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Felicità e benessere, sinonimi o sentieri paralleli?
Informazioni su questo libro
La ricerca della felicità è una strada su cui tutti noi camminiamo, in un modo o in un altro, forse è il motivo della nostra esistenza, lo scopo stesso della vita. A volte è sinonimo di ricchezza, oppure è l’opposto di tristezza, ma la verità è che ogni persona vuole essere felice nella misura che più ritiene vicina ai propri ideali. Daisaku Ikeda, presidente onorario della Soka Gakkai Internazionale che in Italia conta più di 80.000 membri, è impegnato da più di cinquant’anni nella realizzazione della pace mondiale e della felicità di tutta l’umanità, e afferma che le sei condizioni per essere felici sono: percepire in sé un senso di realizzazione, possedere una profonda filosofia, avere convinzione, condurre una vita allegra e vivace, il coraggio e l’apertura mentale.
Da qualunque angolazione si voglia guardare, la felicità ci riguarda molto più da vicino di quanto pensiamo, e in questo senso la psicologia positiva può e deve mettersi a disposizione per coltivare questo fine comune con lo scopo di migliorare la qualità della vita individuale e della collettività. Anche se non sarà completamente esaustivo, spero che questo ebook possa offrire qualche punto di vista un po’ diverso dal solito. La felicità è qualcosa che riguarda tutti, anche se a volte è difficile da definire credo che il suo significato più profondo risieda nel sforzo continuo di migliorare sé stessi ispirando e lasciandosi ispirare dagli altri.
Emanuela Stracuzzi è laureata in Scienze e tecniche psicologiche presso l'università Niccolò Cusano. Lavora in uno studio odontoiatrico e frequenta l'ultimo anno del corso di laurea magistrale in Psicologia clinica e della Riabilitazione. Vive ad Ostia Lido con il compagno e il figlio di 5 anni.
Da qualunque angolazione si voglia guardare, la felicità ci riguarda molto più da vicino di quanto pensiamo, e in questo senso la psicologia positiva può e deve mettersi a disposizione per coltivare questo fine comune con lo scopo di migliorare la qualità della vita individuale e della collettività. Anche se non sarà completamente esaustivo, spero che questo ebook possa offrire qualche punto di vista un po’ diverso dal solito. La felicità è qualcosa che riguarda tutti, anche se a volte è difficile da definire credo che il suo significato più profondo risieda nel sforzo continuo di migliorare sé stessi ispirando e lasciandosi ispirare dagli altri.
Emanuela Stracuzzi è laureata in Scienze e tecniche psicologiche presso l'università Niccolò Cusano. Lavora in uno studio odontoiatrico e frequenta l'ultimo anno del corso di laurea magistrale in Psicologia clinica e della Riabilitazione. Vive ad Ostia Lido con il compagno e il figlio di 5 anni.
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Informazioni
Argomento
PsicologiaCategoria
Storia e teoria della psicologiaCapitolo 1
A PROPOSITO DI FELICITÀ
Quando parliamo di salute mentale non consideriamo più tale definizione come sinonimo di assenza di sintomi depressivi o ansiosi, o assenza di sintomi diagnosticati, ma ci riferiamo ad uno stato di benessere che permette all’individuo di superare le tensioni inerenti alla vita, trovare soddisfazione nel lavoro e contribuire alla vita sociale della comunità nella quale è inserito.
Lo studio dei meccanismi che aiutano a stare bene e combattono gli effetti dello stress, stimolando le naturali difese psichiche, come ad esempio la creatività, l’empatia, il perdono, e che sono indirizzate al buon funzionamento sociale dell’individuo, è compito di quella branca della psicologia che prende il nome di psicologia positiva.
Le due prospettive su cui si basano le principali attività della psicologia positiva sono definite edonica ed eudaimonica.
Per edonica si intende lo studio della dimensione del piacere legato alle emozioni e alle sensazioni positive e quindi ad un aspetto prevalentemente personale.
Per eudaimonica, secondo il concetto aristotelico, ci si riferisce a ciò che è utile all’individuo e che ne arricchisce la personalità, la cui felicità è perfezione individuale, raggiungibile attraverso l’impiego delle proprie capacità. [1]
In questo senso il focus sono i fattori che favoriscono lo sviluppo delle potenzialità umane e che portano l’individuo ad integrarsi con l’ambiente che lo circonda.
Il termine eudaimonico, considerato come sinonimo di felicità, include in realtà un processo più ampio di interazione e influenza reciproca tra benessere individuale e collettivo, il cui risultato porta ad un concetto di felicità individuale che si realizza all’interno del contesto sociale. [2]
Lo studio di ciò che favorisce la felicità dell’essere umano è incentrato su tre aree di ricerca. Le esperienze soggettive positive, i tratti di personalità positivi, come l’ottimismo e l’empatia, e la realizzazione delle potenzialità umane.
LA RICERCA
Nella ricerca sul benessere, il termine felicità spesso è usato come sinonimo di soddisfazione di vita.
In uno studio condotto dalla dottoressa Antonella delle Fave docente della facoltà di psicologia generale all’università di Milano e ricercatrice, è stata eseguita una vera e propria operazione culturale intervistando persone comuni su cosa pensano che sia per loro la felicità.
Lo studio, volto ad indagare la definizione laica di felicità, è stato eseguito su un campione di 2799 partecipanti appartenenti a 15 nazioni diverse (tra cui Argentina, Brasile, Croazia, Ungheria, India, Italia, Messico, Nuova Zelanda, Portogallo, Sud Africa, Stati Uniti) di età compresa tra i 30 e i 60 anni, 50% donne, lavoratori residenti in centri urbani. [3]
Le risposte includevano definizioni che si riferiscono a gli ambiti della vita che abbracciano sia la sfera sociale che psicologica dell’individuo.
Alla domanda “cos’è per lei la felicità?” persone diverse appartenenti a culture e tradizioni diverse, convergono sul fatto che la felicità non sono solo le emozioni positive, o la soddisfazioni di vita, ma che sia prima di tutto una condizione di armonia e equilibrio interiore. Come ci ricorda la dottoressa Delle Fave il costrutto di armonia interiore non è ancora stato oggetto di studio della psicologia.
Quello dell’armonia interiore è un concetto antico di cui si sono occupati filosofi e pensatori, e che da un punto di vista interculturale assume significati complessi. Epicuro parla di atarassia (equilibrio), la capacità di non farsi smuovere dalle passioni ma di mantenere un equilibrio, nella visione storica la felicità era una condizione di equanimità. In Cina il termine armonia interiore include essere gentile, quiete nella mente e pacifico nell’attitudine, in India la parola anasaki vuol dire equilibrio psicofisico.
La felicità dunque non è solo un aspetto emotivo ma una condizione di equilibrio. [4]
Differenze e somiglianze tra diversi paesi nella valutazione della felicità, rappresentano una questione ancora inesplorata. Il fattore culturale rappresenta per le scienze sociali un contesto imprescindibile che influenza il significato del termine felicità.
La dimensione culturale che viene considerata più frequentemente è quella di individualismo/collettivismo, costrutto formulato dallo psicologo e antropologo olandese G.H. Hofstede, e utilizzato nel confronto tra contesti occidentali e Asia orientale.
Studi successivi hanno poi evidenziato anche diversi tipi di collettivismo nei diversi paesi del mondo, arrivando a compiere un’ulteriore differenziazione tra moderazione e indulgenza data da quanto le persone godono di libertà di espressione e controllo personale all’interno della società.
Welzel e Inglehart propongono una concettualizzazione di sistemi di valori basato su due categorie: tradizionale vs. valori secolari-razionali secondo la religione, la struttura familiare tradizionale e all’orgoglio nazionale, e i valori di sopravvivenza vs. espressione di sé secondo sicurezza fisica ed economica e auto-espressione, mentre Schwartz con la teoria dei valori umani distingue tra apertura al cambiamento rispetto alla conservazione e auto-valorizzazione vs. auto-trascendenza.
Ai partecipanti è stato somministrato l’Eudaimonic ed Hedonic Happiness Investigation ( EEHI, Delle Fave et al., 2011) che indaga su diverse dimensioni del benessere attraverso la scala Likert (tecnica per la misura dell’atteggiamento) e domande aperte, dopodiché è stato chiesto agli stessi di compilare un questionario socio-demografico contente informazioni su genere, età, sesso, occupazione livello di istruzione, struttura familiare e religione.
In ogni paese il termine felicità è stato tradotto nella parola più comunemente utilizzata nel linguaggio corrente.
Sono state fornite 7551 definizioni di felicità. Trentacinque partecipanti non hanno fornito nessuna risposta e quarantotto persone hanno dichiarato che la felicità non esiste.

(Figura 1)
Le definizioni psicologiche rappresentano la categoria più frequente e includono descrizioni di stato interiore, sentimento e attitudine. Delle dodici nazioni undici menzionano più frequentemente relazioni familiari e interpersonali e benessere, seguite da salute, vita quotidiana, tenore di vita e lavoro. Nella categoria “famiglia” le sottocategorie più frequenti erano la condivisione (la felicità come sostegno reciproco, condivisione e solidarietà), il benessere (salute fisica e mentale dei membri della famiglia e crescita positiva dei bambini) e il valore intrinseco (presenza di un partner, bambini e famiglia nella propria vita). La categoria “relazioni interpersonali includeva soprattutto l’avere amici e altre relazioni significative, condividere le esperienze di vita, dare un contributo positivo agli altri e ottenere rispetto e riconoscimento.
Data l’alta frequenza delle definizioni di felicità come uno stato psicologico, è stata rivolta un’attenzione particolare all’analisi di questo concetto.
Nella distribuzione delle definizioni psicologiche di felicità, l’armonia è stata citata più frequentemente in generale e in undici dei dodici paesi, all’interno della quale troviamo la pace interiore (e pace della mente, stabilità emotiva, distacco, serenità e tranquillità), equilibrio (armonia interiore, accettazione della vita, equilibrio tra desideri e risultati), contentezza (soddisfazione in generale e con sé stessi) e benessere psicofisico.

(Figura 2)
La soddisfazione si riferiva al raggiungimento degli obiettivi di vita e alla realizzazione di sogni e aspettative. Le emozioni positive abbracciavano la gioia, la vitalità, l’allegria, e l’entusiasmo, mentre gli stati positivi facevano riferimento al benessere generale e mentale e esperienze come il flow.
Al di là delle differenze culturali tra i vari paesi, i risultati di questo studio evidenziano una somiglianza sostanziale nelle definizioni di felicità.
A livello psicologico la felicità è stata identificata come armonia interiore, una connessione positiva ed equilibrata tra le varie sfaccettature del sé, mentre a livello contestuale le relazioni familiari e sociali positive e armoniose sono state descritte in tutti i paesi come componenti chiave della felicità in accodo con una vasta evidenza empirica.
Partendo da questa scoperta è necessario ampliare il focus della ricerca sul benessere includendo la costruzione psicologica dell’armonia interiore ancora trascurata, necessaria però per una comprensione oltre le peculiarità culturali del funzionamento ottimale umano.
IL FUNZIONAMETO OTTIMALE
Tra il 2005 e il 2017 è stato condotto uno studio che proponeva di utilizzare un campione rappresentativo del mondo per costruire un nuovo indice di funzionamento psicosociale ottimale (EWB) utilizzando i dati di circa 1.800.000 intervistati provenienti da 166 paesi. [5]
Il benessere eudaimonico è un aspetto largamente trascurato del benessere nazionale che non è mai stato esaminato a livello globale. La EWB dimostra associazioni moderatamente positive con altri indicatori della qualità della vita come il prodotto interno lordo che rappresenta un indicatore di benessere economico nazionale, la soddisfazione della vita nazionale e la prosperità nazionale. Tuttavia, negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno sottolineato che il PIL è una misura sostitutiva inadeguata, e che il benessere economico può e deve essere misurato in modi alternativi.
Importanti aspetti del benessere umano riconosciuti e misurati negli ultimi anni comprendono l’uguaglianza, il progresso sociale, il capitale sociale e il benessere soggettivo.
I vari domini del benessere, nonostante siano correlati, si distinguono empiricamente l’uno dall’altro, e catturano aspetti parzialmente unici del benessere, e per questo sono tutti necessari per una valutazione completa del benessere degli individui e delle nazioni.
Gli scienziati sociali che studiano l’aspetto psicologico del benessere tendono ad accentuare una distinzione tra benessere edonico e benessere eudaimonico.
Il benessere edonico e quindi soggettivo viene definito prevalentemente in termini di esperienza soggettiva della soddisfazione della vita, effetti negativi poco frequenti e affetto positivo. Quello eudaimonico, di contro, si riferisce al tipo di benessere che deriva dal vivere una vita di virtù. Nelle scienze sociali contemporanee questo concetto si traduce nell’avere qualità e capacità ottimali che contribuiscono al successo nell’affrontare le sfide della vita.
EWB coinvolge componenti sociali e personali, e il modello di Ryff (1989) di teoria del benessere psicologico e dell’autodeterminazione sono le concettualizzazioni più note e frequenti della componente personale di EWB che lo descrivono come uno stato di continuo funzionamento ottimale caratterizzato da elevati livelli di autoaccettazione, relazioni interpersonali di qualità, autonomia, crescita personale, scopo della vita e padronanza dell’ambiente.
Il modello di benessere sociale di Keyes è la concettualizzazione maggiormente riconosciuta della componente sociale di EWB, e che include cinque domini: coerenza sociale, accettazione sociale, integrazione sociale, attualizzazione e contributo sociale. Insieme alla teoria dell’autodeterminazione e ai modelli di benessere psicologico, abbracciano gli aspetti più centrali di EWB.
Altri modelli psicologic...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Felicità e benessere, sinonimi o sentieri paralleli?
- Indice dei contenuti
- Introduzione
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Conclusioni
- Bibliografia
- Sitografia
- Ringraziamenti