Amici di Dio
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Edizione Critica

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Amici di Dio

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Informazioni su questo libro

Nuova versione con introduzione critica Pubblicato per la prima volta nel 1977, Amici di Dio è la prima opera postuma di san Josemaría Escrivá. Vi sono raccolte 18 omelie pronunciate tra il 1941 e il 1968 che aiutano a vivere l'amicizia con un «Dio vicino al lettore» utilizzando come riferimento una serie di virtù umane e soprannaturali. Insieme alla semplicità, emerge costantemente in questi scritti un amore appassionato, traboccante. Il cammino verso la santità che mons. Escrivá ci propone è intessuto di un profondo rispetto per la libertà. Al fondatore dell'Opus Dei piacevano molto le parole di sant'Agostino con le quali il vescovo di Ippona afferma che Dio «giudicò che i suoi servi sarebbero stati migliori se lo avessero servito liberamente». Questa nuova versione è stata arricchita con il prologo di Mons. Fernando Ocàriz, prelato dell'Opus Dei e con lo studio critico di Antonio Aranda. San Josemaría Escrivá (1902-1975), fondatore dell'Opus Dei, ha aperto una nuova strada di santificazione nella Chiesa, ricordando che tutti gli uomini possono raggiungere la santità compiendo il loro lavoro e i loro impegni quotidiani con spirito cristiano. È stato canonizzato da san Giovanni Paolo II il 6 ottobre del 2002. Tra le sue opere pubblicate per Ares ricordiamo: Cammino, Solco, Forgia, Il santo Rosario, Colloqui con Monsignor Escrivá, È Gesù che passa, Via Crucis e il recentissimo In dialogo con il Signore.

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Informazioni

AMICI DI DIO

Omelie

Presentazione

del beato Álvaro del Portillo

alla prima edizione

Dio vede più lontano. Noi uomini non capiamo bene il suo modo paterno e delicato di condurci a Sé. Io non po­tevo prevedere, scrivendo nel 1973 la presentazione di È Gesù che passa, che sarebbe stato chiamato così presto alla casa del Cielo quel sacerdote santo al quale migliaia di uomini e di donne in tutto il mondofigli della sua ora­zione, del suo sacrificio e del suo generoso abbandono alla Volontà di Diopossono applicare, con immensa grati­tudine, la lode commovente che sant’Agostino innalzò a san Giuseppe, nostro Padre e Signore: Egli ha compiuto la paternità del cuore, meglio che chiunque altro la paternità della carne1. Ci ha lasciati giovedì 26 giugno 1975, a mezzogiorno, in questa Roma che tanto amava perché sede di Pietro, centro della cristianità, principio dell’amore univer­sale della santa Chiesa. E mentre noi avevamo ancora negli orecchi l’eco delle campane dell’Angelus, il Fondatore del­l’Opus Dei ascoltava con una forza per sempre viva: Amice, ascende superius2, amico, vieni a godere il Paradiso.
Ha lasciato questa terra in un giorno qualsiasi della sua attività sacerdotale, in piena intimità con Colui che è la Vita e, per questo, non è morto: è al Suo fianco. Mentre svolgeva il suo lavoro di anime, sopraggiunse il «dolce pal­pito»come dice nell’omelia Verso la santità3 di tro­varsi faccia a faccia con Cristo, contemplando finalmente il bel Volto a cui tanto anelava: Vultum tuum, Domine, requiram!4.
Dal primo istante della sua nascita alla patria celeste, incominciarono a pervenirmi testimonianze di un numero incalcolabile di persone che conoscevano la sua vita di san­tità. Erano, e sono, parole che finalmente possono avere li­bero sfogo: prima, tacevano per rispettare l’umiltà di colui che si considerava «un peccatore che ama Gesù Cristo fino alla pazzia». Ho avuto la consolazione di ascoltare diretta­mente dalle labbra del Santo Padre uno dei molti e ardenti elogi che ha rivolto al Fondatore dell’Opus Dei. In giornali e riviste di tutto il mondo si possono leggere innumerevoli testimonianze riconoscenti, provenienti dal popolo cristiano e da persone che ancora non professano la fede di Cristo, ma che hanno incominciato a scoprirLo per mezzo della parola e delle opere di mons. Josemaría Escrivá.
«Finché ne avrò la forza, non cesserò di predicare la necessità primordiale di essere anime d’orazione: sempre, in qualunque occasione e nelle circostanze più diverse, perché Dio non ci abbandona mai»5. Questo è stato il suo compi­to esclusivo: pregare ed esortare a pregare. Per questo ha suscitato in mezzo al mondo una prodigiosa «mobilitazione di persone»come gli piaceva ripetere«decise a pren­dere sul serio la vita cristiana», in un rapporto filiale col Signore. Siamo in molti ad aver appreso da questo sacer­dote, che fu tale al cento per cento, «il grande segreto della misericordia divina: siamo figli di Dio»6.
In questo secondo volume di omelie sono raccolti alcu­ni testi pubblicati mentre mons. Josemaría Escrivá era an­cora in mezzo a noi, qui sulla terra, e altri dei molti che lasciò da pubblicare in seguito, perché lavorava senza fretta e senza sosta. Non ebbe mai la pretesa di essere un autore, anche se è annoverato fra i maestri della spiritualità cri­stiana. La sua dottrina, amabile e vigorosa, va vissuta in mezzo al lavoro, in famiglia, nei rapporti umani, dapper­tutto. Aveva l’arte, che era anche una dote naturale, di dare «lepre per gatto». Come lo si legge volentieri! L’immedia­tezza dell’espressione, la vivacità delle immagini, colpisco­no tutti, al di sopra delle differenze di mentalità e di cultu­ra. Aveva imparato alla scuola del Vangelo: da lì viene la sua chiarezza, il suo modo di colpire in fondo all’anima; la dote di non passare di moda, poiché non gli importava del­la moda.
Queste diciotto omelie tracciano un panorama delle vir­tù umane e cristiane basilari, per chi vuole seguire da vi­cino le orme del Maestro. Non sono né un trattato teorico, né un galateo dello spirito. Contengono una dottrina vissuta, in cui la profondità del teologo è unita alla trasparenza evangelica del buon pastore d’anime. Con mons. Escrivá la parola diventa colloquio con Dioorazione –, pur re­stando una struggente conversazione in sintonia con le in­quietudini e le speranze di chi lo sta ascoltando. Queste omelie sono, pertanto, una catechesi di dottrina e di vita cristiana in cui, mentre si parla di Dio, si parla con Dio: questo è forse il segreto della loro grande forza comunicati­va, perché sempre fanno riferimento all’Amore, «lo sguar­do fisso in Dio, senza soste e senza mai stancarsi»7.
Fin dalle prime pagine viene ricordata la norma costante della predicazione di mons. Escrivá: Dio chiama alla san­tità tutti gli uomini. Facendo eco alle parole dell’Apostolo – questa è la Volontà di Dio: la vostra santificazione8avverte: «Dobbiamo essere santise mi consentite l’e­spressione – da capo a piedi: cristiani veri, autentici, canonizzabili; altrimenti avremo fallito come discepoli dell’u­nico Maestro»9. E più avanti specifica: «La santità che il Signore esige da te si ottiene compiendo con amore di Dio il lavoro, i doveri di ogni giorno, che quasi sempre sono un tessuto di cose piccole»10.
Su che cosa si basa il cristiano per promuovere nella sua vita aspirazioni tanto impegnative? La risposta è come un motivo che torna e ritorna, insistentemente, nel corso di queste omelie: sull’umile audacia «di colui che, pove­ro e debole, sa però di essere figlio di Dio»11.
Per mons. Josemaría Escrivá l’alternativa che caratte­rizza l’esistenza umana è lampante: «Schiavitù o filiazio­ne divina: questo è il grande dilemma della nostra vita. O figli di Dio o schiavi della superbia»12. Con l’aiuto dell’e­sempio santo della dedizione fedele ed eroica del Fonda­tore dell’Opus Dei, ho considerato ancor più insistentemente nella mia orazione, da quando il Signore ha chiamato ac­canto a Sé la persona che più amavo, questa verità: senza l’umiltà e la semplicità del bambino non possiamo avanzare di un passo sulla via del servizio di Dio. «Umiltà significa vederci come siamo, senza palliativi, secondo verità. Costa­tando la nostra pochezza, ci apriremo alla grandezza di Dio: è questa la nostra grandezza»13.
Egli deve crescere e io invece diminuire14: è l’insegna­mento del Battista, del Precursore. E Gesù dice: Imparate da me, che sono mite e umile di cuore15. L’umiltà non è «im­miserimento umano»: l’umiltà che pulsa nella predicazione del Fondatore dell’Opus Dei è qualcosa di vivo e di profon­damente sentito, perché «significa riconoscersi poca cosa di fronte a Dio: bambino, figlio»16. Mons. Escrivá usa un’espressione che forse non ha precedenti: «la vibrazione del­l’umiltà»17; perché la piccolezza del bambino, assistito dal­la protezione onnipotente di Dio suo Padre, vibra in opere di fede, di speranza e di amore, e di tutte le altre virtù che lo Spirito Santo infonde nell’anima.
Non abbandona in nessun momento la tematica della prima ome­lia: la vita corrente, le cose abituali, il quotidiano. Mons. Josemaría Escrivá espone tutte le virtù riferendosi conti­nuamente alla vita del cristiano che sta in mezzo al mondo perché «quello è il suo posto, il luogo in cui Dio ha voluto collocarlo». Lì si dispiegano le virtù umane: la prudenza, la veracità, la serenità, la giustizia, la magnanimità, la labo­riosità, la temperanza, la sincerità, la fortezza, ecc. Virtù umane e cristiane, perché la temperanza si perfeziona con lo spirito di penitenza e di mortificazione; l’austero compi­mento del proprio dovere si dilata al tocco divino della ca­rità, «che è come un generoso traboccare della giustizia»18. Si vive in mezzo alle cose che usiamo, ma distaccati, col cuore puro. Poiché «per coloro che attendono agli affari delle anime il tempo» è più che oro, «è gloria»19, il cristia­no deve imparare a impiegarlo con diligenza, per manife­stare il suo amore verso Dio e il suo amore verso gli uomi­ni, «santificando il lavoro, santificandosi nel lavoro, santifi­cando gli altri col lavoro»: attraverso la cura attenta per le piccole cose, cioè senza sterili fantasticherie, ma con l’eroi­smo silenzioso, naturale e soprannaturale, di chi vive con Cristo la realtà quotidiana. «Non sta scritto da nessuna par­te che il cristiano deve essere un personaggio estraneo al mondo. Il Signore nostro Gesù Cristo, con le opere e con le parole, ha fatto l’elogio di una virtù umana che mi è parti­colarmente cara: la naturalezza, la semplicità (...). Succede invece che gli uomini si assuefanno a ciò che è facile e ordi­nario e, inconsciamente, cercano ciò che è vistoso, artifi­ciale. Anche a voi, per esempio, sarà capitato, come a me, di sentire elo...

Indice dei contenuti

  1. Prologo di mons. Fernando Ocáriz
  2. Caratteristiche principali di Amici di Dio a cura di Antonio Aranda
  3. AMICI DI DIO