Dopo il suo incontro con Teresa di Gesù, Edith Stein, giovane studiosa, dotata nell'introspezione e nell'analisi degli stati d'animo, comprese che il Castello interiore della Madre degli spirituali, se era inscritto nell'anima di tutti, e perciò anche nella sua anima di ebrea, fenomenologa e poi cristiana, possedeva alcune caratteristiche peculiari. Di rilievo è soprattutto la modalità dell'ingresso: la grande carmelitana spagnola vi entrò attraverso la porta della preghiera, la grande carmelitana tedesca attraverso la porta della conoscenza di sé e del rapporto con gli altri.Se l'esperienza spirituale tipica dell'età moderna e postmoderna della fede consiste nel «vivere davanti a Dio l'assenza di Dio», Edith Stein nell'ultimo slegamento della morte, varcando insieme con i suoi fratelli la porta della camera a gas – per lei la porta cruciforme –, vivendo davanti a Dio l'assenza di Dio, una perdita che appare sigillo di completezza, varcò simultaneamente l'ultima porta del Castello la vera Porta che è Cristo per l'incontro con il Padre.Un seme di grande speranza per il nostro tempo in cui non si prega abitualmente e l'educazione al rapporto con Dio, spesso, è assente.

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Argomento
Teologia e religioneCategoria
Filosofia delle religioniIntroduzione
1. I due castelli. La coscienza laica e credente
Ognuno di noi ha inciso dentro di sé, in quel mondo interiore così difficile da conoscere e da delineare, un «Castello».
Un autentico maniero, un fortilizio merlato, con un ponte levatoio per accedervi, il mastio, le mura, i torrioni e infine, nella parte più sicura e protetta, l’appartamento del grande Re.
In questo simbolo sono racchiusi i grandi protagonisti della storia: il mondo, l’uomo e Dio.
Così si esprimeva Teresa di Gesù, Dottore della Chiesa, che ha scritto, a questo proposito, secondo Edith Stein, un capolavoro strettamente legato alla sua esperienza mistica (infra, p. 250).
Come si entra in questo Castello? Teresa di Gesù è esplicita e nitida: «La preghiera è la porta, per la quale si entra in questo castello» (infra, p. 297).
Oggi, dopo quattro secoli, mi chiedo, chi nel mondo attuale prega?
Chi conosce il rapporto fra uomo e Dio che si intesse di ascolto, di silenzio, di domanda, in quel presente storico che si trova al punto d’intersezione tra uno «spazio di esperienza» e un «orizzonte d’attesa» (P. Ricoeur)?
La genialità di Edith Stein va ascritta alla sua coscienza laica perfettamente strutturata e appare perciò sovrana nel secolo XX quando afferma che, per Teresa di Gesù, era impossibile porsi l’interrogativo «se la “costruzione” dell’anima avesse un senso anche a prescindere dall’inabitazione di Dio e se, forse, esistesse anche un’altra porta oltre a quella della preghiera» (infra, p. 321).
Edith Stein infatti non è entrata nel Castello attraverso la porta della preghiera, né ebraica né cristiana, ma per una porta altra. Per questa ragione la sua esperienza è determinante nel nostro attuale vivere, ricordando però che rimase aperta al pathos dell’esperire e della ricerca. «Edith Stein riconobbe nei “pensieri del cuore” la vita originaria dell’anima, la fonte della vita personale, qualcosa che “sale dall’interno” e viene percepito come dotato di valore. Tutti possiedono questa vita interiore, anche se non si raccolgono su di sé e non vi prestano attenzione o se non sono sulla vita dell’incontro con Dio».1
Ella era un’ebrea laico-pensante, distante dal credere e dalla pratica dell’ebraismo; ella guardava «il mondo con occhi spalancati», come afferma in Introduzione alla filosofia, proprio per questo si è sempre interrogata sul mondo interiore che l’abitava e quindi sulla coscienza, ignorando però la lettura olistica che più tardi avrebbe dato di questa ricerca. La sua formazione filosofica l’aveva condotta sapientemente: «In quanto è uno stile di pensiero che corrisponde a questo atteggiamento, lo stare con gli occhi spalancati, la fenomenologia è una sorta di laica religione dell’evidenza, del candore e del rigore. Ma anche …del rispetto e dell’umiltà».2
Edith Stein dimorava, stava presso di sé, in un appartenersi per così dire assoluto e non scambiava il ritorno su di sé con l’illusione di una autofondazione originaria e trasparente:
Nel cuore del ’900 l’esperienza mistica è tornata a parlare a donne e uomini: il sentimento della presenza immediata della trascendenza dell’essere è di nuovo sentito come il modo più radicale per arrivare al centro di sé. Eppure risulta difficile rintracciare analogie, che non siano sentimentali o dogmatiche, tra quel contatto estremo, diretto con Dio e esperienze quo...
Indice dei contenuti
- Introduzione
- NEL CASTELLO DELL’ANIMA
- LEGENDA E FONTI
- ANNO 1916
- 1. L’empatia
- ANNI 1917-1920
- 1. Introduzione alla filosofia
- ANNI 1921-1922
- 1. Causalità psichica
- ANNO 1924
- 1. Mattino di Pasqua
- ANNO 1925
- ANNO 1928
- 1. Valore della femminilità nel suo significato per la vita del popolo
- ANNO 1929
- 1. Che cos’è la filosofia?
- ANNO 1930-1932
- 1. Educazione eucaristica
- ANNO 1933
- 1. Educare la gioventù alla luce della fede cattolica
- ANNO 1934
- 1. Madre mia, amatissima
- ANNO 1935
- 1. Una maestra di educazione e di lavoro formativo: Teresa di Gesù
- ANNO 1936
- 1. Festa del Nome di Gesù
- ANNO 1937
- 1. Pentecoste
- ANNO 1938
- 1. Juxta Crucem tecum stare
- ANNO 1939
- 1. A Dio Padre
- 1. Vita nascosta ed Epifania
- ANNO 1941
- 1. I Re Magi
- ANNO 1942
- 1. I tre Re
- 2. Al Sacro Cuore
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