati e novellini del mestiere. In questi casi è bene non insistere troppo. Si fa un viaggio, se si può, anche solo una gita fuori porta. Si cerca di pensare a tutt’altro, magari leggendo il nuovo libro di Jeffery Deaver tutto d’un fiato, in modo da tenere occupata la mente.
Il più delle volte – o meglio, quasi sempre – è un errore intestardirsi a voler trovare una soluzione a un plot che non vuole procedere. Per mia esperienza, la soluzio...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Introduzione
  3. Prefazione
  4. 1. Mistery
  5. 2. Torniamo sull’idea
  6. 3. Gli ingredienti del plot
  7. 4. Un grande plot?
  8. 5. I brutti plot
  9. 6. Il “sottoplot”
  10. 7. Il racconto breve
  11. 8. Delineiamo il plot
  12. 9. Alcuni plot standard
  13. 10. Il cattivo
  14. 11. L’eroe
  15. 12. Ancora su eroe e cattivo
  16. 13. Gli altri personaggi
  17. 14. La struttura mitica del giallo
  18. 15. La prima pagina della prima bozza
  19. 16. Il resto della prima bozza
  20. 17. I quattro ingredienti
  21. 18. Un’occhiata più da vicino
  22. 19. Procediamo
  23. 20. Il finale
  24. 21. La seconda bozza
  25. 22. Le revisioni successive

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