1. Cibo
Come si alimenta oggi l’umanità e come potrà farlo meglio in futuro. Che cosa si può fare e che cosa può fare ognuno di noi?
Inizieremo la nostra esplorazione del quadro generale da un esame del sistema alimentare globale, perché il cibo è la fonte d’energia primaria per gli uomini e rimane tuttora più essenziale che mai.
Il problema della gestione delle nostre terre e dei nostri mari deve essere affrontato da molte prospettive contemporaneamente. Abbiamo bisogno di fornire a una popolazione mondiale in crescita una dieta salutare, appetitosa e a bassa impronta di carbonio. Ma abbiamo bisogno di ottenere questo risultato preservando o migliorando una biodiversità che al momento si sta dissipando, e a dispetto della riduzione della fertilità della terra che probabilmente stiamo provocando, non da ultimo a causa del cambiamento climatico. Abbiamo anche bisogno di scongiurare un’incombente crisi degli antibiotici e un’esplosione di inquinamento da plastica che si è diffuso lentamente negli scorsi cinquant’anni e che ora, per quanto ne sappiamo, rimarrà con noi per sempre. Come se tutto questo non bastasse, sta diventando sempre più chiaro che sarà necessario utilizzare del suolo per riportare nel terreno una parte del carbonio emesso, anche se non sappiamo ancora come farlo concretamente. Senza dimenticare il suolo che ci serve anche come spazio in cui vivere e per svagarsi.
E queste sono soltanto le considerazioni antropocentriche. Quanti lettori mi liquideranno dandomi dell’hippy se torno a ricordare che bisognerebbe tener conto anche degli animali, in quanto esseri senzienti?
Per fortuna, a dispetto di tutta questa spaventosa complessità, ci sono analisi relativamente semplici che rendono alcune cose importanti molto chiare. Sia che vi occupiate di politiche alimentari, oppure siate un produttore, un rivenditore o semplicemente una persona che consuma cibo, quelli che seguono sono alcuni messaggi importanti che secondo me tutti dovrebbero conoscere perché ci dicono moltissimo su ciò che tutti noi possiamo fare per dare un contributo.
Quanta energia di origine alimentare abbiamo bisogno di consumare?
Quasi il 5 per cento di tutta l’energia usata dall’uomo viene tuttora consumata nel più tradizionale dei modi: attraverso la bocca. In media, il nostro fabbisogno calorico giornaliero è di 2350 kcal, ma in realtà ne assumiamo 180 circa in più.
Il fabbisogno medio di 2350 grandi calorie (kcal) al giorno tiene conto delle differenze d’età, genere sessuale, altezza, peso e stile di vita della popolazione mondiale. Tale valore equivale a una potenza di 114 watt. Per fare un paragone, un grosso televisore al plasma necessita di una quantità di energia simile e un bollitore elettrico acceso ne consuma circa quindici volte tanto.
Quanto cibo di origine vegetale produciamo in tutto il mondo?
A livello globale, produciamo 5940 kcal pro capite al giorno: quasi due volte e mezzo le 2350 kcal al giorno di cui la persona media ha bisogno per essere in salute.
Visti questi dati, penserete che il nostro pianeta dovrebbe essere la terra dell’abbondanza alimentare.
Le differenze regionali sono enormi. Nel Nordamerica la produzione di cibo è pari a ben otto volte il proprio fabbisogno calorico. In Europa e in America Latina il cibo prodotto è «solo» quattro volte ciò che i suoi abitanti hanno bisogno di mangiare. Tuttavia, l’Africa subsahariana produce solo una volta e mezzo le calorie di cui necessita.
È del tutto lecito che vi chiediate: perché diamine ci sono persone sulla Terra che soffrono la fame e che cosa se ne fanno gli americani di tutte le calorie che producono?
Per trovare le risposte a queste domande dobbiamo esaminare come si deve il viaggio del cibo dai campi alla forchetta.
Che ne è degli alimenti di origine vegetale che produciamo?
Circa 1320 kcal vanno perdute o sprecate, 810 kcal finiscono in biocombustibili e ben 1740 kcal si usano per alimentare il bestiame.
(Chi tra voi mangia carne si rilassi e prosegua nella lettura. Non è necessario che diventiate vegetariani o vegani al 100 per cento a meno che non lo vogliate.)
Il semplice diagramma che segue apre uno spiraglio nella complessità del sistema globale dell’alimentazione e del suolo per offrirci una prospettiva stupefacente ed essenziale. Tutti i dati sono espressi in grandi calorie (chilocalorie o kcal) pro capite al giorno. Pensavo di essere piuttosto ferrato sul tema dell’alimentazione sostenibile, dato che me ne interesso a fondo da un decennio o giù di lì, ma un’analisi corretta di queste cifre che ho fatto di recente per la prima volta è stata una vera rivelazione.
Figura 1.1. Cibo di origine vegetale prodotto per persona al giorno in diverse regioni di tutto il mondo.
Figura 1.2. Il cibo prodotto in tutto il mondo nel suo viaggio dai campi allo stomaco. I dati numerici sono espressi in kcal/persona/giorno.4
Ecco che cosa ne è delle 5940 kcal prodotte per persona ogni giorno. Proprio all’inizio del viaggio che porta il cibo dai campi coltivati allo stomaco, ci sono due tipi di sprechi: 340 kcal non vengono nemmeno raccolte. Una parte perché è al di sotto degli standard di qualità per i palati esageratamente schizzinosi dei consumatori nei paesi sviluppati, oppure perché risulta in eccesso laddove l’offerta supera la domanda commerciale e di conseguenza, per quanto sia indegno, il cibo viene lasciato nel terreno. La responsabilità di gran parte dello spreco, tuttavia, è delle inefficienze nella raccolta e, benché ci sia spazio per dei miglioramenti, è impossibile eliminare completamente le perdite nei raccolti. Altre 330 kcal circa si perdono nella conservazione. Questo è un problema soprattutto nei paesi più poveri e spesso si può attribuire semplicemente a una mancanza di contenitori sigillati e asciutti. A quanto pare, ci sono ampie opportunità di ridurre tali perdite.
Dopo queste prime fasi, rimangono ancora la bellezza di 5270 kcal che sono ripartite in quattro modi fondamentali.
Una piccola quantità, 130 kcal, viene piantata di nuovo. È una buona idea: significa che potremo consumarla l’anno successivo. E 810 kcal sono destinate a usi non alimentari, soprattutto alla produzione di biocombustibili. Il bestiame consuma ben 1740 kcal. Il che lascia ancora 2520 kcal di materia vegetale per l’alimentazione umana.
Dopodiché ci sono ancora alcune perdite relativamente piccole nella distribuzione e nella lavorazione degli alimenti, mentre un’altra buona fetta va poi sprecata come rifiuto domestico. Alla fine, includendo anche la carne e i latticini, l’uomo medio consuma 2530 kcal, ovvero 180 kcal in più di quante siano necessarie per una dieta sana.
Considerato questo surplus globale di produzione, perché ci sono persone malnutrite?
Quando ciò accade, è quasi sempre perché queste persone non possono permettersi, oppure non scelgono, una dieta sana.
Sebbene a livello globale ci sia un notevole consumo netto di cibo in eccesso, circa ottocento milioni di persone sono denutrite (vale a dire che non consumano calorie a sufficienza) e altri due miliardi circa soffrono di qualche tipo di «fame occulta», nella forma di un deficit di apporto di proteine o di micronutrienti essenziali, nella maggior parte dei casi ferro, zinco, vitamina A o iodio.
Un modo di considerare il problema è il seguente. Perché tutti abbiano una dieta sana, è necessario:
che tutte le sostanze nutritive siano prodotte in quantità sufficiente;
che la loro distribuzione sia tale per cui tutti ne abbiano accesso;
che tutti possano permettersele;
che le persone scelgano di consumare una buona dieta in base alle opzioni che hanno a disposizione e che possono permettersi.
Oggi la prima condizione è già soddisfatta. Come abbiamo visto, c’è un surplus calorico del 14 per cento. Insieme ad altri colleghi della Lancaster University ho eseguito la stessa analisi per ogni sostanza nutritiva essenziale per l’uomo e ho trovato risultati analoghi.
Le catene di distribuzione sono in grado di raggiungere qualsiasi angolo del mondo che possa pagare quel che serve per rendere l’operazione conveniente dal punto di vista finanziario. Perciò sia la seconda sia la terza condizione si riducono al problema della distribuzione della ricchezza, che analizzeremo in maggior dettaglio più avanti (si vedano pp. 163-173).
Considerando tutti e quattro i criteri insieme e tenendo conto di quali sono le disponibilità di derrate alimentari e la popolazione oggi, sono soltanto due i fattori critici che permetterebbero a tutti di seguire una dieta sana: il problema si riduce a una questione di soldi e a una di scelta. La disuguaglianza è la ragione principale per cui oggi non tutti hanno accesso a una dieta sana. Se non si risolve questo problema, appare altamente probabile che ci saranno sempre persone che soffriranno la fame, indipendentemente dalla disponibilità totale di cibo. Per essere chiari, se analizziamo la distribuzione della ricchezza, scopriremo che il problema riguarda la ricchezza relativa, non quella assoluta.
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