Questo volume permette di ricostruire la breve ma intensa vita di Umberto Boccioni, pittore, scultore e teorico del Futurismo e sensibile interprete dei cambiamenti sociali e culturali del suo tempo. Il suo contributo alla stagione dell'avanguardia è stato fondamentale sia per la scena italiana che per quella europea.La monografia ricostruisce, con un testo agile e accurato, le esperienze artistiche, gli incontri, i viaggi e le vicende familiari che hanno contribuito alla formazione di uno dei protagonisti dell'arte italiana del primo Novecento.L'ebook contiene un testo critico, che segue l'evoluzione artistica di Umberto Boccioni, parallelamente alla sua biografia di uomo, le schede critiche di 14 opere esemplari, fotografie dell'artista e alcune immagini delle opere.
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Ringraziamo i collezionisti che ci hanno concesso la riproduzione delle immagini delle opere.
L’editore è a disposizione degli aventi diritto per quanto riguarda eventuali fonti iconografiche non individuate.
Impronte
Monografie d’arte digitali
Edutainment: imparare divertendosi e divertirsi imparando! È questa la filosofia di Impronte, la collana di emuse dedicate all’arte. L’educational entertainment, il divertimento educativo, è il principio che ci ha spinto a dare vita alla collana. Ancora oggi, troppo spesso, il Museo incute timore, crea distanza verso il visitatore che vorrebbe avvicinarsi all’arte ma si sente, del tutto ingiustificatamente, inadeguato. Siamo convinti che la visita a un museo o a una mostra e, più semplicemente, la visione di un’opera d’arte, sia un’esperienza unica e straordinaria che nessuno si deve negare.
Per aiutare chi ama e chi vorrebbe amare l’arte senza paura di non capire, abbiamo pensato a un modo agile e veloce di incontrare i grandi artisti, attraverso monografie snelle e dal prezzo decisamente contenuto, ma allo stesso tempo complete e rigorose. La collana Impronte è inoltre arricchita dalla biografia dell’artista e da una selezione dei suoi più importanti capolavori con schede critiche e immagini di ottima qualità.
La portabilità del digitale coniugata a uno stile facile e fresco.
L’arte dà gioia, felicità, emozioni: le monografie di Impronte vogliono comunicare con immediatezza tutte queste sensazioni. Cercando, allo stesso tempo, di dare al lettore un quadro storico chiaro, di farlo entrare nella vita e nell’opera degli artisti, svelando i segreti dei maestri attraverso le ‘impronte’ da loro lasciate, fornendo le chiavi di lettura per capire pienamente la loro arte.
Grazia Dell’Oro
Editrice emuse
Michele Tavola
Curatore di Impronte
Indice
Umberto Boccioni. I colori della velocità
Impronte
Umberto Boccioni. I colori della velocità
Boccioni prima di Boccioni
Paltò di pelo e cappello russo
La bellezza delle velocità
Linee, forme, colori ideali infiniti
Superarsi fino alla morte
Schede opere
Gisella
Figura distesa (Mario Sironi)
L’atleta
Treno che passa
Ritratto della madre
Officine a Porta Romana
Autoritratto
Lavoro (La città che sale)
Al balcone (La strada entra nella casa)
Stati d’animo
Materia
Elasticità
Forme uniche della continuità nello spazio
Carica di lancieri
Chiara Gatti
Catalogo
Umberto Boccioni
I colori della velocità
Boccioni prima di Boccioni
Boccioni prima di Boccioni. Prima di incontrare Marinetti, prima del Futurismo, prima di «distruggere i musei», di inneggiare alla guerra «sola igiene del mondo» e di esaltare «l’automobile ruggente» più bella della Vittoria di Samotracia. Boccioni, prima di essere un teorico della modernità, un demiurgo della pittura d’avanguardia, un creatore di «forme uniche della continuità nello spazio». Prima di tutto questo, Boccioni è un uomo tranquillo. Un gentleman, un “giovin signore” placido e conciliante; anche un po’ sentimentale. Ama la natura e passeggia fra i campi, appena fuori Milano, fra i filari dei gelsi, dove il treno corre veloce sullo sfondo della pianura; una freccia scagliata come un missile verso “la città che sale”. Boccioni lo guarda e lo ritrae a margine dei suoi piccoli dipinti da camera, lunghi vagoni sfumati nel paesaggio in cui, tuttavia, la natura vince ancora. La natura rigogliosa è, infatti, per lui più affascinate dell’elettricità e delle notti insonni di Milano. Il suo spirito inquieto non ha ancora ceduto ai ritmi, alle seduzioni del progresso. È un puro di cuore, un fauno sognatore che si sveglia all’alba nella sua casa di periferia e scappa lontano, via dalla pazza folla.
Ha venticinque anni e confessa: «alla mattina mi alzo alle sei e vado subito in campagna». Lo annota in un taccuino fragile come una saponetta, che tiene al sicuro, in una tasca del suo cappotto di pelo. Immerso nel verde, tratteggia disegni dell’erba che fruscia nel vento, orti regolari come scacchiere ai confini della metropoli, scorci agresti punteggiati di contadine nel sole. Resta fuori sino al tramonto. Disegna e dipinge. Ogni tanto, vestito da damerino, brillantina sui capelli scuri, si immerge nelle vie del centro, respira l’aria che cambia nella metropoli che cresce. È il 1907. Boccioni è bello, viso affilato e corpo asciutto. Piace alle donne. Tantissimo. Piace a Ines («cara Ines») giovane amica, compagna, amante che punteggia la sua esistenza di brevi, intense occasioni. Ma il suo affetto più profondo è rivolto da sempre alla madre, Cecilia, che ritrae come una musa, una complice solidale, modella dei suoi grandi pastelli colorati. Posa per lui, in una casa dalle grandi finestre che, affacciate sulle strade di granito, ferite dalle rotaie dei tram, riempiono le stanze di luci, suoni, rumori.
Umberto Boccioni, La madre, 1911, grafite e matita su carta
Milano Civico Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco
Umberto Boccioni, La madre che lavora all’uncinetto, 1907, acquaforte e puntasecca
Lui sbarca il lunario disegnando affiches e vignette per riviste illustrate e agenzie di pubblicità che spesso – insoddisfatte – rimandano i suoi pacchi al mittente, chiedendogli di rifare. Di rifare ancora. «Si vede che non sono capace di disegnare» rimugina sconfortato. E soffre per i commenti superficiali dei colleghi: «mi ridono addosso. Dicono che non so fare i visi belli!».
Umberto Boccioni, Gisella, 1907, grafite e matite colorate su carta
Umberto Boccioni, Figura distesa (Mario Sironi), 1907, acquaforte e puntasecca
Gli incarichi da cartellonista o da disegnatore per «L’illustrazione italiana» e il Touring Club un po’ lo incoraggiano. Ma il suo stile vero, viscerale, è assente. La mano non affonda convinta nella lezione moderna assorbita durante i suoi primi viaggi di studio, in giro per l’Italia e a Parigi. Si attarda in ricerche tardo ottocentesche. Lo sa e non è contento, è inquieto, perché nel suo petto batte già un cuore nuovo, esigente. Lo nasconde bene mentre friziona il colore con modi divisionisti, picchettando i suoi panorami aperti con piccoli tratti veloci, schegge di toni in corsa sulla tela. Va veloce, ma non è abbastanza. Il retaggio di Segantini e Previati lo affascina e, allo stesso tempo, lo incatena a una pittura campestre, intima, simbolista. La Campagna lombarda, le Risaiole, Il Canal Grande a Venezia sono capolavori d’atmosfera, di polvere e vento che spettinano i pioppi sugli argini delle rogge. Eppure non gli appartengono fino in fondo. Dal balcone di casa, a un tratto, non sa più da quale parte guardare. Verso la pianura, il verde, la natura. O verso la città che gli si profila davanti. Osserva a distanza i cantieri dei palazzi in costruzione, offuscati dalla terra sollevata dagli zoccoli dei cavalli. La cosa lo eccita.
Umberto Boccioni, Periferia, 1908, acquaforte e puntasecca
In Autoritratto del 1908 la vista si spalanca su via Castel Morrone, la zona dove abita per un breve lasso di tempo, da quando è arrivato a Milano, dopo un lungo girovagare. Una lapide, accanto all’ingresso, al numero 7, ricorda ...