È trascorso ormai ben più di un secolo da quando Sir John Franklin raggiunse il Circolo polare artico con due navi, in cerca del mitico Passaggio a nordovest, per ritrovarsi avvolto in un feroce sudario di morte e di gelo. Ora, in quegli stessi luoghi, giunge un altro uomo bianco con una strana uniforme addosso che gli vale, presso gli Inuit, il soprannome di Capitan Sottozero. Non è chiaro quale sia il suo vero scopo: forse esplorare di nuovo quelle terre magnifiche e ingrate, scoprendo quanto l'uomo bianco e i suoi fucili abbiano contribuito ad alterarne l'equilibrio; forse ritrovare le tracce della spedizione maledetta e ripercorrerne fisicamente gli stenti, per poi poterne scrivere con la forza dell'esperienza; o forse rivivere gli amori di Franklin per una donna Inuit, fino a trasformarsi nell'incarnazione vivente di Sir John. Nel sesto dei Sette sogni, la serie imponente di romanzi dedicati alla colonizzazione del continente nordamericano, dai vichinghi fino alle guerre indiane, William T. Vollmann dipinge un formidabile affresco sospeso tra mito e storia, tra passato e presente, unendo a un rigoroso lavoro di documentazione una sensibilità paesaggistica stupefacente e la potenza di una scrittura visionaria e barocca, che ha pochi eguali nella narrativa contemporanea.

- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
I fucili
Informazioni su questo libro
Scelto da 375,005 studenti
Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.
Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.
Informazioni
Argomento
LiteratureCategoria
Literature General1
L’isola di Re Guglielmo
ᑭᑲᕐᑕᒃ
/
Due uomini
1948, 1848
La sofferenza era forse l’unica dimostrazione che nel corpo era presente la coscienza, ne era l’unica espressione fisica...
Yukio Mishima, Sole e acciaio (1968)
Un uomo dava la caccia a una foca. Aspettava in piedi sul mare duro e gelido. A ottocento metri dalla riva, una lastra di ghiaccio si era gonfiata e aperta in due; nel canale sgombro si era di nuovo formata una sottile crosta di ghiaccio, delicata come la carnagione di una ragazza, e lui stava lì, a guardare un buco più piccolo dell’unghia del suo pollice. Lì la foca veniva a respirare. L’uomo stava immobile come una statua. Sapeva che la foca lo avrebbe sentito perfino sgranchirsi le dita dei piedi negli stivali. Aspettò a lungo, le orecchie tese e lo sguardo fisso sul buco. Imbracciava un fucile.
Finalmente udì un gorgoglio. La foca stava nuotando verso di lui.
Aspettò. Un piccolo getto d’acqua sprizzò dal buco, e lui continuò ad aspettare. La foca smuoveva l’acqua con il corpo. Poi la sentì respirare. Ma era solo il primo respiro. L’uomo sapeva che a volte le foche stavano in ascolto sotto il ghiaccio per captare un pericolo, espirando invece di inspirare; il primo respiro non era necessariamente un respiro vero. Ma poi la foca ne fece un altro. L’uomo tirò il grilletto. Si udì uno sparo, e un movimento convulso. La foca rantolò di dolore, e quello fu il suo ultimo respiro.
Per la prima volta l’uomo si sporse e vide la foca che aveva ucciso.
L’acqua sotto il buco era rossa. L’uomo allargò il buco ed estrasse la foca morta. Sulla testa c’era il forellino d’entrata del calibro 22 magnum e uno più grande in uscita. Aveva colpito il bersaglio. L’uomo era contento. Si inginocchiò sulla neve insanguinata e cominciò a scuoiare la foca. Tagliò la carne fumante. Lanciò un grido gioioso, e un bambino arrivò di corsa. Il piccolo rise, appoggiò il piede sulla foca morta e le tirò un calcio. L’uomo asportò un pezzo di fegato e lo porse al figlio sorridendo.
Un altro uomo aspettava poco lontano. Lì il cielo era grigio, con una striscia di luce gialla bassa all’orizzonte. Anche il fiordo era grigio. Il ghiaccio aveva appena cominciato a ricoprirlo sul serio: ghiaccio grigio acciaio, con creste di pressione che già spuntavano fra le lastre piatte. Qua e là era abbastanza compatto da reggere il peso di un uomo. In altri punti non sopportava neanche il tocco di un ciottolo, poiché per il momento era solo semicongelato. Al centro lo solcava un ampio canale in cui l’acqua grigio-nerastra scorreva costante. Tra le lastre di ghiaccio c’erano ancora molti canali liberi; le piccole onde somigliavano a banchi di sabbia.
Il vento era sommesso, perciò i rumori dell’acqua si distinguevano chiaramente, picchiettavano le orecchie dell’uomo come le nere macchie di leopardo sui ciottoli della spiaggia. Ogni tanto il ghiaccio scricchiolava furtivo, come fosse sgranocchiato da un bimbo impertinente. L’erba morta fremeva tra gli scogli di fango ghiacciato, spalancando gli steli al vento come tante punte di stelle dorate. L’uomo aveva i piedi doloranti per il freddo, le scarpe congelate. Scosso dai brividi osservava l’erba dorata. Guardò i sottili cumuli di neve ai suoi piedi, le rocce come tavoli rotti; studiò l’acqua che scorreva nel fiordo. Stava morendo di fame.

Quei due uomini non erano tanto diversi. Entrambi avevano il fucile. Ma il secondo, l’uomo bianco, sedeva davanti al ghiaccio scricchiolante, in attesa. Non sapeva come vivere in quel paese. Non gli restavano più forze per vivere.
La sua inedia era stranissima perché aveva proiettili per il fucile e c’era cioccolata nella scialuppa dove gli altri uomini giacevano senza vita e poco lontano c’era una lattina di carne in scatola, ancora da aprire. SEDNA mandava foche in abbondanza dagli abissi, che salivano fino al ghiaccio; erano pronte per essere uccise, ma il fucile non lo aiutò.

In seguito toccò all’Inuk morire di fame, perché non c’erano animali. Il fucile aiutò poco anche lui.
2
Pond Inlet
ᒥᑦᑎᒪᑕᓕᒃ

/
Capitan Sottozero
1989
Ricordo un articolo di tre o quattro anni fa sul National Geographic, che parlava degli aborigeni groenlandesi a contatto con gli scandinavi. Te ne avevo parlato? Un giovane scandinavo e un giovane aborigeno erano amici e rivali, e andavano sempre a caccia insieme. C’era un epilogo drammatico, con uno che salvava la vita all’altro, o uno che moriva accidentalmente e l’altro che si suicidava...
Jacob Dickson, lettera del 1° settembre 1986
Quando l’aereo forò uno pneumatico atterrando sull’isola di Broughton, stavi appoggiato al muro del terminal per ripararti dal vento, e sabbia e polvere turbinavano sulla pista come fumo, e il ghiaccio scricchiolava. Vicino a te c’era una giovane Inuk con i jeans sdruciti, i capelli corti alla moda. Era costretta a stare vicino a te: non c’era altro posto dove ripararsi dal vento. Per voi due, Broughton non era che un ascensore sospeso tra mare e cielo, in cui le buone maniere imponevano di fissare dritto davanti a sé, di modo che gli sguardi, essendo paralleli, per definizione non potessero mai incontrarsi.
«Secondo te quanto è freddo?», chiedesti.
Lei abbassò gli occhi a terra. «Non lo so», disse, con un filo di voce.
Sull’aereo era seduta dall’altro lato del corridoio. A Clyde River l’atterraggio fu difficile e la sua amica urlò e lei ti guardò imbarazzata e tu le sorridesti, ancora non volevi arrenderti. Ridendo, lei si girò dall’altra parte.
La tappa successiva era l’ultima. Pond Inlet. Scendeste tutti e due. Qualche giorno dopo la trovasti alla cassa del supermercato. Ti guardò come se non ti riconoscesse, ma tu tornasti lo stesso giorno a comprare biscotti per fare amicizia (più un sacchetto di patatine gusto noce). Tornasti anche il giorno dopo. Ogni volta era sempre più decisa a non riconoscerti quando veniva il tuo turno alla cassa e per un attimo alzava su di te gli occhi neri, nerissimi.
Tu, manco a dirlo, indossavi la tua divisa personale, gallonata di zanzare, pistole, isole, foche e puttane. Mentre stavi davanti alla cassa, la bionda senza veli dipinta sul taschino del giaccone era praticamente ad altezza occhi della Inuk.
Come ti veniva di fare o essere così? Be’, ma tu eri così. Sfoggiavi letteralmente la tua vita sulla manica, come una mosca che trascina in groppa le lunghe ali ovali mentre arranca tra i salici nani di una duna. Malgrado la tua accessibilità sovrumana, nessuno voleva avere niente a che fare con te.

La prima strategia per farsi benvolere l’aveva escogitata il tuo amico Seth, che era venuto a raccogliere e studiare piante perché Giù A Sud non faceva che ripetere: Bello questo fiore, però è composito..., e perfino sul treno per Montréal dove avreste preso l’aereo incollava il naso al finestrino urlando: «Che meraviglia la senape di quel campo!», e drizzava la testa di scatto e diceva: «Che diavolo è quell’albero con la corteccia rossa? Oddio, com’è bello, con quella corteccia liscia e rossa! Chissà che albero sarà. Che rabbia!» E il treno continuava per la sua strada. E fu il solerte Seth, sfoggiando con orgoglio il succhiotto d’addio della fidanzata, a spiegare: «È bravissima a fare i pompini. Penso proprio che dipenda dalla sua formazione musicale. Comunque si divertiva un mondo quando squillava il telefono. Caspita, guarda quelle fragole indiane!» Come dicevo fu Seth che pensò di portare l’aquilone, nella speranza di aprire una breccia nell’oscurità sotto le nubi dell’isola di Baffin variegata da bianche forme nevose, perché conosceva, amava e temeva quel buio come te, ma le luci floreali lo squarciavano per lui nei giorni di sole o di neve, così gli venne quest’idea dell’aquilone alto nel cielo, essendo un animo dolce e infantile che amava correre e sentirsi felice (da solo, però, perché Seth era timido); e la sua idea audace ti entusiasmò, perché non ti sarebbe mai venuto in mente di sfruttare i venti artici in quel modo; così mentre continuavi a viaggiare a nord verso Montréal su quel treno quasi gongolavi al pensiero del vento; per una volta il vento non ti avrebbe spaventato nella tua fragile tenda!... ma a Pond Inlet Seth esitò a usare il suddetto aquilone perché l’indifferenza generale nei vostri confronti lo intimoriva. Una sera, però, avevi insistito. Non c’era altro modo per attirare una folla di amici adoranti. C’era un ruscello a sud del paese dove nuotavano i bambini, e mentre ci andavate, verso le dieci di sera, due maschietti passarono insieme su una bici e Seth disse non voglio avvicinarmi di più e tu gli chiedesti per quale motivo e lui rispose: perché non siamo di queste parti e tu: hai ragione, ma eccoci qui, così prendesti l’aquilone e marciasti valoroso tra i muschi e ti fermasti di fronte a un’ansa dove altri due maschietti in costume da bagno sedevano e scacciavano zanzare e con ferma determinazione ti sedesti e apristi la zip dello zaino per sparare la prima cartuccia della tua campagna: i frollini Peek Freans (in confezione di plastica da due) e i Biscotti del Babbo (stessa confezione), entrambi provenienti dal sacchetto per il vomito zeppo di merendine che vi era stato offerto dalla gentile hostess impietosita perché dovevate stare a Pond Inlet un mese intero (sebbene non fosse un postaccio come Resolute dove le avevano detto che giocavano a carte e si divertivano ad accoltellare alle spalle chi perdeva). Primo colpo: i frollini Peek Freans!
«Ehi, bambini», dicesti. «Vi va un frollino?»
Silenziosamente, uno dei due maschietti si fiondò dal ruscello e ti strappò di mano i frollini.
«E un Biscotto del Babbo?», chiedesti, mangiandone uno.
L’altro maschietto arrivò e prese il regalino, chinando il capo. Poi ripiegò nel suo territorio, dall’altro lato del ruscello. Lui e l’amico si asciugarono i capelli con un telo e si allontanarono sulle loro biciclette.
Intanto, poco più in là, le femminuc...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Indice
- Testo del fucile. La ricerca dei tesori polari (1933). Nota storica
- I fucili
- 1 / L’isola di Re Guglielmo
- 2 / Pond Inlet
- 3 / La baia di Resolute
- 4 / Inukjuak
- 5 / Passaggi a Nordovest
- 6 / Lo stretto di Peel
- 7 / L’isola di Re Guglielmo
- / Tiri di precisione 1741-1991
- / Glossari
- / Una cronologia della Sesta Età di Vinland
- / Fonti e alcune note
- Scambio di corrispondenza sulle accuse relative al trasferimento forzato
- Lista dell’equipaggiamento per il viaggio a Isachsen
- Ringraziamenti
Domande frequenti
Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Scopri come scaricare libri offline
Perlego offre due piani: Essential e Complete
- Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
- Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 990 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Scopri la nostra missione
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Scopri di più sulla funzione di sintesi vocale
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS e Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app
Sì, puoi accedere a I fucili di William T. Vollmann, Cristiana Mennella in formato PDF e/o ePub, così come ad altri libri molto apprezzati nelle sezioni relative a Literature e Literature General. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.