Modigliani, dal vero
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Modigliani, dal vero

Testimonianze inedite e rare raccolte e annotate da Enzo Maiolino

  1. 174 pagine
  2. Italian
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Modigliani, dal vero

Testimonianze inedite e rare raccolte e annotate da Enzo Maiolino

Informazioni su questo libro

'Il libro in cui Maiolino mise insieme gli scritti autografi di diversi amici del pittore (dai coniugi Survage a Indenbaum, da Lunia Czechowska a Pierre Bertin e altri) e le trascrizioni di alcune conversazioni, uscì col titolo di 'Modigliani vivo', presso l'editore torinese Fògola nel 1981. Il volume resta oggi, accanto alle opere della figlia, una delle fonti principali per ricostruire la biografia di Modigliani.' (da 'Ricordi via Roma' di Beatrice Buscaroli). Questa nuova, riveduta ed aggiornata edizione dello storico volume di Enzo Maiolino è stata curata da Leo Lecci, ed è arricchita da illustrazioni esclusive, copie di lettere e carteggi di Modigliani.

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Informazioni

Anno
2017
Print ISBN
9788864058146
eBook ISBN
9788864058924
Argomento
Arte

TESTIMONIANZE

raccolte da Enzo Maiolino, precedute da due lettere di Jeanne Modigliani
Germaine Survage
Léopold Survage
Pierre Bertin
Paulette Jourdain
Lunia Czechowska
Alberto Magnelli
Léon Indenbaum
Simon Mondzain
Giulio Toffoli
Rosso Rossi
Anna Achmàtova
Max Jacob
Paul Guillaume
Michel Georges-Michel

Lettera di JEANNE MODIGLIANI (1918-1984) a ENZO MAIOLINO Parigi 11 novembre 1968

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Lettera di JEANNE MODIGLIANI a ENZO MAIOLINO Parigi 14 febbraio 1969

14. 2. 1969
Jeanne Modigliani – Nechtschein
55, boulevard Saint Michel – MED 39-49 – Paris 5
Gentile Signore,
Prima di tutto scusi la mia pessima scrittura ma soffro di un reuma alla mano. Seriamo i problemi:
1°) Czechowska. Ceroni è il più atto ad impetrare. Non credo ci siano difficoltà.
2°) Per la lettera di Zbo. ad E. Modigliani io non ho obiezioni, salvo precisare la fonte e rivolgersi a Vallecchi viale dei Mille 90 Firenze.
3°) Il celebre n° Paris-Montparnasse 1930 è stato sfruttato da tutti. Tanto che io non posseggo più il mio esemplare prestato a dio sa chi.
4°) Modigliani sul letto di morte: la maschera fu presa da Kisling et Lipschitz et D. Non ho mai sentito parlare di un disegno di Kisling. Io ho ricevuto in regalo da Masurel – erede dello zio Dutilleul – un disegno di M. che legge, a letto, pochi giorni prima della morte.
5°) Nuove testimonianze:
Pittore Hayden, 205 bis Bd Raspail Paris
Thérèse Hummel (compagna del giornalista parlamentare D.) 1 rue du Pont de Lodi _ Paris 6
G. Auric (le musicien)
90 Faubourg Saint Honoré _ Paris {forse D. Milhaud – Germaine Survage può scrivere sui legami Modigliani – compositori}
Mme M-A-Comnéne, (vedova di Benjamin e madre di Franci Crémieux – scrittrice)
40 rue Henri Barbusse Paris
Paulette Jourdain (courtier en tableau. La petite Paulette de Zbo, Kisling e M.
Non lasciarla scrivere – ho provato! – ma registrarla) 29 rue Bertholet – Paris Tel. POR 1599
Le vieux sculpteur (s’il vit encore): Rosso Rossi, 14 Bd Edgar Quinet Paris
Il parait que Metchnikof [sic per Miestchaninoff] e Frank Haviland sono ancora vivi, e a Parigi ma non ho l’indirizzo.
Cordialmente
J. Modigliani
P. S. La veuve récente de Survage peut-être
26 rue des Plantes Paris 14
GERMAINE SURVAGE
(1888-1976)
Jeanne Modigliani-Nechtschein, alla quale avevo chiesto l’autorizzazione di pubblicare la mia raccolta di testimonianze sul padre, rispondendomi affermativamente, così concludeva la sua lettera dell’11 novembre 1968: «Quanto a possibili nuove testimonianze, io resto, ben inteso, a sua disposizione».
Successivamente, su mia richiesta, ella mi inviò (lettera del 14 febbraio 1969) un elenco di superstiti amici di Modigliani, con relativi indirizzi. Tra gli altri citava «la veuve récente de Survage peut-être 26 rue des Plantes Paris 14». Rivolsi a tutti l’invito a scrivere un ricordo di Modigliani. Germaine Survage fu la prima ad accogliere la mia richiesta. In data 16 marzo 1969, mi scrisse:
Mi scuso per aver tanto tardato a rispondervi per darvi una risposta affermativa, per questo dovevo ritrovare i documenti su Modigliani che era il grande amico di mio marito e al quale anch’io volevo molto bene. Posso ora dirvi di aver ritrovato una conferenza che Survage aveva fatto su Modigliani più di vent’anni fa – e anch’io ho scritto dei ricordi sui momenti in cui Modigliani fece due miei ritratti a Nizza nel 1918…
Mio marito sarebbe stato felice di partecipare alla gloria di questo grande pittore, come lo sono io stessa…
Inviandomi il materiale, mi precisava, nella sua lettera di accompagnamento (26 aprile 1969):
… vi invio qui uniti i ricordi di mio marito su Modigliani, come pure i miei. Vi troverete ugualmente la foto di un disegno offerto da Modigliani a mio marito. Come potete constatare, è di un tipo particolarmente raro e dedicato.
(Si tratta del disegno, Portatrice d’acqua, recante la dedica «fait au Café 919. à Survage» riprodotto da Jeanne Modigliani nel suo libro, tav. 99).
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Ricordi su Modigliani, di Germaine Survage
Conobbi Modigliani a Nizza, nell’estate del 1918. Con la mia famiglia avevo lasciato Parigi a causa dell’incursione di aerei tedeschi.
Un giorno che Modigliani era venuto a far visita a mio cognato Pierre Bertin nel nostro appartamentino, vestita di un abito celeste, traversai rapidamente la stanza dove stavano conversando1. Dopo che Modigliani se ne fu andato, mio cognato mi riferì che egli aveva chiesto di farmi il ritratto con quell’abito. Accettai, e Modigliani venne l’indomani: si sistemò in una cameretta dove avevo un piano e, guardandomi, mi fece suonare, a lungo, musica di Ravel. Poi mi fece sedere su una sedia e, di getto, disegnò il mio volto, il mio abito e vi stese il colore. Questo ritratto fu eseguito in poche ore, senza che egli si fermasse un solo minuto.
Nell’appartamentino che gli Zborowski occupavano a Nizza, fece in seguito un altro mio ritratto, molto assomigliante, con un abito nero scollato. Causa un’influenza che mi aveva impedito di continuare a posare, Modigliani interruppe un terzo ritratto, sempre in abito nero, che aveva abbozzato, dicendomi che non riprendeva mai una tela interrotta.
Modigliani fu sempre con me un uomo affascinante, intelligente, colto, allegro; parlava di sua madre con adorazione ed era estremamente gentile con la mia; c’invitava la sera al caffè, sempre generoso.
Malgrado gli abiti logori, aveva l’aria di un gran signore ed era sempre di una squisita cortesia.
Una nostra camera era letteralmente tappezzata di quadri di Modigliani che Zborowski ci aveva affidato, sperando che potessimo venderne alcuni. Mio cognato riuscì a collocarne qualcuno, specialmente al dottor Sourdel, al prezzo di cinquanta franchi ciascuno. Anch’egli ne comprò uno che, qualche anno dopo, rivendé a dodicimila franchi.
Germaine Survage
(Traduzione di Mario Giannettoni)

LÉOPOLD SURVAGE

(1879-1968)
Ricordi su Modigliani, di Léopold Survage.
La leggenda creatasi intorno a Modigliani l’avvolge ormai in una rete di fatti non sempre veritieri e talora male interpretati. Altri risultano più veri, come quelli che hanno provocato gli epiteti di “Bohème” e di “Montparno”, usati in opposizione alla vita di una classe di parigini che appartengono a quel che comunemente si definisce “les honnêtes bourgeois”, dalla vita regolare e monotona imposta loro dal lavoro, dal loro carattere e dalla preoccupazione di godere una buona reputazione nel loro quartiere.
Il giovanotto era povero. Arrivando dall’Italia, suo unico bagaglio era l’eredità spirituale della sua famiglia, di origine israelita, con la purezza e l’idealismo che soltanto tale razza è capace di sviluppare, quando lo fa. Aveva ereditato la sua nobiltà d’animo dalla madre. Me ne mostrò la foto che portava con sé con un amore e un’ammirazione commoventi: un bel volto intelligente e fine e un portamento aristocratico. Aveva di che essere orgoglioso… Il tratto più notevole che lo caratterizzava e che non lo abbandonò mai, anche nelle situazioni più difficili e più penose della sua vita, era, appunto, la sua nobiltà d’animo. Tutto il suo comportamento, gesti e parole, era quello di un aristocratico di gran razza, senza orgoglio e pieno di semplicità e di spirito.
Il salto brusco: l’aver lasciato Livorno abbandonando la famiglia che lo proteggeva dalle durezze della vita, fu il grande choc iniziale della sua esistenza.
Questo giovane, ardente e pieno d’idealismo, si sarebbe adattato alle esigenze implacabili di Parigi? Egli offriva alla città i suoi doni, la sua impetuosità, ma questa come lo avrebbe accolto?
A quell’epoca, comparvero a Parigi molti giovani artisti, provenienti da ogni parte, attratti dalla fama artistica della capitale. Esseri ardenti e coraggiosi che avevano lasciato la famiglia per seguire un ideale, per esercitare un’arte tra le più illusorie, ed anche la più incerta e, al tempo stesso, la più ricca.
Nei loro paesi, nelle rispettive famiglie, essi non conoscevano la povertà. Si lasciavano alle spalle una vita tranquilla, un’esistenza grigia senza preoccupazioni e senza l’angoscia del domani. A Parigi, il contrasto tra la ricchezza e la povertà, l’opulenza e la miseria, era violento. Spaesati, si trovavano automaticamente nel fondo del crogiuolo, tra i più poveri, senza un vero contatto con la popolazione, come stranieri. Eccoli trasformati in metechi senza denaro, con aspirazioni elevate, con temperamenti eccezionali, con molta intelligenza e, talora, di genio.
Si eran formati due gruppi: uno a Montmartre, l’altro a Montparnasse. Modigliani apparteneva a quest’ultimo.
Erano specie di “commando” sbarcati a Parigi. Prima di loro, c’erano stati diversi altri “commando” di artisti, tra gli altri il gruppo degli Impressionisti, che già si opponeva alla routine e alla mediocrità. È nota la lotta terribile che un Gauguin, un Cézanne, un Pissarro e un Van Gogh dovettero sostenere. La storia si ripeteva ancora una volta su terreno già dissodato ma non per questo meno difficile, poiché il contributo di questi giovani pittori era ancor più difficile da accettare, più disparate le tendenze e in opposizione le une alle altre, più originali e più personali, persino contraddittorie in apparenza, benché tutte giustificate. Comune punto di partenza era un’educazione classica ricevuta nelle scuole del loro paesi.
Modigliani in Italia dipingeva, ma a Parigi fu anzitutto attratto dalla scultura. A Montparnasse, incontrava Brancusi. La diversità di carattere e le loro nature così opposte, sono l’esempio delle svariate tendenze che animavano questa generazione. Modigliani aveva scolpito dieci o dodici teste esposte nel 1911, credo, al Salon d’Automne. Erano tutte sviluppate in altezza e con i colli smisuratamente allungati, finivano col somigliare a colonne. Brancusi, ripiegato su se stesso, tendeva alle forme rotonde e la testa che aveva scolpito finiva col rappresentare un uovo posato su un piano orizzontale.
A quest’epoca, Modigliani abitava al 216 del boulevard Raspail, una casetta in fondo a un giardino. Quando andavo a trovarlo, si era cominciato a demolire il fabbricato e mancava una parete al locale che egli occupava. La rimpiazzava con una stoffa che faceva da tenda e il suo studio – poiché è li che lavorava e dormiva per terra – era pieno di blocchi di pietra, di schegge e delle sue famose teste di forma tanto bella, i contorni e la struttura delle quali servirono come punto di partenza alla sua pittura.
Malgrado questa povertà, era pieno di entusiasmo e di attività. Siccome viveva sulla riserva di forza e di energia che aveva portato dall’Italia, non gli era ancora necessario ricorrere all’alcool. Più tardi, la sottoalimentazione continua provocata dalla mancanza di denaro lo portava a sostituire il nutrimento insufficiente con un bicchier di vino o un fondo di caffè da due soldi. Questo gli permetteva di sentirsi in forma e di lavorare. Come l’operaio parigino che s’incontrava nei bistrots e che si trovava nelle stesse condizioni: mal pagato, mal nutrito, cercava un compenso nell’alcool. Ormai non poteva più liberarsi dall’abitudine deleteria che aveva contratto, ma la forza del suo slancio spirituale era tale che la sua arte non ne soffriva. Al contrario, l’eccitazione dell’individuo conferiva una singolare acutezza all’espressione di ciò che creava.
Presto si mise a dipingere. Psicologo nato, perspicace e sottile, aveva ormai trovato la sua vera strada. Decifrava il carattere delle persone che avvicinava con grande esattezza e rapidità. Questo dono di psicologo era talmente profondo che si può dire che erano i modelli che somigliavano ai ritratti e non viceversa, siccome sottolineava ed esagerava le caratteristiche principali, mettendole in evidenza quando, in colui che posava, erano nascoste dalla sovrapposizione dei tratti secondari e accessori.
Ques...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Fortuna (e sfortuna) critica di un libro di testimonianze su Modigliani Leo Lecci
  3. IL “CULTO” DI MODIGLIANI IN ITALIA NEGLI ANNI ’20 Vanni Scheiwiller
  4. CRONOLOGIA Notizie biografiche e concordanze
  5. LETTERE SU MODIGLIANI A GIOVANNI SCHEIWILLER
  6. TESTIMONIANZE raccolte da Enzo Maiolino
  7. LETTERE SU MODIGLIANI A GIOVANNI SCHEIWILLER Testi originali
  8. TESTIMONIANZE raccolte da Enzo Maiolino Testi originali
  9. Lettere su Modigliani. Enzo Maiolino e l’archivio di Giovanni Scheiwiller Paolo Rusconi
  10. APPARATI

Domande frequenti

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