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Il Dio bambino
Informazioni su questo libro
Perché tanti cristiani amano venerare e raffigurare Cristo da bambino? Questa è un'esplorazione nella storia del culto al Bambin Gesù e della sua iconografia: come è nata e come si è sviluppata nella Chiesa? Quali santi l'hanno pratica, consigliata, diffusa? Quali sono le immagini più celebri e venerate? Ma anche: quali ragioni teologiche sostengono questa devozione? Già ai tempi di san Girolamo la grotta di Betlemme era meta di venerazione. Le monache di tutti i tempi hanno tenuto con sé un'immagine del Bambino, e grandi artisti lo hanno raffigurato: da Mantegna a Guido Reni, da Zurbarán a Dalí. San Francesco si emozionava nell'evocarlo; Erasmo di Rotterdam gli dedicò un poema in latino e sant'Alfonso Maria de' Liguori gli compose delle ninne nanne. Santa Teresa di Lisieux volle chiamarsi «di Gesù Bambino»; Edith Stein lo sentiva vicino nel campo di sterminio; Padre Pio se lo vide apparire. San Josemaría Escrivá gli diceva: «Mi piace vederti piccolino, indifeso, per illudermi che tu abbia bisogno di me». E san Giovanni Paolo II: «Asciuga, Bambino Gesù, le lacrime dei fanciulli».
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Argomento
Teologia e religioneCategoria
Denominazioni cristianeXI
Per una storia dell’iconografia
Faremo riferimento quasi esclusivamente alla raffigurazione di Gesù Bambino isolato. Primo perché è un modello iconografico che evidenzia meglio la devozione, ma anche perché considerarlo nelle immagini della Madonna col Bambino o nelle rappresentazioni degli episodi dell’infanzia richiederebbe un lavoro impossibile e per certi versi inutile. Procederemo per sommi capi, indicando le immagini o le tipologie più importanti onde evitare un appesantimento del discorso.
San Cristoforo e Gesù Bambino
Un po’ in contraddizione con quanto appena detto, vorrei ricordare un’iconografia che ha contribuito a introdurre il Bambin Gesù nella vita quotidiana di quasi ogni villaggio per buona parte del Medioevo: le colossali raffigurazioni di san Cristoforo. Il martirologio romano presenta parecchi «Cristoforo», tutti martiri. Qui ci riguarda quello di Licia, festeggiato il 25 luglio.
Cristoforo è tra i santi più popolari della cristianità fin dall’Alto Medioevo. La sua storia si è andata arricchendo e complicando fino alla versione di Jacopo da Varazze nella Legenda aurea (1298), in cui viene presentato come uomo di statura gigantesca alla ricerca del più importante sovrano da servire. Lo identifica alla fine in Cristo e dopo la conversione e l’istruzione religiosa serve il suo nuovo Signore aiutando la gente a guadare il fiume.
Una volta, mentre riposava nella sua casetta, sentì una voce di bambino che diceva: «Cristoforo, esci e portami di là del fiume». Cristoforo uscì in fretta, ma non vide nessuno; rientrò in casa, ma subito sentì ancora la voce che lo chiamava. Di nuovo uscì e di nuovo non trovò nessuno. Sentì la voce una terza volta, e come aveva fatto prima, uscì: vide un bimbo vicino alla riva del fiume che gli chiedeva risolutamente di essere portato. Cristoforo si caricò il bimbo ed entrò nel fiume per attraversarlo. Le acque del fiume man mano si gonfiavano, e il bambino sembrava pesare come il piombo; più andava avanti più la corrente si faceva forte, e il bambino gravava sulle spalle di Cristoforo con un peso insopportabile, tanto che Cristoforo sentì angoscia e temette di affogare. Riuscì con gran pena ad attraversare il fiume, posò il bimbo sulla riva e gli disse: «Bambino, tu mi hai posto in grande pericolo, e pesavi talmente sulle mie spalle, che soltanto portando tutto il mondo sulle spalle avrei sentito un peso maggiore». Il bimbo rispose: «Non stupirti, Cristoforo, perché sulle tue spalle non soltanto hai portato tutto il mondo, ma colui che ha creato il mondo. Infatti sono Cristo, il tuo Re, e tu mi servi col tuo lavoro. Per convincerti che io ti ho detto il vero, pianta il tuo bastone davanti alla tua capanna, e domani vedrai che ha fatto fiori e frutti». E subito sparì dalla sua vista.
Le raffigurazioni più antiche di san Cristoforo con il Bambino in Occidente risalgono al X secolo con l’affresco di Santa Maria Antiqua in Roma e il mosaico della chiesa di San Luca nella Focide. Di poco posteriore è il ciclo murale di San Vincenzo di Galliano in provincia di Como.
Ma gli enormi affreschi e statue di Cristoforo, quasi sempre sulle facciate delle chiese, sono dei secoli XIII-XIV. Le proporzioni gigantesche non sono soltanto un’allusione alla statura del santo, ma rispondono anche a un bisogno di visibilità. Cristoforo era invocato come protettore dei viandanti e di coloro che dovevano attraversare luoghi pericolosi. Si diceva addirittura che chi avesse guardato la sua immagine non sarebbe stato sorpreso dalla «mala morte» in quella giornata. «Christophorum videas / postea tutus eas (Vedi Cristoforo / poi vai sicuro)», si legge in qualche cartiglio vicino all’immagine. Era bene, quindi, che la si potesse vedere anche da molto lontano. Altre volte la si trova nella parete interna della chiesa che guarda verso un fiume o verso qualche sito periglioso.
Alcuni esempi interessanti. Nell’Oratorio di San Pellegrino, a Bominaco (Aq), campeggia un grande dipinto murale, alto circa sei metri, raffigurante il santo intento a reggere con la mano sinistra Gesù Bambino mentre guada il fiume. È databile al 1263 e presenta un forte ieratismo frontale. Gigantesca è anche l’immagine all’interno del Duomo di Modena, e colossale il rilievo del santo che si affaccia sul lato della chiesa di San Marco verso la piazza dei Leoncini a Venezia, dai caratteri fortemente bizantini. A Gemona il duomo mantiene una facciata di enormi proporzioni e a destra del portale spicca la smisurata statua di san Cristoforo (fig. 24) del XIV secolo, alta ben sette metri, legata alla presenza del fiume Tagliamento.
Si può immaginare come almeno indirettamente la visione di Cristoforo eccitasse la fantasia anche circa il suo incontro con Gesù Bambino, in fondo il vero protettore. Tutti conoscevano bene la leggenda.
Dopo il XV secolo vengono meno queste raffigurazioni di grandi dimensioni, ma non la devozione al santo. Si diffondono maggiormente i dipinti, le pale d’altare, le tavole di devozione e perfino i santini stampati. Così fino ai nostri giorni, quando troviamo san Cristoforo sul cruscotto delle automobili come protettore per la guida1.
I primi esempi
Straordinariamente ampia fu la devozione a Gesù Bambino nell’Europa centrale e settentrionale durante gli ultimi secoli del Medioevo2. Prova ne sono le molte statuine che si conservano ancora, per lo più fatte di argilla o terracotta, in Germania e nei Paesi Bassi. Si tratta di figure non più alte di venticinque centimetri che presentano il Bambino nudo, con il globo nella mano sinistra, mentre la destra è alzata in atto di benedire.
A Utrecht, durante uno scavo nel 1844, ne vennero alla luce tante là dove nella seconda metà del Quattrocento c’era stata una fabbrica d’immagini di devozione in terracotta. Furono trovati i calchi in negativo per la fabbricazione. Ma il dato significativo è questo: ci sono tredici modelli di santa Barbara, quattordici di santa Caterina, trentotto della Madonna col Bambino e ben sessanta del solo Bambino. E la fabbrica di Utrecht non era l’unica a operare in quei territori. Anche a Colonia si hanno notizie della produzione di immagini sacre in terracotta dal XIV secolo, e così in altre città germaniche.
Si sa anche che molte di queste statue del Bambin Gesù di piccolo formato venivano murate nelle pareti o nelle fondamenta degli edifici per implorare la benedizione celeste su quella casa e sui suoi abitanti. È stato ipotizzato che si tratti di una sostituzione dei riti barbari secondo i quali, per invocare la protezione celeste, bisognava interrare nelle fondamenta il simulacro di un bambino e talvolta un bambino vero.
Altro uso sia nei conventi sia nelle famiglie era, come si è visto, di porre il Bambino in una piccola culla durante il tempo di Natale e dondolarlo devotamente al ritmo delle ninne nanne. Le notizie più antiche di tale consuetudine risalgono al Trecento.
Esempi d’immagini famose di questo periodo sono il Gesù Bambino di Filzmoos, nei pressi di Salisburgo, che appare con il campanello in mano. Al primo Trecento si può datare l’immagine della cattedrale di Apt, nella Francia meridionale, venerata da sant’Elzeario di Sabran (1285-1323) e dalla sua sposa, la beata Delfina.
Appena un secolo dopo il Natale di Greccio si trovano in Italia figure di legno o terracotta di Gesù Bambino in fasce che probabilmente sono servite per le rappresentazioni natalizie francescane, divenute abituali dopo la morte del fondatore. All’inizio del Trecento, infatti, nelle botteghe di Siena si producono figure del Bambino con le braccia fortemente attaccate al corpo e avvolte in un mantello, ma con la parte posteriore piatta giacché erano concepite per essere poste a giacere. Il più antico ritrovamento è una statua di legno di noce di quarantadue centimetri, databile intorno al 1320, oggi conservata al Museo Statale di Cultura Prussiana di Berlino. La sua colorazione è di straordinaria finezza: rosa chiaro per l’incarnato, riccioli dorati e una veste di color avorio con bordi dorati sopra la sottoveste azzurra. Si sono conservate quattro copie antiche di questa immagine.
In area toscana si ebbe una notevole produzione di immagini devozionali, anche a opera di notevoli artisti come Andrea di Pontedera, che scolpì un compostissimo Bambino eretto, dai capelli ricci, le guance paffute e la mano benedicente, abbigliato con un panno che ricorda una toga classica. È conservato in una collezione privata di Firenze.
A Lucca fiorì un’industria di immagini di Gesù Bambino (e non solo) in stucco: gli «stucchini», appunto. Raggiungono tale notorietà da essere chiamati «Bambini di Lucca». La traccia più antica di questa tradizione risale a santa Caterina da Siena. Nell’estate del 1375 la santa fece un lungo soggiorno a Lucca e per l’occasione il lucchese Giovanni Perotti le avrebbe donato una statuetta di Gesù Bambino adorna di vesti preziose. Più tardi Caterina avrebbe ringraziato il donatore con una lettera che ha posto un interessante caso interpretativo. Si legge:
Prego la somma eterna Verità che vi faccia sì andare virilmente che giungiate al termine e fine per lo quale voi foste creati. E siccome per carità e per amore vestiste il bambino di drappo, così vesta Egli (l’eterna Verità) voi di sé medesimo, uomo nuovo, Cristo crocefisso. Ringraziovi molto. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio3.
Per alcuni Caterina ringrazia Perotti di aver vestito un bambino povero, per altri, tra cui già il Burlamacchi nel 1713, il testo si riferisce al dono dell’immagine del Bambino vestito.
Singolare l’opera delle monache del lucchese monastero di san Domenico nella seconda metà del Cinquecento, che si diedero al modellato e decorazione di statuine del Bambino da spedire in tutto il mondo, perfino in America e in Giappone, ricavandone sostentamento4.
Resta così stabilito il primo tipo iconografico, e più semplice, del Bambino: sdraiato nella culla. Nella maggior parte dei casi lo troviamo bendato com’era uso fare con i neonati. La collezione Hiky Mayr, oggi nel Museo del Divino Infante di Gardone Riviera (Bs) ne possiede una gran quantità e varietà, e illustra come il modello sia perdurato nei secoli.
Quasi più per curiosità che per importanza segnalo il Temporum liber, Seu chronicon ad annum Christi 326, ex interpretatione s. Hieronymi, cam additionibus eiusdem et s. Prosperi, della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, ms Lat. IX, I (z 3496).
Il manoscritto, del 1450, contiene la traduzione dal greco in latino a opera di san Gerolamo dell’epitome della storia comparata del mondo, costruita tramite liste degli avvenimenti più importanti ordinati cronologicamente che Eusebio, vescovo di Cesarea, compose all’inizio del IV secolo. Al momento della nascita del Salvatore vi è una miniatura che rappresenta Gesù Bambino in fasce deposto dentro un cesto, di notevole effetto tridimensionale e tracciato da Andrea Mantegna (fig. 25) con una delicatezza che va oltre la perfezione pittorica5.



Fig. 27

Fig. 28

Fig. 29



Un Bambino regale e salvatore
Dopo questo, il modello più famoso e universale è quello che raffigura Gesù in piedi, agghindato da piccolo Re, che regge in una mano il globo e benedice con l’altra. Un altro tipo, popolare in area tedesca, a opera soprattutto di monasteri femminili, è nudo e ideato per essere rivestito, tiene nella mano sinistra una colomba o il globo e benedice con la destra. Il Bambino di Sarnen, proveniente dal monastero di Engelberg, ha nel corredo la veste nuziale del 1296 usata dalla regina Agnese d’Ungheria (1281-1364)6.
Nel monastero di Mödingen presso Dillingen, oggi Maria-Medingen, si venera la più famosa delle immagini germaniche, che si vorrebbe appartenuta a Margherita Ebner. Intagliato in legno e alto ventotto centimetri, il Bambino Gesù benedice con una mano, mentre con l’altra regge un uccello. È stato datato al 1344.
Il Bayeri...
Indice dei contenuti
- Premessa
- Tavola delle abbreviazioni
- I. O Bambino mio divino
- II. Alle radici della devozione
- III. Il secolo di Bernardo ovvero la nuova sensibilità
- IV. Il movimento francescano
- V. Meditazioni, visioni, tradizioni
- VI. La scuola carmelitana
- VII. Nella Francia del Seicento
- VIII. L’epoca barocca
- IX. I nostri tempi
- X. Le ragioni teologiche
- XI. Per una storia dell’iconografia
- Note
- Tavola delle illustrazioni
- Indice dei nomi
- Indice generale
Domande frequenti
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