La guerra di tutti
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Populismo, terrore e crisi della società liberale

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Populismo, terrore e crisi della società liberale

Informazioni su questo libro

Populismo e cospirazionismo, razzismo e terrorismo, fake news e politicamente corretto sono tutti sintomi di un ordine in disfacimento. Il tramonto del capitalismo occidentale coincide con una crisi delle categorie politiche della modernità, una catastrofe che ci riporta alla guerra di tutti contro tutti come unico sfogo alla paura del declassamento. Guerra simbolica, metaforica, virtuale, finzionale, che dal mondo dei segni sempre più spesso trabocca per andare a contagiare il mondo reale. Nessuna civiltà aveva mai spettacolarizzato tanto il benessere e nessuna aveva mai subito con tanta durezza l'effetto del risentimento che sale quando le promesse non vengono mantenute: trionfano le passioni tristi, gli odi intracomunitari e le teorie del complotto. Dopo aver amministrato per decenni il consenso fabbricando sogni e bisogni, l'industria culturale è diventata una macchina produttrice di paranoia. E se il problema fosse il nostro rapporto con la violenza del linguaggio? Raffaele Alberto Ventura ci guida in un viaggio tra le rovine sontuose della società del benessere, dalla post-verità alla post-politica: incrocia moti di piazza liberamente tratti dai film di Hollywood, ascolta supereroi che discutono di filosofia e si intrattiene con complottisti adoratori di Rihanna, principessa degli Illuminati. Nel mezzo di questo frastuono, ci fa sentire le voci di Hobbes e di Rousseau, esplora le pagine di Dick e di Flaubert, svelando gli arcana imperii dietro le illusioni politiche che non funzionano più.

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Informazioni

Anno
2019
Print ISBN
9788833890425
eBook ISBN
9788833890838

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L’ERA DEL SOSPETTO

Si mimetizzano tra noi come serpenti. Hanno teste e code e con esse nuocciono. Quando il serpente vomiterà dalla sua bocca sarete travolti dal fiume del suo assenzio! A loro si sono prostituiti tutti i governanti. La Terra è diventata un covo di corpi pieni di spiriti immondi perché le nazioni bevono il vino della loro sfrenata concupiscenza. I governanti si sono prostituiti con loro e i mercanti si sono arricchiti del loro lusso sfrenato. Hanno preso il posto di Dio!
Essi vivono

Ogni cosa è Illuminati

Avete fatto caso alle coincidenze?
Sono passati otto anni da quando la cantante americana Rihanna ha rivelato pubblicamente il suo ruolo oscuro nel Nuovo Ordine Mondiale. È il mio amico Nino a introdurmi a questo improbabile segreto, parlandomi di una cospirazione le cui tracce sono disseminate nella cultura pop. Guarda il video di «S&M» di Rihanna, mi dice, osserva in che modo trasmette a livello subliminale un certo immaginario della sottomissione – la nostra sottomissione alle élite mondialiste! – e poi stai bene attento alle scritte che appaiono. Nino mette in pausa il video (114 milioni di visualizzazioni su YouTube) proprio mentre appare l’espressione «Princess of the Illuminati» dietro a Rihanna che si dimena ammiccante, in lingerie e con un bel fiocco giallo in testa. Ecco qua la prova, ecco il segnale. È in questo modo che comunicano tra loro e condizionano le nostre menti, spiega il mio compagno di visioni: «All’epoca di “S&M”, Rihanna era stata designata per portare la torcia del progetto transumano mondialista e illuminare il percorso del gregge sintonizzato sulle frequenze musicali. Per quattro anni è stata la Principessa degli Illuminati, una setta antichissima che governa le sorti dell’umanità. C’è un lignaggio ideale che si tramanda con il bacio saffico. Il testimone è passato continuamente di mano in mano, da una principessa in carica alla seguente: da Madonna a Britney, ad Aguilera, a Rihanna. E ora, fai caso all’assonanza, ad Ariana Grande...»
Nel maggio del 2017, proprio al termine di un concerto di Ariana Grande, un ventiduenne di origine libica, convertito all’Islam radicale, fa esplodere due ordigni all’arena di Manchester, uccidendo ventitré persone e ferendone duecentocinquanta. Coincidenza? Una rapida ricerca su internet basta per scoprire non solo che le teorie di cui Nino si è fatto ambasciatore sono diffuse in tutto il mondo, ma che anche su questo fatto tragico sono fiorite innumerevoli speculazioni: secondo alcuni, l’attentato non sarebbe altro che una messa in scena e le vittime dei semplici attori.14 Insomma l’ennesimo complotto degli Illuminati che controllano la politica e i media.
La cultura pop è diventata un’allucinazione collettiva. Nino s’interessa in particolar modo ai video di ragazze provocanti perché secondo lui l’immaginario porno soft dell’industria culturale è uno strumento di controllo. Su questo non c’è dubbio: il mio amico non riesce a resistere a questa fascinazione, ma mentre guarda ne approfitta per annotare tutto ciò che gli sembra anomalo. Poi condivide con me le sue scoperte, nel corso di lunghissime sessioni di youtubing compulsivo. A uno sguardo disattento questo accurato esame potrebbe sembrare un semplice pretesto per spiare donne svestite che si fanno sculacciare, ma io stesso finisco per ammettere che le immagini sono rivelatrici di qualcos’altro. La quantità di riferimenti esoterici nei video pop, rap e r&b è in effetti stupefacente. E mentre Nino mi propone la sua esegesi, io ribatto con la mia. Là dove lui vede un complotto, io mi chiedo se non ci sia qualcosa di più simile a una truffa. Un po’ come quella del vecchio Malcolm McLaren con i suoi Sex Pistols costruiti a tavolino per scandalizzare i borghesi.
Fino a qualche anno fa mi sarei limitato a sostenere che gli artisti si divertono con queste iconografie per ammiccare al loro pubblico più smaliziato, come facevano i Beatles giocando con l’effigie del diabolico Aleister Crowley sulla copertina di Sgt. Pepper. Ma quello che sta accadendo oggi è più interessante: escludendo per adesso che gli Illuminati governino letteralmente il mondo e che Rihanna sia davvero la loro ragazza immagine, queste allusioni sembrano talvolta servire una strategia promozionale che riposa sulla credulità di una parte del pubblico. Obiettivo? Fare parlare di sé. Risultato? Alimentare sospetti e leggende metropolitane. Tra i milioni di uomini e donne che hanno guardato il video di «S&M», la maggior parte non ha nemmeno visto passare quella scritta che ha insospettito il mio amico; c’è poi sicuramente una piccola parte che l’ha presa come un banale scherzo; ma ci sono anche persone che, come Nino, da quell’indizio hanno costruito un intero sistema di congetture. Quante sono queste persone? Diversi studi hanno provato a quantificare l’estensione di quella che sembra essere una vera e propria epidemia di cospirazionismo,15 ma è il concetto stesso di cospirazionismo a costituire un problema in un’epoca in cui gli stessi «saperi ufficiali» sono in crisi. In risposta a questo paradosso, lo specialista di meme Alessandro Lolli ha scritto un’altrettanto paradossale «Apologia del complotto» in cui paventa che il culto delle verità assolute possa condurre a una «acritica accettazione delle narrazioni ufficiali».16 Eppure sarebbe ingenuo sottovalutare il fenomeno, o peggio trattare con simpatia questo scetticismo radicale che, in tutto il mondo, sta accompagnando l’ascesa al potere dei partiti xenofobi.
Le narrazioni cospirazioniste sono contemporaneamente un effetto dell’influenza dei media e un tentativo di denunciarla. Per quanto eterodosse, queste narrazioni si propongono di riempire un vuoto, di «metaforizzare» la complessa realtà politica. Come se, soprattutto in un tempo di acutissima crisi economica, l’unico modo per costruire un discorso politico convincente fosse sostituire una metafora alla realtà (o ad altre metafore, quelle del discorso «ufficiale») e poi prenderla alla lettera. Le leggende che circolano in rete sull’appartenenza di artisti e celebrità agli Illuminati sono una forma postmoderna di gossip, con implicazioni indirettamente politiche. Possono essere smentite pubblicamente come ha fatto l’idolo pop Justin Bieber oppure – perché no? – alimentate. Rihanna non ha problemi a riconoscere di essere la Principessa degli Illuminati se qualcuno è disposto a crederci. L’immaginario del Nuovo Ordine Mondiale è un’iconografia del potere assoluto e la cantante vi attinge con un misto di tracotanza e ironia tipico della cultura hip hop. Quale modo migliore per mettere in scena il proprio delirio di onnipotenza che spacciarsi direttamente per sovrana della terra intera e burattinaia delle sorti dell’umanità? E quale modo migliore per farsi riconoscere effettivamente come tale che incoronarsi da sola, come fece Napoleone?
Ecco, a proposito di Napoleone, saltiamo avanti di qualche anno. Chi non vorrebbe diventare Presidente della Repubblica con il 66,6% dei voti e annunciare la propria vittoria sotto l’occhio di una gigantesca piramide, quella del Louvre, così da far letteralmente friggere le sinapsi di un cospirazionista come il mio amico Nino? Emmanuel Macron lo ha fatto domenica 8 maggio 2017, al termine di una campagna elettorale rocambolesca, sostenuta da molti grandi media che vedevano in lui un «uomo nuovo» capace di cambiare la Francia. Scegliendo come location per il suo primo discorso la piramide del Louvre, inaugurata nel 1988, il presidente eletto intendeva innanzitutto tracciare una continuità con François Mitterrand, l’ultimo grande presidente francese: ma il simbolo era troppo sospetto per non suscitare fiumi di teorie sull’affiliazione del giovane neo-eletto a sette massoniche e illuminate. La mossa di Macron potrebbe sembrare molto ingenua, perché non si cura di mettere a tacere i sospetti che una parte della popolazione ha su di lui, ex banchiere della famigerata banca Rothschild e quindi probabile frequentatore di riti abominevoli. E se invece fosse molto furba? Sullo stesso Mitterrand, e sulla sua passione per l’esoterismo, circolavano del resto storie analoghe. Oggi come allora gli apparati e le liturgie servono a tenere in piedi l’illusione su cui si fonda il potere, ovvero lasciare intendere sempre di più di quanto vi sia davvero: la verità tuttavia è che il grande e potente mago di Oz è soltanto un ometto nascosto dietro un sipario. Il cospirazionismo, in questo senso, è la più completa forma di sudditanza perché intende alla lettera la narrazione che il potere produce su se stesso.
L’investitura faraonica di Emmanuel Macron, degna di un video hip hop, prende atto di questa mutazione della domanda politica nella nostra Era del Sospetto. Risponde al populismo con le armi del populismo, al cospirazionismo con i simboli della cospirazione, al risentimento degli oppressi usando la sola lingua che il potere ritiene che capiscano. Il grande capolavoro di questo ragazzo di trentanove anni sbarcato dalla provincia, goffo e studioso, è stato convincere un intero paese di essere un uomo dei poteri forti, e soprattutto di convincere di questo gli stessi poteri forti, che infatti non a caso lo hanno sostenuto nella sua ascesa. Lettore di Machiavelli, il nuovo presidente francese ha corso il rischio di terrorizzare i suoi sudditi, nella convinzione che fosse il solo modo per governarli. Un calcolo che a medio termine si è rivelato controproducente: nel secondo anno della sua presidenza, la protesta dei gilet gialli ha manifestato una drammatica crisi di legittimità.
Per usare le parole del mio amico Nino, che ho nuovamente consultato come un oracolo: «Macron è il pupazzo del sistema al potere. Questo sistema poggia su alcuni capisaldi che sono l’atlantismo, la laicità, il sionismo, la massoneria, lo star system hollywoodiano, il signoraggio bancario – il tutto capeggiato dal governo ombra mondiale, i tredici preti druidi che alcuni definiscono satanisti, o l’incarnazione di Satana stesso, e altri adorano come i fautori dell’ordine e della pace mondiale. Macron è stato calato in linea diretta dal vertice, da una di queste tredici famiglie di preti druidi, i Rothschild. È il delfino dei dominanti».
Poco più di un anno dopo, il museo del Louvre è il teatro di una nuova prova di forza che ci riporta dalla politica all’hip hop: due altri rapper con manie di grandezza, la coppia Beyoncé e Jay-Z, esplorano il museo parigino nel video musicale del singolo «Apeshit», 139 milioni di visualizzazioni su YouTube. Cantando e ballando in mezzo ai capolavori dell’arte occidentale (bianca) i cantanti (neri) lanciano contemporaneamente due messaggi. Il primo è che sono ricchi sfondati e abbastanza potenti da farsi prestare il fottuto Louvre; il secondo è che la loro vittoria è un po’ la vittoria di tutti gli afroamericani, forse anche degli africani, e più generalmente dei non-bianchi che si riappropriano finalmente del canone culturale. Ai moti di orgoglio da una parte corrispondono i picchi di panico dei nazionalisti francesi, che in questo simbolo vedono la capitolazione dell’Occidente. Non del tutto a torto, in fondo, se per Occidente intendiamo quella conventio ad excludendum in cui gli afrodiscendenti continuano a essere considerati gli ospiti indesiderati. Quanto all’espediente che ha permesso ai due rapper di ottenere l’uso di quelle prestigiosissime sale, gli osservatori più sgamati non hanno dubbi, visti i precedenti di Jay-Z: si tratta ancora una volta di un complotto degli Illuminati.
Jay-Z, che non a caso è stato anche il mentore di Rihanna, da tempo aveva capito come prendere in contropiede l’ossessione per il complotto che iniziava a diffondersi su grande scala a metà degli anni Novanta. Dopo aver fondato l’etichetta Roc-A-Fella in onore del miliardario Rockefeller (ben noto alle cronache cospirazioniste), il rapper aveva lanciato una linea di abbigliamento caratterizzata dall’evidente simbologia massonica: compassi, triangoli e altri simboli esoterici fanno bella mostra di sé sulle t-shirt Rocawear. In una fotografia lo si vede indossare una felpa con iscritta la più celebre massima dell’occultista Aleister Crowley: «Do what thou wilt». Nella cultura rap questi riferimenti sono ormai codificati e fanno parte degli «attrezzi di scena», ma la coesistenza di diversi contesti di ricezione produce conseguenze impreviste. Il risultato forse più compiuto di questo filone è il video di «Power» di Kanye West, produzione Roc-A-Fella del 2010 con 110 milioni di visualizzazioni, che con evidente ironia accosta un’iconografia kitsch della dominazione all’evocativo campionamento di «21st Century Schizoid Man» dei King Crimson. Il gruppo prog inglese aveva annunciato fin dagli anni Sessanta la mutazione antropologica che stiamo vivendo – ma sono i rapper americani a essersene compiutamente appropriati. Nel mondo delle coincidenze, ogni cosa è collegata.
Quanto è grave la faccenda, dottore? Non è facile trovare letteratura scientifica che tratti di queste trasformazioni così rapide e disseminate, e che lo faccia senza eccessive semplificazioni. Il metodo che dobbiamo applicare per capire quello che sta succedendo assomiglia pericolosamente a quello che suscita il nostro sconcerto. Mettiamo assieme degli indizi, proponiamo delle narrazioni, generalizziamo, colleghiamo. Uno studio danese del 2014 ha segnalato la diffusione delle teorie sugli Illuminati tra gli adolescenti di Copenhagen.17 L’istituto di studi IPSOS ha annunciato nel 2015 che il 20% de...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Indice
  3. Prologo. John Nada va alla guerra
  4. 1 / L’Era del sospetto
  5. 2 / Il teatro della rivolta
  6. 3 / La filosofia politica del populismo
  7. 4 / Il disagio occidentale
  8. 5 / La dissimilazione
  9. 6 / Politiche della catarsi
  10. Epilogo. La pace di chi?

Domande frequenti

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