La Camicia di Ghiaccio
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La Camicia di Ghiaccio

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La Camicia di Ghiaccio

Informazioni su questo libro

Pubblicato nel 1990, La Camicia di Ghiaccio è il primo dei «Sette sogni» dedicati al mito di fondazione americano: un'unica grande opera che appartiene alla zona grigia tra narrativa e storia e che ruota intorno a un solo motivo conduttore: il difficile confronto tra le popolazioni native del Nuovo Mondo e i pionieri giunti dal Vecchio. «Mi hanno sempre interessato le Metamorfosi di Ovidio,» ha dichiarato l'autore, «e da Ovidio ho mutuato l'idea che nel nostro continente si siano succedute diverse ere, ognuna delle quali meno mitica della precedente. Per ragioni poetiche e didattiche ho stabilito che questa successione di epoche andasse suddivisa in sette momenti diversi e che pertanto ci sarebbero stati sette sogni».La Camicia di Ghiaccio ci porta alle origini stesse del mito americano e al primo impatto dei nativi con esploratori stranieri: i vichinghi, giunti nel continente attorno all'anno Mille. Attingendo alle due grandi saghe nordiche medievali — la Saga dei Groenlandesi e quella di Erik il Rosso — dove si narra dell'accidentale scoperta di una nuova e radiosa terra e del breve quanto fallimentare tentativo di colonizzarla, e a un lavoro di documentazione e ricerca sul posto che lo ha condotto a visitare i siti vichinghi a Terranova, i resti della fattoria di Erik il Rosso in Islanda, le rovine norvegesi in Groenlandia e la vasta distesa ghiacciata dell'Isola di Baffin, Vollmann racconta il segno lasciato dagli invasori bianchi sulla leggendaria Vinland. «Voglio qui raccontare la storia di come venne consumata la rugiada e di come arrivò il gelo» scrive in tono epico, e per l'intero romanzo il ghiaccio diventa metafora di una corruzione sia morale che ambientale, presagio di conflitti razziali e oltraggi alla terra che hanno scandito l'intera storia degli Stati Uniti.

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Informazioni

Anno
2019
Print ISBN
9788833890388
eBook ISBN
9788833890760

1
I Mutanti
ovvero
Come fu persa la Camicia d’Orso

e fu trovata la Camicia di Ghiaccio

/
Indossando la Camicia d’Orso
200 ca.940 ca.

Verso oriente [...] c’è un luogo chiamato Passo del Ghiaccio. Di lì, dicono, si può raggiungere la Groenlandia, ma io non ci sono mai stato...
Jan Welzl, The Quest for Polar Treasures, 1933
Proprio come un incipiente capogiro può essere annunciato da un cambiamento nel ritmo dell’acqua corrente, così la Groenlandia, essendo un fatto troppo concreto per essersi abbattuto all’improvviso sulla caparbietà del mondo, si manifestò all’inizio tramite segni segreti – o così dovrei scrivere per farvi piacere, perché quale Storia del Nostro Continente potrebbe interessare se non fosse intrisa di segreti? – o quantomeno tramite PRESAGI che solcarono le insenature e che nessuno dei nostri padri settentrionali seppe subito interpretare, presi com’erano anche d’estate da attività non verdi, quando gli uccelli cantavano al sole per tutta la durata dei lunghi e verdi giorni-muschio; perché il clima degli avi era un clima grigio, un muro compatto di nubi che sbarrava le lacrime dorate del sole, così che ovunque andassero gli uomini arrivava il fragore delle corazze grigie, l’urlo dei cavalli da battaglia grigi, «lo scrosciare guerresco di frecce grigie» (Thord Kolbeinsson); mentre d’inverno gli uomini erano bloccati dal freddo, bloccati dal grigio, fermi a osservare la neve grigia che come polvere cadeva tra i rami grigi, mentre dai tetti delle case si allungavano ghiaccioli grigio-argento. Cortine di neve cingevano le fattorie; la neve scendeva grigia sulle nere foreste, e a settentrione e a oriente le montagne erano grigiamente coperte di neve. Laddove erano germogliati i semi del gelo crescevano nuovi alberi di ghiaccio, con rami più duri del ferro. Ma c’era un albero che dava la vita, anche se si levava talmente alto nel buio dell’inverno e nei pomeriggi estivi che non riuscivamo a comprenderlo: Yggdrasil, il Frassino-Mondo, che ci copriva con la sua terza radice (la prima copriva HEL, la Regina dei Morti, e la seconda permetteva l’esistenza del cielo dei Giganti di Gelo a Jötunheim). Questo albero era sempre verde, incoronato di rugiada; tra i suoi rami gli uccelli cantavano al sole nei lunghi e verdi giorni-muschio. Questo albero si ergeva verde sopra il Pozzo del Fato. Ma nemmeno qui c’era pace, perché i conigli ne rosicchiavano le foglie e i rami, e grassi serpenti le radici sottoterra.

La Camicia d’Orso

Ciò mi sembra piuttosto naturale, ma perché la condizione dei nostri antenati fosse così miserevolmente pericolosa non so dirlo, dal momento che erano pure assai saggi: – ODINO poteva richiamare i defunti dalla terra e Re Dag, separato dal dio FREYR soltanto da sette generazioni, conosceva il linguaggio degli uccelli. Di sicuro non si trattava di avidità; né poteva essere egoistica invidia, perché se erano egoisti i nostri antenati, allora che speranza abbiamo noi, che non possiamo richiamare i defunti né conversare con gli uccelli? – Deve essere stata la stregoneria dei finlandesi, sui quali a quei tempi tutti facevano ricadere ogni colpa. – Vite cercavano di governare altre vite; Re bruciavano altri Re che dormivano nelle loro case. Che gloria ci sarebbe stata in ciò, se solo da tempo non gli fosse stato proibito di essere Signori degli Arcobaleni e Angeli! – Naturalmente, potevano ancora essere Re degli Alberi, se lo volevano; o Re-Palude, Re-Neve, Re-Orso; nelle saghe abbiamo letto che erano Re-Orso. Benché commettessero atrocità tali che i gemiti delle loro vittime diventavano muschio, e le loro lacrime semi neri da cui germogliavano alberelli lucenti di sangue tra il muschio, e gli alberelli si avvinghiavano alla terra con le loro radici ad artiglio e si infittivano e diventavano grandi alberi del dolore i cui fusti neri salivano al cielo, anche i Re soffrivano, perché trasformandosi in orsi le spalle pelose si facevano così ampie da occupare completamente gli stretti sentieri della foresta, sì che le seghettate foglie del dolore e della mestizia ne laceravano la carne mentre correvano mugghiando l’uno verso l’altro, e ogni foglia era verde e fragrante e la luce vorticava intorno a loro. Quando annusavano l’aria all’ombra degli alberi, i volti si animavano di colori come una tela, a seconda dei loro liquidi desideri, così che a volte sotto la barba spuntavano gialle zanne d’orso e i peli s’infoltivano sulle guance e in un attimo la pelle era ricoperta di scaglie grigioverdi come corteccia di alberi e versavano lacrime di linfa; talvolta erano anche uomini dal volto rubizzo e le labbra carnose, e si guardavano distrattamente le mani male assortite (una senza artigli, l’altra chiazzata del velluto dei grandi cuscinetti neri da orso, nei quali si incurvavano delicatamente gli artigli...) A quei tempi un uomo poteva nascere «lupo della sera», come lo chiamavano gli islandesi – un bearsark. Quando era preso da un attacco ululava come una belva feroce, aveva la bava alla bocca e mordeva il bordo di ferro del suo scudo. Le frecce non lo uccidevano; il fuoco non lo bruciava. Così, anche i Re venivano presi dall’attacco della Mutazione; e si trasformavano in orsi; poi, dopo essersi sopraffatti a vicenda, abbandonavano ogni ritegno e si lanciavano sulle loro strade da orsi, talmente intossicati dalla metamorphosis da essere convinti di diventare sempre più grandi ogni volta che cambiavano pelle. Incuranti delle abitudini dei fratelli-serpente e dei cugini-astice, che si nascondono sotto i sassi finché non hanno assunto saldamente le nuove forme, i Re-Orso godevano a mulinare le grandi braccia contro i volti dei nemici, squarciandoli e lacerandoli con studiati fendenti; e godevano di ciò crogiolandosi al sole, che urlava stridulo tra gli alberi, e la musica del sole proveniva da corni dorati e cullava gli orsi fino a farli addormentare con la testa sulle zampe; allora, con atrocità e astuzia venivano facilmente eliminati dagli altri consimili. – A volte si eliminavano a vicenda simultaneamente, come avvenne con i Re fratelli Alric ed Erik, ciascuno dei quali voleva ingozzare il gemello e, così pasciuto, ricavarne una splendente doppia pelle regale. I due salirono a cavallo e nello stesso momento si spaccarono il cranio a vicenda con le loro briglie.

La Camicia della Perpetuità

Oh, il gioco della Mutazione! In realtà i giocatori non volevano essere niente; volevano solo essere ciò che non erano. Nessuno vedeva che la mutazione arrivava da sé, come dietro un ordine, così che sarebbe stato scortese tanto affrettarla quanto contrastarla – cosa, quest’ultima, che nella sua impazienza fece Re On, figlio di Jorund, il quale non voleva morire e così in cambio di una vita più lunga offrì a ODINO fino al nono dei suoi dieci figli, a uno a uno, e ODINO gli diede una vita più lunga, anche se col tempo egli non poté più camminare, e poi non poté più sedersi, e poi non poté più mangiare; nondimeno egli volle sacrificare il suo decimo figlio, ma gli svedesi non glielo avrebbero permesso e così Re On morì. – Immaginate il terrore che gli impediva di vedere che la maggior parte dei cadaveri chiude gli occhi con grande serenità! Come aprì le fauci il suo teschio, prima che fosse morto, la carne che lo avvolgeva poco più di una veste consunta! – e fin dall’inizio aveva saputo che un giorno sarebbe stato così; lo sapeva da prima che suo padre fosse impiccato dal Re di Hålogaland; lo sapeva quando sfuggì due Re di Danimarca; lo sapeva quando morì sua moglie e fu sepolta sottoterra, con un orribile spazio vuoto accanto a lei che aspettava lui e che un giorno avrebbe dovuto essere riempito dal suo corpo morto, e allora il teschio della moglie morta avrebbe baciato il suo teschio con un secco gran schioccare d’ossa; ma pur conoscendo l’inevitabilità di tutto ciò non ne ricavò alcun aiuto, così si mummificò vivo per i suoi secondi sessant’anni, concedendosi solo divertimenti da mummia che facevano sogghignare continuamente la sua bocca da mummia nella frescura delle cripte del suo palazzo, dove sedeva per ripararsi dalle correnti marine e dalle guerre e dai figli arrabbiati; così preservò le sue ossa come fossero vetro turco; ma alla fine dovette mutare ugualmente; dovette indossare la Camicia di Muffa.

Sangue vecchio

Così si svolse il gioco, per tutta la lunga dinastia dei Re Yngling, ma di esso nessuno vide una fine; – come se quei Mutanti non restassero mai senza pezzi intagliati per giocare! come se l’orbe terracqueo avesse in sé la possibilità di generare continuamente nuovi mari e nuove isole! – anche se era vero, come i Mutanti ben sapevano, che un giorno lo sparviero di Re Dag era balzato dalla sua spalla per distendere le ali e gli artigli e tuffarsi in picchiata fuori dalla finestra della torre per vedere le novità, senza più tornare; era vero che Re On era morto; – e gli uomini convenivano che ai vecchi tempi nove figli avrebbero permesso di comprare nove secoli, ma ora ci si potevano aspettare nove decenni scarsi; né i figli potevano mutarsi facilmente come avrebbero dovuto: così Egil, l’ultimo figlio di On, che adesso era diventato Re dopo di lui, convocò suo figlio Ottar e disse: «Diventa un orso!», e il piccolo Ottar cominciò a sbavare e a contorcersi e a digrignare i denti, e dal suo labbro spuntarono le zanne gialle; e Re Egil disse: «Diventa un lupo!», e Ottar si mise a quattro zampe rugliando adagio e modellando gli spigoli della bocca e si allontanò sgattaiolando nell’angolo a osservare suo padre di soppiatto e si ricoprì di grigi peli di cane, sì che Egil si inginocchiò e gli strofinò la testa tra le orecchie drizzate con circospezione e il piccolo principe-lupo si leccò i denti con delicata modestia quando Egil disse: «Ben fatto, figlio mio!», ma poi, quando si trasformò nuovamente in un ragazzo, Egil vide quanta fatica gli costò e allora ebbe dei cattivi presentimenti. Dopo che Re Egil fu ucciso da un toro e gli succedette Ottar, questi regnò con giustizia, saccheggiando le terre dei danesi ed elargendo sempre il bottino ai suoi uomini, sicché era benvoluto e sostenuto, ma un giorno i danesi lo trovarono nei boschi, e per quanto egli avesse cercato di trasformarsi e il suo braccio destro fosse già diventato peloso, lo uccisero ugualmente. – Nell’apprendere quanto era avvenuto, suo figlio Re Adils si disse: «Questo non sarebbe mai accaduto a mio nonno, Re Egil!», ed entrò in un buio boschetto per vedere come se la cavava in quella pratica. Le foglie nere sussurravano intorno a lui come segreti e il tumulo di suo padre proiettava un’ombra sulle ombre (all’interno, suo padre giaceva circondato dai tesori più cari, ma i serpenti strisciavano tra la sua barba). Allora Re Adils salì sul tumulo e pregò ODINO dicendo: «La mia è sempre stata una stirpe di Re-Mannari, caro Corvo – perciò ti chiedo: preserva il nostro sangue della Mutazione affinché non sgorghi via da noi!», e poi ridiscese e si fece largo tra i neri rami spinosi fin oltre il tumulo e rimase in piedi tra i due frassini che crescevano l’uno all’ombra dell’altro e Re Adils cominciò ad ansimare come un orso e disse: «ODINO, aiutami!», e tutto si fece assai buio e fosco come nella Reggia di HEL, dove le costole degli uomini erano sparpagliate tra i boschi-tomba, allora i rami scricchiolarono intorno alla testa di Re Adils, e lui ebbe paura, ma piegò a tenaglia la mano sinistra e spuntarono gli artigli, poi piegò la mano destra e di nuovo gli crebbero le unghie, e allora rugliò e si rimpinzò di grandi respiri per gonfiare il petto fino a farlo diventare il petto di un orso, ma non accadde nulla. Per quanti sforzi facesse, percuotendosi il petto fino a coprirlo di lividi e vesciche, non riuscì a diventare un orso. Con un’imprecazione batté insieme le mani e fece uscire il fiato, e i suoi artigli tornarono a essere flaccide dita, e si accasciò esausto tra le foglie. «Il nostro sangue è stato indebolito dalle donne!», gridò sgomento. Ma né FREYJAFRIGG erano più lì a sua disposizione. Sposò Yrsa, una ragazza dai capelli gialli della terra dei sassoni, e da lei ebbe figli, ma si dice che temendo per il futuro consultò in segreto i lapponi. Mentre ascoltavano, questi attizzarono i loro fuochi; gli offrirono latte di renna. – «Ma tu sei freddo!», dissero con ironica dolcezza. «Ecco perché tremi durante la Mutazione – devi indossare la tua serk!» Quando ebbe pagato in bestiame, schiavi e buon oro rosso, gli rivelarono alcuni stratagemmi e magie con i quali avrebbe potuto praticare il gioco un po’ più a lungo; poiché, sebbene il sangue degli dei stesse davvero esaurendosi con le nuove generazioni, nel cuore degli animali restavano ancora poteri sufficienti a essere d’aiuto, se mangiato quando il sole sgocciolava nelle paludi come sangue e il vento odorava di ghiaccio. Pertanto con gli Yngling le cose proseguirono ancora bene, e dopo quel sacrificio in onore di FREYJA, quando Re Adils morì cadendo da cavallo, suo figlio Re Eystein regnò sulla Svezia, e anche se sua madre Yrsa era stata portata via con la forza da Re Helge di Lejre, il figlio di quello stupro cadde in battaglia perché non riuscì a trasformarsi, e Re Eystein visse cibandosi astutamente del cuore di lupi e orsi come prescritto dai lapponi, e combatté gli altri Re-Orso con gran clangore di scudi fino a quando non lo bruciarono nel sonno nella sua casa, al che suo figlio Yngvar divenne Re; e forse fu Yngvar che, riflettendo su ciò che non avrebbe più posseduto come un attributo di sé, ma solo come una cosa al pari della sua ascia, convinse i lapponi a confezionargli una speciale Camicia d’Orso che potesse portare con sé ogniqualvolta ne avesse avuto bisogno, o forse fu il figlio di Yngvar, Re Anund ApriStrada, a farlo; sappiamo solo che Hálfdan il Nero, un Re di epoca successiva, aiutandosi con le dita ripercorse all’indietro le macchie d’alberi dei suoi antenati e disse che, non molto tempo dopo Re Adils, i toraci di ferro delle Camicie d’Orso divennero comuni tra gli uomini di alto lignaggio, e che furono tramandati di padre in figlio. La stoffa di queste camicie era di peli aggrovigliati, che puzzavano di grasso e sangue; gli uomini le infilavano dalla testa con intensa voluttà; gli artigli spuntavano rapidamente dalle maniche quasi come ai tempi del vecchio Re Egil; e le camicie cominciavano a pulsare dei battiti del cuore degli orsi sottostanti... Anche queste, tuttavia, divennero sempre più rare o persero efficacia col passare del tempo, così che nel giro di un paio di centinaia d’anni non ne rimasero molte; ma nel frattempo i Mutanti si trasformarono sempre con grande facilità e i soli della battaglia risuonarono contro le lune della battaglia2 mentre le cime degli alberi spronavano i venti di guerra a mostrare le nuvole impetuose della notte, e molti furono gli inverni in cui l’occhio rosso del fuoco sfolgorò tra gli alberi spogli così che lingue rosa di luce guizzarono sulla neve e poi ci furono grida e urla terribili e lo schianto di alberi bruciati, al che gli incendiari si allontanavano a grandi falcate con il mento incuneato tra le spalle, grugnendo di felicità nel vedere i nemici mandati a fare compagnia a Re On, Re Egil, Re Adils, Re Eystein; e i Re-Orso andarono a pesca di tesori nei torrenti della Norvegia e girovagarono tra gli alberi ribollendo di bramosia orgogliosa e combattendosi a vicenda per l’oro e le merci; molti campi estivi furono segnati dalle orme smargiasse degli orsi usurpatori, e allora altri Mutanti calpestarono il suolo, come se rune e parole fossero state scritte l’una sull’altra su una sola pagina, così che il biancore dei campi serali si faceva scuro per le orde di orsi che rugliavano e si facevano a pezzi l’un l’altro con furia invasata, mentre i Re-Lupo si appostavano ai margini, in attesa della loro occasione. Ma la dinastia Yngling terminò con il figlio di Anund, Re Ingjald il Malvagio.

La Camicia di Lupo

Come tutti noi, Ingjald nacque nudo; non ebbe a mettere immediatamente la camicia che era destinato a indossare. Un bel bambino dagli occhi azzurri, rendeva felice la madre a ogni ora, ma appena le sue manine maldestre lasciavano andare il manico di lancia che gli veniva affidato, suo padre, Re Anund il Costruttore di Strade, volgeva altrove lo sguardo. Quando Ingjald aveva sei anni, a Uppsala ci fu un grande banchetto per Yule. Lì gli svedesi celebrarono i loro sacrifici e Ingjald giocò alla guerra con Alf, figlio di Re Yngvar, entrambi alla guida di un esercito di ragazzi-spettri immaginari che garantivano totale fedeltà ma privi di forza, così che Alf e Ingjald furono costretti a mettersi di persona le mani addosso, per quanto con voce squillante ordinassero ai lancieri vaporosi di combattere in loro nome; e Alf gettò a terra Ingjald, dicendo: «Morte a te, perfido estlandiano!» – poiché era nella lontana Estland che il padre di Ingjald aveva scatenato la sua furia devastatrice; allora il giovane Ingjald scattò in piedi arrossendo e schierò i suoi bearsark d’aria e gridò: «Uomini, trafiggetelo!», ma i bearsark non erano più forti dell’aria e Ingjald fu battuto da Alf una seconda volta, così che cadde e batté la testa contro il duro ghiaccio e dai capelli cominciò a colare sangue; allora Alf si piegò su di lui esultante e il piccolo Ingjald si rimise in piedi e sollevò il suo scudo, Schiena Sanguinaria (che, tuttavia, era solo un foglio d...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Prefazione
  3. Indice
  4. Elenco delle carte geografiche
  5. Testo di ghiaccio. Il Libro di Flatey, 1382 - Una nota storica
  6. La Camicia di Ghiaccio
  7. 1. I Mutanti ovvero come fu persa la Camicia d’Orso e fu trovata la Camicia di Ghiaccio
  8. / Indossando la Camicia d’Orso 200 ca.–940 ca.
  9. / Indossando la Camicia Azzurra 981 ca.–1500 ca.
  10. 2. Mani nere ovvero Come gli skræling indossarono la Camicia Bianca
  11. / L’Ermafrodito ??–30.000 a.C. ca.
  12. / Uccelli su un tetto 1987
  13. / Fratelli e sorelle
  14. / Gli skræling di Groenlandia 1577
  15. / Fratello Luna e sorella Sole
  16. / Indossando la Camicia Bianca 1385–1987
  17. 3. Vinland ovvero La seppia nella corrente
  18. / I modelli della sarta 30.000 a.C.–1007 d.C.
  19. 4. Freydis Eiriksdottir ovvero Come il gelo arrivò a Vinland la Buona
  20. / Gudrid la Bella
  21. / La terra dei falsari
  22. / Freydis, la figlia di Eirik
  23. / Navi e bare
  24. / Il viaggio a Vinland 1007 ca.
  25. / Wineland la Buona
  26. / Indossando la Camicia di Ghiaccio
  27. / Pelli in cambio di latte
  28. / Amortortak e Kluskap
  29. / Le mani nere
  30. / Giganti e alberi
  31. / Il primo racconto dell’ascia
  32. / Indossando la camicia del muro
  33. / Il secondo racconto dell’ascia
  34. / La Fine 1010 ca.–1430 ca.
  35. / L’Anse-aux-Meadows, Terranova 1987
  36. Nel ghiaccio 1532–1931
  37. / Storia ulteriore degli skræling di Groenlandia 1577–1630
  38. / La mutazione marina del demone
  39. / La maledizione come punto di riferimento 1532
  40. Glossari Cronologia Fonti
  41. Glossari
  42. 1 / Glossario dei nomi di persona
  43. 2 / Glossario delle dinastie, delle razze e dei mostri
  44. 3 / Glossario dei luoghi
  45. 4 / Glossario dei testi
  46. 5 / Glossario generale
  47. Una cronologia della Prima Età di Vinland
  48. Fonti e alcune note
  49. / La Camicia di Ghiaccio

Domande frequenti

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