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e tu che mangi il gelato
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LetteraturaCategoria
Collezioni letterarieSi conobbero.
Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità
non s’era mai saputo.
Lei conobbe lui e se stessa,
perché pur essendosi saputa sempre,
mai s’era potuta riconoscere così.
Italo Calvino, Il barone rampante
[…] E il cuore non muore quando
sembra che dovrebbe.
Czeslaw Milosz, Poesie
No niente, volevo solo evitare equivoci, dire a tutti io questo libro quando ho iniziato a scriverlo ero grassa molto grassa che era appena passato Natale, avevo mangiato molti dolciumi al cioccolato molti panettoni farciti mi ero ingrassata, mi sa se non ero ingrassata in quel modo lì che pensavo adesso non ho prospettive di vita Cosa faccio? Scrivo un libro, Massì scrivo un libro! io questa cosa ero grassa e allora ho scritto un libro che comunque avevo una storia da raccontare, io credo essere stata in sovrappeso devi avermi influenzato molto in fase di stesura, ché è venuto fuori un romanzo che non è proprio un romanzo, per dire non ha una trama ben precisa se siete appassionati di trame precise, non si sa neanche dove vuole esattamente andare a parare, questo romanzo. Ora però mi sono messa a dieta e questo romanzo che non è un romanzo, adesso può anche cominciare.
[parte prima]
[questa parte se non dispiace la chiamerei
com’è che poi tutto è cominciato, era meglio se no]
[uno]
Mica lo so io com’è che ci si innamora di te. Che un giorno sei per strada mangi una mela vedi la gente che passa e a un tratto ti sbuca uno alle spalle ti dice Ciao, ecco si può dire in un attimo ti è cambiato tutto che la mela la strada le gente non sono più la stessa mela la stessa strada la stessa gente che erano prima, c’è un dopo che ti separa dal prima. Dico, mica lo so com’è che funziona qui. So solo me ne stavo davanti al tuo ufficio c’era una libreria molto antica, fissavo un libro pure quello molto antico, era un libro con le lettere d’amore che gli aveva scritto Napoleone a Giuseppina, ‘sto libro qua, a un certo punto mi hai raggiunto che eran già dieci minuti che ti aspettavo. E mica allora lo sapevo che mi innamoravo, so solo quel periodo ero magra – per innamorarmi io quella è la condizione di spirito ideale – avevo appena finito la dieta a base di tè verde, si può dire ero in forma, bella, anche, ero piuttosto bella, sì1.
E niente, questo fatto non ci tenevo a trovarmi il fidanzato, o forse a livello inconscio magari sì, ho a cuore di precisarlo che non è colpa mia, io mi son tenuta alla larga da certi guai sentimentali, c’è stato pure un periodo mamma mia passava la cera mi guardava si lamentava ché non capiva come mai ero così bella e così sola, stirava le camicie si lamentava, passava l’aspirapolvere sempre si lamentava ché non mi volevo sistemare, io credo tutte queste volte ho dovuto subire mamma mia che si lamentava che ero sola e nonostante tutto non ho fatto niente per cambiare la situazione, dico il fatto non ho mosso un dito per farla star zitta mamma mia, ecco questa è una prova che non dovevo volerlo ‘sto fidanzato. Faceva parte di una cultura romantica che la lasci lì, non hai la minima intenzione di occupartene, ma funge da infarinatura generale. Un’opinione sull’amore avevo incominciato a formarmela ai tempi di Beautiful e Santa Barbara. Quando Iden, c’era questo personaggio principale si chiamava Iden questo personaggio di Santa Barbara, aveva organizzato una caccia al tesoro per chiedere a Cruise, c’era quest’altro personaggio principale si chiamava Cruise questo personaggio, di sposarlo con l’anello nel flute di champagne. Io, secondo me, deve essere più o meno da allora, anche se allora avevo solo cinque anni, che penso l’amore è trovarsi un Cruise a cui organizzare la caccia al tesoro e mettergli l’anello dentro lo champagne.
Anche il giorno ci siamo incontrati noi, per esempio, non avevo nessuna cattiva intenzione e mica l’ho capito poi com’è che è successo tutto. So solo è iniziato in quel momento e adesso mi ritrovo che a volte quando ti penso non respiro più bene, e davanti a quella libreria con il libro di Napoleone non ci posso passare che mi viene giù una fitta al petto, e certe canzoncine, quelle che ascoltavo io il periodo ci siam frequentati, figurarsi se posso più ascoltarle io certe canzoncine. Sensibile per come sono, devo evitarle accuratamente, certe canzoncine. Se per caso sento alla radio “Comprati un mazzo di fiori che poi ti do i soldi” devo cambiare stazione con grandissima prontezza di riflessi, che in casa non è un problema, la difficoltà è se sono mezza nuda in un camerino che mi provo un vestito e mettono su ‘sta canzoncina, ho l’impulso di scappare senza pagare, c’è da farci una gran brutta figura pure con le titolari. A furia di ricordi – sempre per formazione culturale, sono una mi piace ricordare – mi si forma una smorfia sul viso, il cielo solo il fatto che sta su senza permesso mi mette tristezza che sembra una domenica pomeriggio di quelle mancano sei mesi a Natale anche se è giovedì, si può dire è un giorno malinconicamente neutro il giovedì. Il ristorante quello in centro con le pareti di vetro – hai detto Andiamo qui, va bene? Andiamo qui, va bene, ho detto io – facevano un tortino al cioccolato io ne andavo ghiotta ora non ci posso più andare, è il posto del primo appuntamento, è un dolore così grande che non posso neanche passarci davanti, addirittura se mi ritrovo a doverci passare e ho in mano dei pacchi pesanti, che non costerebbe niente chiudere gli occhi passare fare finta di niente, io invece faccio tutta un’altra strada, un giro lunghissimo, pur di non passarci.
[due]
Quella mattina di maggio un quarto alle due che ci dobbiamo incontrare per la prima volta, che poi da lì che è successo tutto, son lì sotto il tuo ufficio che ti aspetto mi hai detto Aspettami sotto il mio ufficio, che io adesso scendo eh!, fisso la vetrina della libreria molto antica piena di libri molto antichi, mi giro, vedo un ragazzo mi guarda come uno poteva andargli peggio invece gli è andata meglio:
«Eccomi qua, ciao, è molto che aspetti?».
«Non direi poi molto».
«Lieto di conoscerti dolcezza».
«Io sono madamigella Anna».
«Ti fai sempre chiamare Madamigella?».
«No, solo quando devo flirtare e darmi un tono».
«E adesso quale delle due?».
«Tutte e due. E adesso prestami il braccio mica pretenderai che passeggi senza uno che mi scorti».
«Lo sai che sei deliziosa?».
«Lo so, ma ancora non hai visto quando aggrotto le ciglia22».
[tre]
Maledetta giornata, mica lo sapevo che iniziava tutto allora. Che ci pensavo ieri sera mentre ero a letto non dormivo, se lo sapevo che tutti i guasti ho ora incominciavano da lì, facevo scena muta, facevo, quel giorno a pranzo così non mi dicevi L’ho capito subito che c’è feeling tra di noi! Me lo dicevano prima dei danni che ne ricavavo a incapricciarmi di uno come te, al primo accenno di disinvoltura da parte tua provvedevo io a ricreare il normale imbarazzo si forma nei primi appuntamenti tra quelli senza ego grandi come i bauli. Altro che i dialoghi come nei film che mi guardo alla tivvù poi penso voglio essere loro. Sorridevo sguaiatamente, sorridevo, come le tizie che sorridono e arrossiscono un po’ se gli fai un complimento, che replicare con qualcosa di intelligente al posto sorridere sguaiatamente non fa per loro. Pensarci adesso potevo dire qualcosa di politicamente corretto come la madrina Elena ai pranzi di Natale, che arriccia sempre moltissimo il naso se qualcuno a tavola gli scappa di dire frocio anziché gay, posa la forchetta nel piatto, gli viene su una smorfia di dolore che è tutto un Mamma mia, ancora questa terminologia razzista e sessuofoba nel duemila e cose così. Io, tutte le volte smetto di mangiare la osservo come inarca pure il muso oltre che il naso quando parla delle cose che non si devono chiamare con il loro nome usarne uno più educato, uno corretto, io a ‘sti pranzi di Natale qua qualcuno gli scappa la parola frocio smetto di mangiare la osservo la trovo quasi romantica nel modo in cui si arrabbia, la mia madrina Elena. Se lo sapevo mi facevi passare quello che mi hai fatto passare evitavo di dirlo che il cameriere era un ciccione carboidratico, potevo anche limitarmi a dire robusto ma invece ho pensato avresti molto apprezzato ho detto proprio Ciccione che te ti sei eccitato hai pure detto Wow, come sei scorretta!. Sostanzialmente, sono stati tutti quei discorsi sul problema degli ego ingombranti. Ché sono quelli che mi hanno fregato più di tutto secondo me. La Mutua Incapacità di Accoglienza venuta fuori durante quel pranzo di un giorno che maggio stava per finire, è stato quel...
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- adornato
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