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Informazioni su questo libro
«La quarta Rivoluzione industriale è uno stato del nostro essere contemporaneo che si afferma nel singolare mondo degli schemi immaginati da storici, economisti, politici e capitani di impresa» scrive Marco Zatterin nell'introduzione. «Ampio, preciso ed esaustivo», afferma Zatterin di Gianni Potti che, imprenditore della comunicazione e del digitale, racconta gli scenari di questa decisiva «rivoluzione» con uno sguardo approfondito alla realtà attuale fatta di molti attori che dovranno puntare sulla trasparenza e la consapevolezza, se non altro perché l'incomprensione e l'ignoranza amplieranno i divari. Ed ecco allora un libro con tanti consigli concreti per tecnici, imprenditori, esperti, semplici appassionati, che vogliono capire di più su cosa sta accadendo davvero nel mondo dell'innovazione.
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BusinessCategoria
Business General1.
QUANDO INDUSTRIA 4.0
ERA ANCORA IT E POCO ALTRO
Le grandi rivoluzioni industriali
È noto che in Occidente abbiamo già vissuto tre grandi rivoluzioni industriali: quella dell’idroelettrico con il crescente uso della forza vapore e lo sviluppo delle macchine; quella legata alla scoperta dell’elettricità e alla produzione di massa (assemblaggio in linea); infine, più di recente, nel pieno Novecento, l’automazione basata sull’elettronica e l’informatica. Ora possiamo ben dire che la quarta, quella del digitale, che è già partita in tutto il mondo, riguarda anche noi1.
Le rivoluzioni industriali hanno segnato la Storia e le storie degli uomini. Hanno alimentato con forza processi di evoluzione economica e industrializzazione della società, hanno accelerato il passaggio da sistema agricolo-artigianale-commerciale a sistema industriale moderno, caratterizzato dall’uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica, dall’utilizzo di nuove fonti energetiche inanimate – come per esempio i combustibili fossili –, e favorito da una forte componente di innovazione tecnologica. A questi mutamenti si sono accompagnati fenomeni di crescita, sviluppo economico e radicali trasformazioni socio-culturali, oltre che politiche.
La prima Rivoluzione industriale, nella seconda metà del Settecento, interessò prevalentemente il settore tessile-metallurgico con l’emblematica introduzione della spoletta volante e della macchina a vapore; la seconda viene convenzionalmente fatta partire dal 1870 con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio; e con il 1970 e gli effetti dell’introduzione massiccia dell’elettronica, delle telecomunicazioni e dell’informatica nell’industria si fa riferimento alla terza Rivoluzione industriale.
Ogni rivoluzione ha portato con sé molte lacerazioni e, tra queste, la paura di perdere il lavoro e/o altri privilegi; ma in realtà, a ben vedere, a ogni cambiamento i posti di lavoro si sono moltiplicati e, anzi, l’apertura di nuovi scenari possibili ha sancito continue e benefiche aperture di nuovi mercati.
Basti pensare all’avvento del treno a vapore e a cosa significò a partire dalla seconda metà del Settecento: sparirono i cavalli, le diligenze, i punti di ristoro e cambio cavalli; insomma un’economia della mobilità che cambiò repentinamente le cose e avvicinò di molto – lungo l’asse spazio/tempo – punti lontani della terra.
Il 27 settembre del 1825, dopo aver percorso trentadue chilometri da Stockton al distretto minerario di Darlington, il primo convoglio ferroviario, progettato da George Stephenson (1781-1848), inaugurava una nuova era. Dopo oltre vent’anni di tentativi, l’intuizione dell’ingegner Richard Trevithick (1771-1833), che per primo aveva intravisto le possibilità dischiuse dall’applicazione della macchina a vapore alla trazione su rotaia, divenne finalmente realtà.
Da quel giorno nulla fu più come prima: al flusso delle informazioni che correvano lungo i fili del telegrafo, si accompagnò il movimento di uomini e merci lungo i binari della ferrovia, su cui viaggiavano spediti anche la posta e i giornali. Con la comparsa dei viaggi in treno la percezione dello spazio e del tempo cambiò radicalmente: le distanze parvero accorciarsi bruscamente; i viaggi divennero più frequenti, confortevoli e regolari; gli scambi si infittirono. Il treno significava prevedibilità e certezza degli spostamenti non più soggetti ai capricci del clima, come avveniva precedentemente con carrozze e diligenze. Anche in questa «trasformazione» molti temettero per la perdita del posto di lavoro.
Come in ogni rivoluzione industriale, ciò che avvenne fu innanzitutto una profonda e irreversibile trasformazione che partiva dal sistema produttivo fino a coinvolgere il sistema economico nel suo insieme e l’intero sistema sociale. L’apparizione della fabbrica e della macchina, per esempio, modificò i rapporti fra i settori produttivi. Si sviluppò la classe operaia che ricevette, in cambio del proprio lavoro e del tempo messo a disposizione per la fabbrica, un salario determinato e fisso. Allo stesso modo fece capolino anche una nuova figura, quella dell’industriale, cioè l’imprenditore proprietario della fabbrica e dei mezzi di produzione, che mirava legittimamente a incrementare il profitto della propria attività.
Il ruolo centrale dell’industria e il programma Industria 4.0
Oggi è ben chiaro che il «Sistema industria» svolge un ruolo centrale nell’economia dell’Unione Europea, pari al 15% del valore aggiunto (rispetto al 12% negli Stati Uniti); ed è anche fattore chiave di ricerca, innovazione, produttività, occupazione, esportazioni.
È altrettanto vero però che l’industria europea è variegata, con il settore tedesco e orientale che sta guadagnando quote di mercato e che vede crescere rapidamente la sua produttività, mentre gli altri Stati dell’Unione sono sulla strada della deindustrializzazione. Quindi è in corso una frattura, sempre più ampia, tra Germania e i Paesi dell’Europa dell’est e dall’altra parte Francia, Gran Bretagna e il sud Europa.
Ecco perché la Commissione Europea ha approvato, il 22 gennaio del 2014, l’Industrial Compact, documento cardine della politica industriale dell’Unione Europea, che si è posto un obiettivo ambizioso e importante: accompagnare il manifatturiero a generare il 20% del Pil entro il 2020 (rispetto al 15% attuale).
Ed è da questo piano europeo che nascerà in ogni Stato della Ue un programma di Industria 4.0. L’Italia, con tutte le vicissitudini che di seguito racconterò, riuscirà ad avviare Industria 4.0 solamente a fine 2016, tra le ultime in Europa in ordine di tempo.
Inizialmente l’Italia ha visto un approccio euforico e pieno di attese verso il nuovo progetto Paese, ma poi la spinta si è affievolita, soprattutto a causa dell’instabilità politica degli ultimi anni, e Industria 4.0 è tornata di pressante attualità, paradossalmente, solo con l’arrivo nefasto, nei primi mesi del 2020, del Covid-19, il virus che sta cambiando la storia del pianeta. Ed è proprio il nuovo presidente di Confindustria Carlo Bonomi (in carica dal maggio 2020) a sottolineare come la vera scommessa per rilanciare il sistema produttivo italiano sia investire su innovazione e nuovi processi produttivi.
La quarta Rivoluzione industriale
Il Covid-19 ha colpito duramente proprio questi inizi di Industria 4.0 ma nello stesso tempo ne ha messo in evidenza la sempre più stringente urgenza. Ed è solo grazie a qualche primo timido passo intrapreso prima del lockdown che ci permettiamo di affermare che è in corso la quarta rivoluzione industriale.
La trasformazione digitale che ha subìto l’intero pianeta a partire dai primi anni del XXI secolo è inarrestabile. Contro ogni previsione, l’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001 e la conseguente grave crisi economica sono stati un volano formidabile proprio per dare consistenza e incremento allo sviluppo del digitale. Questo tragico avvenimento ha costretto tutti ad accelerare verso la digital transformation, per abbattere costi, avvicinare le persone e i territori, per governare lo sviluppo. Trasformazione digitale per fare meglio e più rapidamente, con processi affidabili, tecnologici, trasparenti, tutto quello che già si faceva prima. Ecco di seguito alcuni esempi di digital transformation a servizio dell’impresa.
Un primo caso è la creazione di programmi in grado di gestire tutto il CRM (Customer Relationship Manager) dell’azienda, i dati raccolti con il marketing e tutti i contatti aziendali. Nasce così un’unica risorsa a cui attingere per ottenere informazioni che prima erano divise tra i diversi uffici, con il rischio non infrequente di andare perse.
Altro esempio classico è il cloud, per unificare tutta la posta dei lavoratori, gli appuntamenti sui calendari e i file di maggior rilievo, così che le informazioni siano accessibili da tutti in qualsiasi momento, in maniera facile. Vi sono poi i programmi che mettono a disposizione moduli e contratti online, che consentono di gestire tutta l’attività da un unico portale in maniera intuitiva, con grafiche moderne e di facile utilizzo.
Sempre tra gli esempi di successo di digital transformation possiamo sicuramente segnalare il caso di Netflix che ha condotto al fallimento dei vari blockbuster, creando una piattaforma digitale di distribuzione di film via internet, sempre fruibili da chiunque in ogni parte del mondo e in ogni momento.
Ma esistono altri possibili pilastri che consentono alla digital transformation di trovare pratica attuazione. Vediamoli in successione.
Maggiore automazione. La gestione delle regole e dei processi aziendali deve essere sempre più affidata alle nuove tecnologie. Non è più sufficiente automatizzare i singoli processi; oggi le aziende devono intraprendere una vera e propria trasformazione, con gli sviluppatori che devono creare sistemi in grado di automatizzare un’intera attività e non solo i singoli processi che la compongono. Si tratta di reingegnerizzare i processi produttivi.
Informatizzazione. Alcune aziende sono molto restie ad aggiornare i propri hardware, ma rimanere indietro rispetto a queste tecnologie significa anche rimanere indietro sul margine di profitto. Per la digital transformation, un’azienda ha bisogno di sistemi informatici efficienti anche per la gestione di processi semplici.
Dematerializzazione. È evidente che nel processo di digital transformation la carta deve lasciare il posto ai file digitali. Si deve passare a documenti «virtuali» per la creazione di archivi e raccolte. Ridurre in modo consistente l’utilizzo della carta, che ha tra l’altro un benefico riflesso green per l’ambiente, può velocizzare il lavoro svolto dagli addetti e può fornire un metodo molto più sicuro per proteggere i dati e i documenti importanti.
Virtualizzazione. Affinché i dati siano sempre memorizzati e fruibili da tutti, uno dei sistemi che si è maggiormente diffuso è quello del cloud. Di fatto tutti in azienda usano ogni giorno il cloud sullo smartphone, per salvare documenti importanti, averli a disposizione su ogni dispositivo e condividerli facilmente.
Cloud computing. Nel caso di cloud computing è sempre in azione la virtualizzazione di cui abbiamo appena parlato, però vista in un’ottica più ampia. Il cloud computing è l’erogazione di servizi da parte di un fornitore on demand tramite l’utilizzo di internet. In un’azienda che vuole adeguarsi alla digital transformation questo servizio può essere utilizzato per condividere processi e programmi software.
Tecnologia mobile. Ormai il mobile ha superato lo storico pc da scrivania2. I programmi creati dagli sviluppatori sono sempre più adattabili alla visualizzazione da piccoli schermi e questo rende l’esperienza utente decisamente più veloce e fruibile.
Esperienza delle persone. I bisogni dei clienti dovrebbero essere sempre il primo dato da tenere in considerazione per la buona riuscita di qualsiasi business. Ma quando si parla di persone non ci si può limitare ai soli clienti. Sono persone anche quelle che lavorano all’interno dell’azienda e la digital transformation deve facilitare anche il loro lavoro e la loro integrazione di team. Tra i pregi di questa rivoluzione digitale c’è lo snellimento dei processi e la facile fruibilità. Sempre con l’uomo al centro.
Innovazione. L’innovazione è lo spunto creativo che dà la possibilità all’azienda di utilizzare le svariate tecnologie che ci sono sul mercato. Idee creative, contaminazione, collaborare per la realizzazione e per l’evoluzione dell’azienda dovrebbe essere una delle costanti della digital transformation. Ricordiamoci comunque che la tecnologia non è il fine, ma solo il mezzo.
Trasformazione. L’idea creativa non basta se poi non si abbraccia alla pratica, ossia alla trasformazione vera e propria. Qui trasformazione significa anche capacità dell’impresa ad adattarsi, a essere flessibile.
The New Normal
Mentre alcune aree vedono veloci e dirompenti modifiche, altre cambiano lentamente e costantemente, con un altro passo «evolutivo». In entrambi i casi, quel che è certo, è che non si può tornare indietro. Si va verso il cosiddetto the new normal: questo è già il nuovo mondo, che piaccia o meno...
I nostalgici del passato sono accantonati. Lo si è visto molto bene in questi mesi di Covid-19: un nuovo mondo fatto di smart working, webinar, app, social, delivery e tanto altro ci ha permesso di restare in contatto con le persone e con il mondo, nonostante la catastrofe globale in corso. Abbiamo imparato tante cose, riscoperto umanità, ma forse molti di noi hanno imparato a dominare meglio e di più la fredda tecnologia.
In questa nuova evoluzione, gli oggetti fisici sono perfettamente integrati nella rete delle informazioni. Internet si combina sempre più con le macchine intelligenti, processi produttivi e processi per formare una sofisticata rete. Il mondo reale si sta trasformando in un enorme sistema di informazioni. Lo scenario, che è già attualità, dice per esempio che l’«IoT» (Internet of Things, o «internet delle cose»), già oggi fa dialogare le macchine con le macchine e le macchine con le persone. Questo «internet delle cose» è una tecnologia che consente di massimizzare le capacità di raccolta e di utilizzo dei dati da una moltitudine di fonti (prodotti industriali, sistemi di fabbrica, veicoli di trasporto...) a vantaggio di una maggiore digitalizzazione e automazione dei processi, della facoltà di sfruttare machine learning e Intelligenza Artificiale per creare nuovi business e servizi per clienti e consumatori. L’IoT nasce dalla convergenza tra sensoristica, elaborazione e comunicazione in rete di apparati digitali specializzati pensati per essere impiegati ovunque serva raccogliere ed elaborare informazioni, automatizzare o integrare il funzionamento di apparati diversi3.
Quali sono finora le principali applicazioni? L’IoT è fondamentale nei progetti per rendere intelligenti macchine e linee di produzione attraverso l’integrazione di sensori, attuatori e componenti di edge computing per elaborazione in tempo reale e quindi avvio di processi automatici e allarmi. Un macchinario dotato di sensori, o un motore di aereo o auto, un ponte, un palazzo di molti piani e altro ancora potranno comunicare in continuo il loro stato di salute avvertendo tempestivamente in caso di criticità o anche solo a scopo di manutenzione predittiva e preventiva. Un frigorifero o un magazzino industriale potranno verificare gli stock presenti e il grado di esaurimento per ordinare in automatico il rifornimento. Sensori nei metalli potranno misurare il grado di erosione o potenziale cedimento per i motivi più diversi e richiedere interventi tempestivi.
Importanti per tutti noi, in particolare, le applicazioni nella mobilità e nei trasporti: il controllo remoto della posizione e lo stato di funzionamento dei veicoli, la protezione degli occupanti in caso d’incidente, servizi assicurativi e di noleggio. Le centraline montate sui veicoli consentono di raccogliere dati per l’assistenza, l’ottimizzazione del funzionamento del mezzo e il miglioramento costruttivo e di sicurezza. Le capacità di collegamento via rete con i centri servizi permettono di adeguare i premi assicurativi ai km percorsi e allo stile di chi guida, rispondere prontamente e automaticamente alle emergenze. L’IoT permette di migliorare la gestione delle flotte, controllare il rispetto delle norme stradali, dei turni dei conducenti, valutare le condizioni del traffico. Il tutto a vantaggio dell’ottimizzazione di tempi, dell’affidabilità, ma anche della creazione di modelli di business innovativi nella mobilità e nei trasporti.
Ma i campi dove già si sta lavorando e da cui aspettarsi novità nel breve sono molteplici, dalla smart home e domotica agli edifici intelligenti, dal mondo biomedicale...
Indice dei contenuti
- Prefazione di Marco Zatterin
- Invito alla lettura di Stefano Quintarelli
- Introduzione di Gianni Potti
- 1. QUANDO INDUSTRIA 4.0 ERA ANCORA IT E POCO ALTRO
- 2. CHE COSA SIGNIFICA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE: IL CASO DEL MANUFATTURIERO
- 3. 2012 L’EUROPA A GUIDA TEDESCA LANCIA LA SFIDA INDUSTRY 4.0
- 4. DA NOI SI MUOVONO LE GRANDI IMPRESE ITALIANE E POCHI ALTRI
- 5. MA COS’È INDUSTRIA 4.0? COME DIVENTARLO? IL RUOLO FONDAMENTALE DELLA MANIFATTURA
- 6. I RITARDI PER UN PIANO ITALIANO MANCATO
- 7. L’EUROPA ACCELERA E LE IMPRESE CHIEDONO... ALLA FABBRICA DEL FUTURO SERVE UNA PA AGILE E DIGITALE
- 8. FINALMENTE ANCHE L’ITALIA HA UN PIANO DEL GOVERNO
- 9. EUROSTAT: NON È CRESCIUTA NÉ L’EUROPA DIGITALE, NÉ L’ITALIA
- 10. LO SVILUPPO DEL SISTEMA PRODUTTIVO PAESE, GUARDANDO GLI ALTRI E IL CAPITALE UMANO
- 11. DALLO STATO ALLE REGIONI: PER SOSTENERE LE PMI DAL CAOS AI GIORNI NOSTRI...
- 12. SI VOTA E CAMBIA TUTTO AL GOVERNO, MA LE AZIENDE CONTINUANO A INVESTIRE
- 13. DAL CAPITALE UMANO ALL’INDUSTRIA 4.0 IL PASSO È BREVE
- 14. LIVING LAB: I 100 LUOGHI DI INDUSTRIA 4.0, COSÌ IL VENETO SI FA LABORATORIO DI INNOVAZIONE INDUSTRIALE
- 15. VISIONI DAL FUTURO. KEIJU MATSUSCHIMA: SOCIETY 5.0 PER LE PMI E PER VIVERE MEGLIO LE NOSTRE CITTÀ
- 16. CONCLUSIONI (PER ORA...)
- APPENDICE 1. DIECI CONSIGLI UTILI PER ESSERE IMPRENDITORE O PROFESSIONISTA VERSO L’INDUSTRIA 4.0
- APPENDICE 2. DIZIONARIETTO DELLA DIGITAL TRANSFORMATION E DI INDUSTRIA 4.0
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