Opere
Le repas frugal, 1904
acquaforte, 463×377 mm.
Il pasto frugale, se si esclude la poco convincente prova del 1899 intitolata El zurdo, può essere considerata l’esordio di Picasso nel campo della grafica, oltre a essere il primo foglio della straordinaria serie dei Saltimbanchi. Si tratta di uno dei capolavori dell’artista, nonché di una delle incisioni più importanti della storia della grafica. Le articolazioni disossate, le anatomie tese e allungate, i tratti graffianti e nervosi sono tipici del periodo blu, collocabile tra il 1901 e il 1904, che mostra la raggiunta autonomia linguistica e precede il periodo rosa. Il soggetto riflette i tipici temi picassiani dei primi anni del secolo, che raccontano la vita urbana tra povertà e tormento interiore. Le repas frugal richiama le forme di quadri celebri quali La bevitrice d’assenzio e Arlecchino e la sua compagna, entrambi del 1901, ma ha una propria indipendenza stilistica e una forza espressiva che lo rendono uno dei fogli più impressionanti dell’artista.
Natura morta con la bottiglia di Marc
Natura morta con la bottiglia di Marc, 1911
puntasecca, 500×306 mm.
Non sono molto numerose le incisioni in stile cubista di Picasso, ma sono quasi tutte di qualità notevole, estremamente sorvegliate e capaci di restituire il senso profondo della ricerca artistica di quegli anni. L’opera è un fulgido esempio di cubismo analitico, fase collocabile tra il 1909 e il 1911, che fa seguito alla prima stagione sperimentale e formativa della nuova avanguardia e precede il momento sintetico. La realtà viene scomposta, vivisezionata, decostruita e quindi ricostruita sulla carta (o sulla tela, nel caso dei dipinti), in maniera tale che il soggetto originale sia rappresentato in ogni sua dimensione benché, ormai, praticamente non più decifrabile. Il soggetto di questo foglio – uno tra i più grandi del periodo cubista, è la bottiglia di Marc, una sorta di grappa francese molto forte e distillata da vinacce. In un certo senso ritorna lo stesso tema spesso affrontato nel periodo blu, ma con un approccio linguistico completamente mutato e rivoluzionario.
Il pittore e la modella che lavora a maglia
Il pittore e la modella che lavora a maglia (da Il capolavoro sconosciuto di Balzac), 1927
acquaforte, 194×278 mm.
Il tema del Pittore e la modella è tra i più tipici e amati da Picasso, che lo ha raffigurato ripetutamente, quasi ossessivamente, per tutto il corso della sua lunga carriera. Di fatto è per lui l’opportunità di rappresentare i suoi due grandi amori: la pittura e le donne. Tra l’uomo e la donna si frappone sempre la tela, che può essere interpretata come filtro, come schermo e come specchio, comunque simbolo di una distanza tra chi desidera e l’oggetto desiderato. Sembra che Picasso voglia dirci che l’unico modo di possedere davvero ciò che amiamo è dargli nuova forma attraverso l’arte. Le incisioni per Il capolavoro sconosciuto sono, con poche eccezioni, una serie di variazioni sul tema del rapporto tra l’artista e il soggetto da lui preferito. In particolare, il foglio qui riprodotto fa riferimento all’ultima parte del racconto di Balzac, quando il pittore Frenhofer, dopo dieci anni di tentativi insoddisfacenti, arriva a riconoscere la perfezione del suo ritratto in forme astratte.
Morte di Orfeo (dalle Metamorfosi di Ovidio), 1930
acquaforte, 312×224 mm.
La linea nella sua purezza crea il mondo: con apparente semplicità bastano pochi tratti per dare vita a forme meravigliose, tra le più sublimi che il maestro spagnolo abbia mai disegnato. In questa serie, realizzata per uno dei libri d’artista più importanti del ventesimo secolo, non c’è colore, non c’è tratteggio, non c’è chiaroscuro, non c’è sovrapposizione di tecniche diverse. Assoluta pulizia ed estremo virtuosismo sono gli ingredienti delle Metamorfosi di Ovidio secondo Picasso: il fondo bianco del foglio accoglie solo i contorni delle figure, eseguiti con pochi e precisi segni. Sembra che in questo frangente l’artista voglia dialogare direttamente con l’antica pittura vascolare greca. Il pittore iniziò a lavorare alla Morte di Orfeo il primo settembre 1930 e, prima di giungere alla versione definitiva, realizzò diversi tentativi. Si coglie chiaramente come sia arrivato al risultato voluto per via di togliere, semplificando progressivamente l’idea iniziale. L’esito mostra il corpo esanime del poeta, contemplato dalle Menadi che sembrano scaturire da un unico corpo femminile.
Minotauro cieco guidato da una fanciulla nella notte
Minotauro cieco guidato da una fanciulla nella notte, 1934
acquatinta, puntasecca e bulino, 247×348 mm.
È forse il foglio più rappresentativo della celebre Suite Vollard, la serie di cento incisioni di Picasso fatte tirare nel 1937, ciascuna in trecentotré esemplari, dal geniale mercante ed editore. Vollard non commissionò le matrici all’artista, ma ottenne una selezione delle lastre migliori degli anni Trenta in cambio di alcuni quadri. La mitica cartella, che porta il nome del gallerista, è un magnifico campionario dello stile neoclassico di Picasso. La figura mitologica intorno alla quale ruota l’intera composizione, è identificabile come l’alter ego dell’artista: per metà uomo e per metà toro, contiene in sé una una doppia natura, umana e razionale da un lato, ferina e istintiva dall’altro. Il Minotauro-Picasso, sotto un cielo nero trapuntato di stelle brillanti, viene guidato da una bambina dal volto di Marie-Thérèse Walter, la sua amante di ventotto anni più giovane, conosciuta quando lei era appena diciassettenne e lui era sposato con Olga Khokhlova. La complessa e raffinata tecnica, realizzata con la preziosa collaborazione dello stampatore Roger Lacourière, consente un effetto marcatamente pittorico raramente riscontrabile in maniera così evidente nella grafica di Picasso.
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