Campi, fabbriche, officine
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Campi, fabbriche, officine

  1. 240 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Campi, fabbriche, officine

Informazioni su questo libro

L'importanza di questa riflessione a tutto campo sull'integrazione tra città e campagna e tra lavoro manuale e intellettuale sta nell'aver anticipato di oltre un secolo molti dei problemi con cui ci confrontiamo oggi. Dietro le soluzioni proposte da Kropotkin, che sfidano con ironica semplicità il pensiero totalitario e la sua costruzione piramidale dello spazio e dell'immaginario sociale, c'è una concezione dell'uomo e del vivere in società che delinea i contorni di una civiltà ecologica quanto mai attuale dopo il dissennato saccheggio del mondo e dell'animo umano cui abbiamo assistito. Come ben evidenzia Colin Ward nel suo ingegnoso lavoro di attualizzazione della visione kropotkiniana, la forza di questo classico anarchico sta nel fornirci gli strumenti teorici e pratici che ci consentono di prefigurare una società più equa e sostenibile, capace di riappropriarsi del suo futuro.

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Informazioni

Editore
Eleuthera
Anno
2020
Print ISBN
9788833022048
eBook ISBN
9788833021133
Categoria
Politica
Appendice del curatore
Nei tre capitoli condensati per formare il secondo capitolo di questa edizione, Kropotkin cercava di dimostrare che la Gran Bretagna dei suoi giorni sarebbe stato in grado di nutrire, con il proprio suolo, 24 milioni di persone, anziché 17 milioni soltanto, purché la terra tornasse a essere coltivata come nel periodo dell’«agricoltura intensiva» che aveva preceduto il crollo agricolo degli anni Settanta del diciannovesimo secolo. Anzi, era convinto che la terra avrebbe potuto nutrire 37 milioni di persone, se solo fosse stata coltivata come il Belgio; e che ne avrebbe potuto nutrire 90 milioni, se il suolo fosse stato coltivato con gli stessi metodi delle migliori fattorie inglesi, belghe e lombarde, in concomitanza con un aumento della produzione orticola.
Questo punto di vista apparve eccessivamente ottimistico anche ai compagni anarchici di Kropotkin. Vernon Richards annota che Errico Malatesta
faceva sempre rilevare come la caratteristica del capitalismo sia non la sovrapproduzione ma la sottoproduzione, e come fosse sbagliato credere che le riserve di cibo e di beni essenziali nelle grandi città bastassero a nutrire la gente per più di qualche giorno. Indotto da Malatesta a verificare la situazione reale, Kropotkin, il quale in tutti i suoi scritti sull’argomento aveva sostenuto il concetto della prise au tas (la «presa dal mucchio»), scoperse che se le importazioni alimentari in Gran Bretagna si fossero fermate per quattro settimane, tutto il paese sarebbe morto di fame; e che nonostante tutti i depositi di Londra, la capitale non rimaneva mai approvvigionata per molto più di tre giorni1.
Malatesta stesso descrive le origini dell’indagine di Kropotkin in questi termini:
Kropotkin si pose subito a studiare il problema e arrivò alla conclusione che una tale abbondanza non esisteva e che alcuni paesi si trovavano continuamente sotto la minaccia della penuria. Ma recuperò il proprio ottimismo considerando le grandi possibilità dell’agricoltura appoggiata dalla scienza. Egli prese ad esempio i risultati ottenuti da pochi coltivatori e da agronomi di talento su superfici limitate e ne trasse le più incoraggianti conclusioni, senza pensare alle difficoltà frapposte dall’ignoranza e dall’avversione dei contadini per tutto ciò che è nuovo, e in ogni caso al tempo che sarebbe occorso per arrivare alla generale accettazione delle nuove forme di coltivazione e di distribuzione. Come sempre, Kropotkin vedeva le cose come egli avrebbe desiderato che fossero e come noi tutti speriamo che saranno un giorno; ritenne già esistente o immediatamente realizzabile ciò che va conquistato attraverso lotte lunghe e dolorose2.
Malatesta aveva colto i moventi nascosti di Kropotkin, che nel libro non risultano evidenti. Il suo interesse per l’autosufficienza agricola nasceva dalle preoccupazioni per una strategia rivoluzionaria. Nel corso de La conquista del pane, scritto per un pubblico francese, aveva cercato di dimostrare che, se si fosse rimasti isolati a causa di una controrivoluzione, come era accaduto alla Comune di Parigi, i Dipartimenti della Seine e della Seine-et-Oise avrebbero potut...

Indice dei contenuti

  1. Frontespizio
  2. Colophone
  3. Prefazione
  4. Introduzione
  5. Capitolo primo
  6. Appendice al capitolo primo
  7. Capitolo secondo
  8. Appendice al capitolo secondo
  9. Capitolo terzo
  10. Appendice al capitolo terzo
  11. Capitolo quarto
  12. Appendice al capitolo quarto
  13. Conclusioni
  14. Poscritto