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AMARE. RIFLESSIONI SUL FONDAMENTO DELLA VITA
Informazioni su questo libro
"C'è l'amore materno puro e assoluto e c'è la freschezza dell'amore matrimoniale, c'è l'amicizia delicata e fragile e la carità verso il prossimo con l'esercizio dolce e severo della correzione fraterna. E c'è naturalmente l'amore per il Bene immutabile e sommo. Segreta anima di ogni amore concreto e contingente." Dall'introduzione di Gianfranco Ravasi.
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Informazioni
Argomento
Teologia e religionePARTE QUARTA
I FRUTTI DELL’AMORE
1. LA VIRTÙ È L’ORDINE DELL’AMORE
La bellezza è un bene che è dono di Dio, ma è concessa anche ai cattivi perché non sembri ai buoni un bene grande. Abbandonato il bene grande riservato ai buoni, ci si è lasciati andare verso il bene più basso, non più riservato ai buoni ma comune a buoni e cattivi. Così i figli di Dio sono stati catturati dall’amore per le figlie degli uomini e, per goderle come mogli, sono scivolati nella moralità della società terrena, abbandonando la religione che seguivano nella società santa.
In tal modo la bellezza fisica, che pur è un bene che viene da Dio, ma temporale, carnale, infimo, è amata in modo distorto, perché la si pospone a Dio, bene eterno spirituale, sempiterno: così come, violata la giustizia, l’oro è amato dagli avidi di denaro, non per colpa dell’oro, ma dell’uomo.
Ciò vale per ogni cosa creata. Essendo un bene, si può amare bene e male, cioè bene nel rispetto dell’ordine, male nella violazione dell’ordine. Ho espresso brevemente questo concetto in una lode al cero pasquale: Queste cose sono tue e sono buone perché Tu che sei buono le hai create. Niente c’è di nostro, se non il peccato di amare, violando l’ordine, non Te, ma ciò che è stato creato da Te. Se il creatore viene amato veramente, cioè se si ama Lui e non un altro che non è Lui, allora non si può amare male. Anche l’amore dev’essere amato ordinatamente perché con esso si ama bene ciò che si deve amare, se si vuol possedere la virtù con cui si vive bene.
Mi sembra quindi che la definizione più breve e vera della virtù sia questa: l’ordine dell’amore. Per questo, nel sacro Cantico dei Cantici la sposa di Cristo, la città di Dio, canta: Ordinate in me l’amore.1
La città di Dio, XV, 22
1 Ct 2,4 (Settanta).
2. TUTTO DIVENTA FACILE ALL’AMORE
Tutto diventa facile all’amore. Solo all’amore è leggero il carico di Cristo,1 o, per meglio dire, l’unico carico è l’amore stesso, ed è leggero. In questo senso è stato scritto: I suoi comandamenti non sono gravosi,2 così che, se qualcuno li trova gravosi, consideri che Dio non avrebbe potuto dire: non sono gravosi, se non in presenza di una disposizione d’animo che non li trova gravosi, e chiede di avere ciò che gli manca per fare quello che gli viene comandato. E quando si dice a Israele nel Deuteronomio3 – se inteso piamente, santamente, spiritualmente – ha questo stesso significato, perché, dopo aver citato proprio tale passo: Vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore4 (al posto del «cuore» il mio testo ha nelle tue mani: nel cuore, infatti, ci sono mani spirituali), l’Apostolo prosegue: Cioè la parola della fede che noi predichiamo.5
Chi dunque si converte al Signore suo Dio, come si comanda nel Deuteronomio, con tutto il cuore e con tutta l’anima, non sentirà il peso del comandamento di Dio. Come infatti potrebbe essere un peso, trattandosi del comandamento dell’amore? O uno non ama e allora è un peso, o uno ama e allora non può essere un peso. Ma uno ama – questo è il monito rivolto in quel passo a Israele – se si converte al Signore suo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima. Dice il Signore: Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri6 E dice anche: Chi ama il suo prossimo ha adempiuto la Legge.7 E ancora: Pieno compimento della Legge è l’amore.8 Sulla stessa linea è stato anche detto: Se camminassero per rette vie, troverebbero piani i sentieri della giustizia.9 Perché allora si legge: Per le parole delle tue labbra ho seguito vie dure,10 se non perché è vera l’una e l’altra cosa? Sono cioè vie dure per il timore e piane per l’amore.
La natura e la grazia, 69.83
1 Mt 11,30.
2 1 Gv 5,3.
3 Dt 30,14.
4 Rm 10,8.
5 Rm 10,8.
6 Gv 13,34.
7 Rm 13,8.
8 Rm 13,10.
9 Prv 2,20.
10 Sal 17,4.
3. IL VERO AMORE PRODUCE SOLTANTO IL BENE
Non è necessario, fratelli, che il vostro cuore si dilati per mezzo nostro; chiedete a Dio di amarvi a vicenda. Amate tutti gli uomini, anche i vostri nemici, non perché sono fratelli, ma perché lo diventino. Siate sempre accesi di amore fraterno, sia verso il fratello che lo è già, sia verso il nemico, perché con l’amore diventi fratello. Ogni volta che ami il fratello, ami un amico. Egli è già con te, è già unito a te nell’universalità dell’amore.
Se vivi bene, tu ami il fratello che prima ti era nemico. Se ami qualcuno che ancora non crede in Cristo, oppure crede in Cristo come fanno i demoni, rimproveri la sua stoltezza. Tu, però, ama e ama con amore fraterno; anche chi non ti è ancora fratello, tu lo ami, perché lo diventi. Tutto il nostro amore è diretto dunque ai cristiani, a tutte le membra di Cristo. La regola dell’amore: fratelli miei, la forza, il fiore, il frutto, la bellezza, l’attrattiva, il cibo, la bevanda, il nutrimento, l’abbraccio dell’amore non conoscono sazietà. Se l’amore ci riempie di gioia adesso che siamo ancora pellegrini, quanto grande sarà la nostra gioia in patria?
Commento alla prima lettera di Giovanni, 10.7
4. LE COSE VECCHIE DIVENTANO NUOVE NELL’AMORE
Se ci secca ripetere continuamente le solite cose, che troviamo consone più a bambini, adattiamoci con amore fraterno, paterno e materno a quanti ci ascoltano: uniti loro nel cuore, sembreranno nuove anche a noi. Infatti, tale è la forza che scaturisce dal «sentire insieme» che, quando chi ci ascolta è influenzato da noi che parliamo e noi da lui che apprende, è come se ciascuno abitasse nell’altro: lui, per così dire, parla a noi con le parole che ascolta e noi, in qualche modo, impariamo da lui ciò che insegniamo.
Forse che, di solito, non accade lo stesso quando facciamo visitare a qualcuno, che non li aveva mai visti prima, luoghi grandi e ameni, in città o in campagna, davanti ai quali, a forza di vederli, passavamo ormai senza provare alcuna emozione?
Forse che, di solito, il nostro piacere non si rinnova partecipando al piacere che la novità suscita in chi guarda? E tanto più intenso è il piacere che proviamo quanto più stretta è l’amicizia che ci lega, perché le cose vecchie tornano a farsi nuove anche per noi nella misura in cui siamo uniti a quella persona nel vincolo dell’amore.
Prima catechesi cristiana, 12.17
5. CHI AMA DIO AMA ANCHE SE STESSO
Si deve amare Dio, se stessi e il prossimo con l’amore che esige la legge di Dio, ma non per questo sono stati dati tre precetti, né è stato detto: «Da questi tre precetti», ma: Da questi due precetti dipende tutta la Legge e i Profeti,1 ossia dall’amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente2 e dall’amare il prossimo come se stessi.3 Con questo Dio ha voluto farci capire che non esiste un amore con cui si ama se stessi diverso da quello con cui si ama Dio. Chi dice di amare in altro modo, dovrebbe piuttosto dire che il suo è un odiare. L’uomo, infatti, diventa malvagio e si priva della luce della giustizia se si allontana dal bene più grande e più alto per volgersi ai beni infimi e più bassi, anche se dovesse volgersi soltanto a se stesso.
In questo caso si avvererebbe quanto sta scritto con verità: Chi ama la malvagità odia se stesso.4 Dal momento, quindi, che nessuno ama se stesso se non amando Dio, non era necessario che, oltre al precetto di amare Dio, fosse dato anche quello di amare se stessi: chi ama Dio ama infatti anche se stesso. Si deve perciò amare anche il prossimo come se stessi, così da condurre ad adorare Dio chiunque sarà possibile consolare con la generosità del cuore, istruire con la dottrina, frenare col castigo: sapendo che da questi due precetti dipende tutta la Legge e i Profeti.5
Lettera 155, 4.15
1 Mt 22,40.
2 Mt 22,37.
3 Mt 22,39.
4 Sal 10,6 (Vulgata).
5 Mt 22,40.
6. LA PUREZZA DELL’AMORE AVVICINA A DIO
Anche in questa vita la virtù non è altro che amare ciò che si deve amare: fare questa scelta è saggezza; non distaccarsene per qualche ostacolo è fortezza; per qualche tentazione, è temperanza, per qualche moto di superbia è giustizia. Del resto, che cosa dovremmo scegliere da amare per primo, se non ciò che non ha uguali, cioè Dio? Se gli anteponiamo nell’amore o mettiamo qualche altra cosa sul suo stesso piano, vuol dire che non sappiamo amare noi stessi. Meglio sarà per noi, quanto più ci avvicineremo a Colui del quale non c’è nulla di meglio; verso di Lui, però, non si va camminando, ma amando, e avremo Dio tanto più vicino quanto più puro sarà l’amore che ci spingerà verso di Lui, che non si espande e non è rinchiuso entro spazi fisici.
Non è con i piedi, dunque, ma con la condotta che si può andare a Lui, che è dappertutto e dappertutto interamente presente. I nostri comportamenti, inoltre, vengono giudicati di solito, non in base a ciò che sappiamo, ma a ciò che amiamo, resi buoni o cattivi dai b...
Indice dei contenuti
- Copertina
- PREFAZIONE
- PARTE PRIMA - L’ESSENZA DELL’AMORE
- PARTE SECONDA - GLI OSTACOLI ALL’AMORE
- PARTE TERZA - ESPERIENZE E FORME D’AMORE
- PARTE QUARTA - I FRUTTI DELL’AMORE
- EPILOGO
- POSTFAZIONE
- APPARATI