Di treni, di sassi e di vento
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Di treni, di sassi e di vento

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Di treni, di sassi e di vento

Informazioni su questo libro

Il volume raccoglie 44 immagini della fotografa Sara Munari scattate nell'estate 2009 in un campo rom a Tirana, Albania. Si tratta della "testimonianza di una persona, una fotografa, che senza pregiudizi vuole rappresentare momenti, atmosfere, luoghi di vita di una comunità che esprime in modo affascinante la propria personalità, la propria voglia di vivere, la propria dignità", ha scritto Diego Mormorio di questo progetto fotografico che ha vinto il Roberto Del Carlo Lucca Digital Photo Fest 2010, uno dei più prestigiosi premi italiani di fotografia. Sono immagini che possono destabilizzare, ma che, quando riusciamo a lasciarci attraversare, ci arricchiscono di nuovi concetti, spazi, idee, suggestioni potenti. La pubblicazione, arricchita di contributi su cultura e tradizioni rom, rappresenta il tentativo di mostrare, in immagini e parole, un altro lato delle cose.

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Informazioni

Editore
emuse
Anno
2013
eBook ISBN
9788898461042
Argomento
Arte
Categoria
Fotografia

Leggende, fiabe, miti

Noi gitani siamo principi dalle strade sporche. […]
la nostra ricchezza consiste nel trasformare la miseria in bellezza
Jean Marie Kervich
Las cosas tienen vida propria […]
todo es cuestión de despertarles el ánima
Gabriel Garcia Marquez, Cent’anni di solitudine
Gli zingari, attraverso le migrazioni, hanno adottato diversi religioni, acquisendo di norma quelle dei paesi nei quali si venivano a trovare: nel mondo bizantino divennero cristiani, in Grecia adottarono il rito greco, nei paesi musulmani si convertirono per lo più all’Islam. All’interno di questi contenitori religiosi, più o meno intercambiabili, pur nell’assenza di una tradizione scritta, gli zingari hanno dato vita nel corso dei secoli ad un enorme patrimonio narrativo mitologico.
La mitologia zingara è, tuttavia, di difficile ricostruzione essendo per lo più nata dall’incontro e dall’incrocio con miti e religioni presenti nei diversi luoghi che hanno attraversato e abitato, sincretismi difficilmente tracciabili, considerata, tra le altre cose, la natura orale della loro cultura.
Miti e leggende vengono rielaborati e, a volte, utilizzati per significare contenuti profondamente diversi, e incorporati nell’universo mitico degli zingari per riceverne nuova linfa.12
Di questo patrimonio riportiamo qualche esempio che ci permetta di entrare, in punta di piedi, nel mondo zingaro.
12 F. Cozannet, Gli zingari. Miti e usanze religiose, Oscar Mondadori, 1973, pag. 54

La genesi

Allorché Dio decise di creare l’Uomo e la Donna, e di crearli a sua immagine e somiglianza, impastò acqua e farina, ne fece le forme che sappiamo, e li infornò. Una prima volta, poiché si era distratto, l’Uomo e la Donna si bruciacchiarono. E fu così che Dio creò i Neri. Rifatte le forme, la seconda volta, avendo paura che nuovamente si bruciacchiassero, Dio le estrasse dal forno troppo presto. E fu così che creò i Bianchi. La terza volta Dio sfornò l’Uomo e la Donna al momento giusto, ben cotti e di carnagione bruna. Fu così che creò gli Zingari.13
13 Fiaba zingara in A. Melis, La terza metà del cielo, versione web http://www.albertomelis.it/terzametaprimo.htm

Il Cielo e la Terra

Originariamente il Cielo e la Terra non erano che una cosa sola, una sola massa, come una coppia unita strettamente e vivente in piena felicità con i loro cinque figli: il re sole, il re luna, il re fuoco, il re vento, il re nebbia. La famiglia non riuscì a vivere a lungo in questa pace, poiché tra i figli scoppiavano continuamente liti. Il Cielo e la Terra si unirono allora, combinandosi in modo tale che fra loro si formasse uno spazio vuoto dove rinchiudere i propri figli. Questi si irritarono e decisero di separarsi dai genitori. La Luna balzò sulla Terra e tentò di separarla dal Cielo, ma la sua forza era insufficiente. La Nebbia se la prese con il padre e tentò di separarlo dalla madre. Il Fuoco provò anch’esso a separare i genitori. Anche il Sole fallì nello stesso tentativo. Per ultimo arrivò il Vento che con tutta la sua furia riuscì a separare Cielo e Terra, che da quel momento vivono divisi. I loro cinque figli da allora sono in continuo contrasto.14
14 Tratta da F. Cozannet, Gli zingari. Miti e usanze religiose, Oscar Mondadori, 1973

Quando gli zingari erano uccelli

Gli zingari tendono ad attribuirsi origini mitiche e fantastiche. All’interno di alcune narrazioni si riconoscono discendenti degli uccelli. Ce lo ricorda anche il matto ne il Tempo dei gitani: “Mi vogliono prendere l’anima. Mi vogliono legare l’anima. Vogliono le mie ali”.
All’inizio erano uccelli, avevano le ali e ogni giorno volavano alti sulle cime degli alberi e delle montagne per procurarsi cibo. Erano uccelli e con l’arrivo dell’inverno si dirigevano verso paesi più caldi. Quando la stagione cominciava a cambiare lasciavano il paese e si dirigevano verso un altro luogo. Una volta, dopo un lungo periodo in cui non avevano toccato cibo, scorsero volando una regione ricca di frumento, come mai avevano visto prima. Mangiarono talmente tanto e diventarono così pesanti da non potersi più alzare in volo. Restarono molti giorni in quel campo, divenendo di giorno in giorno sempre più pesanti. Non riuscivano più a volare e per spostarsi dovevano saltellare.
Poi l’inverno tornò di nuovo. Le piume delle ali si coprirono di croste e le ali divennero braccia e mani. E non essendo più in grado di volare scavarono tane sulle spiagge dei fiumi e sui fianchi delle montagne.
Nonostante ciò, gli zingari continuano a essere uccelli, le loro braccia sono due ali.15
15 Tratta da E. Petoia (a cura di), Miti e leggende degli zingari, Franco Muzzio Editore, 2004
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Indice dei contenuti

  1. Introduzione
  2. Di treni, di sassi e di vento
  3. Rom, zigani, zingari: un ‘mondo di mondi’
  4. Leggende, fiabe, miti
  5. Ho conosciuto degli zingari felici: i veli e le case volanti di Emir Kusturica
  6. Bibliografia
  7. Filmografia
  8. Sitografia
  9. Biografia
  10. Segui emuse