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Informazioni su questo libro
Disoccupazione e inoccupazione giovanile sono un problema drammatico di molti paesi e, tra i più colpiti, il nostro. Le conseguenze sul piano socio-economico si toccano con mano, perché quella che stiamo vivendo è una crisi di sistema: famiglie in diffcoltà, crollo demografco, assenza di progettualità, disintegrazione sociale. Oltre a quella strettamente economica, altrettanto grave, anche se non ha la risonanza che merita, è la ricaduta della crisi lavorativa sulle persone, sulla loro identità ed esistenza presente e futura. Che cosa avviene nella vita di quanti si trovano improvvisamente emarginati, esclusi, "disaffgliati", stanchi di bussare a porte sbarrate per lungo tempo? Sono questioni che attendono certamente risposte di ambito economico (analizzate nella prima parte del volume), ma che oggi richiedono una prospettiva di più ampio respiro, oggetto della seconda parte del volume. La tesi proposta è questa: accanto all'economia serve il coinvolgimento delle scienze umane e sociali, in primis la pedagogia: di qui la scelta di un approccio interdisciplinare. A fronte di una corrente di pensiero incline al pessimismo, in queste pagine si offre una chiave di lettura moderatamente ottimistica, ad una condizione però: che la pedagogia si faccia seriamente carico di un ripensamento radicale dell'idea di lavoro e della formazione e privilegi l'importanza dell'educazione iniziale, all'interno della famiglia e della scuola.
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Argomento
Manuali di studioCategoria
Guide di studio1. Tecnologia e progresso
Negli ultimi anni, significativi sono stati i progressi nelle
tecnologie informatiche e della comunicazione e profondi gli
impatti sulla società. Sono cambiati il modo in cui lavoriamo, la
gestione del tempo libero, soprattutto l’interazione tra i
soggetti. La connessione costante, Internet, la nascita dei
dispositivi mobili, la posta elettronica, l’esplosione dei social
media ecc: traguardi eccezionali ed inimmaginabili. Il computer ci
corregge i refusi, ci aiuta anche nella grammatica, ci fa ricordare
numeri di telefono, gli appuntamenti ecc.
Da queste potenzialità tecnologiche stanno emergendo nuovi
settori industriali e nuovi modelli di business. I dispositivi per
la salute personale, i computer che rispondono alle nostre voci, i
servizi di condivisione di viaggio (come Uber) o i magazzini
gestiti da robot stanno diventando sempre più comuni. L’
e-commerce online ci permette di trovare ciò che vogliamo
e acquistarlo all’istante. Con il semplice tocco di un dito
possiamo usufruire di servizi tarati sui nostri gusti, come ad
esempio ordinare cibo da asporto, chiamare un taxi o aprire un
articolo di giornale. In molti comuni si può parcheggiare
scaricando un’app, senza girovagare per trovare la colonnina del
ticket. Queste nuove funzionalità offrono comodità, ci semplificano
la vita ed il modo in cui ci interfacciamo con il mondo.
Siamo ad un punto in cui le mutevoli capacità tecnologiche
odierne ci pongono però una domanda cruciale: che cosa significa
esistere in questo nuovo mondo digitale? Oggi, secondo i più, si
vive meglio, ma questi cambiamenti esteriori, e tutto sommato
gratificanti visto il successo planetario, hanno delle conseguenze
sul piano personale, esistenziale? Che ruolo dovrebbe giocare la
tecnologia? Come vogliamo il futuro e in che modo arrivarci? Chi
deve decidere ciò ed in che modo cambierà la nostra società? Tante
domande: profondamente intrecciate con i nostri valori, speranze e
paure per il nostro domani, per noi, per le generazioni future.
Nel corso della storia, l’umanità ha sempre «progredito»,
sviluppando tecnologie che hanno trasformato la società, il nostro
modo di vivere, soprattutto il lavoro. Grazie al motore a vapore,
all’elettricità, al personal computer ecc. è nato un mondo più
efficiente, è cresciuta la produttività, sono migliorati gli
standard di vita. Epperò, a fronte di ciò, vi è stato un prezzo
elevato da pagare, lavoratori espulsi dal ciclo produttivo,
famiglie buttate sul lastrico dalla sera alla mattina, persone
parzialmente recuperate all’attività produttiva solo nel medio,
lungo periodo e al costo dell’acquisizione di nuove competenze.
L’impatto della tecnologia sul lavoro è di assoluta importanza.
Al lavoro dobbiamo quasi tutto: reddito, stabilità economica,
mantenimento ed educazione dei figli. Col lavoro coltiviamo e
rafforziamo conoscenze, abilità e competenze – il capitale umano –
e contribuiamo attivamente ad assicurare continuità alla comunità
di appartenenza. Anche quello che può apparire ingiustamente
secondario: nel lavoro modelliamo le nostre identità e diamo
significato e scopo alle nostre esistenze.
Ma quello descritto è forse destinato nel giro di pochi anni a
riguardare il nostro passato prossimo. Secondo il rapporto
Future of Jobs 2016 del
World Economic Forum, molti imprenditori ritengono,
infatti, che ci troviamo alla soglia di una quarta rivoluzione
industriale, guidata ovviamente soprattutto dai progressi
nell’informatica e nelle tecnologie dell’informazione
[1]
. Le tecnologie percepite come tendenze principali (e i
corrispondenti effetti temporali) dai leader dell’industria
mondiale sono riassunte nella Tabella 1
| Tecnologie di cambiamento | Valutatori su un fattore cruciale di cambiamento |
Ricaduta
temporale |
| Internet mobile e cloud | 34 | 2016-17 |
| Progressi nella potenza di calcolo e nei Big data | 26 | 2015-17 |
| Nuove forniture energetiche e nuove tecnologie | 22 | 2015-17 |
| Internet delle cose | 14 | 2015-17 |
| Crowdsourcing, sharing economy, e piattaforme peer-to-peer | 12 | 2015-17 |
| Robotica avanzata e trasporto autonomo | 9 | 2018-20 |
| Intelligenza artificiale e machine
learning |
7 | 2018-20 |
| Manifattura avanzata e stampa 3D | 6 | 2015-17 |
| Materiali innovativi, biotecnologia e genomica | 6 | 2018-20 |
Tabella 1 - I principali fattori tecnologici di cambiamento
percepiti dai leader industriali mondiali (Fonte: World Economic
Forum 2016).
Quelle informatiche, della comunicazione e dell’informazione
sono ampiamente considerate come le tecnologie trainanti dell’epoca
attuale ed ancora più del domani. Gli aumenti esponenziali della
potenza di calcolo dei processori, della velocità della rete e
della generazione di dati digitali negli ultimi decenni hanno delle
ricadute in molte prestazioni lavorative, senza che il cittadino
medio ne abbia sempre piena contezza. Per continuare nel
cahier de
agréments (o
doleance, a seconda dei punti di vista), i radiologi ad
esempio, ora usano un software informatico per segnalare posizioni
anomale nei raggi X e altre immagini mediche. La citopatologia
automatizzata ha aiutato i patologi consentendo uno
screening rapido per cellule cancerose, ma anche
addirittura precancerose. La tecnologia ha impresso una potente
accelerazione all’automazione, si pensi alla raccolta di pedaggi
autostradali o allo sviluppo di siti web. Ha persino dato vita a
modalità di lavoro completamente nuove, anche attraverso l’economia
on-demand: lavoratori abbinati al computer per lavorare
non appena disponibili!
Un rapido excursus storico ci ricorda come la tecnologia abbia
sempre spostato la frontiera del lavoro. L’industrializzazione nel
diciannovesimo e ventesimo secolo produsse grandi cambiamenti,
dall’agricoltura e dalla vita rurale ai lavori non agricoli nelle
città. Il passaggio dalla prima alla seconda rivoluzione
industriale è stato determinato da due rotture significative
rispetto al modo di produrre tradizionale: da una parte,
l’introduzione del motore a vapore; dall’altra, una più ampia
automazione industriale consentita dall’utilizzo dell’energia
elettrica come fonte energetica.
La novità, del nuovo ciclo economico con cui dobbiamo fare i
conti, tuttavia, sta suscitando un fervente dibattito sul fatto che
il ritmo attuale dei progressi e della tecnologia che incombe su di
noi possano causare cambiamenti più rapidi, ampi o profondi
rispetto al passato.
La questione sul tappeto è già stata adombrata nelle pagine
precedenti: gli irresistibili progressi tecnologici possono
accelerare drammaticamente la fuoriuscita su vasta scala della
forza lavoro umana? L’inarrestabile automazione equivarrà ad una
crescente ed incontrollabile disoccupazione? Si tratta di una
questione sempre più dibattuta negli ultimi anni. L’intelligenza
artificiale e la robotica stanno
delegando – non esiste termine più assurdamente efficace –
ai macchinari il compito di completare mansioni fisiche e cognitive
non di routine, attualmente eseguiti dall’uomo. A tal proposito,
un’indagine americana del 2015, condotta dal
Pew Research Center, ha rilevato che il 65% degli
intervistati si aspettava che robot e computer «sicuramente» o
«probabilmente» facessero parte del lavoro attualmente svolto dagli
esseri umani entro l’anno 2065. Di questo stesso gruppo, l’80% ha
espresso l’aspettativa che i propri lavori «sicuramente» o
«probabilmente» non esisteranno più a quella data
[2]
.
Sebbene siano state formulate numerose opinioni e previsioni, i
limiti di ciò che può essere automatizzato e la velocità con cui le
nuove tecnologie rimpiazzeranno i lavori esistenti non sono ancora
noti. Insieme all’opinione pubblica, i ricercatori sono sempre più
interessati ad esaminare il lavoro e la frontiera tecnologica
umana, il ritmo e la misura in cui la natura del lavoro può
cambiare. Tuttavia, molto è ancora ignoto.
Il primo impatto, il rovello della politica e delle
organizzazioni sindacali è, dunque, la tenuta dell’occupazione o,
meglio, il dramma della disoccupazione. Ma vi è anche chi,
ottimisticamente, ci invita a vedere il rovescio della medaglia. È
un vecchio refraiu. Il cambiamento tecnologico, infatti, oltre ad
incidere sulla produttività, sull’occupazione e sulla
disuguaglianza reddituale, onestamente creerebbe anche le
condizioni per cambiamenti nella
natura del lavoro stesso. Numerosi studi etnografici
concordano su due punti: per un verso, la varietà di nuove
tecnologie altera il modo in cui il lavoro viene svolto, incide sui
ruoli nell’azienda, modifica profondamente nella struttura delle
grandi organizzazioni
[3]
; per altro verso, il cambiamento dei livelli occupazionali,
sui grandi numeri, sarebbe a tasso invariato.
Con queste considerazioni vengono anticipati i contenuti di
questo capitolo. Sulla base della letterature internazionale,
saranno esaminate le conseguenze che la quarta rivoluzione
industriale sta avendo e/o potrebbe avere su:
- l’occupazione;
- la natura del lavoro.
Per ciascun verrà preso in considerazione il ruolo della
tecnologia e i recenti cambiamenti verranno considerati alcuni
potenziali sviluppi futuri, ben consapevoli che fare previsioni sui
fenomeni sociali è aleatorio, soprattutto in un ambito come quello
tecnologico, in costante e rapido rinnovamento.
[1]
World Economic Forum,
The Future of Jobs. Employment, Skills and Workforce Strategy
for the Fourth Industrial Revolution. Global Challenge Insight
Report: in
http://www3.weforum.org/docs/WEF_Future_of_Jobs.pdf, 2016.
[2]
A. Smith,
Public Predictions for the Future of Workforce Automation,
Pew Research Center, Washinton, District of Colombia 2016.
[3]
Cfr. A. Aneesh,
Virtual Migration: The Programming of Globalization, Duke
University Press, Raleigh, N.C., 2006; N. Natalia-E. Vaast,
Innovating or Doing as Told? Status Differences and Overlapping
Boundaries in Offshore Collaboration, in «MIS Quarterly»,
32(2), 2008, pp. 307-332; M. Leonardi-S.R. Barley,
The lure of the virtual, in «Organization Science», 23(5),
2012, pp. 1485-1504; S.R. Barley,
Why the Internet Makes Buying a Car Less Loathsome: How
Technologies Change Role Relations, in «Academy of Management
Discoveries», 1(1), 2015, pp. 5-35.
2. L’impatto tecnologico sull’occupazione
Ribadiamo un concetto cardine: i progressi tecnologici stanno permettendo di automatizzare un numero crescente di compiti tradizionalmente eseguiti dall’uomo. Inizialmente, tale automazione si concentrava principalmente su attività di routine (ad esempio, lavoro di segreteria, contabilità, reporting). Tuttavia, con l’avvento dei Big Data, dell’intelligenza artificiale (AI) e di una potenza di calcolo sempre maggiore, anche le attività non di routine non potranno sfuggire ad un processo di inarrestabile automatizzazione.
Un dato sorprendente ma che suffraga la nostra tesi si ricava comparando quanto avviene nei paesi ricchi (ad economie avanzate) con lo scenario che ci offrono i paesi emergenti, sebbene l’impatto in questo secondo caso sia forse più contestato. Alcuni sostengono che le economie emergent...
Indice dei contenuti
- Copertina
- OLTRE LA DISOCCUPAZIONE
- Indice dei contenuti
- INTRODUZIONE
- I. LAVORO E MERCATO DEL LAVORO
- II. LA TRASFORMAZIONE TECNOLOGICO-INFORMATICA DEL LAVORO
- 1. Tecnologia e progresso
- 2. L’impatto tecnologico sull’occupazione
- 3. Lavoro e limiti dell’automazione
- 4. Come cambia il lavoro
- 5. Il lavoro in piattaforma e la gig economy
- 6. Le forme di lavoro non standard
- III. LE CAUSE REMOTE DELLA DISOCCUPAZIONE / INOCCUPAZIONE
- 1. La nobilitazione dell’avidità e dell’avarizia avidità
- 2. La favola delle api del dottor Mandeville e la querelle sul lusso
- 3. L’interesse: una passione dolce e ragionevole
- IV. LO SPIRITO DEL CAPITALISMO E LE SUE TRASFORMAZIONI
- 1. La critica come elemento rigeneratore
- 2. L’allergia da lavoro
- 3. Lo spirito del capitalismo tecno-nichilista
- 4. L’economia come mezzo e non come fine
- V. INCLUSIONE E NUOVE POVERTÀ
- 1. Le nuove povertà
- 2. La povertà in Italia
- 3. Esclusione/inclusione
- 4. Esclusi dal lavoro
- VI. PROSPETTIVE PEDAGOGICHE
- 1. Esclusione come disaffezione
- 2. L’educazione e la formazione per il recupero e il reinserimento lavorativo
- 3. L’approccio istituzionale all’emergenza
- VII. LA PEDAGOGIA DEL LAVORO COME PREVENZIONE DELLA DISOCCUPAZIONE
- 1. Dalla logica dell’emergenza a quella della prevenzione/promozione
- 2. La sfida pedagogica delle soft skills
- VIII. RIPENSARE IL LAVORO
- 1. Una nuova idea di produttività
- 2. Il lavoro domestico come lavoro di cura produttivo
- 3. Il lavoro artigiano generatore di innovazione
- 4. Una concezione pluralistica del lavoro
- 5. Cambiamento discontinuo e flessibilità
- 6. Il lavoro come portafoglio
- IX. EDUCAZIONE DI BASE E LAVORO
- 1. La nuova idea del lavoro si genera in famiglia
- 2. La scuola consolida e sviluppa la nuova idea del lavoro
- X. IMPARARE UN MESTIERE
- 1. Il sistema educativo di istruzione e formazione: responsabilità collettiva
- 2. Inventarsi il lavoro
- CONCLUSIONE
- BIBLIOGRAFIA
- INDICE DEI NOMI
- CULTURA STUDIUM
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