Ipotesi su Maria
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Ipotesi su Maria

Nuova edizione ampliata con 13 capitoli inediti

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Ipotesi su Maria

Nuova edizione ampliata con 13 capitoli inediti

Informazioni su questo libro

Nel 2008, trent'anni dopo il suo primo libro (Ipotesi su Gesù) divenuto subito un best e long seller mondiale, Vittorio Messori pubblicava, presso le edizioni Ares, Ipotesi su Maria. Un volume che, come tutti quelli (ormai più di 20) dell'Autore è stato accolto dai lettori con grande favore, ha esaurito molte ristampe, è stato tradotto in diverse lingue ed è tuttora «vivo» nel catalogo dell'editore milanese. Ma la ricerca mariana di Messori è proseguita in questi anni. Così, l'Ares presenta ora non una nuova ristampa, bensì una nuova edizione di Ipotesi su Maria, arricchita di 13 capitoli inediti, caratterizzati come sempre da quello stile che ha determinato il successo di Messori: la vivacità e la chiarezza del giornalista professionista unite alla solidità dello studioso esperto, dalla documentazione aggiornata e sicura. Inoltre, anche in questi nuovi capitoli, vi è la consueta, vivace scorribanda tra dogma e aneddoto, tra teologia e devozione spirituale, tra esegesi biblica e apparizioni. Dunque, si amplia ancora, nella nuova edizione, quella carrellata in un mondo luminoso e al contempo spesso sconosciuto, guidati da uno scrittore che non nasconde affatto la sua fede ma è allergico alla retorica mielosa di certo devozionalismo. Un autore che apprezza il sentimento, ma è lontano da un sentimentalismo che rischia di allontanare i nostri contemporanei da Colei che non a caso la Tradizione chiama «Madonna», cioè «Nostra Signora».

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Informazioni

Editore
Ares
Anno
2019
eBook ISBN
9788881558704
Capitolo I

LOURDES: FALSARI ALL’OPERA








Nel 1820, un tipografo, Giuseppe Pomba, fondava a To­rino una casa editrice che, nel 1854, avrebbe preso il nome di «Unione tipografica editrice torinese». In­som­ma, quella gloriosa Utet giunta sino a noi con un prestigio indiscusso per il suo catalogo di opere di alto livello. Anche se mi­nacciata, come tutta l’editoria, specialmente scientifica, dalla marcia inarrestabile di Internet.
Intendeva essere in questa linea di rigore e di completezza anche il volume in grande formato uscito per la prima volta nel 1979 (e poi più volte ristampato e aggiornato) con il titolo Cro­nologia universale. In milletrecento, fittissime pagine sono allineate più di 35.000 schede che – partendo addirittura dall’èra paleozoica, per giungere sino ai nostri giorni – ordinano, anno per anno, tutti gli eventi rilevanti della storia umana, in ogni continente. «Eventi» intesi, qui, in senso largo: non soltanto, dun­que, politica, guerre, battaglie, alleanze, ma anche invenzioni scientifiche, opere letterarie, fatti sociali, talvolta curiosità, persino aneddoti significativi. Insomma, lo dicevamo, una completezza ricercata con ostinazione, senza badare a fatica e mezzi.
Anche per la dichiarata ambizione di registrare ogni aspetto dell’avventura umana, è particolarmente significativo che, per il 1858, questa Cronologia universale si apra ricordando l’attentato di Felice Orsini a Napoleone III e prosegua poi per molte colonne, registrando persino l’uscita di un romanzo postumo di Khacatur Avovian, scrittore armeno; ma taccia del tutto su quanto avvenne, quell’anno stesso, l’11 di febbraio.
Ma sì: come conferma anche il minuzioso indice analitico, fra le 35.000 schede dell’opera non si è ritenuto opportuno inserirne almeno una, per quanto piccola, che segnasse l’inizio di un’avventura religiosa unica; la quale – fra l’altro – non è rimasta racchiusa nell’intimo di qualche gruppo di devoti, ma ha coinvolto e continua a coinvolgere decine di milioni di persone di tutto il mondo. I redattori della Cronologia non dimenticano che il 1858 è l’anno in cui Francesco De Sanctis scrive un saggio dal titolo Schopenhauer e Leopardi e che William Thomp­son Kelvin inventa il galvanometro a specchio, mentre il trattato tra Cina e Russia attribuisce a quest’ultima la riva sinistra del fiume Amur. Ricordano al lettore questo e molto altro ancora, ma non giudicano rilevante che tal Bernadette Soubirous testimoni di essere stata protagonista di «qualcosa» che avrà tra i suoi effetti quello di trasformare nel maggior centro alberghiero di Fran­cia e forse d’Europa, con i suoi oltre 50.000 letti, una sino ad allora insignificante cittadina ai piedi dei Pirenei.
Ma la stessa distrazione la si constata andando a spulciare, per esempio, le fitte colonne dedicate al 1917, dove si apprende, tra l’altro, che in quell’anno il Canada istituì il servizio militare obbligatorio, che il prete scomunicato Alfred Loisy pubblicò il saggio La réligion, che nacque a Chicago il New Jazz, con il superamento del Dixieland Style, e così via. Ma neanche un cen­no, neppure stavolta, a quanto inizia in quel 1917, a partire dal 13 maggio, nella sperduta località portoghese conosciuta come Fatima.
Eppure, anche qui, pur astraendo dalla dimensione religiosa e limitandosi ai soli riflessi sociali, demografici, economici, non si può certo dire che sia stato irrilevante l’«incontro» di cui testimoniarono i tre pastorelli. Ma tant’è: niente scheda per Fatima; scheda, invece, per il commediografo Raffaele Viviani che, in quel 1917, debuttò al Teatro Umberto di Napoli con il bozzetto ’O vico.

Ci sarà forse da scandalizzarsi per simili «buchi» di informazione? Malgrado tutto, non ci sembra il caso. Ma no, non è giustificato lasciarsi andare a qualche dietrologia, sospettando di fa­ziosità, di censure anticattoliche, lo staff di prestigiosi collaboratori e di zelanti redattori della più completa Cronologia dell’editoria italiana.
Non faziosi né ostili ma, semplicemente, ostaggi inconsapevoli di quella deformazione che caratterizza ormai da secoli tutta la prospettiva di un mondo intellettuale per il quale solo politica, economia, cultura (intesa in senso laicamente restrittivo) hanno rilevanza e diritto all’attenzione da parte delle persone realiste, serie. In una simile prospettiva, il fatto religioso non mescolato a quello politico o non sottoposto ad analisi socio-economica è irrilevante; è giudicato espressione di una anacronistica sub-cultura che non vale la pena di registrare. Figurarsi, poi, se quel «fatto religioso» riguarda qualcosa di melenso, di inelegante, di improponibile, di politicamente scorretto come una presunta «apparizione della Madonna»! C’è da squalificare un’opera rigorosa, scientifica, solo a registrare simili cose che, semmai, appartengono a una dimensione che non è quella della persona adulta e colta.
Chi è questa isterica ragazzetta nota ai devoti come Ber­na­dette? Chi sono questi poveracci di pastorelli portoghesi chiamati Lucia, Giacinta, Francesco? Chi sono, costoro, per avere un posto accanto ai nomi illustri di quelli che «fanno la storia», quella “vera”? Che ruolo possono mai avere dei fatti per devoti, magari per bigotti, nella cronologia della cultura, della politica, dell’economia?
Tutt’al più per Lourdes, per esempio, lo storico «serio» studierà i rapporti politici che quei presunti eventi prodigiosi determinarono tra mondo cattolico francese e strategia ecclesiastica di Luigi Bonaparte, proclamatosi sei anni prima «Imperatore dei francesi». Oppure, lo studioso indagherà sui fenomeni di religiosità popolare tra le «classi subalterne» di quella metà del XIX secolo, nella Francia del Sud-Ovest.
Questo si fa, di solito. Così non faremo noi. Questo taccuino è guidato proprio da una convinzione insensata per quella che il Nuovo Testamento chiama «la sapienza del mon­do». La convinzione, cioè, che – malgrado ogni apparenza – la storia, e proprio quella «che conta» sul serio, batta strade e s’incarni in personaggi irrilevanti per coloro che non mettono in conto la prospettiva di fede. Ci guida, insomma, la certezza che un modo sicuro per capire davvero la piccola cronaca di ciascuno di noi e la grande storia dell’umanità intera sia rovesciare le usuali tavole di valori e riflettere anche sul mistero della Madre di Colui che rese grazie, perché ciò che importa «è nascosto ai dotti e agli intelligenti» mentre «è rivelato ai piccoli», agli ignoranti secondo il mondo.
Ma sì, siamo tra quelli che si ostinano a sospettare che le sorti del mondo si decidano, misteriosamente, ben più dove si prega che dove si governa, si comanda, si traffica, si studia; che – dunque – la storia la «facciano» le proverbiali vecchiette anonime che sgranano il rosario, ben più che i grandi della politica, dell’economia, della cultura nei loro palazzi, uffici, accademie.
Del resto, se non fosse così, dove starebbe quello «scandalo», dove quella «follia» che – secondo qualcuno che se ne in­ten­deva, un certo Paolo – contrassegnano il Vangelo? Se non fosse così, quale sarebbe mai il paradosso cristiano? Dove sarebbe la sua insensatezza, agli occhi di coloro ai quali non è stata donata la vista «profonda» della fede, e ai quali è dovere dei credenti proporre – con umiltà e rispetto – la giusta prospettiva? Che credenti si sarebbe se non si fosse convinti che, nel 1870, per esempio, il destino del mondo passava in luoghi come l’infermeria di Nevers, dove suor Marie-Bernarde, all’anagrafe Soubirous, completava il suo martirio di malata cronica, piuttosto che in posti come la Cancelleria di Berlino dove Otto von Bismarck celebrava i suoi trionfi politici e militari?

E allora, cominciamo il nostro viaggio alla scoperta – o alla ri­sco­perta – del mistero mariano proprio da quel 1858 in cui l’evento più importante non fu l’accordo di Plombières tra Na­po­leo­ne III e Cavour, come pensano gli storici «positivi», ma fu (per dirla con Papa Giovanni, che ne fu devoto tenero e tenace) «lo spalancarsi improvviso, in una grotta, di una finestra sul Cie­lo».
Chi conosce la storia di quelle apparizioni e le conseguenze straordinarie che ebbero – e che continuano ad avere – per una folla di anime che Dio solo sa e per la Chiesa intera, ha il dovere di vegliare perché quel dono inatteso e insperato sia messo al riparo da ogni sospetto. «Lourdes non ha bisogno che della ver­ità», replicò nel 1954, paterno quanto deciso, quel gran vescovo di Tarbes che fu monsignor Pierre-Marie Théas a coloro che giudicavano imprudente la pubblicazione di tutti i documenti da parte del giovane storico René Laurentin, cui aveva chiesto di stabilire con esattezza scientifica quanto fosse successo davvero. Un bisogno di verità che può, e deve, contrastare pure coloro che sono ricorsi a ogni mezzo, anche di truffaldina propaganda, per insinuare il tarlo del dubbio sulla genuinità di quanto avvenuto sulle rive del gave de Pau.
Dunque, vorremmo cominciare occupandoci di un documento falso. È opportuno farlo perché quelle righe non si sono limitate a provocare sconcerto tra i devoti ed entusiasmo tra gli scettici, nei primi anni del Novecento, quando furono fabbricate e pubblicate. Come è capitato a noi stessi di constatare, la perplessità (per usare un eufemismo) seminata dall’apocrifo ha con­tinuato e continua a serpeggiare e a riemergere anche ai giorni nostri. La denuncia del falso, con l’inoppugnabile confutazione, sembra essere rimasta confinata (e ormai dimenticata) in vecchie, quasi inaccessibili pubblicazioni cattoliche dell’epoca. Così, capita spesso anche oggi di imbattersi in giornali e libri che – con la saccenza dei demi-savants – sorridono degli ingenui che ancora non sanno che «le sedicenti apparizioni di Lour­des furono conosciute in anticipo, attese, preparate, organizzate».
Le parole tra virgolette e in corsivo sono quelle testuali di Jean de Bonnefon, un polemista anticattolico che, nel 1906, pubblicò a Parigi un pamphlet di 280 pagine dal titolo inequivocabile: Lourdes et ses tenanciers. E cioè, letteralmente, «Lour­des e i suoi tenutari» (dove il riferimento alle case di tolleranza non era casuale e dove si chiedeva la chiusura del santuario non solo in nome della Scienza e della lotta alla speculazione a dan­no degli sprovveduti, ma pure dell’igiene). Adottato dalla no­men­klatura politica e culturale della Terza Repubblica francese impegnata in una lotta senza quartiere con la Chiesa – erano gli anni in cui l’esercito trascinava i Certosini, dichiarati soppressi, fuori dalla Grande Chartreuse confiscata dallo Stato e il Do­maine stesso di Lourdes era strappato ai religiosi, che ne erano cacciati – il libro ebbe vastissima risonanza e corrispondente diffusione. Del resto, era costruito con grande abilità, quel Bon­ne­fon non era uno sprovveduto, era un polemista insidioso: così, i falsi e gli apocrifi erano mescolati a carte autentiche degli ar­chi­vi. Dunque, il libro aveva un’apparenza «scientifica» che impressionò molti, anche tra i cattolici, già presi di mira – e quella volta sul piano letterario – dal clamoroso Lourdes, il romanzo di Zola uscito nel 1894. Comunque, proprio dall’essere inserito in un’opera piena di riferimenti ad archivi e fonti derivò – e forse ancora deriva – l’insidia del documento che ora ci interessa e che (scriveva Bonnefon) «basta a provare senza appello» che i fatti dei Pirenei erano già previsti dalle autorità, essendo il frutto di una macchinazione ordita dai preti.
Il pamphlétaire pubblicava infatti una lettera firmata da Pier­re-Claude Falconnet, il procuratore generale presso il Tri­bunale di Pau, avente giurisdizione pure sul territorio di Lour­des. Chi conosce la storia delle apparizioni, conosce anche il ruo­lo di funzionario rigido e ostile che Falconnet svolse nel turbolento periodo iniziale.
Il 28 dicembre del 1857 – dunque, quarantacinque giorni pri­ma dell’11 febbraio 1858, data della prima apparizione – il procuratore generale Falconnet avrebbe scritto al suo sottoposto, il procuratore imperiale presso il Tribunale di Lourdes, Vital Du­tour, la lettera pubblicata appunto per la prima volta da Jean de Bonnefon nel 1906 e che qui traduciamo letteralmente.

PROCURA DELLA CORTE IMPERIALE DI PAU – Signor procuratore imperiale, sono informato che del­le manifestazioni simulanti (affectants) un carattere so­vrannaturale e fingenti un aspetto miracoloso, si preparano per la fine dell’anno. Vi prego di vigilare perché questi fatti siano attentamente sorvegliati. Ho bisogno di conoscerne i dettagli, per stabilire sotto quali articoli del Codice penale possano essere perseguiti. Temo che abbiate poco da contare sull’amministrazione locale, civile o religiosa, per fiancheggiarvi. Il nostro dovere è fare il necessario per evitare il ripetersi di scandali simili a quelli di La Salette: tanto più che il movente (ressort) religioso nasconde al contempo un movente politico. Vogliate gradire... Il procuratore generale. Firmato: Falconnet.

Basta scorrere simili righe per sobbalzare: se autentico, questo è un documento devastante che, squarciando il velo edificante di Lourdes, mostra un brulicare di oscuri imbrogli. E Bernadette – colei che sarà iscritta solennemente dalla Chiesa nel suo canone dei santi – appare di colpo o come la complice di una truffa clamorosamente riuscita o come il povero strumento inconscio di un complotto cinico.
È dunque comprensibile il rumore suscitato all’epoca dalla pubblicazione di una tale lettera. Ma occuparcene oggi non è (già ne accennavamo) darsi a una sorta di archeologia erudita, abbandonarsi alla curiosità di rievocare una questione da Belle Époque, chiusa per sempre. Il «falso di Bonnefon», come lo chiamano da tempo gli storici di ogni tendenza (dunque anche i non cattolici), sembra avere una persistenza tenace: emerge qua e là, è ancora citato. Senza che mai siano citate le confutazioni. Si sa che ciò che sembra far difetto a certo mondo cattolico attuale è la memoria storica.
Confermiamo, dunque, che ci sembra opportuno riandare alla ricerca delle ragioni che smascherano l’apocrifo: Lourdes è cosa troppo seria, pur non essendo, ovviamente, dogma; è prossima da troppo tempo e troppo a fondo alla fede stessa del popolo di Dio, perché si possano tollerare ombre pur lievi di dubbio. L’esperienza mostra che, in simili casi, anche una semplice incrinatura della fiducia nella verità dei fatti può avere conseguenze rovinose. Qui, è in gioco una canonizzazione («infallibile», secondo i teologi), un apposito officio liturgico (lex orandi, lex credendi...), un’enciclica (di Pio XII, nel 1957), infiniti altri fatti e parole a ogni livello ecclesiastico. Da Pio IX a Giovanni Paolo II, tutti i Papi – senza eccezione – hanno «compromesso», non esitando, la Chiesa intera a proposito della realtà soprannaturale di Lourdes. Sarebbe dunque più che mai rischioso dimenticare i motivi che portano a respingere falsi, ancora operanti, che vorrebbero oscurare la luce che si è accesa in quella grotta.
Vediamo, allora: quello di Bonnefon è un falso non soltanto perché – sfidato a produrre l’originale o a indicare l’archivio da dove fosse stato tratto – lo studioso confessò di non poterlo fare. Aveva scritto che la lettera era «un témoignage certain», il quale provava «sans appel» come l’«apparizione» fosse prevista; dunque, come fosse il frutto di oscura macchinazione. Ma, richiesto di dimostrare che quella «testimonianza» era davvero «certa», come affermava, si limitò a replicare che il testo gli era stato fornito in copia da un non meglio precisato «intermediario». Cosi, mentre quasi tutti gli altri documenti del suo libro hanno la precisa indicazione dell’archivio o fonte da cui provengono, l’esplosiva lettera del procuratore generale di Pau al subordinato di Lourdes rinvia solo a se stessa, vorrebbe essere giudicata autentica (portando, per giunta, un simile elemento nuovo in un tema tanto controverso!) senza riscontro alcuno.
Ciò, ovviamente, è talmente contrario ai metodi della storiografia da giustificare le parole di Georges Bertrin, autore della ponderosa Histoire critique des évènements de Lourdes e che stroncò (lui sì, «senza appello») la pseudo nota di servizio di Falconnet: «Documenti simili, presentati senza alcuna referenza, sono assolutamente privi di autorità: la critica storica li considera come inesistenti; non c’è al mondo un solo tribunale che, nella causa più modesta, accetterebbe di tenerne il minimo con­to».
Bertrin aggiunge: «Se questa pretesa lettera fosse autentica, sarebbe stata pubblicata da molto tempo. È da mezzo secolo (Bertrin scrive nel 1908, ndr) che amici e avversari di Lourdes frugano gli archivi. Ebbene, nessuno ha citato il documento. Do­po cinquant’anni di ricerche, uno scrittore che non è della regione, che non vi è venuto se non di passaggio, avrebbe avuto la fortuna peregrina di scoprire nei dossier ciò che nessun altro vi aveva trovato sino ad allora! Comunque, se proprio così fosse avvenuto, in...

Indice dei contenuti

  1. Premessa alla nuova edizione
  2. Introduzione: Una Madre a difesa del Figlio
  3. 1. Lourdes: falsari all'opera
  4. 2. Gli infortuni dell'apocrifo
  5. 3. Per ritrovare lo stupore
  6. 4. Quel contadino del Monferrato
  7. 5. Stampelle e gambe di legno
  8. 6. Liberi di accettare o rifiutare
  9. 7. La strategia della Vergine
  10. 8. L'Europa e la Donna dell'Apocalisse
  11. 9. L'Imperatore geloso dell'Assunta
  12. 10. Una cultura vera
  13. 11. Apparizioni: istruzioni per l'uso
  14. 12. I tempi del Cielo
  15. 13. La Signora dei Pirenei
  16. 14. Briciole raccolte a Cana
  17. 15. Devoti e devozioni
  18. 16. Una Fatima per l’Islàm
  19. 17. Tra il Portogallo e La Salette
  20. 18. Sub tuum praesidium
  21. 19. Mariani. Dunque, pagani?
  22. 20. Perchè Maria
  23. 21. Nel nome della Tutta pura
  24. 22. La forza dell'Assunzione
  25. 23. Quel corpo nella Cappella di Nevers
  26. 24. Tessere per un mosaico
  27. 25. Privilegi. E altro
  28. 26. Monopolio sui miracoli?
  29. 27. Il segno dei fiori
  30. 28. Frammenti di un affresco
  31. 29. Mariolatria da esorcizzare
  32. 30. Operazione Sant’Offizio
  33. 31. La «Socia» di don Bosco
  34. 32. Il Rosario. E non solo
  35. 33. L’enigma di Banneux
  36. 34. La Vergine dei poveri
  37. 35. Il silenzio di Giuseppe
  38. 36. L’avventura di Fiorano
  39. 37. «Mi chiameranno beata»
  40. 38. Incursioni nel Mistero
  41. 39. I Cavalieri dell’Immacolata
  42. 40. Quel nome
  43. 41. La battaglia per «la Purísima»
  44. 42. I profumi del LausI PROFUMI DEL LAUS
  45. 43. Un ebreo e una Medaglia
  46. 44. Quella casa sopra Efeso
  47. 45. Credere senza vedere
  48. 46. Tra Texas e Castiglia
  49. 47. Numquam satis
  50. 48. La Regina degli etiopi
  51. 49. Una pietra d’inciampo
  52. 50. «Tua madre, i tuoi fratelli, le tue sorelle sono fuori e ti cercano»
  53. 51. La sorpresa di Giovanni
  54. 52. Newman: da anglicano a cardinale / 1
  55. 53. Newman: la scoperta della «Madonna» / 2
  56. 54. Per concludere con Newman / 3
  57. 55. Quando Stalin obbedì alla Vergine
  58. 56. «Lei» e i russi
  59. 57. Il teologo salvato
  60. 58. Abercio? Chi era costui?
  61. 59. Vite «rivelate» dal Cielo?
  62. 60. Quei due sotto la Croce / 1
  63. 61. Quei due sotto la Croce / 2
  64. 62. Spigolando / 1
  65. 63. Spigolando / 2
  66. Elenco dei nomi di persone citate
  67. Elenco dei nomi di luoghi citati
  68. Passi scritturistici citati

Domande frequenti

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