Nietzsche e le scienze
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Nietzsche e le scienze

Lezioni tenute all'Università degli Studi di Milano, a.a. 1998-1999

  1. 344 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Nietzsche e le scienze

Lezioni tenute all'Università degli Studi di Milano, a.a. 1998-1999

Informazioni su questo libro

In questo libro sono raccolte le lezioni che Francesco Moiso tenne nell'anno accademico 1998-1999 all'Università Statale di Milano, dove Friedrich Nietzsche viene fatto dialogare con i più importanti esponenti delle scienze del suo tempo, chimici, biologi, fisici, medici.
Ne emerge un'inedita figura di Nietzsche "filosofo della natura", originale interprete del procedimento morfologico goethiano, nonché epistemologo eterodosso formatosi nel dibattito sull'eredità del criticismo kantiano.
Arricchisce il volume un saggio di Carlo Gentili, che aggiorna il quadro degli studi su Nietzsche come filosofo della natura.

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Informazioni

1. IntroduzionE

1. Fatti e interpretazioni

* Partiamo dal commento di due frammenti della Volontà di potenza11, il 480 e il 481.
Il 481 enuncia la famosa concezione secondo cui non ci sono fatti ma solo interpretazioni ed esordisce indirizzandosi «contro il positivismo».
Contro il positivismo, che si ferma ai fenomeni dicendo “ci sono soltanto fatti”, io direi: no, appunto i fatti non esistono, esistono solo interpretazioni. Non possiamo stabilire nessun fatto “in sé”: forse è assurdo il volere qualcosa del genere. (p. 271)
Non esiste quindi la possibilità di cogliere qualcosa che non sia visto da qualcuno, questo è il senso di questa affermazione. Noi interpretiamo il mondo secondo i nostri bisogni. Quando si utilizza questo frammento nietzscheano per una forma di ermeneutica selvaggia, si commette un grave delitto nei confronti di Nietzsche, perché questo frammento va tenuto insieme a quello precedente, il 480, che comincia con l’affermazione «Non c’è né “spirito”, né ragione, né pensiero» e non ci sono soggetto e oggetto, e nemmeno coscienza, anima, volontà, verità ecc., ma c’è soltanto una specie animale che ha dei bisogni.
Non c’è né “spirito”, né ragione, né pensiero, né coscienza, né anima, né volontà, né verità: tutte finzioni inutilizzabili. Non si tratta di “soggetto e oggetto”, ma di una determinata specie animale che soltanto a condizione di una relativa esattezza e soprattutto di una relativa regolarità delle sue percezioni (in modo da poter capitalizzare l’esperienza)… (pp. 270-271)
I bisogni sono ciò che determinano il nostro posto nel mondo e il nostro modo di vedere il mondo. Quindi mettendo insieme le due cose, la posizione di Nietzsche diventa completamente diversa rispetto a quella di un’ermeneutica arbitraria. È una posizione secondo la quale esiste un’oggettività del nostro conoscere, il mondo che è strettamente legata alla nostra situazione di esseri viventi dotati di certi bisogni e, perché no, di certi organi di senso: se avessimo altri organi di senso vedremmo il mondo in un altro modo, che però sarebbe a suo modo oggettivo.
Un grande biologo tedesco, Jakob von Uexküll2, il fondatore dell’ecologia che ha introdotto il concetto di ambiente, disse una frase che sollevò un grande dibattito: “Medesimo è il sole che illumina l’uomo e uno sciame di moscerini, ma diverso è il sole per l’uomo e per il moscerino”. Esiste un sole per l’uomo, esiste un sole per il cane ed esiste un sole per il moscerino; i nostri apparati sensoriali sono differenti eppure apparteniamo tutti allo stesso mondo, solo che – questo si adatta molto bene a quanto Nietzsche dice in questi due frammenti – questo mondo da cui noi necessariamente partiamo come uomini dotati del nostro apparato sensoriale, non è trasferibile agli altri esseri viventi che pur hanno gli stessi diritti ad avere dei punti di vista sulla realtà.
Contro che cosa si indirizza questa visione che non è, come penso si cominci a capire, una visione anti-scientifica, ma una visione che tende a riportare la scienza all’interno di una realtà concreta, in questo caso la specie umana? Noi ci dobbiamo infatti porre la domanda se esista la scienza senza che esistano gli uomini giacché la scienza è una forma di comportamento propria dell’umanità. Un cane o un gatto non fanno scienza: il mio criceto non se lo sogna neanche lontanamente, sebbene riconosca le radici buone da quelle cattive, le noci che gli piacciono da quelle che non gli piacciono.
Ha il comportamento di questo animaletto qualcosa a che vedere con il nostro fare scienza? Secondo la visione nietzscheana sì, e questo costituisce per lui la chiave di tutto il discorso: non esiste una scienza che si faccia da sola senza un soggetto concreto, che in questo caso è una specie animale dotata di suoi bisogni particolari – quella umana – la quale progetta qualcosa che noi possiamo dire giustamente avere valore oggettivo, perché altrimenti non servirebbe a nulla e anzi sarebbe dannosa. Se noi non calcolassimo correttamente la forza di gravitazione non riusciremmo a far sollevare un aeroplano dal suolo o a sparare un missile nello spazio. Quello che però Nietzsche ritiene l’errore fondamentale, ciò da cui parte la sua critica alla scienza moderna, è che si affermi l’esistenza di un mondo vero dietro al mondo percepito. Il mondo vero è quello in cui noi viviamo, ci agitiamo, mangiamo, consumiamo ecc., ed è abbastanza chiaro che se non tenessi conto del mondo in cui vivo, non farei lezione parlando in un microfono, pensando di essere sentito: questo è un mondo vero in cui ci sono delle cause e degli effetti che funzionano. La pretesa che dietro a questo mondo vero esista un altro mondo, più vero del mondo vero, un mondo fittizio in cui esista una scienza che in qualche modo si faccia da sé, costruendo la struttura del mondo di cui noi vediamo soltanto l’illusoria rappresentazione sulla scena, è per Nietzsche una finzione che deve essere distrutta.
Questo è un attacco frontale alla lezione del positivismo secondo la quale esistono dei fatti indipendenti da colui che li constata. Pensate al famoso motto di Claude Bernard3, filosofo e medico francese protagonista del positivismo in Francia: “Quando entro nel mio laboratorio lascio i miei pregiudizi sulla soglia come la polvere delle mie scarpe sullo stuoino”. Asseriva di poter entrare in un mondo di puri fatti, d...

Indice dei contenuti

  1. Francesco Moiso e il suo Nietzsche:storia di un corso universitario Matteo Vincenzo d’Alfonso
  2. 1. Introduzione
  3. 2. La teleologia a partire da Kant
  4. 3. Gaia scienza
  5. 4. “Frammenti postumi”
  6. 5. Conclusioni
  7. Francesco Moiso:Fried­rich Nietzsche filosofo della natura Carlo Gentili