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Le migrazioni globali: la direttrice Sud-Sud e i rapporti sino-africani
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Le migrazioni globali: la direttrice Sud-Sud e i rapporti sino-africani
Informazioni su questo libro
Il presente ebook tratta per linee generali le varie tipologie di migrazioni che si sono verificate a livello globale, e che continuano a verificarsi tuttora seppur con delle diversità. Inoltre si cerca di analizzare le cause per cui uomini, donne, e interi nuclei familiari si spostano valicando i confini degli Stati in cui risiedono, guardando attentamente anche le nuove direttrici migratorie e i nuovi rapporti che potrebbero caratterizzare ulteriormente tali spostamenti nei prossimi anni, se non addirittura consolidarli.
Maria Teresa Viola è dottoressa in lingue per la cooperazione internazionale e dottoressa in linguistica generale. Ha studiato presso l’Universita di Cassino e del Lazio meridionale e parla inglese e spagnolo. Il suo lavoro di laurea specialistica analizza il fenomeno migratorio da una prospettiva globale e non solo locale. È stata impegnata in attività legate al mondo universitario quali career-day, conferenze e stage.
Maria Teresa Viola has got a Master’s Degree in Modern Languages for International Cooperation and a Bachelor’s Degree in linguistics.
Maria Teresa has studied at University of Cassino and the Southern Lazio and she can speak english and spanish.
Her Master’s Degree work deals with migration phenomenon, which is analyzed by a global perspective.
Maria Teresa has been committed to university activities such career-day, congresses and stage.
Maria Teresa Viola è dottoressa in lingue per la cooperazione internazionale e dottoressa in linguistica generale. Ha studiato presso l’Universita di Cassino e del Lazio meridionale e parla inglese e spagnolo. Il suo lavoro di laurea specialistica analizza il fenomeno migratorio da una prospettiva globale e non solo locale. È stata impegnata in attività legate al mondo universitario quali career-day, conferenze e stage.
Maria Teresa Viola has got a Master’s Degree in Modern Languages for International Cooperation and a Bachelor’s Degree in linguistics.
Maria Teresa has studied at University of Cassino and the Southern Lazio and she can speak english and spanish.
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Informazioni
Argomento
Scienze socialiCategoria
Emigrazione e immigrazioneRapporti sino-africani
Breve storia dei Cinesi in Africa
La presenza cinese nel continente nero [1] non è recente ma fa capo al periodo delle grandi scoperte geografiche, infatti già nel 1421 secolo le spedizioni navali cinesi avevano portato l’ammiraglio Zheng He, a capo della flotta navale cinese, ad approdare presso le coste dell’attuale Kenya [2] .
Sebbene l’ammiraglio Zheng He fosse uno dei più importanti e degno di essere paragonato a Cristoforo Colombo, altri scritti meno scientifici, ipotizzano un incontro ancora più antico tra le due culture risalente al I secolo a.C. sfruttando la famosa Via della seta, o per lo meno così è riportato dall’autore Yuan Wu [3] .
Altri diari e scritti più attendibili descrivono gli scambi commerciali tra la dinastia Tang e il Kenya e lo Zanzibar nel VII secolo, o ancora la dinastia dei Song che arrivarono in Etiopia, Tanzania e Zimbabwe grazie alla loro maestria navale, intorno all’anno 1000. Però questi rapporti di scambio e di amicizia si interruppero bruscamente quando i ministri confuciani poco a poco presero il potere dell’allora giovanissimo imperatore Zhengtong, di soli otto anni.
Secondo la dottrina del Confucianesimo infatti, il primato doveva essere delle attività agricole e non di quelle commerciali o di scambio, e in aggiunta prediligevano un’impostazione del potere più autoritaria e meno innovativa a differenza degli eunuchi. Dovranno passare cinque secoli prima che la Cina rimetta gli occhi sull’Africa e su quello che può ricavarne in termini di materie prime, di vantaggi economici e diplomatici.
Infatti già dal 1949, quando il leader comunista Mao Zedong fonda la Repubblica Popolare Cinese, la Cina aiuta i popoli africani a dichiararsi indipendenti ufficialmente, non tanto per bontà d’animo quanto perché vuole ottenere un seggio permanente all’ONU [4] e per fare ciò ha bisogno del sostegno degli Stati che hanno appena avuto l’indipendenza.
La Cina raggiunge il suo obbiettivo nel 1971 e si dimostra molto soddisfatta verso gli stati africani che le sono stati di aiuto promettendo di realizzare fabbriche, grandi opere idrauliche ed energetiche, infrastrutture, stazioni ed aeroporti e così sarà, ma solo a partire dagli anni ’90. Un sostegno concreto però è dato all’Africa nel periodo delle guerre di liberazione soprattutto in Angola, inviando i suoi tecnici in aiuto degli stati africani “di sinistra” per fornire un addestramento militare e la costruzione delle prime infrastrutture in simbolo dell’amicizia socialista [5] .
La leva ideologica è sempre stata quella che ha spinto Pechino a cercare una cooperazione Sud-Sud con il continente nero, non solo per rendere l’Africa libera dalla presenza coloniale occidentale, dalla quale anche la Cina ha subito i soprusi [6] , ma anche per accaparrarsi ingenti risorse minerarie, materie prime e per essere riconosciuta a livello internazionale una volta e per tutte.
Inoltre a partire dagli anni Duemila i rapporti Sud-Sud sono stati ancora più importanti per Pechino. La Cina infatti soffre un sovrappopolamento, il quale è alla base di molte disuguaglianze nello stesso territorio cinese, nonché di problemi ambientali come l’inquinamento. Dunque si è cercata una “valvola di sfogo” nei territori africani [7] , per far emigrare in massa i contadini poveri che non avrebbero avuto possibilità di riscatto restando in patria. Inoltre Pechino ha iniziato a de localizzare le sue aziende, molte anche statali, in Africa [8] .
L’espressione più concreta della cooperazione Sud-Sud è stata fornita dalla Cina con la costruzione, tra il 1970 e il 1975, della ferrovia Tan-Zam, la quale collega lo Zambia al porto Dar es Salaam, rompendo la dipendenza economica dalla ex Rodesia, ovvero l’attuale Zimbabwe. Ciò ha permesso allo Zambia di uscire dall’isolamento. Quest’opera fu finanziata dai Cinesi per un ammontare di 600 milioni di dollari e fu costruita grazie all’impiego di 15.000 operai cinesi [9] . In cambio però la Cina ha voluto da parte degli Stati africani che abbandonassero qualsiasi tipo di rapporto economico e diplomatico con la rivale Taiwan e che riconoscessero solo la Cina continentale come vera Cina.
Se gli anni Ottanta sono stati definiti il “decennio perso” [10] per i rapporti sino africani, il punto di svolta si è avuto subito dopo le rivolte sanguinose di Piazza Tienanmen [11] , per cui tutto l’Occidente in maniera unanime ha condannato l’accaduto e ha mosso accuse di violazione dei diritti umani verso Pechino. A questo punto le relazioni e gli appoggi diplomatici sono stati fondamentali per la Cina, infatti alcuni stati africani si sono schierati dalla sua parte. Essi vedevano da parte dell’Occidente un atteggiamento nei confronti della Cina, simile a quello dimostrato da sempre nei loro confronti, per quanto riguarda il fatto di giudicare le vicende interne ad un Paese.
La partnership a medio e lungo termine tra i due Paesi è diventata durante gli anni Novanta, non appena la Cina aveva realizzato la possibilità concreta di ampliare i propri orizzonti in Africa e di guadagnare dei vantaggi anche in ambio diplomatico. Gli Stati africani dal canto loro hanno visto la possibilità di essere riconosciuti a livello internazionale da una potenza in ascesa. La comunanza di obbiettivi è stato ciò che ha permesso di gettare basi comuni per sviluppare una cooperazione win-win, in cui entrambe le parti sarebbero uscite vincenti godendo di mutui vantaggi.
Grazie anche ad un linguaggio mirato da parte dei diplomatici cinesi, molti Stati africani hanno iniziato a riconoscere la supremazia di Pechino su Taipei. Le relazioni sinoafricane da subito sono state su base non-ideologica, ponendo l’accento solo sugli affari e lasciando, per lo meno in teoria, la politica al di fuori.
Così annunciava Jiang Zemin nel 1996, nel corso del suo lungo tour diplomatico in Africa. Al termine di questo tour molti imprenditori cinesi si sono cimentati nella nuova impresa africana che hanno saputo sfruttare più dei competitors occidentali. Il governo cinese garantiva la possibilità di sostenere spese insostenibili per chiunque altro pretendente, infatti le imprese cinesi non si curavano del fattore rischio [12] .
- Il Forum sulla cooperazione tra China e Africa
Un ruolo decisivo nel siglare la vicinanza diplomatica nonché commerciale di Cina ed Africa portando ad una sempre più stretta cooperazione, lo ha avuto il Forum on China-Africa Cooperation (FOCAC) tenutosi a Pechino nel 2000. Questo Forum ha visto coinvolti i maggiori leader politici di ambo le parti per un totale di 80 ministri provenienti da ben 44 Paesi africani. Durante questo Forum sono stati promulgati due documenti dall’importanza strategica e diplomatica non di poco conto: il Programma per la Cooperazione allo Sviluppo Economico e Sociale tra China-Africa e la Dichiarazione Beijing del Forum sulla Cooperazione China-Africa.
Oltre ad essere stato un accordo diplomatico, è stato anche un accordo molto pragmatico per la Cina. La Cina infatti aveva stilato un programma in cui si impegnava a concedere linee di credito e prestiti per 5 miliardi di dollari complessivi ai partner africani. In aggiunta si era stabilito l’aumento di tali somme entro il 2010, per un ammontare che superasse i 100 miliardi di dollari [13] .
L’asse Pechino-Africa da questo momento si è andato sempre più consolidando grazie ad una visione di obiettivi geopolitici ed economici comuni. Altro fattore in comune tra i due partner è l’indifferenza verso il rispetto della democrazia e della trasparenza, quali precondizioni per stringere accordi di natura economica. Ciò ha generato un forte interscambio commerciale tra le parti, grossi investimenti cinesi in Africa, e in alcuni casi la cancellazione del debito. Tutto questo ha permesso inoltre mutui appoggi strategici in sedi internazionali come all’ONU, alla WTO e all’UNCTAD.
Nel 2003 ci fu il secondo incontro a livello internazionale tra i due Paesi con la conferenza sinoafricana tenuta in Etiopia ad Addis Abeba, e qui la Cina rispondeva alle preoccupazioni sollevate da molti leader africani circa gli sviluppi concreti della cooperazione Sud-Sud avviata formalmente tre anni prima. La Cina, nella persona di Wen Jiabao [14] , dichiarò che i risultati erano stati ottimali, ma che ci sarebbe stato ancora molto su cui lavorare, e che avrebbero ridotto di 1,27 miliardi di dollari il debito a trentuno Paesi africani e rimosso le tariffe d’importazione su 190 merci provenienti dai Paesi africani.
Il terzo incontro del FOCAC si tenne a novembre del 2006 a Pechino e fu anche uno dei più importanti per la coope...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Le migrazioni globali: la direttrice Sud-Sud e i rapporti sino-africani
- Indice dei contenuti
- Introduzione
- I movimenti migratori e le sfide globali
- Le quattro direttrici migratorie a livello globale
- L’importanza degli spostamenti Sud-Sud
- Rapporti sino-africani
- Conclusioni
- Bibliografia
- Sitografia
- Glossario e acronimi