La via dell'austerità
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Informazioni su questo libro

In due importanti discorsi del 1977, la proposta dell'austerità di Enrico Berlinguer come chiave culturale e politica per costruire un nuovo modello di sviluppo fondato sulla sobrietà, il superamento delle diseguaglianze e un diverso equilibrio tra Nord e Sud del mondo. Contro il consumismo e un modello produttivo iniquo, l'attualità di una rivendicazione (allora inascoltata) di un diverso rapporto tra economia e qualità della vita, l'originalità e la lungimiranza di una proposta oggi di grande attualità.Enrico Berlinguer è stato segretario generale del Pci dal 1972 al 1984 e uno dei protagonisti dell'"eurocomunismo" e del progressivo distacco del Pci dal "socialismo reale". Insieme alla questione morale e alla diversità comunista, la proposta dell'austerità rappresenta uno degli aspetti più conosciuti e originali del suo pensiero politico.

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Austerità: occasione per trasformare l’Italia

Conclusioni al convegno degli intellettuali
Roma, Teatro Eliseo, 15 gennaio 1977
Desidero esprimere, anzitutto, la soddisfazione nostra, della direzione del partito per la rispondenza che l’iniziativa che abbiamo preso ha avuto tra gli intellettuali comunisti e fra intellettuali ed esponenti politici di diverso orientamento, di altre correnti. La partecipazione e l’interesse che questo nostro convegno ha suscitato dimostrano che esso si è rivelato maturo e tempestivo, come già era nei nostri convincimenti quando abbiamo proposto di “mettersi al lavoro” (ritornerò poi sul significato di questa espressione) per un progetto di rinnovamento della società italiana.
Il metodo di lavoro dei comunisti non è quello del centro-sinistra
Ecco quale è stato ed è il tema principale, la ragione e lo scopo del nostro incontro con voi. Non ci eravamo proposti di tornare ad approfondire questioni come quelle del rapporto fra politica e cultura, fra partito e intellettuali (sulle quali, tuttavia, alla conclusione del mio intervento, qualcosa vorrei ancora dire) ma, piuttosto, di aprire un dibattito su quel tema specifico che, del resto, è dichiarato nell’avviso di convocazione del convegno stesso: quale può essere l’intervento della cultura nell’elaborazione di un progetto di rinnovamento della società italiana.
Questo convegno ha voluto essere, e io credo che sia stato, un momento del lavoro per un tale progetto; e in tal senso il convegno non mi pare possa dare adito a delusioni: né nostre, né vostre. Delusione potrebbe esservi solo per qualcuno che, fraintendendo il senso della nostra proposta, ma anche più in generale non conoscendo bene il metodo con cui noi comunisti lavoriamo, pensava, forse, che il compagno Tortorella, o il compagno Napolitano o io stesso saremmo venuti qui a presentarvi quasi un piatto bello e confezionato, a cui voi foste chiamati ad aggiungere i condimenti o a dire solo se vi piaceva o no. Noi abbiamo invece voluto convocare questo convegno prima ancora di giungere, come partito, ad un progetto compiuto nelle sue vane parti, e ciò per la semplice ragione che tale progetto deve essere il risultato di una ricerca e di un lavoro comune che vanno al di là di quelli che sta compiendo e compirà il gruppo dirigente del nostro partito. Infatti, anche solo per non ricadere nella negativa esperienza del centro-sinistra, noi dovevamo e dobbiamo guardarci dall’errore di ogni progettazione fatta unicamente a tavolino.
Il compagno Napolitano vi ha informato che la direzione del partito ha costituito una commissione, che sta già lavorando per questo progetto, ma vi ha anche detto che, prima che questa commissione presenti le sue proposte alla direzione e al Comitato centrale del partito, noi vogliamo compiere una verifica di massa delle proposte da fare, vogliamo stimolare l’apporto di tutti coloro che intendono impegnarsi attivamente a cambiare questa società; vogliamo, insomma, fare una cosa che non si è mai fatta in Italia, sia per la sostanza che per il metodo: arrivare, cioè, a un progetto di trasformazione discusso fra la gente, con la gente. E poiché per trasformare la nostra società si tratta, come abbiamo detto più volte, non di applicare dottrine o schemi, non di copiare modelli altrui già esistenti, ma di percorrere vie non ancora esplorate, e cioè di inventare qualcosa di nuovo che stia, però, sotto la pelle della storia, che sia, cioè, maturo, necessario, e quindi possibile, è naturale che il primo momento di questo nostro lavoro sia stato e debba essere l’incontro con le forze che sono o dovrebbero essere creative per definizione, con le forze degli intellettuali, della cultura.
Non può essere che questo, io credo, il modo di procedere del partito più rappresentativo della classe operaia, ossia della formazione politica che tende di continuo a realizzare una sintesi tra spontaneità e riflessione, tra immediatezza e prospettiva, e, quindi, anche tra classe operaia e intellettuali, tra la forza sociale che oggi è la principale motrice della storia e gli strati che sono portatori di pensiero in quanto esprimono l’accumulazione e lo sviluppo della cultura e della civiltà.
Questo convegno costituisce un primo positivo risultato dello sforzo che stiamo avviando, e che dovrà ora continuare ad intensificarsi, tra gli intellettuali e nel mondo della cultura sia attraverso quella disaggregazione del nostro lavoro, di cui parlava il compagno Asor Rosa, da compiersi per materie, per grandi settori, sia attraverso quelle iniziative di cui parlava il compagno Tortorella (particolarmente di quella iniziativa, che egli ha proposto e alla quale dovremo dare la massima attenzione, della promozione di conferenze nelle istituzioni culturali che siano ...

Indice dei contenuti

  1. Questo libro
  2. Nota redazionale
  3. Austerità: occasione per trasformare l’Italia
  4. Dimenticare Berlinguer? di Salvatore Mannuzzu

Domande frequenti

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