Il pregiudizio psichiatrico
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Il pregiudizio psichiatrico

  1. 176 pagine
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Il pregiudizio psichiatrico

Informazioni su questo libro

«A ben poco serve attaccare l'istituzione del manicomio – scrive Antonucci – se non si porta un attacco radicale allo stesso giudizio psichiatrico che ne è alla base, mostrandone l'insussistenza scientifica. Finché non sarà abolito quello che di fatto è un pre-giudizio, la realtà della segregazione psichiatrica continuerà a fiorire dentro e fuori le pareti del manicomio». Dall'«istituzione negata» alla negazione della psichiatria. Ed è appunto questa la tesi centrale del libro di Antonucci, ovvero che la malattia mentale non è una malattia e la psichiatria non è una scienza. Un'affermazione dura, perentoria che potrebbe suonare incredibile se non fosse fondata su 250 certezze, tanti quanti sono stati i pazienti di Imola che ha "liberato" dalla segregazione psichiatrica. Non esiste un'alternativa alla psichiatria se non l'abolizione della psichiatria. Il ricorso di Antonucci all'esperienza personale non risponde a uno scopo autobiografico ma alla necessità di portare il lettore a osservare la realtà senza pregiudizi, a conoscere direttamente gli uomini e le donne vittime dei trattamenti psichiatrici, a fondare la critica su storie vere, su fatti concreti e inconfutabili.

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Informazioni

capitolo sesto
Le cartelle cliniche
Contro la psichiatria c’è una «prova documentale» impressionante e inconfutabile nella sua nuda eloquenza: sono le cartelle cliniche, di cui voglio qui riportarne alcune, scelte fra oltre centocinquanta e trascritte da Paola Cecchi. Sono storie di trattamento psichiatrico riferite a persone che attualmente vivono nei reparti «aperti» di Imola, quelli sotto la mia responsabilità.
Raramente documenti di questo tipo vedono la luce. Ritengo invece importante che il maggior numero di persone conosca queste storie e si confronti con esse. Sono documenti che si commentano da soli e dimostrano nei fatti la funzione repressiva della psichiatria. Dietro le più assurde e immotivate diagnosi c’è sempre una storia fatta di emarginazione e di sfruttamento sociale e culturale, di drammi familiari e affettivi. La malattia di mente o malattia mentale non va confusa con le malattie del cervello di pertinenza della neurologia. Queste sono malattie reali, che hanno una spiegazione fisiologica, e la loro cura comincia appunto quando finisce la psichiatria, quando si supera il pregiudizio della malattia mentale.
Ogni altro commento mi sembra superfluo. Dico solo che non si può cadere nel solito tranello: «Ma queste cose non si fanno più», perché non solo si fanno ma sono inserite nelle metodologie di cura mai rinnegate, anche nei moderni manuali di psichiatria.
Da quando, nell’agosto 1973, sono entrato a Imola, ho sospeso qualsiasi annotazione sulle cartelle dei degenti dei miei reparti, rifiutandole come schedature. Le storie, che si concludono con date più recenti, riguardano persone trasferite successivamente nei miei reparti.
Italo R.
Ammesso il 28/6/1951. Data di nascita dicembre 1922. Celibe. Professione autista. Titolo di studio 4a elementare. Diagnosi schizofrenia (catatonica).
Anamnesi: riferiscono il fratello e la madre che il ragazzo era perfettamente normale prima di andare nei soldati, tanto che fu fatto subito abile al servizio militare; ha fatto l’Albania, là fu fatto prigioniero e portato in Germania nel campo di concentramento di Hannover e fu preso da deperimento organico […]. Tornato a casa non era più lui: taciturno, privo di energia […].
Decorso e cura. 29/6/1951. Ammesso ieri alle 16:15. Entra in barella, aiutato a mettersi in piedi barcolla, pare sotto l’azione di qualche sedativo, si lascia spogliare passivamente, si mette in letto e non si muove più, standosene ad occhi chiusi estraneo a tutto. Ha riferito il fratello che da qualche giorno si era fatto taciturno, inerte, incurante del suo lavoro: ad intervalli usciva per aggirarsi in bicicletta senza scopo, mostrando di non curare alcun pericolo; ultimamente ha tentato improvvisamente di buttarsi sotto una automobile, senza dire parola. Dubbio se abbia avuto malattie veneree, non bevitore. Da ultimo rifiutava anche il vitto ed ha avuto qualche reazione contro i parenti. Ha dormito poco nella notte: andava sospirando, ha parlato qualche po’ da solo, afferma che non ricorda nulla degli ultimi giorni, ha poi avuto atteggiamenti manierati, si va coprendo il capo con il lenzuolo, a momenti si irrigidisce ed ha rapidi cambiamenti di posizione: una breve crisi di pianto, non motivata […].
30/6/1951. Ha dormito più a lungo: più ordinato, ma ad intervalli gesti o atteggiamenti manierati, dice che ha bisogno di far ginnastica per stare meglio, ha accusato senso di stiramento al collo ed alle spalle, va sorridendo fra sé, si nutre volentieri, dice che non ha nulla da chiedere […].
2/7/1951. È un po’ meno smanioso, più accessibile, riferisce egli stesso di avere la testa meno «invanita», risponde con buona volontà alle domande che gli vengono rivolte ed in genere è tranquillo e ubbidiente. Più che immagini deliranti sistemate egli presenta piuttosto interpretazioni morbose ed assurde in relazione a sensazioni varie per il corpo. Per esempio riteneva che animaletti gli girassero fra le scapole. Di notte non dorme molto. Si nutre.
5/7/1951. Iniziata la piroterapia che sopporta bene. Dal punto di vista mentale non si rilevano modificazioni apprezzabili. Comunque comportamento tranquillo. Si nutre. Di notte riposa abbastanza.
10/7/1951. Si nota qualche miglioramento della terapia instaurata. Il paziente insiste meno relativamente alle sensazioni del suo corpo. È di umore più sollevato e si interessa dell’ambiente e delle persone che lo avvicinano. Si nutre. Di notte riposa.
21/7/1951. Persistono le buone condizioni di cui sopra.
4/8/1951. Visitato dal prof. Zanelli di Bologna per conto di una assicurazione. Si è mostrato mentalmente ordinato, ma alquanto disaffettivo, fatuo, dissociato, un po’ manierato.
28/9/1951-28/10/1952 [Note impossibili da leggere]
10/6/1952. 2a ammissione. Dopo le dimissioni il paziente ha trascorso due mesi di relativo benessere in cui ha tentato di riprendere il proprio lavoro di autista; ma tosto ha dovuto abbandonarlo, dato che il paziente si sentiva inceppato nel pensiero e soprattutto nell’azione. Infatti il paziente, aggravandosi tale stato, si è ridotto ben presto in casa, inerte, abulico, ostacolato in ogni sua azione da una forza interiore. Cosciente del suo stato, il paziente avrebbe desiderato farsi subito ricoverare di nuovo, se un fratello non si fosse opposto. Anche i familiari infatti notarono tale inceppamento, dato che il malato se ne stava inerte, mutacico, rifiutava il cibo, non voleva uscire di casa, riposava poco, tanto che dovettero convincersi e ricondurlo qui. All’ingresso infatti il paziente presentava uno stato di parziale arresto psicomotorio con mutacismo, lentezza nei movimenti, assenza di iniziativa nell’azione, senso di malattia presente e vivo desiderio di cura.
13/6/1952. Sempre chiuso e scarsamente accessibile, inerte nell’azione, risponde stentatamente alle domande rivoltegli, accusa modico stordimento del capo, dorme e si nutre con regolarità.
16/6/1952. Sostanzialmente invariato. Persiste lo stato di parziale arresto psicomotorio.
17/6/1952. È trasferito al pad. 17.
10/3/1954. Attualmente sta meglio. Gli è stato effettuato un ciclo di cura con elettroshock che ha diminuito un poco in lui lo stato di parziale arresto psicomotorio. Attualmente è ancora chiuso, poco accessibile, quasi sempre silenzioso, ma sta alzato e aiuta gli imbianchini a raschiare i letti, dimostrando sufficiente buona volontà e destrezza.
11/5/1955. Persiste l’arresto psicomotorio a carattere catatonico, però il malato sta alzato ed è abbastanza pulito e ubbidiente. Mutacico, anaffettivo, inerte, conserva il senso dei bisogni organic...

Indice dei contenuti

  1. Dedica
  2. Frontespizio
  3. Colophone
  4. Prefazione
  5. Capitolo primo
  6. Capitolo secondo
  7. Capitolo terzo
  8. Capitolo quarto
  9. Capitolo quinto
  10. Capitolo sesto
  11. Capitolo settimo
  12. Capitolo ottavo
  13. Capitolo nono
  14. Capitolo decimo
  15. Capitolo undicesimo
  16. Capitolo dodicesimo
  17. Capitolo tredicesimo
  18. Capitolo quattordicesimo
  19. Appendice
  20. Ringraziamenti
  21. Riferimenti bibliografici
  22. Nota biografica