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Gatsby e l’Europa
(1924-1929)
32.
Long Island, New York
Great Neck
10 aprile 1924
Caro Max,
qualche parola sulla nostra conversazione di questo pomeriggio. Benché io sia assolutamente determinato a finire il romanzo entro giugno, sai bene come vanno spesso a finire queste cose. E anche se ci metto dieci volte di più, non riesco a mollare la presa finché il lavoro non racchiude il massimo di ciò di cui sono capace e addirittura, a volte ho l’impressione, più di ciò di cui sono capace. Molto di ciò che ho scritto la scorsa estate era di buon livello, ma ha subito talmente tante interruzioni da risultare disordinato, e nell’affrontarlo da una nuova angolazione ne ho dovuto scartare parecchio: in un caso, 18.000 parole (parte delle quali ricompariranno in forma di racconto sul Mercury). Soltanto negli ultimi quattro mesi mi sono reso conto di quanto sono... be’, quasi degenerato nei tre anni dopo aver terminato Belli e dannati. In questi quattro mesi naturalmente ho lavorato, ma nei due anni precedenti – più di due anni – ho prodotto appena una commedia, cinque o sei racconti e tre o quattro articoli... per una media di cento parole al giorno. Se avessi trascorso tutto questo tempo leggendo o viaggiando o facendo qualsiasi altra cosa – fosse anche mantenermi in salute – sarebbe diverso, invece l’ho passato inutilmente, né in studio né in contemplazione, ma soltanto bevendo e più in generale facendo casino. Se avessi scritto B. & D. al ritmo di 100 parole al giorno ci avrei messo 4 anni, per cui ti lascio immaginare l’effetto morale prodotto su di me da un simile vuoto.
Ciò che sto cercando di dirti è semplicemente che dovrò chiederti di aver pazienza col libro e confidare che alla fine, o almeno per la prima volta da anni, sto facendo del mio meglio. Ho preso decine di vizi di cui sto tentando di liberarmi:
1. La pigrizia
2. Riferire tutto a Zelda: un vizio terribile, non bisognerebbe riferire nulla a chicchessia finché non si è terminato
3. La consapevolezza delle parole – mancanza di fiducia in me stesso
ecc. ecc. ecc. ecc.
Adesso sento in me una forza enorme, in un certo senso più di quanta ne abbia mai avuta, ma che agisce in modo saltuario e problematico, perché ho parlato moltissimo e non mi sono guardato abbastanza dentro per sviluppare la necessaria fiducia in me stesso. E poi non conosco nessuno che abbia consumato tanta esperienza personale quanto ne ho consumata io a 27 anni. Copperfield + Pendennis sono stati scritti oltre i quaranta, mentre Di qua dal paradiso conteneva tre libri + B.+D. ne conteneva due. Perciò nel nuovo romanzo mi trovo immerso in un lavoro puramente creativo – niente fantasie scadenti come nei racconti, ma l’invenzione prolungata di un mondo genuino eppure radioso. Così procedo adagio + con cautela, e a volte con notevole sofferenza. Il libro sarà un compimento artistico cosciente + a differenza dei primi libri deve dipendere da questo.
Se mai conquisterò di nuovo il diritto di svagarmi, di certo non lo sciuperò come negli ultimi anni. Ti prego di credermi quando ti dico che ora sto facendo del mio meglio.
Sempre tuo
Scott F_____
33.
Villa Marie, Valescure
St. Raphaël, Francia
Estate 1924
Caro Bunny,
lo schizzo sopra ti spiegherà dove ci troviamo, visto che dici di non essere stato capace di individuarlo sulla cartina. La tua lettera è stata per noi un piacere immenso, colossale, stupendo. Era epocale, acrocriptica, categorica. Dal momento del suo arrivo io ho cominciato una nuova vita e Zelda è partita per un monastero nel Peloponneso. [...]
Ieri [Eb Gaines] mi ha mandato un curioso biglietto, in cui mi chiedeva ragione del racconto pubblicato sul Mercury. All’inizio non sono riuscito a capire il senso di quella comunicazione dopo sette anni di felice silenzio – aspetta: era cattolico. Gli avevo spezzato il cuore.
Questa è una lettera stupida, ma ho appena finito di leggere la pubblicità dei bordelli sulle riviste francesi. Fremo di passione al pensiero di un bains-massage con delizie volupté oriental (tout nu) in un Hotel Particular, oppure non vedo l’ora di partire con un giovane (intell. bon famile. affectueux) per un weekend di amore a pagamento sulla costa della Guinea. Profondità chiama profondità. E adesso un tocco alla Fitzg, senza cui questa lettera non potrebbe conformarsi alla tua percezione del mio personaggio;
Sinclair Lewis ha venduto il suo nuovo romanzo al Designer per 50.000 dollari (950.000 franchi) + quel tizio non mi è mai piaciuto (in realtà sì).
Il mio libro è fantastico, così come l’aria + il mare di qui. Ho riacquistato la salute: ho smesso di tossire, di avvertire prurito, di rotolarmi da una parte all’altra del letto per tutta la notte, e di sentire una fitta vuota allo stomaco ogni volta che bevo due tazze di caffè. Lo scorso inverno ho lavorato davvero sodo – ma era tutta robaccia, e a momenti mi spezza il cuore e la costituzione di ferro.
Mandami notizie su qualsiasi novità, pettegolezzo, evento, incidente, scandalo, avvenimento sensazionale, crisi, nuovo personaggio – e anche su di te.
Con affetto da entrambi
Scott
Fitzgerald sembra soddisfatto della stesura del nuovo romanzo («il libro è fantastico», «è di gran lunga superiore a qualsiasi cosa io abbia mai scritto», «qualcosa di veramente mio», «penso che il mio sia forse il miglior romanzo americano mai scritto»). Sono almeno tre anni che riflette su un diverso modo di raccontare le storie. «Voglio scrivere qualcosa di nuovo – di straordinario, di bello e semplice, e dalla struttura intricata». Vuole che sia un lavoro di pura creazione, «niente fantasie scadenti come nei racconti». Allo stesso tempo vuole che il nucleo della storia sia esile. «L’idea di base del Gatsby è l’ingiustizia di un povero giovane che non può sposare una ragazza con i soldi. Questo tema ritorna in continuazione perché l’ho vissuto sulla mia pelle», un’altra di «quelle due o tre storie semplici» che Fitzgerald racconta per tutta la vita. Sergio Perosa, uno dei primi in Italia ad accorgersi della grandezza del libro, nel 1961 scrisse: «La storia di Gatsby si identifica con quella dei pionieri, o perlomeno il suo sogno e il suo fallimento ripetono la loro illusione di grandezza e gloria; e nel suo esplicarsi, la sua avventura ricalca il motivo tradizionale della narrazione americana, divisa fra l’anelito all’innocenza e i compromessi della realtà – fra l’idillio del West e la corruzione della civiltà urbana dell’Est».
Dopo la spedizione del dattiloscritto Fitzgerald prega Ober e Perkins di essere sinceri. Freme nell’attesa, e l’immediato entusiasmo dell’editor sembra ripagarlo di ogni sforzo. Inizia l’editing maieutico, mai impositivo, di Perkins (che non fa alcun intervento puntuale) e il balletto per la scelta del titolo. Fitzgerald è indeciso: alla Scribner (tranne Perkins) non gradiscono Il grande Gatsby e gli chiedono di proporne altri. Fitz sta già pensando a come allestire il libro con una confezione soddisfacente, a pianificare una campagna pubblicitaria che non rivelasse troppo della storia e soprattutto a serializzarlo su un magazine di grande diffusione e a vendere i diritti cinematografici e teatrali.
34.
27 agosto 1924
Caro Max,
il romanzo sarà pronto la prossima settimana. Tuttavia non arriverà in America prima del 1° ottobre, visto che Zelda + io abbiamo previsto un’attenta revisione dopo una settimana di totale riposo.
Non ho più ricevuto i ritagli di giornale.
Seldes è venuto a trovarmi e pensa che
For the Grimalkins sia un titolo stupendo per il libro di Ring. E ho anche alcune idee meravigliose su «My Life and Loves», di cui voglio parlare a Ring quando viene qui a settembre.
Quante copie hanno venduto i suoi racconti?
Il tuo contabile non mi ha mandato il rendiconto delle royalty per il
primo di agosto.
Per l’amor di Dio non far vedere a nessuno la copertina che hai tenuto per me. L’ho scritto...